Lâinsegnamento che viene dalla contemplazione del mio distacco va specialmente ai genitori e ai figli, che la volontĂ di Dio chiama alla rinuncia reciproca per un piĂč alto amore. In secondo luogo va a tutti coloro che si trovano di fronte ad una rinuncia penosa.
Quante ne trovate nella vita! Esse sono spine sulla Terra e trafiggenti il cuore, lo so. Ma a chi le accoglie con rassegnazione â badate, non dico: âa chi le desidera e le accoglie con gioiaâ (ciĂČ Ăš giĂ perfezione); dico: âcon rassegnazioneâ â si mutano in eterne rose. Ma pochi le accolgono con rassegnazione. Come asinelli restii, recalcitrate al volere del Padre e vi impuntate, se pur non cercate colpire con spirituali calci e morsi, ossia con ribellione e bestemmie al buon Dio.
44.10 E non dite: âMa io non avevo che questo bene e Dio me lâha tolto. Ma io non avevo che questo affetto e Dio me lâha strappatoâ. Anche Maria, donna gentile, amorosa alla perfezione, perchĂ© nella Tutta Grazia anche le forme affettive e sensitive erano perfette, non aveva che un bene e un amore sulla Terra: il Figlio suo. Non le rimaneva che Quello. I genitori morti da tempo, Giuseppe morto da qualche anno. Non câero che Io per amarla e farle sentire che non era sola. I parenti, per cagione di Me, di cui non sapevano lâorigine divina, le erano un poco ostili, come verso una mamma che non sa imporsi al figlio che esce dal comune buon senso, che rifiuta le nozze proposte, le quali potrebbero dare lustro alla famiglia, e aiuto anche.
I parenti, voce del senso comune, del senso umano â voi lo chiamate buon senso, ma non Ăš che senso umano, ossia egoismo â avrebbero voluto queste pratiche svolte nella mia vita. In fondo câera sempre la paura di dovere un giorno passare delle noie per causa mia, che giĂ osavo mettere fuori delle idee troppo idealiste, secondo loro, le quali potevano urtare la sinagoga. La storia ebraica era piena di insegnamenti sulla sorte dei profeti. Non era una facile missione quella del profeta, e dava sovente morte allo stesso e noie al parentado. In fondo câera sempre il pensiero di dovere, un giorno, occuparsi di mia Madre.
PerciĂČ il vedere che Ella non mi ostacolava in nulla e pareva in continua adorazione davanti al Figlio, li urtava. Questo urto sarebbe poi cresciuto nei tre anni di ministero, sino a culminare nei rimproveri aperti quando mi raggiungevano in mezzo alle folle e si vergognavano della mia, secondo loro, mania di urtare le caste potenti. Rimprovero a Me e a Lei, povera Mamma!
44.11 Eppure Maria, che sapeva lâumore dei parenti â non tutti furono come Giacomo e Giuda e Simone, nĂ© come la loro madre Maria di Cleofa â e che prevedeva lâumore futuro, Maria, che sapeva la sua sorte durante quei tre anni e quella che lâattendeva alla fine degli stessi e la sorte mia, non recalcitrĂČ come voi fate. Pianse. E chi non avrebbe pianto davanti ad una separazione da un figlio che lâamava come Io lâamavo, davanti alla prospettiva dei lunghi giorni, vuoti della mia presenza, nella casa solitaria, davanti al futuro del Figlio destinato a dare di cozzo contro il malanimo di chi era colpevole e che si vendicava dâesser colpevole offendendo lâIncolpevole sino ad ucciderlo?
Pianse perché era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di gloria eterna.
Quante madri nel mondo, a cui la morte svelle dalle braccia una creatura! Quante madri a cui un soprannaturale volere strappa dal fianco un figlio! Per tutte le sue figlie, come Madre dei cristiani, per tutte le sue sorelle, nel dolore di madre orbata, ha pianto Maria. E per tutti i figli che, nati da donna, sono destinati a divenire apostoli di Dio o martiri per amore di Dio, per fedeltĂ a Dio, o per ferocia umana.
44.12 Il mio Sangue e il pianto di mia Madre sono la mistura che fortifica questi segnati a eroica sorte, quella che annulla in loro le imperfezioni, o anche le colpe commesse dalla loro debolezza, dando, oltre al martirio, comunque subĂŹto, la pace di Dio e, se sofferto per Dio, la gloria del Cielo.
Le trovano i missionari come fiamma che scalda nelle regioni dove la neve impera, le trovano come rugiada lĂ dove il sole arde. Sono spremute dalla caritĂ di Maria e sono sgorgate da un cuore di giglio. Hanno perciĂČ, della caritĂ verginale sposata allâAmore, il fuoco, e della verginale purezza la profumata frescura, simile a quella dellâacqua raccolta nel calice di un giglio dopo una notte rugiadosa.
Le trovano i consacrati in quel deserto che Ăš la vita monastica bene intesa: deserto, perchĂ© non vive che lâunione con Dio, e ogni altro affetto cade divenendo unicamente caritĂ soprannaturale: per i parenti, gli amici, i superiori, gli inferiori.
Le trovano i consacrati a Dio nel mondo, nel mondo che non li capisce e non li ama, deserto anche per questi, in cui essi vivono come fossero soli, tanto sono incompresi e derisi per amor mio.
Le trovano le mie care âvittimeâ, perchĂ© Maria Ăš la prima delle vittime per amore di GesĂč, ed alle sue seguaci Ella dĂ , con mano di Madre e di Medico, le sue lacrime che ristorano e inebbriano a piĂč alto sacrificio.
Santo pianto della Madre mia!