EMR 73.2
LâEvangelo come mi Ăš stato rivelato
Traduzione in corso
Note del tema
EMR 73.2
Traduzione in corso
EMR 73.3
Il pellegrino porta seco benedizione.
EMR 73.3
Credi, uomo, il buono e il cattivo Ăš ovunque.
EMR 73.3
«Andiamo. Devo perĂČ versare ancora sei anfore sulle verdure da poco nate».
«E Io ti aiuterĂČ».
«No. Tu sei un signore. Lo dice il tuo modo di fare».
«Sono un operaio, donna. E costui Ăš pescatore. Questi, giudei, sono di censo e dâimpiego. Non Io».
Una donna di Betlemme accoglie GesĂč nella sua casa.
EMR 73.4
«Non sono un signore neppure Io. Legnaiuolo sono».
EMR 73.5
In veritĂ devo dire che ebbri fummo tutti, anche io, allora adolescente, anche la moglie, di allora pochi anni⊠perchĂ© credemmo tutti, e in una povera donna galilea volemmo vedere la Vergine partoriente di cui parlarono i Profeti. Ma se era con un rozzo galileo! Il marito certo. Se era moglie, come poteva esser la âVergineâ? Insomma, credemmo. Doni, adorazioni⊠case aperte per ospitarli⊠Oh! lâavevano saputa far bene la parte! Povera Anna! Ci ha rimesso i beni e la vita, e anche i figli di sua figlia, la prima, lâunica che si Ăš salvata perchĂ© sposata con un mercante di Gerusalemme, persero i beni, perchĂ© la casa fu arsa e tutto il podere segato per ordine dâErode. Ora Ăš un campo incolto su cui pascolano gli armenti.
Un abitante di Betlemme parla della NativitĂ (Ăš ostile al Messia) e dice:
EMR 73.6
La maledizione non Ăš permessa dal precetto dâamore. Maledizione attira maledizione.
EMR 73.6
«Non potrebbe esser vero che i pastori e i maghi avessero detto il vero, loro rivelato da Dio? Perché voler credere che fossero mentitori?».
«Perché gli anni della profezia non erano compiuti. Dopo ci pensammo⊠dopo che il sangue, che fece rosse le vasche e i rii, ci aperse gli occhi del pensiero».
«E non avrebbe potuto lâAltissimo, per eccesso dâamore verso il suo popolo, anticipare la venuta del Salvatore? Su che basarono i maghi la loro asserzione? Mi hai detto che venivano da OrienteâŠÂ».
«Dai loro calcoli su una nuova stella».
«E non Ăš detto: âUna stella nascerĂ da Giacobbe e una verga si alzerĂ da Israeleâ? E Giacobbe non Ăš il grande patriarca e non ebbe sosta in questa terra di Betlem a lui cara come pupilla del suo occhio, perchĂ© ivi morĂŹ la sua diletta Rachele? E ancor non Ăš detto da bocca profetica: âUn germoglio spunterĂ dalla radice di Jesse e un fiore verrĂ da questa radiceâ? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non Ăš la âVergineâ che partorirĂ il Figliolo, non avuto da uomo, chĂ© allora non piĂč vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarĂ âlâEmmanueleâ perchĂ© Figlio di Dio, sarĂ Dio e porterĂ perciĂČ Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice? E non sarĂ annunciato, dice la profezia, ai popoli delle tenebre, ossia ai pagani âda una gran luceâ? E la stella vista dai maghi non potrebbe esser la stella di Giacobbe, la grande luce delle due profezie di Balaam e di Isaia? E lo stesso eccidio compiuto da Erode non rientra nelle profezie? âUn grido sâĂš sentito nellâalto⊠à Rachele che piange i suoi figliâ. Era segnato che lacrime gemessero le ossa di Rachele nel suo sepolcro di Efrata quando, per il Salvatore, sarebbe venuta la ricompensa al popolo santo. Lacrime per poi mutarsi in celeste riso, come lâarcobaleno che Ăš fatto delle ultime gocce del temporale, ma dice: âEcco, il sereno Ăš concessoâ».
«Sei molto dotto. Sei rabbi?».
«Lo sono».
«E io lo sento. Vi Ăš luce e vero nelle tue parole. Ma perĂČ⊠oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia⊠Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già ⊠se era Lui⊠Ú morto con gli altri sgozzati».
GesĂč parlĂČ della NativitĂ a un abitante di Betlemme. Disse:
EMR 73.6
E ancor non Ăš detto da bocca profetica: âUn germoglio spunterĂ dalla radice di Jesse e un fiore verrĂ da questa radiceâ? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non Ăš la âVergineâ che partorirĂ il Figliolo, non avuto da uomo, chĂ© allora non piĂč vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarĂ âlâEmmanueleâ perchĂ© Figlio di Dio, sarĂ Dio e porterĂ perciĂČ Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice?
EMR 73.10
«Eppure⊠Amici, qui la notte del 25, dâEncenie, dalla Vergine nacque GesĂč Cristo, lâEmmanuele, il Verbo di Dio fatto Carne per amore dellâuomo: Io che vi parlo. Anche allora, come ora, il mondo fu sordo alle voci del Cielo che parlavano ai cuori⊠ed ha respinto la Madre⊠e qui⊠No, Giuda, non torcere con disgusto lo sguardo da quelle nottole svolazzanti, da quei ramarri, da quelle tele di ragno, non sollevare con schifo la tua bella veste ricamata perchĂ© non strusci sul suolo coperto degli escrementi animali. Quelle nottole sono le figlie delle figlie di quelle che furono i primi balocchi agitati sotto gli occhi del Bambino, per il quale gli angeli cantavano il âGloriaâ udito dai pastori, non ebbri altro che di estatica gioia, di vera gioia. Quei ramarri, col loro smeraldo, furono i primi colori che colpirono la mia pupilla, i primi dopo il candore della veste e del materno volto. Quelle tele di ragno, i baldacchini della mia culla regale. Questo suolo⊠oh! lo puoi calpestare senza sdegno⊠à coperto di escrementi⊠ma Ăš santificato dal piede di Lei, la Santa, la grande Santa, la Pura, lâInviolata, la Puerpera deipara, Colei che partorĂŹ perchĂ© doveva partorire, partorĂŹ perchĂ© Dio, non lâuomo, glielo disse e lâincinse di SĂ©. Lei, la Senza Macchia, lâha premuto. Tu lo puoi calpestare. E per le piante dei tuoi piedi Dio voglia ti salga al cuore la purezza da Lei effusaâŠÂ».