Note del tema

Parole chiave principali e trasversali 🌟

Pagina 4 di 198

Comfort di lettura

EMR 7.1

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

7.1 Vedo ancora Anna. È da ieri sera che la vedo così: ù seduta all’inizio della pergola ombrosa, intenta ad un lavoro di cucito. È tutta vestita di un color grigio sabbia, un abito molto semplice e sciolto, forse per il gran caldo che deve fare.

Al termine della pergola si vedono i falciatori segare il fieno. Ma non deve essere, perĂČ, maggengo, perchĂ© l’uva Ăš giĂ  dietro a colorarsi d’oro, e un grosso melo mostra fra le foglie scure i suoi frutti che stanno divenendo di una lucida cera gialla e rossa, e poi il campo a grano non Ăš che stoppia su cui ondeggiano lievi le fiammelle dei papaveri e si drizzano rigidi e sereni i fiordalisi, raggiati come una stella e azzurri come il cielo d’oriente.

Dalla pergola ombrosa viene avanti una Maria piccina, ma già svelta e indipendente. Il suo breve passo ù sicuro e i sandaletti bianchi non inciampano nei sassolini. Ha già in abbozzo il suo dolce passo lievemente ondulante di colomba, ed ù tutta bianca come una colombina nella vesticciuola di lino lunga fino ai malleoli e ampia, arricciata al collo da un cordoncino celeste e dalle manichine corte che lasciano vedere gli avambracci rosei e grassottelli. Coi suoi capellucci serici e biondo miele, non molto ricci ma tutti a dolci onde che al termine finiscono in un lieve cannolo, gli occhi di cielo, e il dolce visino lievemente roseo e sorridente, sembra un piccolo angelo. Anche il venticello, che le entra dalle ampie maniche e le gonfia il lino della vesticciola alle spalle, contribuisce a darle l’aspetto di un piccolo angelo con le ali già socchiuse al volo.

Nelle manine ha papaveri e fiordalisi e altri fioretti che crescono fra i grani, ma dei quali non so il nome. Va e, quando Ú prossima alla madre, spicca una breve corsa, gettando una vocina festosa e va, come una tortorina, a fermare il suo volo contro i ginocchi materni, che si sono un poco aperti per riceverla, mentre il lavoro Ú stato posato lÏ presso, perché Ella non si punga, e le braccia sono state tese ad abbracciarla.

Annotazione

Primo libro dei Re 8, 1-5

1 Re 8, 1-5: Salomone radunĂČ a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capi delle tribĂč, i capifamiglia dei figli d'Israele, per andare a prendere l'arca dell'Alleanza del Signore dalla cittĂ  di Davide, cioĂš da Sion. Tutti gli uomini d'Israele si riunirono sotto il re Salomone nel settimo mese, durante la festa dei Tabernacoli. Quando tutti gli anziani d'Israele furono arrivati, i sacerdoti si occuparono dell'Arca. Presero l'Arca del Signore e la Tenda di riunione con tutti gli oggetti sacri che conteneva; i sacerdoti e i leviti li portarono. Il re Salomone e, con lui, tutto il popolo d'Israele che aveva convocato per stare con lui davanti all'Arca, offrirono in sacrificio pecore e buoi: erano cosĂŹ tanti che non si potevano nĂ© contare nĂ© misurare.

Parole chiave

EMR 7.1-2

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Fin qui ieri sera, e stamane si ripresenta e continua cosĂŹ.

«Mamma! Mamma!». La tortorina bianca Ăš tutta nel nido delle ginocchia materne, coi piccoli piedi sull’erba corta e la faccina curva sul grembo materno, e non si vede che l’oro pallido dei suoi capellucci sulla nuca sottile che Anna si curva a baciare con amore.

7.2 Poi la tortorina alza il capino e dĂ  i suoi fioretti. Tutti alla mamma, e di ogni fiore dice una storia che si Ăš creata.

Questo, cosĂŹ azzurro e grande, Ăš una stella che Ăš venuta giĂč dal cielo per portare il bacio del Signore alla sua mamma. Ecco, lo baci lĂŹ, sul cuore, sul cuore, questo fiorellino celeste, e sentirĂ  che ha sapore di Dio.

Quest’altro, invece, che Ăš azzurro piĂč pallido, come sono gli occhi del papĂ , ha scritto sulle foglie che il Signore vuole molto bene al papĂ  perchĂ© Ăš buono.

E questo, piccino piccino, unico trovato (Ăš un miosotis), Ăš quello che il Signore ha fatto per dire a Maria che le vuol bene.

E questi rossi, lo sa la mamma che sono? Sono pezzi della veste di re David, intrisi nel sangue dei nemici di Israele e seminati sui campi di lotta e di vittoria. Sono nati da quei lembi di eroica veste regale, stracciata nella lotta per il Signore.

Invece questo, bianco e gentile, che pare fatto di sette coppe di seta che guardino il cielo, piene di profumi, e che Ăš nato lĂ , presso la sorgente — glie lo ha colto papĂ  di fra le spine — Ăš fatto con la veste che aveva re Salomone quando, nello stesso mese in cui la piccola sua nipote era nata, tanti anni — oh! quanti! quanti prima! — tanti anni prima, egli, nella pompa candida delle sue vesti, camminĂČ in mezzo alla moltitudine d’Israele davanti all’Arca e al Tabernacolo, e giubilĂČ per la nuvola tornata a circondar la sua gloria, e cantĂČ il cantico e la preghiera della sua gioia.

«Io voglio esser sempre come questo fiore, e come il re saggio io voglio cantare per tutta la vita cantico e preghiera davanti al Tabernacolo», termina la piccola bocca di Maria.

«Mia gioia! Come sai queste cose sante? Chi te le dice? Il padre tuo?».

«No. Non so chi sia. Mi par di averle sempre sapute. Ma forse Ú uno che me le dice e che io non vedo. Forse uno degli angeli che Dio manda a parlare agli uomini che son buoni.

Annotazione

Primo libro dei Re 8, 1-5

1 Re 8, 1-5: Salomone radunĂČ a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capi delle tribĂč, i capifamiglia dei figli d'Israele, per andare a prendere l'arca dell'Alleanza del Signore dalla cittĂ  di Davide, cioĂš da Sion. Tutti gli uomini d'Israele si riunirono sotto il re Salomone nel settimo mese, durante la festa dei Tabernacoli. Quando tutti gli anziani d'Israele furono arrivati, i sacerdoti si occuparono dell'Arca. Presero l'Arca del Signore e la Tenda di riunione con tutti gli oggetti sacri che conteneva; i sacerdoti e i leviti li portarono. Il re Salomone e, con lui, tutto il popolo d'Israele che aveva convocato per stare con lui davanti all'Arca, offrirono in sacrificio pecore e buoi: erano cosĂŹ tanti che non si potevano nĂ© contare nĂ© misurare.

Parole chiave

EMR 7.3-4

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

7.3 Mamma, me ne racconti ancora? ».

«Oh! figlia mia! Quale fatto vuoi sapere?».

Maria pensa; seria e raccolta, Ăš da pitturarsi per eternarne l’espressione. Sul visetto infantile si riflettono l’ombre dei suoi pensieri. Sorrisi e sospiri, raggi di sole e ombre di nubi, pensando alla storia d’Israele. Poi sceglie: «Ancora quello di Gabriele a Daniele, in cui Ăš promesso il Cristo».

E ascolta ad occhi chiusi, ripetendo piano le parole che la madre le dice, come per ricordarle meglio. Quando Anna termina, chiede: «Quanto manca ancora ad aver l’Emmanuele?».

«Trent’anni circa, diletta».

«Quanto ancora! E io sarĂČ nel Tempio
 Dimmi, se io pregassi tanto, tanto, tanto, giorno e notte, notte e giorno, e volessi esser solo di Dio, per tutta la vita, per questo scopo, l’Eterno mi farebbe grazia di dare prima il Messia al suo popolo?».

«Non lo so, cara. Il Profeta dice: “Settanta settimane”. Credo che profezia non erri. Ma Ăš tanto buono il Signore», si affretta ad aggiungere Anna, vedendo imperlarsi di un pianto le ciglia d’oro della sua bambina, «che io credo che se tu pregherai tanto, tanto, tanto, Egli ti esaudirà».

Il sorriso torna sul visetto che Ăš lievemente alzato verso la madre, e un occhiellino di sole che passa fra due pampini fa brillare le stille del giĂ  cessato pianto, come fossero goccioline di rugiada sospese agli steli esilissimi del musco alpino.

7.4 «E allora io pregherĂČ e mi farĂČ vergine per questo».

«Ma sai tu che vuol dire tal cosa?».

«Vuol dire non conoscere amore d’uomo ma solo di Dio. Vuol dire non aver altro pensiero che per il Signore. Vuol dire rimanere bambine nella carne e angeli nel cuore. Vuol dire non avere occhi altro che per guardare Dio, orecchie per udirlo, bocca per lodarlo, mani per offrirsi ostie, piedi per seguirlo veloci, e cuore e vita per darli a Lui».

«Te benedetta! Ma allora non avrai mai bambini, tu che ami tanto i bambini e gli agnellini e le tortorine
 Sai? Un bambino per una donna Ăš come un agnellino bianco e ricciuto, Ăš come una colombina dalle piume di seta e la bocca di corallo che si possono amare, baciare e sentirsi dire: “Mamma”».

«Non importa. Io sarĂČ di Dio. Nel Tempio pregherĂČ. E forse un giorno vedrĂČ l’Emmanuele. La Vergine che gli deve esser Madre, come dice il gran Profeta, giĂ  deve esser nata ed Ăš nel Tempio
 Io le sarĂČ compagna
 e ancella
 Oh! sĂŹ! Se la potessi conoscere, per luce di Dio, la vorrei servire, quella beata! E, dopo, ella mi porterebbe il Figlio, mi porterebbe al suo Figlio, e servirei Lui pure. Pensa, mamma!
 Servire il Messia!! ». Maria Ăš sopraffatta da questo pensiero, che la sublima e la annienta insieme. Con le manine incrociate sul piccolo seno e la testolina un poco curva in avanti e accesa d’emozione, pare una infantile riproduzione dell’Annunciata che io vidi. Riprende: «Ma me lo permetterĂ  il Re d’Israele, l’Unto di Dio, di servirlo?».

«Non ne aver dubbi. Non dice re Salomone: “Sessanta son le regine e ottanta le altre mogli e le fanciulle son senza numero” ? Tu vedi che nella reggia del Re saranno senza numero le fanciulle vergini che serviranno il loro Signore».

«Oh! vedi allora che devo esser vergine? Lo devo. Se Egli per madre vuole una vergine, Ăš segno che ama sopra ogni cosa la verginitĂ . Voglio mi ami, me, sua serva, per la verginitĂ  che mi farĂ  un poco simile alla sua Madre diletta
 Questo voglio


Dettaglio

Maria Ăš con sua madre e le chiede di raccontarle una storia della Sacra Scrittura.

Annotazione

"Ancora una volta, la parola di Gabriele a Daniele, quella in cui Cristo ci viene promesso". Daniele 9, 20-27. Questa parola profetica sarĂ  interpretata in EMV 10,5 e EMV 41,3/4.

Libro di Daniele 9, 20-27

Dn 9, 20-27: Stavo ancora parlando, pregando, confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, presentando la mia supplica al Signore mio Dio, per il monte santo del mio Dio; stavo ancora parlando nella mia preghiera quando Gabriele - l'essere che avevo visto all'inizio della visione - venne rapidamente da me nell'ora dell'offerta della sera.

Mi istruÏ dicendo: "Daniele, sono uscito ora per aprire la tua comprensione. Dall'inizio della tua supplica Ú sorta una parola e io sono venuto ad annunciartela, perché tu sei amato da Dio. Comprendete la parola e cercate di comprendere l'apparizione.

Settanta settimane sono state riservate al tuo popolo e alla tua cittĂ  santa, per porre fine alla perversione e al peccato, per espiare l'iniquitĂ  e realizzare la giustizia eterna, per compiere la visione e la profezia e per consacrare il Santo dei Santi.

Sappiate e comprendete! Dal momento in cui Ú stato dato l'ordine di ricostruire Gerusalemme fino alla venuta di un messia, di un leader, ci saranno sette settimane. Per sessantadue settimane si ricostruiranno le piazze e le mura, ma nell'angoscia dei tempi. E dopo le sessantadue settimane, un messia sarà rimosso. Il popolo di un futuro leader distruggerà la città e il Luogo Santo. Poi, con un diluvio, arriverà la sua fine. Fino alla fine della guerra, avranno luogo le devastazioni decise. Per una settimana, questo capo rafforzerà l'alleanza con una moltitudine; per metà della settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta, e su un'ala del Tempio ci sarà l'Abominio della Desolazione, finché lo sterminio deciso non si scioglierà sull'autore di questa desolazione".

Parole chiave

EMR 7.7-9

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

7.7 Dice GesĂč:

«Sento giĂ  i commenti dei dottori del cavillo: “Come puĂČ una bambina di non ancora tre anni parlare cosĂŹ? È una esagerazione”. E non riflettono che loro mi fanno mostruoso alterando la mia infanzia ad atti da adulto.

L’intelligenza non viene a tutti nello stesso modo e tempo. La Chiesa ha fissato la responsabilitĂ  delle azioni a sei anni, perchĂ© quella Ăš l’etĂ  in cui anche un tardivo puĂČ distinguere, almeno rudimentalmente, il bene e il male. Ma vi sono bambini che molto prima sono capaci di discernere e intendere e volere con ragione giĂ  sufficientemente sviluppata. La piccola Imelde Lambertini, Rosa da Viterbo, Nellie Organ, Nennolina, vi diano base, o dottori difficili, per credere che mia Madre potesse pensare e parlare cosĂŹ. Non ho preso che quattro nomi a caso nelle migliaia di santi bambini che popolano il mio Paradiso dopo aver ragionato da adulti sulla Terra per piĂč o meno anni.

7.8 Cosa Ăš la ragione? Un dono di Dio. Dio la puĂČ dunque dare nella misura che vuole, a chi vuole e quando vuole darla. La ragione Ăš, anzi, una delle cose che piĂč vi fanno somiglianti a Dio, Spirito intelligente e ragionante. La ragione e l’intelligenza furono grazie date da Dio all’Uomo nel Paradiso terrestre. E come erano vive quando la Grazia era viva, ancora intatta e operante nello spirito dei due Primi!

Nel libro di GesĂč Bar Sirac Ăš detto: “Ogni sapienza viene dal Signore Iddio ed Ăš stata sempre con Lui anche avanti i secoli”. Quale sapienza avrebbero perciĂČ avuto gli uomini se fossero rimasti figli a Dio?

Le vostre lacune nell’intelligenza sono il frutto naturale del vostro decadimento nella Grazia e nell’onestĂ . Perdendo la Grazia vi siete allontanata, per secoli, la Sapienza. Come meteora che si nasconde dietro a nebulositĂ  di chilometri, la Sapienza non vi Ăš piĂč giunta coi suoi netti bagliori, ma attraverso foschie che le prevaricazioni vostre rendevano sempre piĂč gravi.

Poi ù venuto il Cristo e vi ha reso la Grazia, dono supremo dell’amore di Dio. Ma voi la sapete custodire, questa gemma, netta e pura? No. Quando non la frantumate con individuale volontà di peccato, la sporcate con le continue colpe minori, le debolezze, le simpatie al vizio, anche le simpatie, che, se non sono veri coniugi col vizio settiforme, sono indebolimento della luce della Grazia e della sua attività. Avete poi, a indebolire la magnifica luce dell’intelligenza che Dio aveva dato ai Primi, secoli e secoli di corruzioni, che si ripercuotono deleterie sul fisico e sulla mente.

7.9 Ma Maria era non solo la Pura, la nuova Eva ricreata per gioia di Dio: era la super Eva, era il Capolavoro dell’Altissimo, era la Piena di Grazia, era la Madre del Verbo nella mente di Dio.

“Fonte della Sapienza” dice GesĂč Bar Sirac “ù il Verbo”. Il Figlio non avrĂ , dunque, messo sul labbro della Madre la sua sapienza?

Se a un profeta, che doveva dire le parole che il Verbo, la Sapienza, gli affidava per dirle agli uomini, fu mondata la bocca coi carboni ardenti, non avrĂ  l’Amore, alla sua Sposa infante che doveva portare la Parola, nettata ed esaltata la favella, perchĂ© non piĂč parlasse da bambina e poi da donna, ma solo e sempre da creatura celeste, fusa alla gran luce e sapienza di Dio?

Il miracolo non ù nell’intelligenza superiore mostrata in puerile età da Maria, come poi da Me. Il miracolo ù nel contenere la Intelligenza infinita, che vi abitava, negli argini atti a non trasecolare le folle e a non svegliare l’attenzione satanica.

Ancora parlerĂČ su questo, che rientra nel “ricordarsi” che i santi hanno di Dio».

Dettaglio

Dettato dopo che Maria ha visto un episodio dell'infanzia di Maria, in cui quest'ultima mostra una vivace intelligenza e ricorda testi biblici che racconta come se fosse stata presente. Anna esclama: "Come fai a sapere queste cose sante? Chi te le ha insegnate? Tuo padre?" "No, non so chi. Mi sembra di averle sempre sapute. Ma forse Ăš qualcuno che me le dice ma che io non vedo. Forse Ăš uno degli angeli che Dio manda a parlare alle persone buone". E GesĂč commenta questo episodio.

Parole chiave

EMR 8

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo:Maria accolta nel Tempio. Nella sua umiltĂ , non sapeva di essere la donna piena di Sapienza.

Data della visione e della dettatura: 30 agosto 1944

Calendario: lunedĂŹ 3 ottobre dell'anno 18 a.C.

Vecchio calendario giuliano: lunedĂŹ 5 ottobre 18 a.C.

Calendario ebraico: 10 Tishri 3744.

Luogo (mappa) : Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia della Vergine Maria

Sommario: Anna, Gioacchino e Maria si trovano a Gerusalemme perchĂ© Maria deve entrare nel Tempio. Gioacchino e Anna sembrano aver pianto molto, ma cercano di mostrare il meno possibile le loro lacrime al bambino. Incontrano Elisabetta, che li invita in una casa amica. Anna le dice che non le dispiaceva consegnare Maria al Tempio e che non aveva cambiato idea, ma che il suo cuore di madre stava soffrendo. Lo stesso vale per Gioacchino. Zaccaria, che arriva, e sua moglie cercano di consolarli come possono. Poi si rimettono in cammino. Arriva il sommo sacerdote e Maria ha l'opportunitĂ  di fare il suo voto. Poi entra nel Tempio di Gerusalemme. Il capitolo si conclude con GesĂč che dice che sua Madre possiede la Sapienza.

Contenuto del capitolo: 8,1: Cammino lento e triste per le strade di Gerusalemme. 8,2: Sosta. Anna confida il suo dolore a Elisabetta. 8.3: Zaccaria incoraggia Gioacchino e Anna. 8.4: Anna lascia alla giovane Maria il suo velo da sposa. 8.5: Maria chiede la benedizione dei suoi genitori. Arrivo al Tempio. 8.6: Il Sommo Sacerdote accoglie l'Agnello immacolato. 8.7: La preghiera dell'"umile ancella". 8.8: Anche tu, Maria, "cammina alla mia presenza e sii perfetta per questo".

Edizione precedente: Volume 1, capitoli 13 e 14

Parole chiave

EMR 8.3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

8.3 Anna profetessa avrĂ  molta cura di questo fiore di Davide e Aronne. In questo momento Ăš l’unico giglio della sua stirpe santa che Davide abbia nel Tempio, e sarĂ  curato come perla regale. Per quanto i tempi volgano al termine e dovrebbe esser cura delle madri della stirpe di consacrare le figlie al Tempio, poichĂ© da una vergine di Davide uscirĂ  il Messia, pure, per rilassamento di fede, i posti delle vergini sono vuoti. Troppo poche nel Tempio, e di questa stirpe regale nessuna, dopo che ne uscĂŹ sposa, or sono tre anni, Sara di Eliseo. Vero che ancora sei lustri mancano al termine, ma
 Ebbene, speriamo che Maria sia la prima di molte vergini di Davide davanti al Sacro Velo. E poi
 chissà ». Zaccaria non dice altro.

Dettaglio

Anna, Gioacchino e Maria sono a Gerusalemme. La Madre del Salvatore si prepara a entrare nel Tempio all'etĂ  di tre anni. Vengono raggiunti da Elisabetta, che li fa entrare in una casa amica. Nel frattempo arriva il marito e Gioacchino rivela il loro dolore.

Annotazione

La profetessa Anna si prenderĂ  cura di questo fiore di Davide e Aronne. Maria Ăš una discendente di Davide attraverso il padre Gioacchino e di Aronne (fratello di MosĂš) attraverso la madre Anna. Era quindi di discendenza regale e sacerdotale. La sua ascendenza sacerdotale si deduce dalla sua relazione con Elisabetta (Lc 1,5) e la sua stirpe regale si deduce, in particolare, dal suo matrimonio con Giuseppe "della stirpe di Davide". Ora, secondo la Legge di MosĂš, l'erede orfano (Numeri 27,9) doveva sposarsi con lo stesso clan (Numeri 36,8).

I tempi stanno per finire: allusione alla profezia di Daniele sulle settanta settimane (anni) prima della venuta del Messia (cfr. Daniele 9,22-27). Questa profezia era molto diffusa al tempo di Cristo.

I posti riservati alle vergini nel Tempio sono vuoti. Il Messia sarebbe stato un discendente di Davide (Isaia 11,1s). Sarebbe nato da una vergine (Isaia 7,13-14), ma la convinzione che questa vergine sarebbe stata educata nel Tempio non Ăš menzionata. Anna Caterina Emmerich ne parla nella sua Vita della Vergine Maria (capitolo 35): la attribuisce, come fa qui Maria Valtorta, a una tradizione non specificata. Probabilmente deriva dalla stima di cui godevano le vergini del Tempio e dalla qualitĂ  del loro reclutamento.

Mancano ancora sei lustri alla data stabilita. Un lustro Ăš un periodo di 5 anni. In epoca romana, questo era il periodo al termine del quale venivano eletti i censori (magistrati supremi). Era anche l'intervallo tra due censimenti.

Parole chiave

EMR 8.7-8

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

8.7 Dice GesĂč:

«Il Sommo Sacerdote aveva detto: “Cammina in mia presenza e sii perfetta”. Il Sommo Sacerdote non sapeva che parlava alla Donna solo a Dio inferiore in perfezione. Ma parlava in nome di Dio e perciĂČ sacro era il suo ordine. Sempre sacro, ma specie alla Ripiena di Sapienza.

Maria aveva meritato che la “Sapienza la prevenisse e le si mostrasse per prima”, perchĂ© “dal principio del suo giorno Ella aveva vegliato alla sua porta e, desiderando d’istruirsi, per amore, volle esser pura per conseguire l’amore perfetto e meritare d’averla a maestra”.

Nella sua umiltà non sapeva di possederla da prima d’esser nata e che l’unione con la Sapienza non era che un continuare i divini palpiti del Paradiso. Non poteva immaginare questo. E quando nel silenzio del cuore Dio le diceva parole sublimi, Ella umilmente pensava fossero pensieri di orgoglio e, levando a Dio un cuore innocente, supplicava: “Pietà della tua serva, Signore!”.

Oh! veramente che la vera Sapiente, la eterna Vergine, ha avuto un sol pensiero sin dall’alba del suo giorno: “Rivolgere a Dio il suo cuore sin dal mattino della vita e vegliare per il Signore, pregando davanti all’Altissimo”, chiedendo perdono per la debolezza del suo cuore, come la sua umiltà le suggeriva di credere, e non sapeva di anticipare le richieste di perdono per i peccatori, che avrebbe fatto ai piedi della Croce insieme al Figlio morente.

“Quando poi il gran Signore lo vorrĂ , Ella sarĂ  riempita dello Spirito d’intelligenza” e comprenderĂ  allora la sua sublime missione. Per ora non Ăš che una pargola, che nella pace sacra del Tempio allaccia, “riallaccia” sempre piĂč stretti i suoi conversari, i suoi affetti, i suoi ricordi con Dio.

Questo Ăš per tutti.

8.8 Ma per te, piccola Maria, non ha nulla di particolare da dire il tuo Maestro? “Cammina in mia presenza, sii perciĂČ perfetta”. Modifico lievemente la sacra frase e te la dĂČ per ordine. Perfetta nell’amore, perfetta nella generositĂ , perfetta nel soffrire.

Guarda una volta di piĂč la Mamma. E medita su quello che tanti ignorano, o vogliono ignorare, perchĂ© il dolore Ăš materia troppo ostica al loro palato e al loro spirito. Il dolore. Maria lo ha avuto dalle prime ore della vita. Esser perfetta come Ella era, era possedere anche una perfetta sensibilitĂ . PerciĂČ piĂč acuto doveva esserle il sacrificio. Ma per questo piĂč meritorio. Chi possiede purezza possiede amore, chi possiede amore possiede sapienza, chi possiede sapienza possiede generositĂ  ed eroismo, perchĂ© sa il perchĂ© per cui si sacrifica.

In alto il tuo spirito anche se la croce ti curva, ti spezza, ti uccide. Dio Ú con te».

Dettaglio

Dettato dopo l'ingresso di Maria nel Tempio di Gerusalemme.

Parole chiave

EMR 8.7-8

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

8.7 Dice GesĂč:

«Il Sommo Sacerdote aveva detto: “Cammina in mia presenza e sii perfetta”. Il Sommo Sacerdote non sapeva che parlava alla Donna solo a Dio inferiore in perfezione. Ma parlava in nome di Dio e perciĂČ sacro era il suo ordine. Sempre sacro, ma specie alla Ripiena di Sapienza.

Maria aveva meritato che la “Sapienza la prevenisse e le si mostrasse per prima”, perchĂ© “dal principio del suo giorno Ella aveva vegliato alla sua porta e, desiderando d’istruirsi, per amore, volle esser pura per conseguire l’amore perfetto e meritare d’averla a maestra”.

Nella sua umiltà non sapeva di possederla da prima d’esser nata e che l’unione con la Sapienza non era che un continuare i divini palpiti del Paradiso. Non poteva immaginare questo. E quando nel silenzio del cuore Dio le diceva parole sublimi, Ella umilmente pensava fossero pensieri di orgoglio e, levando a Dio un cuore innocente, supplicava: “Pietà della tua serva, Signore!”.

Oh! veramente che la vera Sapiente, la eterna Vergine, ha avuto un sol pensiero sin dall’alba del suo giorno: “Rivolgere a Dio il suo cuore sin dal mattino della vita e vegliare per il Signore, pregando davanti all’Altissimo”, chiedendo perdono per la debolezza del suo cuore, come la sua umiltà le suggeriva di credere, e non sapeva di anticipare le richieste di perdono per i peccatori, che avrebbe fatto ai piedi della Croce insieme al Figlio morente.

“Quando poi il gran Signore lo vorrĂ , Ella sarĂ  riempita dello Spirito d’intelligenza” e comprenderĂ  allora la sua sublime missione. Per ora non Ăš che una pargola, che nella pace sacra del Tempio allaccia, “riallaccia” sempre piĂč stretti i suoi conversari, i suoi affetti, i suoi ricordi con Dio.

Questo Ăš per tutti.

8.8 Ma per te, piccola Maria, non ha nulla di particolare da dire il tuo Maestro? “Cammina in mia presenza, sii perciĂČ perfetta”. Modifico lievemente la sacra frase e te la dĂČ per ordine. Perfetta nell’amore, perfetta nella generositĂ , perfetta nel soffrire.

Guarda una volta di piĂč la Mamma. E medita su quello che tanti ignorano, o vogliono ignorare, perchĂ© il dolore Ăš materia troppo ostica al loro palato e al loro spirito. Il dolore. Maria lo ha avuto dalle prime ore della vita. Esser perfetta come Ella era, era possedere anche una perfetta sensibilitĂ . PerciĂČ piĂč acuto doveva esserle il sacrificio. Ma per questo piĂč meritorio. Chi possiede purezza possiede amore, chi possiede amore possiede sapienza, chi possiede sapienza possiede generositĂ  ed eroismo, perchĂ© sa il perchĂ© per cui si sacrifica.

In alto il tuo spirito anche se la croce ti curva, ti spezza, ti uccide. Dio Ú con te».

Annotazione

Libro della Sapienza 6, 13

Sap 6, 13 : Ella avverte coloro che la cercano e si mostra a loro per primi.

Libro di Ben Sira il Saggio 39, 6

Si 39, 6 : Se il Signore sovrano vuole, egli sarĂ  pieno di spirito di comprensione, verserĂ  le sue parole di saggezza come una pioggia, e in preghiera renderĂ  grazie al Signore.

Parole chiave

EMR 9

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La morte di Gioacchino e Anna fu dolce, dopo una vita di saggia fedeltĂ  a Dio nelle prove.

Data del dettato: GiovedĂŹ 31 agosto 1944

Calendario: inverno dell'anno -10/-11

Riassunto: GesĂč fa un dettato e parla dei suoi nonni. Erano giusti e avevano come compagna la Sapienza, ma soffrivano per la separazione da Maria. Anche dopo la separazione dalla loro bambina, nutrivano legittime preoccupazioni nei suoi confronti. Tuttavia, si sono sempre affidati a Dio e hanno avuto la pace nel cuore, perchĂ© hanno fatto la volontĂ  di Dio. La loro morte fu dolce ed essi compresero, alla sera della loro vita, la grazia che era stata loro concessa. GesĂč torna poi alla nascita indolore di Anna e alla morte serena dei suoi nonni.

Ciclo: Nascita e infanzia della Vergine Maria

Contenuto del capitolo: 9.1: La vita dei miei nonni divenne presto oscura. 9.2: La saggezza li ispirĂČ. 9.3: Le loro prove furono accettate in pace. 9.4: I figli appartengono a Dio prima di appartenere ai genitori. 9.5 : Il parto e la morte senza dolore.

Edizione precedente: Volume 1, capitolo 15

Parole chiave