Note del tema

Parole chiave principali e trasversali 🌟

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Comfort di lettura

EMR 42.8

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Sempre si Ăš stretta a Dio, Maria, nelle ore piĂč gravi della sua vita. Nel Tempio chiamata alle nozze, a Nazareth chiamata alla MaternitĂ , ancora a Nazaret fra le lacrime della vedovanza, a Nazaret nel supplizio del distacco dal Figlio, sul Calvario nella tortura del vedermi morire.

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EMR 42.9

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Imparate, voi che morite, a meritare d’aver GesĂč vicino, a vostro conforto. E, se anche non l’avete meritato, osate ugualmente di chiamarmi vicino. Io verrĂČ. Le mani piene di grazie e di conforti, il cuore pieno di perdono e d’amore, le labbra piene di parole di assoluzione e di incoraggiamento.

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EMR 43

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Maria dà una lezione a Maria e torna al Vangelo dell'infanzia. Si sofferma sui miracoli discreti che hanno costellato la sua vita nascosta. La Vergine torna anche sullo sviluppo spirituale del suo sposo, poi dichiara che le visioni sono state date secondo le esigenze di Maria, perché non poteva sopportare di vedere certe cose, e il Cielo non Ú crudele: agisce per confortarci, non per metterci nel panico.

Maria si sofferma sui doni dei Magi, che svanirono come neve in Egitto e che permisero loro di ristabilire a malapena la casa e la bottega a Nazareth. La Sacra Famiglia non ha guadagnato beni materiali grazie a GesĂč, ma tutto ciĂČ che contava per Giuseppe e Maria era conservare il loro tesoro, Cristo.

La Vergine continuĂČ a incoraggiare Maria perchĂ© era sottoposta a grandi sofferenze, e dichiarĂČ che il martirio "non sta nella forma del supplizio, ma nella costanza con cui il martire lo sopporta". Dobbiamo viverlo in Dio e chiedere il suo aiuto, perchĂ© ciĂČ che non possiamo fare noi, lo farĂ  lui in noi...

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EMR 43.1-7

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

43.1 Dice Maria:

«Prima di consegnare questi quaderni unisco la mia benedizione.

Ora, solo che lo vogliate fare con un poco di pazienza, potete avere una collana completa della vita intima del mio GesĂč. Dall’Annunciazione al momento che esce da Nazareth per la predicazione, avete non solo i dettati ma anche l’illustrazione dei fatti che accompagnarono la vita famigliare di GesĂč.

L’infanzia, la fanciullezza, l’adolescenza e la gioventĂč del Figlio mio hanno solo brevi tratti nel quadro vasto della sua vita descritto dai Vangeli. In essi Egli Ăš il Maestro. Qui Ăš l’Uomo. È il Dio che si umilia per amore dell’uomo.

43.2 E che pure opera miracoli anche nell’annichilimento di una vita comune. Li opera in me, che sento portata alla perfezione la mia anima a contatto col Figlio che mi cresce in seno. Li opera nella casa di Zaccaria santificando il Battista, aiutando il travaglio di Elisabetta, rendendo parola e fede a Zaccaria. Li opera in Giuseppe, aprendogli lo spirito alla luce di una verità talmente eccelsa che egli non la poteva da solo comprendere, nonostante fosse un giusto.

43.3 E, dopo di me, il piĂč letificato da questa pioggia di divini benefizi Ăš Giuseppe.

Osserva quanto cammino fa, spirituale cammino, da quando viene nella mia casa sino al momento della fuga in Egitto. All’inizio non era che un uomo giusto del suo tempo. Poi, per fasi successive, diviene il giusto del tempo cristiano. Acquista la fede nel Cristo e si abbandona a questa fede sicura, tanto che dalla frase detta all’inizio del viaggio da Nazareth a Betlem: “Come faremo?”, frase in cui vi Ăš tutto l’uomo che si disvela coi suoi timori umani e le sue umane preoccupazioni, passa alla speranza. Nella grotta, avanti la nascita, dice: “Domani andrĂ  meglio”. GesĂč che si avvicina lo fortifica giĂ  con questa speranza, che fra i doni di Dio Ăš uno dei piĂč belli. E da questa speranza, quando il contatto con GesĂč lo santifica, passa all’ardimento. Si Ăš sempre lasciato dirigere da me, per il rispetto venerabondo che per me nutriva. Ora dirige lui e le cose materiali e quelle superiori, e decide, da capo della Famiglia, quanto vi Ăš da decidere. Non solo, ma nell’ora penosa della fuga, dopo che mesi di unione col Figlio divino lo hanno saturato di santitĂ , Ăš lui che conforta il mio penare e mi dice: “Anche non dovessimo avere piĂč niente, avremo sempre tutto perchĂ© avremo Lui”.

43.4 Li opera, il mio GesĂč, i suoi miracoli di grazia nei pastori. L’Angelo va lĂ  dove Ăš il pastore che il fugace incontro con me predispone alla Grazia, e lo porta alla Grazia perchĂ© Essa lo salvi in eterno.

Li opera lĂ  dove passa, esiliato o tornato alla sua piccola patria di Nazareth. PerchĂ©, dove Egli era, la santitĂ  si espandeva come olio su un lino e fragranza di fiori nell’aria, e chi n’era tocco, se non era un demonio, ne usciva ansioso di santitĂ . Dove Ăš quest’ansia Ăš radice di vita eterna, perchĂ© chi vuole esser buono raggiunge la bontĂ , e la bontĂ  porta al Regno di Dio.

43.5 Voi ora avete, vista per punti che vi riflettono momenti diversi, la santa UmanitĂ  del Figlio mio. Dalla sua alba al suo tramonto. E, se il Padre M. lo crede, puĂČ farne una ordinata riunione dei punti, in modo da formarne un complesso senza lacune. Questo, se trova sia utile farlo.

Avremmo potuto dare tutto insieme. Ma la Provvidenza giudicĂČ essere bene fare cosĂŹ. Per te, anima mia. In ogni dettato ti abbiamo dato la medicina per le ferite che ti dovevano esser inflitte. Te l’abbiamo data in anticipo per prepararti. Sembra, durante la gragnola, che nulla faccia riparo. Ma non Ăš cosĂŹ. La tempesta fa affiorare l’umanitĂ  che dorme sepolta sotto le acque spirituali, ma porta a galla anche le gemme di una dottrina soprannaturale che sono cadute nel vostro cuore e che attendono proprio quell’ora di tempesta per riaffiorare e dirvi: “Ci siamo anche noi. Ricordateci”.

Vi Ăš inoltre, anima mia, una ragione di bontĂ  oltre che di Provvidenza. Come avresti potuto, nell’attuale accasciamento, vedere e udire certe visioni e certi dettati? Ti avrebbero ferito sino a renderti incapace della tua missione di “portavoce”. Li abbiamo perciĂČ dati prima, evitando di frantumarti il cuore, perchĂ© in Noi Ăš bontĂ , con visioni e parole troppo consone al tuo soffrire e perciĂČ acutizzanti questo sino allo spasimo. Non siamo crudeli, Maria. E agiamo sempre in modo che voi da Noi abbiate conforto, non sgomento e accresciuto dolore. Ci basta che di Noi vi fidiate. Ci basta che diciate con Giuseppe: “Se mi resta GesĂč, tutto mi resta”, perchĂ© Noi si venga coi doni celesti a consolare il vostro spirito.

43.6 Non ti prometto doni e consolazioni umane. Ti prometto le stesse consolazioni che ebbe Giuseppe: soprannaturali. PerchĂ©, lo sappiano tutti, i doni dei Magi, nell’usura che stringe alla gola un povero fuggiasco, dileguarono rapidi come il baleno per l’acquisto di un tetto e di quel minimo di masserizie necessarie alla vita, di quel cibo che era pur necessario e che solo da quel cespite venne, sinchĂ© non trovammo lavoro.

La comunitĂ  ebraica si Ăš sempre molto aiutata. Ma la comunitĂ  raccolta in Egitto era quasi tutta composta di profughi perseguitati, poveri perciĂČ come noi, che venivamo ad aggiungerci a loro. E un poco di quella ricchezza, che volevamo tenere per GesĂč, per il nostro GesĂč adulto, salvatasi dalle spese della sistemazione in Egitto, fu provvida per il ritorno e appena sufficiente a riorganizzare casa e laboratorio a Nazareth al nostro ritorno. PerchĂ© gli evi cambiano, ma l’aviditĂ  umana Ăš sempre uguale, e dell’altrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.

No. L’aver con noi GesĂč non ci procurĂČ beni materiali. Molti di voi pretendono questo quando appena appena sono un poco uniti a GesĂč. Dimenticano che Egli ha detto: “Cercate le cose dello spirito”. Tutto il resto Ăš un sovrappiĂč. Dio provvede anche il cibo. Agli uomini come agli uccelli. PerchĂ© sa che di cibo avete bisogno sinchĂ© la carne Ăš armatura intorno alla vostra anima. Ma chiedete prima la sua Grazia. Chiedete prima per lo spirito vostro. Il resto vi sarĂ  dato per giunta.

Giuseppe dall’unione con GesĂč ebbe, umanamente parlando, affanni, fatiche, persecuzioni, fame. Altro non ebbe. Ma, poichĂ© tendeva a GesĂč solo, tutto questo si cambiĂČ in spirituale pace, in sovrannaturale letizia. Io vorrei portarvi al punto in cui era lo sposo mio quando diceva: “Anche non dovessimo avere piĂč niente, avremo sempre tutto, perchĂ© abbiamo GesĂč”.

43.7 Lo so, il cuore si spezza. Lo so, la mente si offusca. Lo so, la vita si consuma. Ma, Maria!
 Sei di GesĂč? Vuoi esserlo? Dove, come Ăš morto GesĂč? Bambina a me cara, piangi, ma persevera nella fortezza. Il martirio non Ăš nella forma del tormento. È nella costanza in cui il martire lo sopporta. PerciĂČ Ăš martirio un’arma come una pena morale, quando Ăš sopportata per uno scopo uguale. Tu sopporti per amore del mio Figlio. Quanto fai per i fratelli Ăš sempre amore per GesĂč che li vuole salvi. PerciĂČ il tuo Ăš martirio. Persevera in esso. Non volere fare da te. Basta — perchĂ© la stretta Ăš troppo forte perchĂ© tu possa avere ancora tanta forza da guidarti da te e dominare anche la tua umanitĂ  impedendole di piangere — basta che tu lasci che il dolore ti torturi senza ribellarti. Basta che tu dica a GesĂč: “Aiutami!”. Quello che non puoi fare tu, Egli lo farĂ  in te. Sta’ in Lui. Sempre in Lui. Non volerne uscire. Se tu non vuoi non ne esci, e anche se il dolore, tanto Ăš forte, ti impedisce di vedere dove sei, tu sarai sempre in GesĂč.

Io ti benedico. Di’ con me: “Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto”. Sia sempre il tuo grido. SinchĂ© lo dirai in Cielo. La grazia del Signore sia sempre in te».

Parole chiave

EMR 43.5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Sembra, durante la gragnola, che nulla faccia riparo. Ma non ù così. La tempesta fa affiorare l’umanità che dorme sepolta sotto le acque spirituali, ma porta a galla anche le gemme di una dottrina soprannaturale che sono cadute nel vostro cuore e che attendono proprio quell’ora di tempesta per riaffiorare e dirvi: “Ci siamo anche noi. Ricordateci”.

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EMR 43.5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Agiamo sempre in modo che voi da Noi abbiate conforto, non sgomento e accresciuto dolore. Ci basta che di Noi vi fidiate. Ci basta che diciate con Giuseppe: “Se mi resta GesĂč, tutto mi resta”, perchĂ© Noi si venga coi doni celesti a consolare il vostro spirito.

Dettaglio

Marie dice:

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EMR 43.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

43.6 Non ti prometto doni e consolazioni umane. Ti prometto le stesse consolazioni che ebbe Giuseppe: soprannaturali. PerchĂ©, lo sappiano tutti, i doni dei Magi, nell’usura che stringe alla gola un povero fuggiasco, dileguarono rapidi come il baleno per l’acquisto di un tetto e di quel minimo di masserizie necessarie alla vita, di quel cibo che era pur necessario e che solo da quel cespite venne, sinchĂ© non trovammo lavoro.

La comunitĂ  ebraica si Ăš sempre molto aiutata. Ma la comunitĂ  raccolta in Egitto era quasi tutta composta di profughi perseguitati, poveri perciĂČ come noi, che venivamo ad aggiungerci a loro. E un poco di quella ricchezza, che volevamo tenere per GesĂč, per il nostro GesĂč adulto, salvatasi dalle spese della sistemazione in Egitto, fu provvida per il ritorno e appena sufficiente a riorganizzare casa e laboratorio a Nazareth al nostro ritorno. PerchĂ© gli evi cambiano, ma l’aviditĂ  umana Ăš sempre uguale, e dell’altrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.

No. L’aver con noi GesĂč non ci procurĂČ beni materiali. Molti di voi pretendono questo quando appena appena sono un poco uniti a GesĂč. Dimenticano che Egli ha detto: “Cercate le cose dello spirito”. Tutto il resto Ăš un sovrappiĂč. Dio provvede anche il cibo. Agli uomini come agli uccelli. PerchĂ© sa che di cibo avete bisogno sinchĂ© la carne Ăš armatura intorno alla vostra anima. Ma chiedete prima la sua Grazia. Chiedete prima per lo spirito vostro. Il resto vi sarĂ  dato per giunta.

Parole chiave

EMR 43.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Gli evi cambiano, ma l’avidità umana ù sempre uguale, e dell’altrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.

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