EMR 43.7
LâEvangelo come mi Ăš stato rivelato
Citazione
Il martirio non Ăš nella forma del tormento. Ă nella costanza in cui il martire lo sopporta. PerciĂČ Ăš martirio unâarma come una pena morale, quando Ăš sopportata per uno scopo uguale.
Note del tema
EMR 43.7
Il martirio non Ăš nella forma del tormento. Ă nella costanza in cui il martire lo sopporta. PerciĂČ Ăš martirio unâarma come una pena morale, quando Ăš sopportata per uno scopo uguale.
EMR 43.7
Il martirio non Ăš nella forma del tormento. Ă nella costanza in cui il martire lo sopporta. PerciĂČ Ăš martirio unâarma come una pena morale, quando Ăš sopportata per uno scopo uguale. Tu sopporti per amore del mio Figlio. Quanto fai per i fratelli Ăš sempre amore per GesĂč che li vuole salvi. PerciĂČ il tuo Ăš martirio. Persevera in esso. Non volere fare da te. Basta â perchĂ© la stretta Ăš troppo forte perchĂ© tu possa avere ancora tanta forza da guidarti da te e dominare anche la tua umanitĂ impedendole di piangere â basta che tu lasci che il dolore ti torturi senza ribellarti. Basta che tu dica a GesĂč: âAiutami!â. Quello che non puoi fare tu, Egli lo farĂ in te. Staâ in Lui. Sempre in Lui. Non volerne uscire. Se tu non vuoi non ne esci, e anche se il dolore, tanto Ăš forte, ti impedisce di vedere dove sei, tu sarai sempre in GesĂč.
Maria si rivolge a Maria e dice:
EMR 44
GesĂč si prepara a lasciare Nazareth. Maria Ăš chiaramente angosciata. Suo Figlio mangia e, dopo aver preparato la borsa, Maria si isola per un momento. GesĂč va da lei e si scopre che sta piangendo nella bottega di Giuseppe. GesĂč le parla e vanno entrambi nel giardino, dove GesĂč le dĂ le sue raccomandazioni. Poi recitano insieme il Padre Nostro, per appoggiarsi a Dio nell'ora della prova. GesĂč se ne va, lasciando sua Madre a Nazareth.
Cristo fa un dettato e parla della sofferenza di Maria dopo la separazione da Cristo. Per un momento dice perché sta dando l'Opera e come dà le lezioni. Poi dichiara che questa visione vale per tutti coloro che devono subire una dolorosa rinuncia e lasciare la propria famiglia. Questa lezione Ú rivolta sia ai genitori che ai figli.
Maria ha sofferto il dolore di essere separata da suo Figlio, ma non si Ăš ribellata alla volontĂ di Dio. Ha pianto - ma chi non avrebbe pianto quando ha intuito come avrebbe sofferto il proprio Figlio? Sapeva che i suoi parenti erano pieni di buon senso umano e che non avrebbero capito la partenza o la predicazione di Cristo. Sapeva che suo Figlio avrebbe incontrato ostilitĂ durante il suo ministero. Anche lei ha pianto, sofferto e riparato per tutte le madri che devono separarsi dalla loro prole. Le lacrime della Madre e il Sangue di GesĂč Cristo rafforzano coloro che devono dare prova di eroismo, e rafforzano in particolare le anime consacrate e le anime vittime.
Nell'ora della prova, Maria prega con GesĂč. La sofferenza non le ha impedito di pregare, anzi. E GesĂč ci dice che dobbiamo sempre pregare con lui, perchĂ© Ăš GesĂč che ci giustifica.
EMR 44.1-6
44.1 Vedo lâinterno della casa di Nazareth. Vedo una stanza, pare un tinello dove la Famiglia prenda i pasti e sosti nelle ore di riposo. Ă una stanzetta molto piccina e con una semplice tavola rettangolare contro una specie di cassapanca, addossata ad una parete. Questo Ăš il sedile di un lato. Contro le altre pareti vi Ăš un telaio e uno sgabello, e due altri sgabelli e una scansia con sopra dei lumi ad olio e altri oggetti. Una porta Ăš aperta sullâorticello. Deve essere verso sera, perchĂ© non câĂš altro che un ricordo di sole sulla cima di un alto albero, che appena verzica con le prime foglie.
Alla tavola Ăš seduto GesĂč. Mangia e Maria lo serve andando e venendo da una porticina, che suppongo conduca al posto dove Ăš il focolare, del quale si vede il bagliore dalla porta socchiusa.
GesĂč dice due o tre volte a Maria di sedere⊠e di mangiare Essa pure. Ma Lei non vuole, scuote il capo sorridendo mestamente e porta, dopo le verdure lessate, che mi pare abbiano il ruolo di minestra, dei pesci arrostiti e poi un formaggio piuttosto molle, come un pecorino fresco, di forma appallottolata come una di quelle pietre che si vedono nei torrenti, e delle ulive piccole e scure. Il pane, in piccole forme tonde (larghe quanto un piatto comune) e poco alto, Ăš giĂ sulla tavola. Ă piuttosto scuro, come non fosse privato del cruschello. GesĂč ha davanti unâanfora con dellâacqua e una coppa. Mangia in silenzio, guardando la Mamma con doloroso amore.
Maria, lo si vede visibilmente, Ăš in pena. Va, viene, per darsi un contegno. Accende, e vi Ăš ancora luce sufficiente, una lucerna e la mette presso a GesĂč, e nellâallungare il braccio carezza la testa del Figlio furtivamente, riapre una bisaccia, che mi pare di quelle stoffe tessute a mano di lana vergine e perciĂČ impermeabile, color nocciola, vi fruga dentro, esce nellâorticello e va in fondo ad esso, in una specie di ripostiglio, ne esce con delle mele piuttosto vizze, certo conservate dallâestate, e le mette nella bisaccia, poi prende un pane e una formaggella e unisce anche questa, per quanto GesĂč non voglia dicendo che basta ciĂČ che ha.
Poi Maria si accosta alla tavola di nuovo, dal lato piĂč stretto, alla sinistra di GesĂč, e lo guarda mangiare. Se lo guarda con struggimento, con adorazione, con il volto ancor piĂč pallido del solito e che la pena rende come invecchiato, con gli occhi piĂč grandi per unâombra che li segna, indizio di lacrime giĂ versate. Sembrano anche piĂč chiari del solito, come lavati dal pianto che Ăš giĂ nellâocchio, pronto a cadere. Due occhi dolorosi e stanchi.
44.2 GesĂč, che mangia adagio e palesemente contro voglia, tanto per fare contenta la Madre, e che Ăš pensieroso piĂč del solito, alza il capo e la guarda. Incontra uno sguardo pieno di lacrime e curva il capo per lasciarla libera, limitandosi a prenderle la manina sottile che Ella tiene appoggiata allâorlo del tavolo. Gliela prende con la sinistra e se la porta alla guancia, vi appoggia sopra la guancia e ve la strofina un momento per sentire la carezza di quella povera manina che trema, e poi la bacia sul dorso con tanto amore e rispetto.
Vedo Maria che si porta la mano libera, la sinistra, alla bocca, come per soffocare un singhiozzo, e poi si asciuga con le dita un lacrimone che Ăš traboccato dal ciglio e riga la guancia.
GesĂč riprende a mangiare e Maria esce svelta svelta nellâorticello, dove Ăš ormai poca luce, e scompare. GesĂč appoggia il gomito sinistro sul tavolo, e sulla mano appoggia la fronte e si immerge nei suoi pensieri, smettendo di mangiare.
Poi ascolta e si alza. Esce anche Lui nellâorto e, dopo essersi guardato intorno, si dirige verso destra, rispetto al lato della casa, ed entra, per una spaccatura, in una parete rocciosa, dentro a quello che riconosco per il laboratorio del falegname, questa volta tutto ordinato, senza assi, senza trucioli, senza fuoco acceso. Vi Ăš il bancone e gli utensili, tutti al loro posto, e basta.
Curva sul bancone, Maria piange. Sembra una bambina. Ha il capo sul braccio sinistro ripiegato e piange senza rumore, ma con molto dolore. GesĂč entra piano e le si accosta cosĂŹ leggermente che Ella capisce che Ăš lĂŹ solo quando il Figlio le posa la mano sulla testa china, chiamandola: «Mamma!» con voce di amoroso rimprovero.
Maria alza la testa e guarda GesĂč fra un velo di pianto e si appoggia a Lui, con le due mani congiunte, contro al suo braccio destro. GesĂč le asciuga il volto con un lembo della sua larga manica e poi lâabbraccia, tirandosela sul cuore e baciandola sulla fronte. GesĂč Ăš maestoso, sembra piĂč virile del solito, e Maria sembra piĂč bambina, fuorchĂ© nel volto che il dolore segna.
«Vieni, Mamma» le dice GesĂč e, tenendola stretta a SĂ© col braccio destro, si incammina tornando nellâorto, dove si siede su un banco contro il muro della casa. Lâorto Ăš silenzioso e ormai oscuro. Vi Ăš solo un bel chiaro di luna e la luce che esce dal tinello. La notte Ăš serena.
44.3 GesĂč parla a Maria. Non intendo in principio le parole appena mormorate, alle quali Maria assente col capo. Poi odo: «E fĂ tti venire le parenti. Non rimanere sola. SarĂČ piĂč tranquillo, Madre, e tu sai se ho bisogno dâesser tranquillo per compiere la mia missione. Il mio amore non ti mancherĂ . Io verrĂČ sovente e ti farĂČ avvertire quando sarĂČ in Galilea e non potrĂČ venire a casa. Tu verrai da Me, allora. Mamma, questâora doveva venire. Si Ăš iniziata qui, quando lâAngelo ti apparve; ora scocca e noi dobbiamo viverla, non Ăš vero, Mamma? Dopo verrĂ la pace della prova superata e la gioia. Prima bisogna valicare questo deserto come gli antichi Padri per entrare nella Terra Promessa. Ma il Signore Iddio ci aiuterĂ come aiutĂČ loro. E ci darĂ il suo aiuto come manna spirituale per nutrire il nostro spirito nello sforzo della prova. Diciamo insieme al Padre nostroâŠÂ». E GesĂč si alza e Maria con Lui e alzano il volto al cielo. Due ostie vive che lucono nellâoscuritĂ .
GesĂč dice lentamente, ma con voce chiara e scandendo le parole, la preghiera dominicale. Appoggia molto sulle frasi: «adveniat Regnum tuum, fiat voluntas tua» distanziando molto queste due frasi dalle altre. Prega con le braccia aperte, non proprio a croce, ma come stanno i sacerdoti quando si volgono a dire: «Dominus vobiscum». Maria tiene le mani congiunte.
44.4 Poi tornano in casa e GesĂč, che non ho mai visto bere vino, versa in una coppa, da unâanfora presa sulla scansia, un poco di vino bianco e la porta sulla tavola, prende per mano Maria e la obbliga a sedersi vicino a Lui e a bere di quel vino, in cui intinge una fettina di pane che le fa mangiare. Lâinsistenza Ăš tale che Maria cede. GesĂč beve il rimanente vino. E poi si stringe la Mamma al fianco e se la tiene cosĂŹ, contro la persona, dalla parte del cuore. NĂ© GesĂč nĂ© Maria stanno sdraiati, ma seduti come noi. Non parlano piĂč. Attendono. Maria carezza la mano destra di GesĂč e le sue ginocchia. GesĂč carezza Maria sul braccio e sul capo.
44.5 Poi GesĂč si alza e Maria con Lui e si abbracciano e si baciano amorosamente piĂč e piĂč volte. Sembra che sempre si vogliano lasciare, ma Maria torna a stringere a sĂ© la sua Creatura. Ă la Madonna, ma Ăš una mamma infine, una mamma che si deve staccare dal suo figlio e che sa dove conduce quel distacco. Non mi si venga piĂč a dire che Maria non ha sofferto. Prima lo credevo poco, ora piĂč affatto.
GesĂč prende il mantello (blu scuro) e se lo drappeggia sulle spalle e sul capo a cappuccio. Poi si passa a tracolla la bisaccia, di modo che non gli ostacoli il cammino. Maria lo aiuta e mai finisce di accomodargli la veste e il manto e il cappuccio, e intanto lo carezza ancora.
GesĂč va verso lâuscio dopo avere tracciato un gesto di benedizione nella stanza. Maria lo segue e sullâuscio ormai aperto si baciano ancora.
44.6 La via Ăš silenziosa e solitaria, bianca di luna. GesĂč si incammina. Si volta ancora per due volte a guardare la Mamma, che Ăš rimasta appoggiata allo stipite, piĂč bianca della luna e tutta lucente di pianto silenzioso. GesĂč si allontana sempre piĂč per la viuzza bianca. Maria piange sempre contro la porta. Poi GesĂč scompare ad una svolta della via.
Ă cominciato il suo cammino di Evangelizzatore, che terminerĂ al Golgota. Maria entra piangendo e chiude la porta. Anche per Lei Ăš cominciato il cammino che la porterĂ al Golgota. E per noiâŠ
GesĂč lascia Nazareth per iniziare la sua vita pubblica.
EMR 44.7-15
Dice GesĂč:
«Questo Ú il quarto dolore di Maria Madre di Dio. Il primo, la presentazione al Tempio; il secondo, la fuga in Egitto; il terzo, la morte di Giuseppe; il quarto, il mio distacco da Lei.
Conoscendo il desiderio del Padre, ti ho detto ieri sera che affretterĂČ la descrizione dei ânostriâ dolori perchĂ© siano resi noti. Ma, come vedi, giĂ ne erano stati illustrati di quelli di mia Madre. Ho spiegato prima la fuga che la presentazione, perchĂ© vi era bisogno di farlo in quel giorno. Io so. E tu comprendi e dirai il perchĂ© al Padre. A voce.
44.8
à mio disegno alternare le tue contemplazioni, e le mie conseguenti spiegazioni, coi dettati veri e propri, per sollevare te e il tuo spirito dandoti la beatitudine del vedere, e anche perché cosÏ Ú palese la differenza stilistica fra il tuo comporre ed il mio.
Inoltre, davanti a tanti libri che parlano di Me e che, tocca e ritocca, muta e infronzola, sono divenuti irreali, Io ho desiderio di dare a chi in Me crede una visione riportata alla veritĂ del mio tempo mortale. Non ne esco diminuito, ma anzi reso piĂč grande nella mia umiltĂ , che si fa pane a voi per insegnarvi ad essere umili e simili a Me, che fui uomo come voi e che portai nella mia veste dâuomo la perfezione di un Dio. Dovevo essere Modello vostro, e i modelli devono essere sempre perfetti.
Non terrĂČ nelle contemplazioni una linea cronologica corrispondente a quella dei Vangeli. PrenderĂČ i punti che troverĂČ piĂč utili in quel giorno per te o per altri, seguendo una mia linea di insegnamento e di bontĂ .
44.9
Lâinsegnamento che viene dalla contemplazione del mio distacco va specialmente ai genitori e ai figli, che la volontĂ di Dio chiama alla rinuncia reciproca per un piĂč alto amore. In secondo luogo va a tutti coloro che si trovano di fronte ad una rinuncia penosa.
Quante ne trovate nella vita! Esse sono spine sulla Terra e trafiggenti il cuore, lo so. Ma a chi le accoglie con rassegnazione â badate, non dico: âa chi le desidera e le accoglie con gioiaâ (ciĂČ Ăš giĂ perfezione); dico: âcon rassegnazioneâ â si mutano in eterne rose. Ma pochi le accolgono con rassegnazione. Come asinelli restii, recalcitrate al volere del Padre e vi impuntate, se pur non cercate colpire con spirituali calci e morsi, ossia con ribellione e bestemmie al buon Dio.
44.10
E non dite: âMa io non avevo che questo bene e Dio me lâha tolto. Ma io non avevo che questo affetto e Dio me lâha strappatoâ. Anche Maria, donna gentile, amorosa alla perfezione, perchĂ© nella Tutta Grazia anche le forme affettive e sensitive erano perfette, non aveva che un bene e un amore sulla Terra: il Figlio suo. Non le rimaneva che Quello. I genitori morti da tempo, Giuseppe morto da qualche anno. Non câero che Io per amarla e farle sentire che non era sola. I parenti, per cagione di Me, di cui non sapevano lâorigine divina, le erano un poco ostili, come verso una mamma che non sa imporsi al figlio che esce dal comune buon senso, che rifiuta le nozze proposte, le quali potrebbero dare lustro alla famiglia, e aiuto anche.
I parenti, voce del senso comune, del senso umano â voi lo chiamate buon senso, ma non Ăš che senso umano, ossia egoismo â avrebbero voluto queste pratiche svolte nella mia vita. In fondo câera sempre la paura di dovere un giorno passare delle noie per causa mia, che giĂ osavo mettere fuori delle idee troppo idealiste, secondo loro, le quali potevano urtare la sinagoga. La storia ebraica era piena di insegnamenti sulla sorte dei profeti. Non era una facile missione quella del profeta, e dava sovente morte allo stesso e noie al parentado. In fondo câera sempre il pensiero di dovere, un giorno, occuparsi di mia Madre.
PerciĂČ il vedere che Ella non mi ostacolava in nulla e pareva in continua adorazione davanti al Figlio, li urtava. Questo urto sarebbe poi cresciuto nei tre anni di ministero, sino a culminare nei rimproveri aperti quando mi raggiungevano in mezzo alle folle e si vergognavano della mia, secondo loro, mania di urtare le caste potenti. Rimprovero a Me e a Lei, povera Mamma!
44.11
Eppure Maria, che sapeva lâumore dei parenti â non tutti furono come Giacomo e Giuda e Simone, nĂ© come la loro madre Maria di Cleofa â e che prevedeva lâumore futuro, Maria, che sapeva la sua sorte durante quei tre anni e quella che lâattendeva alla fine degli stessi e la sorte mia, non recalcitrĂČ come voi fate. Pianse. E chi non avrebbe pianto davanti ad una separazione da un figlio che lâamava come Io lâamavo, davanti alla prospettiva dei lunghi giorni, vuoti della mia presenza, nella casa solitaria, davanti al futuro del Figlio destinato a dare di cozzo contro il malanimo di chi era colpevole e che si vendicava dâesser colpevole offendendo lâIncolpevole sino ad ucciderlo?
Pianse perché era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di gloria eterna.
Quante madri nel mondo, a cui la morte svelle dalle braccia una creatura! Quante madri a cui un soprannaturale volere strappa dal fianco un figlio! Per tutte le sue figlie, come Madre dei cristiani, per tutte le sue sorelle, nel dolore di madre orbata, ha pianto Maria. E per tutti i figli che, nati da donna, sono destinati a divenire apostoli di Dio o martiri per amore di Dio, per fedeltĂ a Dio, o per ferocia umana.
44.12
Il mio Sangue e il pianto di mia Madre sono la mistura che fortifica questi segnati a eroica sorte, quella che annulla in loro le imperfezioni, o anche le colpe commesse dalla loro debolezza, dando, oltre al martirio, comunque subĂŹto, la pace di Dio e, se sofferto per Dio, la gloria del Cielo.
Le trovano[3] i missionari come fiamma che scalda nelle regioni dove la neve impera, le trovano come rugiada lĂ dove il sole arde. Sono spremute dalla caritĂ di Maria e sono sgorgate da un cuore di giglio. Hanno perciĂČ, della caritĂ verginale sposata allâAmore, il fuoco, e della verginale purezza la profumata frescura, simile a quella dellâacqua raccolta nel calice di un giglio dopo una notte rugiadosa.
Le trovano i consacrati in quel deserto che Ăš la vita monastica bene intesa: deserto, perchĂ© non vive che lâunione con Dio, e ogni altro affetto cade divenendo unicamente caritĂ soprannaturale: per i parenti, gli amici, i superiori, gli inferiori.
Le trovano i consacrati a Dio nel mondo, nel mondo che non li capisce e non li ama, deserto anche per questi, in cui essi vivono come fossero soli, tanto sono incompresi e derisi per amor mio.
Le trovano le mie care âvittimeâ, perchĂ© Maria Ăš la prima delle vittime per amore di GesĂč, ed alle sue seguaci Ella dĂ , con mano di Madre e di Medico, le sue lacrime che ristorano e inebbriano a piĂč alto sacrificio.
Santo pianto della Madre mia!
44.13
Maria prega. Non si rifiuta di pregare perchĂ© Dio le dĂ un dolore. Ricordatelo. Prega insieme a GesĂč. Prega il Padre. Nostro e vostro.
Il primo âPater nosterâ Ăš stato pronunciato nellâorto di Nazareth per consolare la pena di Maria, per offrire le ânostreâ volontĂ allâEterno nel momento che si iniziava per queste volontĂ il periodo di sempre crescente rinunzia, culminante a quella della vita per Me e della morte di un Figlio per Maria.
E, per quanto noi non avessimo nulla da farci perdonare dal Padre, pure per umiltĂ noi, i Senza Colpa, abbiamo chiesto il perdono del Padre per andare perdonati, assolti anche di un sospiro, incontro alla nostra missione degnamente. Per insegnarvi che piĂč si Ăš in grazia di Dio e piĂč la missione Ăš benedetta e fruttuosa. Per insegnarvi il rispetto a Dio e lâumiltĂ . Davanti a Dio Padre anche le nostre due perfezioni di Uomo e di Donna si sono sentite nulla e hanno chiesto perdono. Come hanno chiesto il âpane quotidianoâ.
Quale era il nostro pane? Oh! non quello impastato dalle pure mani di Maria e cotto nel piccolo forno, per il quale tante volte avevo formato fastelli e fascine. Anche quello necessario finchĂ© si Ăš sulla Terra. Ma il ânostroâ pane quotidiano era quello di fare giorno per giorno la nostra parte di missione. Che Dio ce la desse ogni giorno, perchĂ© fare la missione che Dio dĂ Ăš la gioia del ânostroâ giorno, non Ăš vero, piccolo Giovanni? Non lo dici anche tu che ti par vuoto il giorno, ti pare non stato, se la bontĂ del Signore ti lascia un giorno senza la tua missione di dolore?
44.14
Maria prega insieme a GesĂč. Ă GesĂč che vi giustifica, figli. Sono Io che rendo accettevoli e fruttuose le vostre preghiere presso il Padre. Io lâho detto[4]: âTutto quello che chiederete al Padre in mio nome, Egli ve lo concederĂ â, e la Chiesa avvalora le sue orazioni dicendo: âPer GesĂč Cristo Signor nostroâ.
Quando pregate, unitevi sempre, sempre, sempre a Me. Io pregherĂČ a voce alta per voi, coprendo la vostra voce di uomini con la mia di Uomo-Dio. Io metterĂČ sulle mie mani trafitte la vostra preghiera e lâeleverĂČ al Padre. DiverrĂ ostia di pregio infinito. La mia voce fusa con la vostra salirĂ come bacio filiale al Padre, e la porpora delle mie ferite farĂ prezioso il vostro pregare. Siate in Me se volete avere il Padre in voi, con voi, per voi.
44.15
Hai finito la narrazione dicendo: âE per noiâŠâ, e volevi dire: âper noi che siamo cosĂŹ ingrati verso questi Due che hanno montato il Calvario per noiâ. Hai fatto bene a mettere quelle parole. Mettile ogni volta che ti farĂČ vedere un nostro dolore. Sia come la campana che suona e che chiama a meditare e a pentirsi.
Basta, ora. Riposa. La pace sia con te».
EMR 44.7
Dice GesĂč:
«Questo Ú il quarto dolore di Maria Madre di Dio. Il primo, la presentazione al Tempio; il secondo, la fuga in Egitto; il terzo, la morte di Giuseppe; il quarto, il mio distacco da Lei.
Conoscendo il desiderio del Padre, ti ho detto ieri sera che affretterĂČ la descrizione dei ânostriâ dolori perchĂ© siano resi noti. Ma, come vedi, giĂ ne erano stati illustrati di quelli di mia Madre. Ho spiegato prima la fuga che la presentazione, perchĂ© vi era bisogno di farlo in quel giorno. Io so. E tu comprendi e dirai il perchĂ© al Padre. A voce.
EMR 44.9-12
Lâinsegnamento che viene dalla contemplazione del mio distacco va specialmente ai genitori e ai figli, che la volontĂ di Dio chiama alla rinuncia reciproca per un piĂč alto amore. In secondo luogo va a tutti coloro che si trovano di fronte ad una rinuncia penosa.
Quante ne trovate nella vita! Esse sono spine sulla Terra e trafiggenti il cuore, lo so. Ma a chi le accoglie con rassegnazione â badate, non dico: âa chi le desidera e le accoglie con gioiaâ (ciĂČ Ăš giĂ perfezione); dico: âcon rassegnazioneâ â si mutano in eterne rose. Ma pochi le accolgono con rassegnazione. Come asinelli restii, recalcitrate al volere del Padre e vi impuntate, se pur non cercate colpire con spirituali calci e morsi, ossia con ribellione e bestemmie al buon Dio.
44.10 E non dite: âMa io non avevo che questo bene e Dio me lâha tolto. Ma io non avevo che questo affetto e Dio me lâha strappatoâ. Anche Maria, donna gentile, amorosa alla perfezione, perchĂ© nella Tutta Grazia anche le forme affettive e sensitive erano perfette, non aveva che un bene e un amore sulla Terra: il Figlio suo. Non le rimaneva che Quello. I genitori morti da tempo, Giuseppe morto da qualche anno. Non câero che Io per amarla e farle sentire che non era sola. I parenti, per cagione di Me, di cui non sapevano lâorigine divina, le erano un poco ostili, come verso una mamma che non sa imporsi al figlio che esce dal comune buon senso, che rifiuta le nozze proposte, le quali potrebbero dare lustro alla famiglia, e aiuto anche.
I parenti, voce del senso comune, del senso umano â voi lo chiamate buon senso, ma non Ăš che senso umano, ossia egoismo â avrebbero voluto queste pratiche svolte nella mia vita. In fondo câera sempre la paura di dovere un giorno passare delle noie per causa mia, che giĂ osavo mettere fuori delle idee troppo idealiste, secondo loro, le quali potevano urtare la sinagoga. La storia ebraica era piena di insegnamenti sulla sorte dei profeti. Non era una facile missione quella del profeta, e dava sovente morte allo stesso e noie al parentado. In fondo câera sempre il pensiero di dovere, un giorno, occuparsi di mia Madre.
PerciĂČ il vedere che Ella non mi ostacolava in nulla e pareva in continua adorazione davanti al Figlio, li urtava. Questo urto sarebbe poi cresciuto nei tre anni di ministero, sino a culminare nei rimproveri aperti quando mi raggiungevano in mezzo alle folle e si vergognavano della mia, secondo loro, mania di urtare le caste potenti. Rimprovero a Me e a Lei, povera Mamma!
44.11 Eppure Maria, che sapeva lâumore dei parenti â non tutti furono come Giacomo e Giuda e Simone, nĂ© come la loro madre Maria di Cleofa â e che prevedeva lâumore futuro, Maria, che sapeva la sua sorte durante quei tre anni e quella che lâattendeva alla fine degli stessi e la sorte mia, non recalcitrĂČ come voi fate. Pianse. E chi non avrebbe pianto davanti ad una separazione da un figlio che lâamava come Io lâamavo, davanti alla prospettiva dei lunghi giorni, vuoti della mia presenza, nella casa solitaria, davanti al futuro del Figlio destinato a dare di cozzo contro il malanimo di chi era colpevole e che si vendicava dâesser colpevole offendendo lâIncolpevole sino ad ucciderlo?
Pianse perché era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di gloria eterna.
Quante madri nel mondo, a cui la morte svelle dalle braccia una creatura! Quante madri a cui un soprannaturale volere strappa dal fianco un figlio! Per tutte le sue figlie, come Madre dei cristiani, per tutte le sue sorelle, nel dolore di madre orbata, ha pianto Maria. E per tutti i figli che, nati da donna, sono destinati a divenire apostoli di Dio o martiri per amore di Dio, per fedeltĂ a Dio, o per ferocia umana.
44.12 Il mio Sangue e il pianto di mia Madre sono la mistura che fortifica questi segnati a eroica sorte, quella che annulla in loro le imperfezioni, o anche le colpe commesse dalla loro debolezza, dando, oltre al martirio, comunque subĂŹto, la pace di Dio e, se sofferto per Dio, la gloria del Cielo.
Le trovano i missionari come fiamma che scalda nelle regioni dove la neve impera, le trovano come rugiada lĂ dove il sole arde. Sono spremute dalla caritĂ di Maria e sono sgorgate da un cuore di giglio. Hanno perciĂČ, della caritĂ verginale sposata allâAmore, il fuoco, e della verginale purezza la profumata frescura, simile a quella dellâacqua raccolta nel calice di un giglio dopo una notte rugiadosa.
Le trovano i consacrati in quel deserto che Ăš la vita monastica bene intesa: deserto, perchĂ© non vive che lâunione con Dio, e ogni altro affetto cade divenendo unicamente caritĂ soprannaturale: per i parenti, gli amici, i superiori, gli inferiori.
Le trovano i consacrati a Dio nel mondo, nel mondo che non li capisce e non li ama, deserto anche per questi, in cui essi vivono come fossero soli, tanto sono incompresi e derisi per amor mio.
Le trovano le mie care âvittimeâ, perchĂ© Maria Ăš la prima delle vittime per amore di GesĂč, ed alle sue seguaci Ella dĂ , con mano di Madre e di Medico, le sue lacrime che ristorano e inebbriano a piĂč alto sacrificio.
Santo pianto della Madre mia!
GesĂč lascia Nazareth per iniziare la sua vita pubblica.
EMR 44.14
Quando pregate, unitevi sempre, sempre, sempre a Me. Io pregherĂČ a voce alta per voi, coprendo la vostra voce di uomini con la mia di Uomo-Dio. Io metterĂČ sulle mie mani trafitte la vostra preghiera e lâeleverĂČ al Padre. DiverrĂ ostia di pregio infinito. La mia voce fusa con la vostra salirĂ come bacio filiale al Padre, e la porpora delle mie ferite farĂ prezioso il vostro pregare. Siate in Me se volete avere il Padre in voi, con voi, per voi.
EMR 45
Giovanni battezza al Giordano. Maria lo sente predicare alla folla. Nel frattempo, GesĂč arrivĂČ in modo molto semplice, senza mostrarsi al suo Precursore. Ma il Precursore sembra intuire qualcosa e si volta verso il cugino. Subito va dal suo Signore e proclama che Ăš l'Agnello di Dio. Tutto si svolse poi come racconta il Vangelo. GesĂč fece poi un dettato, dicendo che Giovanni non aveva bisogno di segni. Tuttavia, ci fu una serie di manifestazioni cristologiche, in modo che la sua natura di Dio-Uomo non potesse essere negata dai suoi contemporanei.
EMR 45