Note del tema

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Comfort di lettura

EMR 211.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Se non volete essere anatema al Signore e a me suo servo, amate il Messia. E non abbiate dubbi. La sua testimonianza ù questa: spirito di pace, amore perfetto, sapienza superiore a qualsiasi altra, dottrina celeste, mitezza assoluta, potenza su ogni cosa, umiltà totale, castità angelica. Non vi potete sbagliare. Quando respirerete pace presso un uomo che si dice Messia, quando beverete amore, l’amore che da Lui emana, quando passerete dalle vostre tenebre nella Luce, quando vedrete redimersi i peccatori e sanarsi le carni, allora dite: ‘Questo ù veramente l’Agnello di Dio!’”

Dettaglio

Giovanni Battista parla alla gente di Ebron e dice loro di amare il Messia.

Parole chiave

EMR 211.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Portatemi i vostri malati e poi radunatevi in questo giardino abbandonato e profanato dal peccato dopo che fu fatto tempio per la Grazia che vi abitĂČ».

Gli ebroniti partono in tutte le direzioni come rondini e resta il sinagogo, che entra con GesĂč e i discepoli oltre la cinta del giardino, andando all’ombra di un pergolato intricato di rose e di viti, cresciute a loro beneplacito. Fanno presto a ritornare gli ebroniti. E con loro Ăš un paralitico in barella, una giovane cieca, un mutolino e due malati di non so che, che vengono accompagnati sorreggendoli.

«La pace a te», saluta GesĂč ad ogni malato che viene. E poi la dolce domanda: «Che volete che vi faccia?». E il coro dei lamenti di questi infelici, in cui ognuno vuole dire la storia propria.

GesĂč, che era seduto, si alza e va dal mutolino, a cui bagna le labbra con la sua saliva e dice la grande parola: «Apriti». E cosĂŹ la dice bagnando le palpebre senza taglio della cieca con il dito bagnato di saliva. E poi dĂ  la mano al paralitico e gli dice:

«Sorgi!»; infine impone le mani ai due malati dicendo: «Guarite, nel nome del Signore!».

E il mutolino, che prima mugolava, dice nettamente: «Mamma!», mentre la giovane sbatte le dissigillate palpebre alla luce e fa solecchio delle dita allo sconosciuto sole, e piange e ride, e guarda ancora, stringendo gli occhi perchĂ© Ăš non abituata alla luce, le fronde, la terra, le persone, specie GesĂč. Il paralitico scende sicuro dalla barella, e i suoi pietosi portatori sollevano la stessa vuota per fare capire ai lontani che la grazia Ăš fatta, mentre i due malati piangono di gioia e si inginocchiano a venerare il Salvatore loro. La folla Ăš in un urlio frenetico di osanna.

Tommaso, che Ú vicino a Giuda, lo guarda cosÏ intensamente e con una cosÏ chiara espressione che quello gli risponde: «Ero stolto, perdona».

Annotazione

Tommaso, che si trova accanto a Giuda, lo guarda cosĂŹ intensamente e con un'espressione cosĂŹ chiara che Giuda risponde: "Sono stato uno sciocco, perdonami". Questo segue una discussione tra Tommaso e Giuda, in cui l'Iscariota accusa GesĂč di non fare piĂč miracoli. Cfr. EMV 210.

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EMR 211.5-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Cessato il gridio, GesĂč inizia a parlare.

«“Il Signore parlĂČ a GiosuĂš dicendo: ‘Parla ai figli di Israele e di’ loro: Separate le cittĂ  pei fuggiaschi, delle quali vi parlai per mezzo di MosĂš, affinchĂ© vi si possa rifugiare chi avrĂ  involontariamente ucciso uno, e possa cosĂŹ sottrarsi all’ira del prossimo parente, del vendicatore del sangue’”. Ed Ebron Ăš una di queste. È sempre detto: “E i seniori della cittĂ  non consegneranno l’innocente a chi lo cerca per ucciderlo, ma lo accoglieranno e gli daranno da abitare e vi resterĂ  fino al giudizio e finchĂ© non muore il sommo sacerdote d’allora; dopo di che potrĂ  rientrare nella sua cittĂ  e nella sua casa”.

In questa legge Ăš giĂ  contemplato e ordinato l’amore misericordioso verso il prossimo. Questa legge ha imposto Iddio, perchĂ© non Ăš lecito condannare senza udire l’accusato, nĂ© Ăš lecito uccidere in momento d’ira. PuĂČ dirsi anche per i delitti e le accuse morali questa cosa. Non Ăš lecito accusare se non si conosce, nĂ© giudicare se non si Ăš udito l’accusato. Ma oggi alle accuse e alle condanne per le colpe solite o per le credute colpe se ne Ăš aggiunta una nuova serie: quella che si rivolge e che si fa contro coloro che vengono in nome di Dio. Nei secoli si Ăš ripetuta contro i Profeti, ora si torna a ripetere contro il Precursore del Cristo e contro il Cristo.

Voi lo vedete. Attirato con inganno fuori dal territorio di Sichem, il Battista attende la morte nelle prigioni di Erode, perchĂ© egli mai si piegherĂ  alla menzogna e al compromesso, e potrĂ  essere spezzata la sua vita e recisa la sua testa ma non si potrĂ  spezzargli la sua onestĂ  e recidere la sua anima dalla VeritĂ , servita fedelmente in tutte le sue diverse forme, divine, soprannaturali o morali che siano. E ugualmente si perseguita il Cristo, con doppia e decupla furia, perchĂ© Egli non si limita a dire: “Non ti Ăš lecito” ad Erode, ma tuona questo: “Non ti Ăš lecito” lĂ  dovunque Egli entrando trova peccato o sa che Ăš peccato, senza escludere nessuna categoria, in nome di Dio e per l’onore di Dio.

211.6

Come mai puĂČ essere questo? Non vi sono piĂč servi di Dio in Israele? SĂŹ, che vi sono. Ma sono “idoli”.

Nella lettera di Geremia[3] agli esuli sono dette, fra le tante cose, queste. E su esse vi richiamo la mente, perchĂ© ogni parola del Libro Ăš insegnamento che, dal momento in cui lo Spirito la fa scrivere per un fatto presente, si riferisce ad un fatto che verrĂ  in futuro. È dunque detto: “
Entrati che sarete in Babilonia voi vedrete degli dĂši d’oro, d’argento, di pietra, di legno
 Guardate di non imitare il fare degli stranieri, di non avere paura, di non temerli
 Dite in cuor vostro: ‘Bisogna adorare Te solo, o Signore’”.

E la lettera enumera le particolaritĂ  di questi idoli che hanno lingua fatta da artefice e non se ne servono per rimproverare i loro falsi sacerdoti, che li spogliano per rivestire dell’oro dell’idolo le meretrici, salvo poi levare l’oro, profanato dal sudore della prostituzione, per rivestire l’idolo; di questi idoli che la ruggine o la tignola possono rodere e che sono puliti e ordinati solo se l’uomo lava loro la faccia e li riveste, mentre non possono da sĂ© fare nulla neppure se hanno scettro o scure in mano.

E termina il Profeta: “PerciĂČ non li temete”. E continua: “Inutili come vasi rotti sono questi dĂši. I loro occhi sono pieni della polvere smossa dai piedi di chi entra nel tempio e sono tenuti ben serrati: come in un sepolcro o come chi ha offeso il re, perchĂ© chiunque li puĂČ spogliare dei loro vestimenti preziosi. Non vedono la luce delle lampade, perciĂČ sono nel tempio come travi, e le lampade non servono che ad affumicarli, mentre civette, rondini e altri uccelli volano sul loro capo e lo svirgolano di escrementi, e i gatti si fanno un nido nelle loro vesti e le lacerano. PerciĂČ non vanno temuti, sono cose morte. Neanche l’oro serve loro, Ăš una mostra, e se non Ăš ripulito non brillano, cosĂŹ come non hanno sentito niente quando furono fatti. Il fuoco non li ha destati. Furono comperati a prezzi favolosi. Vengono portati dove l’uomo vuole perchĂ© sono vergognosamente impotenti
 PerchĂ© dunque sono chiamati dĂši? PerchĂ© sono adorati con offerte e con una pantomima di cerimonie false, non sentite da chi le fa, non credute da chi le vede. Se viene loro fatto del male o del bene non ricambiano, sono incapaci di eleggere o detronizzare un re, non possono rendere le ricchezze nĂ© il male, non possono salvare un uomo dalla morte e salvare il debole dal prepotente. Non hanno pietĂ  delle vedove e degli orfani. Sono simili a pietre della montagna 
”.

La lettera dice su per giĂč cosĂŹ.

211.7

Ecco. Noi pure abbiamo degli idoli, non piĂč dei santi, nelle file del Signore. Per questo puĂČ il male erigersi contro il bene. Il male che svirgola di sterco l’intelletto e il cuore dei non piĂč santi, e fa nido sulle loro false vesti di bontĂ .

Non sanno parlare piĂč le parole di Dio. È naturale! Hanno una lingua fatta dall’uomo e parlano parole di uomo, quando non parlano parole di Satana, e non sanno che fare rimproveri folli agli innocenti e ai poveri, tacendo perĂČ lĂ  dove vedono corruzione potente. PerchĂ© tutti corrotti sono, e non possono l’un l’altro accusarsi delle stesse colpe. Avidi, non per il Signore, ma per Mammona, lavorano accettando l’oro della lussuria e del delitto, barattandolo, derubando, presi da una frenesia che travolge ogni limite e ogni cosa. Ogni polvere si annida su loro, fermenta su loro, e se mostrano faccia pulita, l’occhio di Dio vede un ben sporco cuore. La ruggine dell’odio e il verme del peccato li rode, nĂ© loro sanno intervenire per salvarsi. Agitano le maledizioni come scettri e scuri, ma non sanno di essere maledetti. Chiusi nel loro pensiero e nel loro livore, come cadaveri in un sepolcro o prigionieri in carcere, vi stanno, aggrappandosi alle sbarre per tema che una mano li levi di lĂ , perchĂ© lĂ  questi morti sono ancora qualcosa: mummie, non piĂč di mummie dall’aspetto umano ma dal corpo ridotto a legno arido, mentre fuori sarebbero oggetti sorpassati dal mondo che cerca la Vita, che ha bisogno della Vita come il bambino della mammella, e che vuole chi gli dĂ  Vita e non fetori di morte.

Stanno nel Tempio, sĂŹ, e il fumo delle lampade – degli onori – li affumica, ma la luce non scende in essi; e tutte le passioni si annidano in loro come uccelli e gatti, mentre il fuoco della missione non dĂ  loro il mistico tormento di essere arsi dal fuoco di Dio. Sono refrattari all’Amore. Il fuoco della caritĂ  non li accende, cosĂŹ come la caritĂ  non li veste dei suoi aurei splendori. La caritĂ  duplice nella forma e nella sorgente: caritĂ  di Dio e di prossimo la forma; caritĂ  da Dio e da uomo la sorgente. PerchĂ© Dio si allontana dall’uomo che non ama, e perciĂČ questa prima sorgente cessa; e si allontana l’uomo dall’uomo malvagio, e cessa anche la seconda sorgente. Tutto Ăš levato dalla CaritĂ  all’uomo senza amore. Si lasciano comperare con prezzo maledetto e si lasciano portare dove l’utile e il potere vuole.

No. Non Ăš lecito! Non vi Ăš moneta per comperare la coscienza, e specie quella dei sacerdoti e dei maestri. Non Ăš lecito avere acquiescenza con le cose forti della Terra quando esse vogliono portare in atti contrari alle cose ordinate da Dio. Questa Ăš impotenza spirituale, ed Ăš detto[4]: “L’eunuco non entrerĂ  nell’assemblea del Signore”. Se dunque non puĂČ essere del popolo di Dio l’impotente di natura, puĂČ mai essere suo ministro l’impotente di spirito? PerchĂ© in veritĂ  vi dico che molti sacerdoti e maestri sono ormai afflitti da colpevole eunuchismo, essendo mutilati della loro virilitĂ  spirituale. Molti. Troppi!

211.8

Meditate. Osservate. Confrontate. Vedrete che molti idoli abbiamo e pochi ministri del Bene che Ăš Dio. Ecco perchĂ© puĂČ farsi che le cittĂ  rifugio non siano piĂč rifugio. Nulla piĂč Ăš rispettato in Israele, e i santi muoiono perchĂ© i non santi li hanno odiosi.

Ma Io vi invito: “Venite!”. Io vi chiamo in nome del vostro Giovanni che langue perchĂ© fu santo, che Ăš colpito perchĂ© mi precede e perchĂ© ha tentato di levare le sozzure dalle vie dell’Agnello. Venite a servire Iddio. Il tempo Ăš vicino. Non siate impreparati alla Redenzione. Fate che la pioggia cada sopra il terreno seminato. Altrimenti per nulla sarĂ  effusa. Voi, voi di Ebron, alla testa dovete essere! Qui siete convissuti con Zaccaria e Elisa: i santi che hanno meritato dal Cielo Giovanni; e qui Giovanni ha sparso il profumo della Grazia con la sua vera innocenza di pargolo, e dal suo deserto vi ha inviato gli incensi anticorruttori della sua Grazia divenuta prodigio di penitenza. Non deludete il vostro Giovanni. Egli ha portato l’amore del prossimo ad un livello quasi divino, onde ama l’ultimo abitatore del deserto come ama voi suoi concittadini; ma certo che egli per voi impetra la Salute. E la Salute Ăš seguire la Voce del Signore e credere nella sua Parola. Da questa cittĂ  sacerdotale venite in massa al servizio di Dio. Io passo e vi chiamo. Non siate inferiori alle meretrici, alle quali basta una parola di misericordia per lasciare la via percorsa prima e venire sulla via del Bene.

Mi Ăš stato chiesto al mio arrivo: “Ma Tu non ci serbi rancore?”. Rancore? Oh! no! Amore vi serbo! E serbo la speranza di vedervi nelle mie schiere di popolo. Del popolo che Io conduco a Dio, nel novello esodo verso la vera Terra Promessa: il Regno di Dio, oltre il Mare Rosso dei sensi e i deserti del peccato, liberi dalle schiavitĂč di ogni genere, alla Terra eterna, pingue di delizie, satura di pace
 Venite! Questo Ăš l’Amore che passa. Chi vuole puĂČ seguirlo, perchĂ© ad essere accolti da Lui altro non occorre che buona volontà».

Annotazione

Il Signore parlĂČ a GiosuĂš con queste parole: "Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Stabilite le cittĂ  di rifugio di cui vi ho parlato per mezzo di MosĂš, affinchĂ© chiunque abbia ucciso involontariamente possa trovarvi rifugio e sfuggire cosĂŹ all'ira del parente prossimo, vendicatore del sangue"". Cfr. GiosuĂš 20, 1-9 ed Esodo 21, 12-13". Si vedano gli estratti qui sotto.

E continua: "Gli anziani della cittĂ  non consegneranno l'innocente nelle mani di chi cerca di ucciderlo, ma lo accoglieranno e gli permetteranno di abitare lĂŹ, e rimarrĂ  lĂŹ fino al giudizio e fino alla morte del sommo sacerdote allora in carica; dopo di che potrĂ  tornare alla sua cittĂ  e alla sua casa". "Cfr. GiosuĂš 20,1-9 e Num 35,25-28. Vedi sotto.

In questa legge si osserva e si organizza l'amore misericordioso per il prossimo. È la legge delle città di rifugio e la legge delle città levitiche.

CittĂ  di rifugio: questa legge, a cui si riferisce la citazione precedente (GiosuĂš 20,1-6), riguarda le cittĂ  di rifugio, che servivano da manicomio per gli assassini involontari. In questo modo, erano esenti dalla legge della vendetta (che Giuda cita nelle ultime righe di EMV 566.8, forse riferendosi a Genesi 9,6 e ad alcuni passi che ricordiamo piĂč avanti). Le cittĂ  di rifugio erano sei, tra cui Hebron (come qui) e Kedesh (come in EMV 342.1.2.7.9).

CittĂ  levitiche: erano tra le 48 cittĂ  levitiche, dove vivevano i Leviti. Si veda l'estratto biblico sottostante, nel Libro di GiosuĂš, capitolo 21.

Le prescrizioni relative a entrambi si trovano in Esodo 21:12-13 | Numeri 35 | Deuteronomio 4:41-43 | Deuteronomio 19:1-13 | GiosuĂš 20-21. Si vedano gli estratti qui sotto.

La lettera di Geremia agli esuli comprende quanto segue. Lettera di Geremia 1,1-72 (talvolta inserita in Baruc 6). L'estratto biblico Ăš riportato di seguito.

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Libro di GiosuĂš 20, 1-9 (cittĂ  di rifugio)

GiosuĂš 20, 1-9: Yahweh parlĂČ a GiosuĂš, dicendo: "Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Come vi ho comandato per mezzo di MosĂš, stabilite per voi delle cittĂ  di rifugio, dove possa fuggire l'omicida che ha ucciso qualcuno per errore senza saperlo, ed esse saranno il vostro rifugio dal vendicatore del sangue. L'omicida fuggirĂ  in una di queste cittĂ ; si fermerĂ  all'ingresso della porta della cittĂ  e spiegherĂ  il suo caso agli anziani di quella cittĂ ; essi lo accoglieranno con loro nella cittĂ  e gli daranno un posto per vivere con loro. Se il vendicatore di sangue lo insegue, non consegneranno l'omicida nelle sue mani, perchĂ© ha ucciso inconsapevolmente il suo prossimo, che prima non odiava. L'omicida resterĂ  in quella cittĂ  finchĂ© non comparirĂ  davanti alla comunitĂ  per essere giudicato, fino alla morte del sommo sacerdote che sarĂ  in carica in quei giorni. Allora l'omicida si volterĂ  e tornerĂ  nella sua cittĂ  e nella sua casa, nella cittĂ  da cui Ăš fuggito".

Consacrarono Cedes a Gallilee, nella regione collinare di Neftali; Sichem, nella regione collinare di Efraim; e Cariath-arbe, che Ăš Hebron, nella regione collinare di Giuda. Dall'altra parte del Giordano, di fronte a Gerico, a est, scelsero Bosor, nel deserto, in pianura, cittĂ  della tribĂč di Ruben; Ramoth in Galaad, della tribĂč di Gad, e Gaulon in Basan, della tribĂč di Manasse. Queste erano le cittĂ  assegnate a tutti i figli d'Israele e allo straniero che soggiornava in mezzo a loro, affinchĂ© chi avesse ucciso qualcuno per errore potesse rifugiarsi lĂŹ e non morire per mano del vendicatore di sangue prima di comparire davanti all'assemblea.

Libro dei Numeri 35, 25-28

Num 35, 25-28: La comunità libererà l'omicida dal vendicatore di sangue e lo farà tornare alla città di rifugio, dove Ú fuggito, e vi abiterà fino alla morte del sommo sacerdote che Ú stato unto con l'olio santo. Se l'omicida lascia prima di allora il territorio della città di rifugio dove Ú fuggito, e se il vendicatore di sangue lo incontra fuori dal territorio della sua città di rifugio, e se il vendicatore di sangue uccide l'omicida, questi non sarà colpevole di omicidio; perché l'omicida deve rimanere nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; e, dopo la morte del sommo sacerdote, l'omicida potrà tornare nel paese dove si trova il suo possesso.

Libro dell'Esodo 21, 12-13

Es 21, 12-13 : Chiunque colpisce a morte un uomo deve essere messo a morte. Ma se non gli ha teso un tranello e se Dio lo ha presentato alla sua mano, io gli stabilirĂČ un luogo dove rifugiarsi.

Libro del Deuteronomio 4, 41-43

Deut 4, 41-43 : MosÚ stabilÏ tre città al di là del Giordano, a oriente, perché se un omicida avesse inavvertitamente ucciso il suo prossimo e non fosse stato precedentemente suo nemico, potesse rifugiarsi in una di queste città e salvarsi la vita. Queste città erano: Bosor, nel deserto, nella pianura, per i Rubeniti; Ramoth, in Galaad, per i Gaditi e Golan, in Basan, per i Manassiti.

Libro del Deuteronomio 19, 1-13

Dt 19, 1-13: Quando Yahweh, il tuo Dio, avrà isolato le nazioni di cui Yahweh, il tuo Dio, ti dà la terra, e tu le avrai scacciate e abiterai nelle loro città e nelle loro case, allora separerai tre città in mezzo al paese che Yahweh, il tuo Dio, ti dà da possedere. Riparerete le strade che vi conducono e dividerete in tre parti il paese che Yahweh, il vostro Dio, vi dà in eredità, perché ogni assassino possa fuggire verso queste città. Questo Ú il caso in cui l'omicida che vi si rifugia avrà salva la vita: se ha ucciso inavvertitamente il suo prossimo, senza essergli prima nemico. Per esempio, un uomo va a tagliare la legna nel bosco con un altro uomo; la sua mano alza l'ascia per abbattere un albero; il ferro sfugge dal manico, colpisce il suo compagno e lo uccide: quest'uomo fuggirà in una di queste città e la sua vita sarà salva. Altrimenti il vendicatore del sangue, inseguendo l'assassino nel pieno della sua ira, lo raggiungerebbe, se la strada fosse troppo lunga, e gli sferrerebbe un colpo mortale; eppure quest'uomo non avrebbe meritato la morte, poiché non aveva un odio precedente per la vittima. Ecco perché vi do questo comando: mettete da parte tre città. E se Yahweh, il tuo Dio, allargherà i tuoi confini, come ha giurato ai tuoi padri, e ti darà tutta la terra che ha promesso ai tuoi padri di darti, a condizione che tu osservi e metta in pratica tutti questi comandamenti che ti do oggi, amando Yahweh vostro Dio e camminando sempre nelle sue vie, aggiungerete a queste tre città altre tre città, affinché non venga sparso sangue innocente in mezzo al paese che Yahweh vostro Dio vi dà in eredità e non vi sia sangue su di voi. Ma se un uomo odia il suo prossimo, gli tende un'imboscata e lo colpisce a morte, e poi fugge in una di queste città, gli anziani della sua città lo manderanno a prendere e lo consegneranno nelle mani del vendicatore di sangue, perché muoia. Il tuo occhio non avrà pietà di lui, toglierai il sangue innocente di Israele e prospererai".

Libro di GiosuĂš 21, 1-43 (cittĂ  levitiche)

GiosuĂš 21, 1-43: Allora i capifamiglia dei Leviti si presentarono al sacerdote Eleazar, a GiosuĂš figlio di Nun e ai capifamiglia delle tribĂč dei figli d'Israele e parlarono loro a Shiloh, nel paese di Canaan, dicendo: "Yahweh ha ordinato per mezzo di MosĂš che ci siano date delle cittĂ  per le nostre abitazioni e i loro sobborghi per il nostro bestiame". I figli d'Israele assegnarono ai Leviti, secondo il comando di Yahweh, le seguenti cittĂ  e i loro sobborghi.

La sorte tirĂČ prima le famiglie dei Caath; i figli del sacerdote Aronne, tra i Leviti, presero a sorte tredici cittĂ  dalla tribĂč di Giuda, dalla tribĂč di Simeone e dalla tribĂč di Beniamino; gli altri figli di Caath presero a sorte dieci cittĂ  dalle famiglie della tribĂč di Efraim, dalla tribĂč di Dan e dalla mezza tribĂč di Manasse. I figli di Gerson presero a sorte tredici cittĂ  dalle famiglie della tribĂč di Issacar, della tribĂč di Asher, della tribĂč di Neftali e della mezza tribĂč di Manasse in Basan. I figli di Merari, secondo le loro famiglie, ottennero dodici cittĂ  dalla tribĂč di Ruben, dalla tribĂč di Gad e dalla tribĂč di Zabulon. I figli d'Israele assegnarono a sorte queste cittĂ  e i loro sobborghi ai leviti, come Yahweh aveva ordinato per mezzo di MosĂš.

Dalla tribĂč dei figli di Giuda e dalla tribĂč dei figli di Simeone diedero le seguenti cittĂ  per nome, per i figli di Aronne, tra le famiglie dei Caatiti, tra i figli di Levi; perchĂ© la sorte fu tirata per prima su di loro. Diedero loro, nella regione collinare di Giuda, la cittĂ  di Arbe, padre di Enac, che Ăš Ebron, e i suoi dintorni. A Caleb, figlio di Iefona, diedero in possesso la campagna intorno a questa cittĂ  e i suoi villaggi. Ai figli del sacerdote Aronne diedero la cittĂ  di rifugio per l'assassino, Ebron con i suoi sobborghi, Lebna con i suoi sobborghi, Jether con i suoi sobborghi, Estemo con i suoi sobborghi, Holon con i suoi sobborghi, Dabir con i suoi sobborghi, Ain con i suoi sobborghi, Jeta con i suoi sobborghi, Bethsames con i suoi sobborghi: nove cittĂ  di queste due tribĂč. Della tribĂč di Beniamino: Ghibeon e i suoi sobborghi, Ghibeah e i suoi sobborghi, Anathoth e i suoi sobborghi, Almon e i suoi sobborghi: quattro cittĂ . Tutte le cittĂ  dei sacerdoti, figli di Aronne: tredici cittĂ  con i loro sobborghi.

Per quanto riguarda le famiglie dei figli di Caath, i Leviti e gli altri figli di Caath, le cittĂ  che furono loro assegnate a sorte provenivano dalla tribĂč di Efraim. I figli d'Israele diedero loro la cittĂ  di rifugio per l'omicida, Sichem e i suoi sobborghi, nella regione collinare di Efraim, nonchĂ© Gazer e i suoi sobborghi, Cibsaim e i suoi sobborghi, Beth-Horon e i suoi sobborghi: quattro cittĂ . Della tribĂč di Dan: Elteco e i suoi sobborghi, Gibathon e i suoi sobborghi, Aijalon e i suoi sobborghi, Geth-regmon e i suoi sobborghi: quattro cittĂ . Della mezza tribĂč di Manasse: Thanah con i suoi sobborghi, Geth-regmon con i suoi sobborghi: due cittĂ . In tutto, dieci cittĂ  con i loro sobborghi, per le famiglie degli altri figli di Caath.

Ai figli di Gerson, delle famiglie dei Leviti, diedero, della mezza tribĂč di Manasse, la cittĂ  di rifugio per l'assassino: Gaulon in Basan con i suoi sobborghi e Bosra con i suoi sobborghi: due cittĂ . Della tribĂč di Issacar: Ceresion con i suoi dintorni, Dabereth con i suoi dintorni, Jaramoth con i suoi dintorni, En-Gannim con i suoi dintorni: quattro cittĂ . Della tribĂč di Asher: Masal con i suoi sobborghi, Abdon con i suoi sobborghi, Helcath con i suoi sobborghi, Rohob con i suoi sobborghi: quattro cittĂ . Della tribĂč di Neftali: la cittĂ  di rifugio per l'assassino, Cedes in Galilea con i suoi sobborghi, Hamoth-dor con i suoi sobborghi, Carthan con i suoi sobborghi: tre cittĂ . Tutte le cittĂ  dei Gersoniti, secondo le loro famiglie: tredici cittĂ  con i loro sobborghi. Alle famiglie dei figli di Merari, al resto dei Leviti, diedero, della tribĂč di Zabulon, Jecnam con i suoi sobborghi, Cartha con i suoi sobborghi, Damna con i suoi sobborghi, Naalol con i suoi sobborghi: quattro cittĂ . Della tribĂč di Ruben: Bosor con i suoi sobborghi, Jassah con i suoi sobborghi, Cedemoth con i suoi sobborghi, Mephaath con i suoi sobborghi: quattro cittĂ . Della tribĂč di Gad: la cittĂ  di rifugio per l'omicida, Ramoth-Gilead con i suoi sobborghi, Manaim con i suoi sobborghi, Heshbon con i suoi sobborghi, Jaser con i suoi sobborghi: in tutto quattro cittĂ . Tutte le cittĂ  assegnate a sorte ai figli di Merari secondo le loro famiglie, che costituiscono il resto delle famiglie dei Leviti: dodici cittĂ .

Tutte le cittĂ  dei leviti in mezzo ai possedimenti dei figli d'Israele: quarantotto cittĂ  con i loro sobborghi. Ognuna di queste cittĂ  aveva i suoi sobborghi tutt'intorno; cosĂŹ fu per tutte queste cittĂ . CosĂŹ Yahweh diede a Israele tutta la terra che aveva giurato di dare ai loro padri; essi ne presero possesso e vi si stabilirono. Yahweh diede loro riposo tutt'intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno dei loro nemici potĂ© resistere e Yahweh li consegnĂČ tutti nelle loro mani. E di tutte le cose buone che Yahweh aveva detto alla casa d'Israele, non ce ne fu una che rimase inascoltata; tutte si realizzarono.

Libro di Geremia 1, 1-72 (a volte trasposto nel Libro di Baruc 6, 1-72) - Sugli idoli

Ger 1, 1-72 | Ba 6, 1-72 : copia della lettera che Geremia inviĂČ a coloro che stavano per essere condotti in cattivitĂ  a Babilonia dal re dei Babilonesi, per dire loro ciĂČ che Dio gli aveva ordinato di dire. A causa dei peccati che avete commesso davanti a Dio, sarete condotti in cattivitĂ  a Babilonia da Nabucodonosor, re dei Babilonesi. Quando arriverete a Babilonia, vi resterete per molti anni e per molto tempo, fino a sette generazioni, e poi vi farĂČ uscire in pace. Ma a Babilonia vedrete dĂši d'argento, d'oro e di legno, che vengono portati a spalla e che incutono timore tra le nazioni. Fate attenzione, dunque, a non imitare anche voi questi stranieri e a non lasciarvi prendere dalla paura di questi dei. Quando vedrete folle di persone radunarsi davanti e dietro di loro e rendere loro omaggio, dite in cuor vostro: "Sei tu, Maestro, che devi essere adorato. PerchĂ© il mio angelo Ăš con te e ha cura della tua vita.

PerchĂ© la lingua di questi dĂši Ăš stata levigata da un artigiano; Ăš rivestita d'oro e d'argento, ma sono menzogne e non possono parlare. Quanto a una ragazza che ama la raffinatezza, hanno preso l'oro e hanno fatto corone da mettere sulla testa di questi dĂši. I sacerdoti arrivano a rubare l'oro e l'argento ai loro dĂši e lo usano per i loro scopi; lo danno persino alle prostitute nelle loro case. Adornano questi dĂši d'argento, d'oro e di legno con vesti ricche come gli uomini, ma non riescono a proteggersi dalla ruggine o dai vermi. Quando sono stati rivestiti di porpora, devono ancora pulirsi il viso, perchĂ© la polvere della casa li ricopre fittamente. Uno ha in mano uno scettro, come un governatore di provincia: non ucciderĂ  chi lo offende. Un altro porta in mano una spada o un'ascia, ma non puĂČ difendersi dal nemico o dai ladri. Questo dimostra che non sono dĂši, quindi non temeteli.

Proprio come il vaso di un uomo, quando si rompe, diventa inutile, cosĂŹ fanno i loro dĂši. Se li mettete in una casa, i loro occhi si riempiono della polvere dei piedi di chi entra. Come le porte della prigione vengono accuratamente chiuse per un uomo che ha offeso il re o per un uomo che sta per essere messo a morte, cosĂŹ i sacerdoti difendono la dimora dei loro dĂši con porte robuste, con serrature e chiavistelli, per evitare che vengano derubati dai ladri. Accendono lampade, anche piĂč che per loro stessi, e questi dĂši non possono vederle. Sono come una delle travi della casa e si dice che i loro cuori siano divorati dai parassiti che escono dalla terra e divorano loro e i loro vestiti senza che se ne accorgano. I loro volti diventano neri per il fumo che sale dalla casa. Gufi, rondini e altri uccelli svolazzano intorno ai loro corpi e alle loro teste, e i gatti stessi si divertono allo stesso modo. Da questo saprete che non sono dĂši, quindi non temeteli.

L'oro di cui sono rivestiti per abbellirli, se qualcuno non toglie la ruggine, non lo farĂ  brillare; infatti non hanno sentito nulla nemmeno quando sono stati fusi. Questi idoli sono stati comprati al prezzo piĂč alto, e non c'Ăš alito di vita in loro. Non avendo piedi, vengono portati sulle spalle, mostrando cosĂŹ agli uomini la loro vergognosa impotenza. Che coloro che li servono siano confusi con loro! Se cadono a terra, non si rialzano da soli; e se qualcuno li alza, non si muovono da soli; e se si appoggiano, non si raddrizzano. Le offerte sono poste davanti a loro come davanti ai morti. I sacerdoti vendono le vittime offerte loro e ne traggono profitto; le loro mogli le salano e non danno nulla ai poveri o agli infermi. Le donne partorienti o in stato di impuritĂ  toccano i loro sacrifici. Sapendo dunque da queste cose che non sono dĂši, non temeteli.

E perché chiamarli dÚi? Perché sono le donne che vengono a portare le loro offerte a questi dei di argento, oro e legno. E nei loro templi i sacerdoti siedono con le tuniche strappate, il capo e il volto rasato e la testa scoperta. Ruggiscono e gridano davanti ai loro dÚi, come a un banchetto funebre. I loro sacerdoti li spogliano delle loro vesti e ne rivestono le mogli e i figli. Sia che si faccia loro del male, sia che si faccia loro del bene, non possono fare nulla; non possono stabilire un re né rovesciarlo. Non possono nemmeno donare ricchezze, né una moneta. Se qualcuno che ha fatto un voto a loro non lo adempie, non chiederanno nulla. Non salveranno un uomo dalla morte; non strapperanno il debole dalla mano del potente. Non daranno la vista ai ciechi e non libereranno gli afflitti. Non avranno pietà della vedova e non faranno del bene all'orfano. Questi idoli di legno, rivestiti d'oro e d'argento, sono come rocce tagliate da una montagna, e coloro che li servono saranno svergognati. Come possiamo credere o dire che sono dÚi?

I Caldei stessi li disonorano quando, vedendo un uomo che non puĂČ parlare, lo presentano a Bel, chiedendo al muto di parlare, come se il dio potesse sentire qualcosa. E anche se se ne rendono conto, non possono abbandonare questi idoli, perchĂ© non hanno sentimenti. Le donne, avvolte in una corda, vanno a sedersi sui sentieri, bruciando farina grossolana; e quando una di loro, attirata da qualche passante, ha dormito con lui, rimprovera la sua vicina di non essere stata giudicata degna dello stesso onore e di non aver visto la sua treccia di giunco spezzata. Tutto ciĂČ che si dice sugli idoli Ăš una menzogna. Come possiamo quindi credere o dire che sono degli dei?

Sono stati modellati da artigiani e orafi; non possono essere diversi da come gli operai li vogliono. E gli operai che li hanno modellati non hanno vita lunga: come potrebbero allora le loro opere essere di lunga durata? Non hanno lasciato ai posteri altro che menzogne e disgrazie. Quando arriva la guerra o qualche altra calamitĂ , i sacerdoti decidono tra di loro dove nascondersi con i loro dĂši: come non capire allora che non si tratta di dĂši, che non possono salvarsi dalla guerra o da qualche altra calamitĂ ?

Questi idoli di legno, ricoperti d'oro e d'argento, saranno poi riconosciuti come una menzogna; per tutte le nazioni e i re sarĂ  evidente che non sono dĂši, ma opere di uomini e che in essi non c'Ăš alcuna opera divina. Per chi, dunque, non sarebbe evidente che non sono dĂši?

Non stabiliranno mai un re su una terra, né daranno la pioggia agli uomini. Non potranno giudicare i loro affari, né proteggere dall'ingiustizia, poiché non possono fare nulla, come i corvi che stanno tra il cielo e la vostra terra. E quando il fuoco cadrà sulla casa di questi dÚi di legno, rivestiti d'oro e d'argento, i loro sacerdoti fuggiranno e si salveranno; ma essi si consumeranno come travi in mezzo alle fiamme. Non resisteranno a un re o a un esercito nemico. Come possiamo ammettere o pensare che siano degli dei?

Non sfuggiranno a ladri e briganti, questi dĂši di legno, ricoperti d'argento e d'oro. Uomini piĂč potenti di loro porteranno via l'argento e l'oro e se ne andranno con i ricchi vestiti di cui sono stati ricoperti, e questi dĂši non potranno fare a meno. PerciĂČ Ăš meglio essere un re che mostra la sua forza, o un vaso utile nella casa che il padrone usa, che essere questi falsi dĂši; o una porta in una casa che custodisce ciĂČ che vi Ăš dentro, che essere questi falsi dĂši; o una colonna di legno nella casa di un re, che essere questi falsi dĂši. Il sole, la luce e le stelle, che sono luminosi e inviati a beneficio degli uomini, obbediscono a Dio. Anche il lampo, quando appare, Ăš bello da vedere; anche il vento soffia su tutta la terra; e le nuvole, quando Dio ordina loro di coprire tutta la terra, fanno ciĂČ che viene loro detto. Anche il fuoco, quando viene mandato dall'alto per consumare i monti e le foreste, fa ciĂČ che gli viene ordinato. Ma gli idoli non sono paragonabili, nĂ© per bellezza nĂ© per potenza, a tutte queste cose. PerciĂČ non dobbiamo pensare nĂ© dire che sono dĂši, poichĂ© non possono nĂ© discernere ciĂČ che Ăš giusto nĂ© fare del bene agli uomini. Sapendo dunque che non sono dĂši, non temeteli.

Non possono nĂ© maledire nĂ© benedire i re. Non mostrano alle nazioni segni nel cielo; non brillano come il sole e non danno luce come la luna. Le bestie sono migliori di loro, perchĂ© possono fuggire e trovare riparo ed essere utili a se stesse. PerciĂČ non Ăš affatto evidente che siano degli dĂši; non temeteli.

Come uno spaventapasseri in un campo di cetrioli non vi protegge da nulla, cosĂŹ Ăš per i loro dĂši di legno, ricoperti d'oro e d'argento. Come un cespuglio di spine in un giardino su cui si posano tutti gli uccelli, o un morto gettato in un luogo buio, cosĂŹ sono i loro dĂši di legno, ricoperti d'oro e d'argento. Anche la porpora e lo scarlatto che li ricoprono mostrano che non sono dĂši. Essi stessi finiranno per essere divorati e diventeranno una vergogna nel paese. Meglio l'uomo giusto che non ha idoli: non dovrĂ  temere la confusione.

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EMR 211.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Non Ăš lecito condannare senza udire l’accusato, nĂ© Ăš lecito uccidere in momento d’ira. PuĂČ dirsi anche per i delitti e le accuse morali questa cosa. Non Ăš lecito accusare se non si conosce, nĂ© giudicare se non si Ăš udito l’accusato.

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EMR 211.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Io vi invito: “Venite!”. (...) Venite a servire Iddio. Il tempo ù vicino. Non siate impreparati alla Redenzione. Fate che la pioggia cada sopra il terreno seminato. Altrimenti per nulla sarà effusa. (...) La Salute ù seguire la Voce del Signore e credere nella sua Parola. (...) Venite in massa al servizio di Dio. Io passo e vi chiamo. Non siate inferiori alle meretrici, alle quali basta una parola di misericordia per lasciare la via percorsa prima e venire sulla via del Bene.

Mi Ăš stato chiesto al mio arrivo: “Ma Tu non ci serbi rancore?”. Rancore? Oh! no! Amore vi serbo! E serbo la speranza di vedervi nelle mie schiere di popolo. Del popolo che Io conduco a Dio, nel novello esodo verso la vera Terra Promessa: il Regno di Dio, oltre il Mare Rosso dei sensi e i deserti del peccato, liberi dalle schiavitĂč di ogni genere, alla Terra eterna, pingue di delizie, satura di pace
 Venite! Questo Ăš l’Amore che passa. Chi vuole puĂČ seguirlo, perchĂ© ad essere accolti da Lui altro non occorre che buona volontĂ .

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EMR 211.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Mi Ăš stato chiesto al mio arrivo: “Ma Tu non ci serbi rancore?”. Rancore? Oh! no! Amore vi serbo! E serbo la speranza di vedervi nelle mie schiere di popolo. Del popolo che Io conduco a Dio, nel novello esodo verso la vera Terra Promessa: il Regno di Dio, oltre il Mare Rosso dei sensi e i deserti del peccato, liberi dalle schiavitĂč di ogni genere, alla Terra eterna, pingue di delizie, satura di pace
 Venite! Questo Ăš l’Amore che passa. Chi vuole puĂČ seguirlo, perchĂ© ad essere accolti da Lui altro non occorre che buona volontĂ .

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