«Padre Abramo mantienimi la pazienza!!! E in che ti pare che preferisca altri a te il Maestro?».
«Ma non vedi anche ora? Venuto il tempo di lasciare Betsur, dopo una sosta per istruire tre pastori che potevano benissimo essere istruiti da Isacco, ecco che chi lascia con sua Madre? Io, te? No. Lascia Simone. Un vecchio che quasi non parla!âŠÂ».
«Ma che quel poco che dice lo dice sempre bene», rimbecca Tommaso, solo ormai, perché le donne con Andrea si sono separate e vanno avanti svelte come per fuggire un pezzo di via tutta sole.
210.5 I due apostoli sono cosĂŹ accalorati che non sentono venire GesĂč, perchĂ© il rumore della sua pedata si perde del tutto nel polverone della via. Ma se Lui non fa rumore, loro due urlano per dieci, e GesĂč sente. Dietro a Lui sono Pietro, Matteo, i due cugini del Signore, Filippo e Bartolomeo e i due figli di Zebedeo, che hanno fra di loro Marziam.
GesĂč dice: «Hai detto bene, Tommaso. Simone parla poco, ma quel poco lo dice sempre bene. Ă una mente pacata e un cuore onesto. Ă soprattutto una grande buona volontĂ . Per questo lâho lasciato con mia Madre. Ă un vero galantuomo e insieme Ăš uno che sa vivere, che ha sofferto, e che Ăš vecchio. PerciĂČ â parlo, posto che suppongo che câĂš chi gli pare ingiusta la scelta â perciĂČ era il piĂč adatto a rimanere. Non potevo, Giuda, permettere che mia Madre rimanesse sola presso una povera donna ancora malata. Ed era giusto che la lasciassi. La Madre compirĂ lâopera da Me iniziata. Ma non potevo neppure lasciarla con i fratelli miei, nĂ© con Andrea, Giacomo o Giovanni, e neppure con te. Se non ne capisci la ragione, non so che direâŠÂ».
«PerchĂ© Ăš tua Madre, giovane, bella, e la genteâŠÂ».
«No! La gente avrĂ sempre fango nel pensiero, sulle labbra e nelle mani, e specie nel cuore, la gente disonesta che vede, in tutti, i sentimenti che ha essa; ma del suo fango Io non me ne curo. Cade da sĂ© quando Ăš secco. Ma ho preferito Simone perchĂ© Ăš vecchio e non avrebbe troppo ricordato i figli morti alla desolata. Voi giovani li avreste rievocati con la vostra gioventĂč⊠Simone sa vegliare e sa non farsi sentire, non esige mai nulla, sa compatire, sa sorvegliare se stesso. Potevo prendere Pietro. Chi meglio di lui presso mia Madre? Ma Ăš troppo impulsivo ancora. Vedi che glielo dico sul viso, e lui non se ne adombra. Pietro Ăš sincero e ama la sinceritĂ anche se a suo danno. Potevo prendere Natanaele. Ma non Ăš mai stato in Giudea. Simone invece la conosce bene, e sarĂ prezioso per guidare la Madre a Keriot. Sa anche dove Ăš la tua casa di campagna e quella di cittĂ e non farĂ âŠÂ».
210.6 «Ma⊠Maestro!⊠Ma la Madre tua verrà proprio dalla mia?».
«Ma Ú detto. E quando una cosa Ú detta si fa. Noi andremo lentamente, fermandoci ad evangelizzare per questi paesi. Non vuoi che la evangelizzi la tua Giudea?».
«Oh! sĂŹ, Maestro⊠Ma credevo⊠ma pensavoâŠÂ».
«Ma piĂč di tutto ti creavi delle pene per delle chimere sognate da te. Alla seconda fase della luna di ziv noi saremo tutti da tua madre. Noi, ossia anche mia Madre con Simone. Per ora Ella evangelizza Betsur, cittĂ giudea, cosĂŹ come Giovanna evangelizza Gerusalemme, e con lei lo fa una fanciulla e un sacerdote giĂ lebbroso, cosĂŹ come Lazzaro con Marta e il vecchio Ismaele evangelizzano Betania, cosĂŹ come a Jutta evangelizza Sara e a Keriot certo parla del Messia tua madre. Non puoi certo dire che lascio la Giudea senza voci. Ma anzi do ad essa, chiusa e proterva piĂč di altre regioni, le voci piĂč dolci, quelle delle donne, oltre che quelle di Isacco santo e di Lazzaro amico. Le donne che alla parola uniscono lâarte sottile della donna, maestra nel portare gli animi al punto che vuole. Non parli piĂč? PerchĂ© quasi piangi, grande bambino capriccioso? Che ti giova avvelenarti con le ombre? Hai ancora motivo di inquietudine?
Suvvia! ParlaâŠÂ».
«Sono cattivo⊠e Tu sei tanto buono. La tua bontà mi colpisce sempre, perché Ú sempre cosÏ fresca, cosÏ nuova⊠Io⊠io non so mai dire quando la trovo sul mio cammino».
«Hai detto il vero. Non lo puoi sapere. Ma Ú perché non Ú né fresca né nuova. à eterna, Giuda. à onnipresente, Giuda...»