Note della parola chiave

La Vergine Maria

Tema: Parole chiave principali e trasversali 🌟 · Pagina 17 di 32

Comfort di lettura

EMR 73.5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

In veritĂ  devo dire che ebbri fummo tutti, anche io, allora adolescente, anche la moglie, di allora pochi anni
 perchĂ© credemmo tutti, e in una povera donna galilea volemmo vedere la Vergine partoriente di cui parlarono i Profeti. Ma se era con un rozzo galileo! Il marito certo. Se era moglie, come poteva esser la “Vergine”? Insomma, credemmo. Doni, adorazioni
 case aperte per ospitarli
 Oh! l’avevano saputa far bene la parte! Povera Anna! Ci ha rimesso i beni e la vita, e anche i figli di sua figlia, la prima, l’unica che si Ăš salvata perchĂ© sposata con un mercante di Gerusalemme, persero i beni, perchĂ© la casa fu arsa e tutto il podere segato per ordine d’Erode. Ora Ăš un campo incolto su cui pascolano gli armenti.

Dettaglio

Un abitante di Betlemme parla della NativitĂ  (Ăš ostile al Messia) e dice:

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EMR 73.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

E ancor non Ăš detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterĂ  dalla radice di Jesse e un fiore verrĂ  da questa radice”? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non Ăš la “Vergine” che partorirĂ  il Figliolo, non avuto da uomo, chĂ© allora non piĂč vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarĂ  “l’Emmanuele” perchĂ© Figlio di Dio, sarĂ  Dio e porterĂ  perciĂČ Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice?

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EMR 73.10

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Eppure
 Amici, qui la notte del 25, d’Encenie, dalla Vergine nacque GesĂč Cristo, l’Emmanuele, il Verbo di Dio fatto Carne per amore dell’uomo: Io che vi parlo. Anche allora, come ora, il mondo fu sordo alle voci del Cielo che parlavano ai cuori
 ed ha respinto la Madre
 e qui
 No, Giuda, non torcere con disgusto lo sguardo da quelle nottole svolazzanti, da quei ramarri, da quelle tele di ragno, non sollevare con schifo la tua bella veste ricamata perchĂ© non strusci sul suolo coperto degli escrementi animali. Quelle nottole sono le figlie delle figlie di quelle che furono i primi balocchi agitati sotto gli occhi del Bambino, per il quale gli angeli cantavano il “Gloria” udito dai pastori, non ebbri altro che di estatica gioia, di vera gioia. Quei ramarri, col loro smeraldo, furono i primi colori che colpirono la mia pupilla, i primi dopo il candore della veste e del materno volto. Quelle tele di ragno, i baldacchini della mia culla regale. Questo suolo
 oh! lo puoi calpestare senza sdegno
 È coperto di escrementi
 ma Ăš santificato dal piede di Lei, la Santa, la grande Santa, la Pura, l’Inviolata, la Puerpera deipara, Colei che partorĂŹ perchĂ© doveva partorire, partorĂŹ perchĂ© Dio, non l’uomo, glielo disse e l’incinse di SĂ©. Lei, la Senza Macchia, l’ha premuto. Tu lo puoi calpestare. E per le piante dei tuoi piedi Dio voglia ti salga al cuore la purezza da Lei effusa ».

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EMR 74.7-9

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

74.7 GesĂč stende le braccia. Giuda, che vede il gesto, dice: «Non parlare! Non Ăš prudente!».

Ma GesĂč empie la piazza della sua voce potente: «Uomini di Giuda! Uomini di Betlemme, udite! Udite o voi, donne della terra sacra a Rachele! Udite un che da Davide viene, che perseguitato ha sofferto, che fatto degno di parlare parla per darvi luce e conforto. Udite».

La gente cessa di vociare, litigare, comperare, e si affolla.

«È un rabbi!».

«Viene da Gerusalemme certo».

«Chi Ú?».

«Che bell’uomo!».

«Che voce!».

«Che modi!».

«Eh! se Ú progenie di Davide!».

«Nostro, allora!».

«Udiamo, udiamo!».

Tutta la piazza Ăš ora contro la scaletta, che pare un pulpito.

«Nella Genesi Ăš detto: “Io porrĂČ inimicizia fra te e la donna
 essa ti schiaccerĂ  il capo e tu la insidierai nel calcagno”. E ancora Ăš detto: “Io moltiplicherĂČ i tuoi affanni e le tue gravidanze
 e la terra produrrĂ  triboli e spine”. Questa la condanna dell’uomo, della donna e del serpente.

Venuto da lontano a venerare la tomba di Rachele, ho udito nel vento della sera, nella rugiada della notte, nel pianto dell’usignolo al mattino, ripetersi il singhiozzo di Rachele antica, ripetuto da bocche e bocche di madri di Betlemme nel chiuso dei sepolcri, o nel chiuso dei cuori. Ed ho sentito ruggire il dolore di Giacobbe nel dolore dei vedovi consorti, senza piĂč sposa perchĂ© il dolore l’ha uccisa
 Piango con voi. Ma udite, fratelli della mia terra. Betlem, terra benedetta, la piĂč piccola delle cittĂ  di Giuda, ma la piĂč grande agli occhi di Dio e dell’umanitĂ  perchĂ© culla del Salvatore, come dice Michea, appunto perchĂ© tale, perchĂ© destinata ad esser il tabernacolo su cui si sarebbe posata la Gloria di Dio, il Fuoco di Dio, il suo incarnato Amore, ha scatenato l’odio di Satana.

“PorrĂČ inimicizia fra te e la donna. Essa ti terrĂ  sotto il suo piede e tu insidierai il suo calcagno”. Quale inimicizia piĂč grande di quella che ha per mĂšta i figli, il cuore del cuore della donna? E quale piĂč forte piede di quello della Madre del Salvatore? Ecco perciĂČ che naturale fu la vendetta di Satana vinto, il quale, no, non al calcagno, ma al cuore delle madri, per la Madre, avventĂČ la sua insidia.

Oh! moltiplicati affanni del perdere i figli dopo averli partoriti! Oh! tremendi triboli dell’aver seminato e sudato per la prole, ed esser padre senza piĂč prole! Ma giubila, Betlemme! Il tuo sangue piĂč puro, il sangue degli innocenti, ha fatto via di fiamma e porpora al Messia ».

74.8 La folla, che Ăš andata sempre piĂč rumoreggiando da quando GesĂč ha nominato il Salvatore, e poi la Madre dello Stesso, ora ha un piĂč chiaro indizio di agitazione.

«Taci, Maestro», dice Giuda. «E andiamo».

Ma GesĂč non lo ascolta. Continua: « al Messia che la Grazia del Padre-Dio salvĂČ dai tiranni per conservarlo al popolo per sua salvezza e ».

Una stridula voce di donna grida: «Cinque, cinque ne avevo partoriti, e piĂč nessuno Ăš nella mia casa! Misera me!», e urla istericamente.

È l’inizio della gazzarra.

Un’altra si voltola nella polvere, si lacera le vesti, mostra una mammella mutilata nel capezzolo, e urla: «Qui, qui, su questa poppa me l’hanno sgozzato il mio primogenito! La spada gli ha reciso la faccia insieme al capezzolo mio. Oh! il mio Eliseo!».

«E io? E io? Ecco lĂ  la mia reggia! Tre tombe in una, vegliate dal padre. Marito e figli insieme. Ecco, ecco!
 Se c’ù il Salvatore, mi renda i figli, mi renda lo sposo, mi salvi dalla disperazione, da BelzebĂč mi salvi».

Urlano tutti: «I nostri figli, i mariti, i padri! Li renda, se c’ù!».

GesĂč agita le braccia imponendo silenzio. «Fratelli della mia terra, Io vorrei rendervi alla carne, anche alla carne, i figli. Ma Io ve lo dico: siate buoni, rassegnati, perdonate, sperate, gioite in una speranza, in una certezza giubilate. Presto riavrete i vostri figli, angeli nel Cielo, perchĂ© il Messia sta per aprire le porte dei Cieli e, se giusti sarete, la morte sarĂ  Vita che viene e Amore che torna ».

«Ah! sei Tu il Messia? In nome di Dio, dillo».

GesĂč abbassa le braccia col suo gesto cosĂŹ dolce, mansueto, che pare un abbraccio, e dice: «Lo sono».

«Via! Via! Per tua colpa, allora!».

Vola un sasso fra fischi e dileggi.

74.9 Giuda ha uno scatto bello
 oh! fosse stato sempre cosĂŹ! Si butta davanti al Maestro, ritto sul muretto del poggiolo, a manto spiegato, e riceve imperterrito i colpi di pietra, ne sanguina anche, e urla a Giovanni e Simone: «Portate via GesĂč. Dietro quelle piante. Io verrĂČ. Andate, in nome del Cielo!». E alla folla: «Idrofobi cani! Sono del Tempio, e al Tempio e a Roma vi denuncerĂČ».

La folla ha un attimo di paura. Ma poi riprende la sassaiola, per fortuna, maldestra. E Giuda imperterrito la riceve, rispondendo con contumelie alle maledizioni della folla. Anzi, afferra a volo un sasso e lo spedisce sulla testa di un vecchietto urlante come una gazza spennata viva. E, siccome tentano di dar la scalata al suo piedistallo, svelto raccoglie un ramo secco che Ăš al suolo (ora Ăš sceso dal muretto) e lo rotea sulle schiene, teste, mani, senza pietĂ .

Accorrono delle milizie e con le lance si fanno largo. «Chi sei? Perché questa rissa?».

«Un giudeo assalito da questi plebei. Era con me un rabbi noto ai sacerdoti. Parlava a questi cani. Si sono scatenati e ci hanno assaliti».

«Chi sei?».

«Giuda di Keriot, giĂ  del Tempio, ora discepolo di Rabbi JesĂč di Galilea. Amico del fariseo Simone, del sadduceo Giocana, del consigliere del Sinedrio Giuseppe di Arimatea, e infine, ciĂČ lo puoi confrontare, di Eleazar ben Anna, il grande amico del Proconsole».

«VerificherĂČ. Dove vai?».

«Col mio amico a Keriot, e poi a Gerusalemme».

«Vai. Noi ti difenderemo le spalle».

Giuda allunga delle monete al soldato. Deve essere cosa illecita
 ma usuale, perchĂ© il milite prende, svelto e guardingo, saluta e sorride. Giuda balza giĂč dal suo podio. Va a salti per il campo incolto, raggiunge i compagni.

«Sei molto ferito?».

«Roba da niente, Maestro. Poi! Per Te!
 Le ho anche date, perĂČ. Devo essere tutto sporco di sangue ».

«SĂŹ, sulla guancia. Qui vi Ăš un filo d’acqua».

Giovanni bagna un piccolo telo e lava la guancia di Giuda.

«Mi spiace, Giuda
 Ma vedi
 anche a dir loro che si era giudei, secondo il tuo senso pratico ».

«Bestie sono. Credo che ti sarai persuaso, Maestro. E che non insisterai».

«Oh! no! Non per paura. Ma perchĂ© Ăš inutile, per ora. Quando non ci vogliono, non si maledice, ma ci si ritira pregando per i poveri folli che muoiono di fame e non vedono il Pane. Andiamo per questa via remota. Credo si possa prendere la strada di Ebron
 Dai pastori, se li troveremo».

«A prendere altre sassate?».

«No. A dir loro: “Son Io”».

«Eh! allora!
 Certo ci bastonano. Soffrono da trenta anni per causa tua! ».

«Vedremo».

Vanno per un folto boschetto, ombroso, fresco, e li perdo di vista.

Dettaglio

GesĂč giunse alle rovine della casa di Anna. Decise allora di parlare alla gente di Betlemme, che aveva perso i propri figli nella strage degli Innocenti.

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EMR 74.7

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Betlem, terra benedetta, la piĂč piccola delle cittĂ  di Giuda, ma la piĂč grande agli occhi di Dio e dell’umanitĂ  perchĂ© culla del Salvatore, come dice Michea, appunto perchĂ© tale, perchĂ© destinata ad esser il tabernacolo su cui si sarebbe posata la Gloria di Dio, il Fuoco di Dio, il suo incarnato Amore, ha scatenato l’odio di Satana.

“PorrĂČ inimicizia fra te e la donna. Essa ti terrĂ  sotto il suo piede e tu insidierai il suo calcagno”. Quale inimicizia piĂč grande di quella che ha per mĂšta i figli, il cuore del cuore della donna? E quale piĂč forte piede di quello della Madre del Salvatore? Ecco perciĂČ che naturale fu la vendetta di Satana vinto, il quale, no, non al calcagno, ma al cuore delle madri, per la Madre, avventĂČ la sua insidia.

Oh! moltiplicati affanni del perdere i figli dopo averli partoriti! Oh! tremendi triboli dell’aver seminato e sudato per la prole, ed esser padre senza piĂč prole! Ma giubila, Betlemme! Il tuo sangue piĂč puro, il sangue degli innocenti, ha fatto via di fiamma e porpora al Messia ».

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EMR 74.8

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Ecco
 io ho avuto buon naso. Non sono alberghiere per nulla! Sono nato qui, figlio di figli di alberghieri. Ho la malizia nel sangue. E non li ho voluti. Forse un buco per loro lo avrei trovato. Ma
 galilei, poveri, sconosciuti
 eh! no, Ezechia non ci casca! E poi
 sentivo
 sentivo che erano diversi
 quella donna
 degli occhi
 un che
 no, no, doveva avere il demonio in sĂ© e parlargli. E ce lo ha portato qui
 a me no, ma in cittĂ . Anna era piĂč innocente di una pecorella e li ha ospitati pochi giorni dopo, con il Bambino ormai. Dicevano che era il Messia
 Oh! quanti denari ho fatto in quei giorni! Altro che censo! Venivano anche quelli che non avevano da venire per il censo. Venivano fin dal mare, fin dall’Egitto a vedere
 e per mesi! Che guadagno ho fatto! »

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Ezechia, un uomo di Betlemme e locandiere, parla male della Vergine quando racconta i suoi ricordi della NativitĂ .

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EMR 75.2

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Oh! dimmi, allora. È piĂč tornato un bambino, con una donna di nome Maria e un uomo di nome Giuseppe, un bambino bello ancor piĂč di sua madre, che fiore piĂč vago mai vidi sulle pendici di Giuda? Un bambino nato a Betlem di Giuda, al tempo dell’editto? Un bambino fuggito poi, per grande fortuna del mondo. Un bambino che darei la vita per saperlo proprio vivo e uomo ormai!».

«PerchĂ© dici che Ăš stata grande fortuna del mondo l’esser fuggito?».

«PerchĂ© Egli era il Salvatore, il Messia, e Erode lo voleva morto. Io non c’ero quando Egli fuggĂŹ col padre e la madre »

Dettaglio

GesĂč dice di venire da Nazareth ed Elia chiede:

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EMR 75.4

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

75.4 E gli altri?

Eravate dodici: Elia, Levi, Samuele, Giona, Isacco, Tobia, Gionata, Daniele, Simeone, Giovanni, Giuseppe, Beniamino. Mia Madre mi diceva sempre i vostri nomi. Come dei miei primi amici».

«Oh!». I pastori sono sempre piĂč commossi.

Dettaglio

In EMV 30, Maria promette ai pastori che ripeterĂ  i loro nomi al Figlio, e qui vediamo che mantiene la parola.

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EMR 76.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Ti ho giĂ  predicato, Signore GesĂč. Ai bambini che venivano quando, sciancato, giunsi a questo paese chiedendo un pane e facendo ancora qualche lavoro di tosa e di latticini, e poi che venivano intorno al mio letto quando il male si fece forte e mi perse dalla vita in giĂč. Di Te parlavo ai bambini di allora e ai bambini di ora, figli di quelli
 I bambini sono buoni e credono sempre
 Dicevo di quando eri nato
 degli angeli
 della Stella e dei Maghi
 e della Madre tua
 Oh! dimmi! È viva?».

«È viva e ti saluta. Sempre parlava di voi».

«Oh! vederla!».

«La vedrai. Verrai nella mia casa un giorno. Maria ti saluterà: amico».

«Maria
 SĂŹ. È come avere in bocca il miele a dire quel nome »

Dettaglio

Isacco, il pastore della NativitĂ , trova GesĂč. Parla dei bambini che ha evangelizzato e poi si avvicina alla Vergine Maria.

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