«Amici, venite!».
Entrano e salutano. Ma Giuda bacia Maria. E poi corre in cerca di sua madre.
GesĂč nomina i cinque: Pietro, Andrea, Giacomo, Natanaele, Filippo; perchĂ© Giovanni, giĂ noto a Maria, lâha salutata subito dopo Giuda, inchinandosi e ricevendone benedizione.
57.4 Maria li saluta e li invita a sedersi. Ă la padrona di casa e, pur adorando con lo sguardo il suo GesĂč â pare che lâanima continui a parlare, per gli occhi, col Figlio â si occupa degli ospiti. Vorrebbe portare lâacqua per ristorarli. Ma Pietro scatta: «No, Donna. Non posso permetterlo. Tu siedi presso tuo Figlio, Madre santa. Io andrĂČ, andremo nellâorto per rinfrescarci».
Accorre Maria dâAlfeo, rossa e infarinata, e saluta GesĂč che la benedice, e poi conduce i sei nellâorto, alla vasca, e torna felice. «Oh! Maria!», dice alla Vergine. «Giuda mi ha detto. Come sono contenta! Per Giuda e per te, cognata mia. So che gli altri mi grideranno. Ma non mi importa. SarĂČ felice il giorno che li saprĂČ tutti di GesĂč. Noi mamme sappiamo⊠sentiamo quello che Ăš bene per i figli. E io sento che il bene delle mie creature sei Tu, GesĂč».
GesĂč la carezza sul capo, sorridendole.
Tornano i discepoli, e Maria di Alfeo serve pane fragrante, ulive e formaggio. E porta unâanforetta di vinetto rosso, che GesĂč mesce ai suoi amici. Ă sempre GesĂč che offre e poi distribuisce.
57.5 575.5 Un poco impacciati sulle prime, i discepoli dopo si fanno piĂč sicuri, e raccontano delle loro case, del viaggio a Gerusalemme, dei miracoli avvenuti. Sono pieni di zelo e di affetto, e Pietro cerca di farsi di Maria unâalleata per ottenere di essere subito presi da GesĂč senza attese a Betsaida.
«Fate quanto Egli dice», esorta Lei con un sorriso soave. «Questa attesa vi gioverĂ piĂč di una unione immediata. Il mio GesĂč fa tutto bene quanto fa».
La speranza di Pietro muore. Ma egli si rassegna con buon garbo. Chiede solo: «DurerĂ molto lâattesa?».
GesĂč lo guarda con un sorriso, ma non dice altro.
Maria interpreta quel sorriso come un segno benevolo e dice: «Simone di Giona, Egli sorride⊠perciĂČ io ti dico: rapido come volo di rondine sul lago sarĂ il tempo del tuo attendere ubbidiente».
«Grazie, Donna».
57.6 «Non parli, Giuda? E tu, Giovanni?».
«Ti guardo, Maria».
«Ed io pure».
«Anche io vi guardo e⊠sapete? Mi torna in mente unâora lontana. Anche allora avevo sempre tre paia dâocchi fissi al mio viso con amore. Ricordi, Maria, i miei tre scolari?».
«Oh! se ricordo! Ă vero! Anche ora tre, di unâetĂ quasi uguale, ti guardano con tutto lâamore che Ăš loro. E costui, Giovanni, credo, mi pare il GesĂč dâallora, cosĂŹ biondo e roseo, e piĂč giovane di tutti».
Gli altri vogliono sapere, e ricordi e aneddoti scorrono nelle parole, col tempo. Viene la sera.
«Amici, Io non ho ambienti. Ma lÏ vi Ú il laboratorio dove lavoravo. Se volete trovare rifugio lÏ⊠Ma non vi sono che i banconi».
«Letto comodo per pescatori usi a dormire su strette assi. Grazie, Maestro. Dormire sotto il tuo tetto Ú onore e santificazione».
Si ritirano con molti saluti. Anche Giuda si ritira con sua madre; vanno alla loro casa.
In questa stanza restano GesĂč e Maria, seduti sulla cassapanca, al lume della lucernetta, un braccio intorno alle spalle dellâaltro, e GesĂč racconta, e Maria ascolta, beata, trepida, feliceâŠ
La visione cessa cosĂŹ.