GesĂč Ăš in campagna. Sta parlando con un contadino che gli confida il bene che gli viene dall'ascolto di GesĂč (Ăš esattamente lo stesso per noi che leggiamo l'Opera). GesĂč parla della benedizione di Dio e della sofferenza, del fatto che Ăš espiazione e che Ăš grazia. Poi Giovanni parte e Giuda chiede di andare a Gerusalemme per incontrare un amico. GesĂč Ăš depresso da Giuda e piange in silenzio in un boschetto. Ha pregato. Infine, viene raggiunto da Simone lo Zelota, che percepisce il suo dolore. Parlano di Giuda... E Simone esprime anche il desiderio che egli incontri Lazzaro.
«No, amico. à un male dal lato umano, ma dal sovrumano Ú un bene. Aumenta i meriti dei giusti che lo subiscono senza disperazione e ribellione e lo offrono, offrendosi con la loro rassegnazione, come sacrificio di espiazione per le proprie manchevolezze e le colpe del mondo, ed Ú redenzione per coloro che giusti non sono».
«à tanto difficile soffrire!», dice il contadino, al quale si sono uniti i famigliari, una decina fra adulti e bambini.
«Lo so che lâuomo lo trova difficile. E, sapendo come lo avrebbe trovato tale, il Padre non aveva dato il dolore ai suoi figli. Venne per la colpa. Ma quanto dura il dolore sulla Terra? Nella vita di un uomo? Poco tempo. Sempre poco, anche se dura tutta la vita. Ora Io dico: non Ăš meglio soffrire per poco che per sempre? Non Ăš meglio soffrire qui che nel Purgatorio? Pensate che il tempo lĂ Ăš moltiplicato per uno a mille. Oh! che in veritĂ vi dico che non maledire, ma benedire il soffrire si dovrebbe, e chiamarlo âgraziaâ, e chiamarlo âpietĂ â».