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EMR 205

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : I primi uffici affidati a Giovanni di En-Dor. La parabola del figliol prodigo. Giuda ricondotto a GesĂč da Maria.

Data della visione: sabato 30 giugno 1945.

Calendario: mercoledĂŹ 5 aprile 28 (23 Nissan 3788).

Luogo (mappa) : Betania

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sintesi: GesĂč chiama Giovanni di Endor e gli dice che probabilmente oggi arriverĂ  Isacco con i contadini di Yokhanan. Il pastore della NativitĂ  li riporterĂ  a casa piĂč velocemente grazie a un carro di Lazzaro. Cristo chiede quindi a Giovanni di dividere il denaro in suo possesso in piĂč parti uguali, affinchĂ© i servi del fariseo siano confortati. Il discepolo promette di obbedire e il Maestro gli dice che formerĂ  una compagnia con Isacco a Yutta. Gli regala anche una parabola per assicurargli che Dio lo ama. Unendosi agli altri, GesĂč racconta poi la storia del figliol prodigo. Al termine, gli apostoli e le donne-discepole tornarono a casa e Marziam andĂČ a cercare Maria per portarla a un pozzo. C'era Giuda, che non osava andare dai suoi compagni o dal Signore. Chiede il suo aiuto, ma Maria Ăš retta e gli chiede se non sente il dolore del Padre, del Verbo, e il dolore che sta causando. Tuttavia lo porta dai suoi compagni e Giuda chiede perdono a Pietro.

Contenuto del capitolo: 205,1: Missione affidata a Giovanni di En-Dor. 205.2: Si forma con Isacco di Yutta. 205.3: La parabola del figliol prodigo: la vita dissoluta. 205.4: La caduta dalla grazia. 205.5 : Il pentimento. 205.6 : La gelosia del fratello fedele. 205.7: E cosĂŹ sarĂ  per Maria Maddalena. 205.8: Giuda arriva a chiedere perdono a Maria e a Pietro.

Edizione precedente: Volume 3, capitoli 66

Parole chiave

EMR 205.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Scendono, radunandosi intorno gli altri man mano che vanno, e si siedono poi a cerchio sotto l’ombra del pometo. Anche Lazzaro, che parlava con lo Zelote, si aggiunge alla compagnia. Venti persone in tutto.

Annotazione

È difficile stabilire con esattezza chi siano le venti persone. Con GesĂč e gli apostoli, sono dodici, escluso Giuda. Possiamo aggiungere Maria Salome e Maria di Alfeo, poichĂ© hanno fatto il viaggio in MVA 198 e Maria menziona la loro presenza nei capitoli precedenti. Sono presenti anche la Vergine, Marziam, Lazzaro e Giovanni di Endor. Marta e Massimino hanno finalmente tutti i motivi per assistere alla lezione di GesĂč.

In ogni caso, il gruppo presente ascolterĂ  la parabola del figliol prodigo.

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EMR 205.3-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Udite. È una bella parabola che vi guiderà con la sua luce in tanti casi.

Un uomo aveva due figli. Il maggiore era serio, lavoratore, affezionato, ubbidiente. Il secondo era intelligente piĂč del maggiore – che in veritĂ  era un poco ottuso e si lasciava guidare per non avere da affaticarsi a decidere da sĂ© – ma in compenso era anche ribelle, svagato, amante del lusso e del piacere, dissipatore e ozioso. L’intelligenza Ăš un grande dono di Dio. Ma Ăš un dono che va usato saggiamente. Altrimenti Ăš come certi farmachi i quali, usati in mal modo, non sanano ma uccidono. Il padre – era nel suo diritto e nel suo dovere – lo richiamava a vita piĂč saggia. Ma senza alcun utile, tolto quello di averne male risposte e un maggior irrigidimento del figlio nelle proprie cattive idee.

Infine un giorno, dopo una disputa piĂč fiera, il figlio minore disse: “DĂ mmi la mia parte dei beni. CosĂŹ non sentirĂČ piĂč i tuoi rimproveri e i lagni del fratello. Ognuno il suo e sia finito tutto”. “Guarda”, rispose il padre, “che presto sarai rovinato. Che farai allora? Pensa che io non sarĂČ ingiusto in favore di te e non riprenderĂČ un picciolo a tuo fratello per darlo a te”. “Non ti chiederĂČ nulla. Sta’ sicuro. DĂ mmi la mia parte”.

Il padre fece stimare le terre e le cose preziose e, visto che denaro e gioielli facevano tanto quanto le terre, dette al maggiore i campi e i vigneti, le mandre e gli ulivi, e al minore il denaro e i gioielli, che il giovane vendette subito mutando tutto in denaro. E fatto questo, in pochi giorni, se ne andĂČ in lontano paese dove visse da gran signore, scialacquando tutto il suo in bagordi di ogni specie, facendosi credere un figlio di re perchĂ© si vergognava di dire: “sono campagnolo”, rinnegando perciĂČ il padre suo. Festini, amici e amiche, vesti, vini, giuoco
 vita dissoluta
 Presto vide scemare la sostanza e venire avanti la miseria. E con la miseria, a farla piĂč grave, venne nel paese una grande carestia che dette fondo ai resti della sostanza.

205.4

Avrebbe potuto andare dal padre. Ma era superbo e non volle. AndĂČ allora da un riccone del paese, giĂ  suo amico nei tempi buoni, e lo pregĂČ dicendo: “Accoglimi fra i tuoi servi in ricordo di quando godesti delle mie dovizie”. Vedete voi come Ăš stolto l’uomo! Preferisce mettersi sotto la frusta di un padrone anzichĂ© dire ad un padre: “Perdono! Ho sbagliato!”. Quel giovane aveva imparato tante cose inutili con la sua intelligenza aperta, ma non aveva voluto imparare il detto[1] dell’Ecclesiastico: “Quanto Ăš infame colui che abbandona il padre suo e quanto Ăš maledetto da Dio chi fa inquietare la madre”. Era intelligente ma non sapiente.

L’uomo a cui si era rivolto, in cambio del molto che aveva goduto dal giovane stolto, mise questo stolto di guardia ai porci – perchĂ© si era in paese pagano e vi erano molti porci – e lo mandĂČ a pasturare nei suoi possessi le mandre dei porci. Lurido, stracciato, puzzolente, affamato – perchĂ© il cibo era scarso per tutti i servi e specie per gli infimi, e lui, straniero mandriano di porci e deriso, era ritenuto tale – vedeva i porci satollarsi delle ghiande e sospirava: “Potessi almeno io pure empirmi il ventre di questi frutti! Ma sono troppo amari! Neppure la fame me li fa parere buoni”. E piangeva pensando ai ricchi festini da satrapo fatti poco tempo prima fra risa, canti, danze
 e pensava poi agli onesti pranzi ben nutriti della sua casa lontana, alle porzioni che il padre faceva a tutti imparzialmente, serbando per sĂ© sempre il meno, lieto di vedere il sano appetito dei suoi figli
 e pensava anche alle parti fatte ai servi da quel giusto, e sospirava: “I garzoni di mio padre, anche i piĂč infimi, hanno pane in abbondanza
 e io qui muoio di fame
”. Un lungo lavoro di riflessione, una lunga lotta per strozzare la superbia


205.5

Infine venne il giorno che, rinato nell’umiltĂ  e nella sapienza, sorse in piedi e disse: “Io vado dal padre mio! È stolto questo orgoglio che mi fa prigione. E di che? PerchĂ© soffrire e nel corpo e piĂč nel cuore mentre posso avere perdono e sollievo? Vado dal padre mio. È detto. Che gli dirĂČ? Ma quello che Ăš nato qui dentro, in questa abbiezione, fra queste lordure, fra i morsi della fame! Gli dirĂČ: ‘Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono piĂč degno di essere chiamato tuo figlio; trattami perciĂČ come l’infimo dei tuoi garzoni, ma sopportami sotto il tuo tetto. Che io ti veda passare
’. Non potrĂČ dirgli: ‘
perchĂ© ti amo’. Non lo crederebbe. Ma lo dirĂ  la mia vita, ed egli lo comprenderĂ , e prima di morire mi benedirĂ  ancora
 Oh! lo spero. PerchĂ© mio padre mi ama”. E, tornato la sera in paese, si licenziĂČ dal padrone e mendicando per via tornĂČ a casa sua.

Ecco i campi paterni
 e la casa
 e il padre che dirigeva i lavori, invecchiato, scarnito dal dolore, ma sempre buono
 Il colpevole, guardando quella rovina causata da lui, si fermĂČ intimorito
 ma il padre, girando l’occhio, lo vide e gli corse incontro, perchĂ© era ancora lontano, e raggiuntolo gli gettĂČ le braccia al collo e lo baciĂČ. Solo il padre aveva riconosciuto in quel mendicante avvilito la sua creatura e solo lui aveva avuto un movimento di amore. Il figlio, stretto fra quelle braccia, con il capo sulla spalla paterna, mormorĂČ fra i singhiozzi: “Padre, lascia che io mi getti ai tuoi piedi”. “No, figlio mio! Non ai piedi. Sul mio cuore, che ha tanto sofferto della tua assenza e che ha bisogno di rivivere col sentire il tuo calore sul mio petto”. E il figlio, piangendo piĂč forte, disse: “Oh! padre mio! Io ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono piĂč degno di essere chiamato da te: figlio. Ma permettimi di vivere fra i tuoi servi, sotto il tuo tetto, vedendoti, mangiando il tuo pane, servendoti, bevendo il tuo alito. Ad ogni boccone di pane, ad ogni tuo respiro si riformerĂ  il mio cuore tanto corrotto e diverrĂČ onesto
”. Ma il padre, tenendolo sempre abbracciato, lo condusse verso i servi, che si erano ammucchiati in distanza e che osservavano, e disse loro: “Presto, portate qui la veste piĂč bella e catini di acque odorose, lavatelo, profumatelo, rivestitelo, mettetegli dei calzari nuovi e un anello al dito. Poi prendete un vitello ingrassato e ammazzatelo. E si prepari un banchetto. PerchĂ© questo figlio mio era morto ed ora Ăš risuscitato, era perduto ed Ăš stato ritrovato. Io voglio che ora lui pure ritrovi il suo semplice amore di pargolo; e il mio amore e la festa della casa per il suo ritorno glielo devono dare. Deve capire che egli Ăš sempre per me il caro bambino ultimo nato, quale era nella infanzia sua lontana, quando mi camminava al fianco facendomi beato col suo sorriso e il suo balbettio”. E cosĂŹ fecero i servi.

205.6

Il figlio maggiore era in campagna e non seppe nulla fino al suo ritorno. A sera, venendo verso casa, la vide luminosa di lumi e udĂŹ suoni di strumenti e danze uscire da essa. ChiamĂČ un servo che correva indaffarato e gli disse: “Che avviene?”. E il servo rispose: “È tornato tuo fratello! Tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso perchĂ© ha riavuto il figlio e sano, guarito dal suo grande male, ed ha ordinato banchetto. Non si attende che te per cominciare”. Ma il primogenito, in collera perchĂ© gli pareva ingiustizia tanta festa per il minore, che oltre che minore era stato cattivo, non volle entrare e anzi fece per allontanarsi da casa.

Ma il padre, avvertito di questo, corse fuori e lo raggiunse tentando di convincerlo e pregandolo di non amareggiargli la sua gioia. Il primogenito rispose al padre suo: “E vuoi che io non sia inquieto? Tu fai ingiustizia e spregio al tuo primogenito. Io da quando ho potuto lavorare ti ho servito, e sono molti anni. Io non ho mai trasgredito ad un tuo comando, neppure ad un tuo desiderio. Io ti sono sempre stato vicino e ti ho amato per due per farti guarire dalla piaga fatta da mio fratello. E tu non mi hai dato neppure un capretto per godermelo cogli amici. Questo, che ti ha offeso, che ti ha abbandonato, che Ăš stato infingardo e dissipatore e che torna ora perchĂ© Ăš spinto dalla fame, tu lo onori e per lui ammazzi il vitello piĂč bello. Vale la pena essere lavoratori e senza vizi! Questo non me lo dovevi fare!”.

Il padre disse allora stringendoselo al seno: “Oh! figlio mio! E puoi credere che io non ti ami perchĂ© non stendo un velo di festa sulle tue azioni? Le tue azioni sono sante di loro, e il mondo ti loda per esse. Ma questo tuo fratello, invece, ha bisogno di essere rialzato nella stima del mondo e nella stima sua stessa. E credi tu che io non ti ami perchĂ© non ti do un premio visibile? Ma mattina e sera e in ogni mio alito e pensiero tu sei presente al mio cuore, e ad ogni attimo io ti benedico. Tu hai il premio continuo di essere sempre con me, e tutto quanto Ăš mio Ăš tuo. Ma era giusto banchettare e fare festa per questo tuo fratello, che era morto ed Ăš risuscitato al Bene, che era perduto ed Ăš stato ritornato al nostro amore”. E il primogenito si arrese.

205.7

CosĂŹ, amici miei, succede nella Casa del Padre. E chi si sa uguale al figlio minore della parabola pensi pure che, se lo imita nell’andare al Padre, il Padre gli dice: “Non ai miei piedi. Ma sul mio cuore, che ha sofferto della tua assenza e che ora Ăš beato per il tuo ritorno”. Chi Ăš in condizioni di figlio primogenito e senza colpa verso il Padre, non sia geloso della gioia paterna, ma ne prenda parte, dando amore al fratello redento.»

Annotazione

Libro del Siracide 3, 16

Si 3, 16 : Chi abbandona suo padre Ăš come un bestemmiatore; chi provoca sua madre all'ira Ăš maledetto dal Signore.

Vangelo di Luca 15, 11-32

Lc 15, 11-32 : GesĂč disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il piĂč giovane disse al padre: "Padre, dammi la mia parte di ricchezza". E il padre divise i suoi beni tra loro. Pochi giorni dopo, il figlio minore raccolse tutto ciĂČ che aveva e partĂŹ per un paese lontano, dove sperperĂČ la sua fortuna conducendo una vita disordinata. Aveva speso tutto, quando in quel paese si verificĂČ una grande carestia e cominciĂČ a trovarsi nel bisogno. AndĂČ a lavorare per un abitante di quel paese, che lo mandĂČ a curare i maiali nei suoi campi. Avrebbe voluto riempirsi la pancia con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gli dava nulla.

Allora rientrĂČ in se stesso e si disse: "Quanti lavoratori di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerĂČ, andrĂČ da mio padre e gli dirĂČ: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono piĂč degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi operai". CosĂŹ si alzĂČ e andĂČ da suo padre. Mentre era ancora lontano, il padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettĂČ al collo e lo riempĂŹ di baci. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono piĂč degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai suoi servi: "Presto, portate la veste piĂč bella per vestirlo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi, andate a prendere il vitello grasso, uccidetelo, mangiamo e facciamo festa, perchĂ© mio figlio, che vedete era morto, Ăš tornato in vita; era perduto ed Ăš stato ritrovato". E cominciarono a banchettare.

Ma il figlio maggiore era fuori nei campi. Quando tornĂČ e fu vicino alla casa, sentĂŹ musica e danze. ChiamĂČ uno dei servi e chiese cosa stesse succedendo. Il servo rispose: "Tuo fratello Ăš arrivato e tuo padre ha ucciso il vitello grasso, perchĂ© ha trovato tuo fratello in buona salute". Allora il figlio maggiore si arrabbiĂČ e si rifiutĂČ di entrare. Suo padre uscĂŹ per pregarlo. Ma egli rispose al padre: "Sono stato al tuo servizio per tanti anni senza mai trasgredire i tuoi ordini, e non mi hai mai dato un capretto da mangiare con i miei amici. Ma quando questo tuo figlio Ăš tornato dopo aver divorato i tuoi beni con le prostitute, hai fatto uccidere il vitello grasso per lui!". Il padre rispose: "Tu, figlio mio, sei sempre con me e tutto ciĂČ che Ăš mio Ăš tuo". C'era bisogno di fare festa e di rallegrarsi; perchĂ© questo tuo fratello era morto ed Ăš tornato in vita; era perduto ed Ăš stato ritrovato!"".

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EMR 205.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’intelligenza ù un grande dono di Dio. Ma ù un dono che va usato saggiamente. Altrimenti ù come certi farmachi i quali, usati in mal modo, non sanano ma uccidono.

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EMR 205.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione


Gli apostoli, insieme alla Madre e alle donne, vanno verso casa preceduti da Marjziam che saltella correndo avanti. Ma presto ritorna e prende Maria per mano dicendole: «Vieni con me. Ti devo dire una cosa, da soli». E Maria lo accontenta.

Torcono verso il pozzo, sito in un angolo del cortiletto, tutto velato da una pergola folta che da terra sale con un arco verso la terrazza. Là dietro ù l’Iscariota.

«Giuda, che vuoi? Vai, Marjziam
 Parla, che vuoi?».

«Io sono in colpa
 Non oso andare dal Maestro nĂ© affrontare i compagni
 Aiutami ».

«Ti aiuterĂČ. Ma non pensi quanto dolore dĂ i? Mio Figlio ha pianto per causa tua. E i compagni ne hanno sofferto. Ma vieni. Nessuno ti dirĂ  niente. E, se puoi, non ricadere piĂč in queste colpe. È indegno di un uomo, ed Ăš sacrilego verso il Verbo di Dio».

«E tu, Madre, mi perdoni?».

«Io? Io non conto presso te che ti senti tanto grande. Io sono la piĂč piccola delle serve del Signore. Come ti puoi preoccupare di me se non hai pietĂ  di mio Figlio?».

«Perché ho anche io una madre e, se ho il tuo perdono, mi pare di avere il suo».

«Ella non sa questa tua colpa».

«Ma ella mi aveva fatto giurare di essere buono col Maestro.

Sono spergiuro. Sento il rimprovero dell’anima di mia madre».

«Senti questo? E il lamento e il rimprovero del Padre e del Verbo non lo senti? Sei un disgraziato, Giuda! Semini, in te e in chi ti ama, il dolore».

Maria Ăš molto seria e mesta. Senza acredine parla, ma con molta serietĂ . Giuda piange.

«Non piangere. Ma migliorati. Vieni», e lo prende per mano entrando cosÏ nella cucina.

Lo stupore di tutti Ăš vivissimo. Ma Maria previene ogni uscita poco pietosa. Dice: «Giuda Ăš ritornato. Fate come il primogenito dopo il discorso del padre. Giovanni, va’ ad avvisare GesĂč».

Giovanni di Zebedeo parte di corsa.

Un silenzio grava nella cucina
 Poi Giuda dice: «Perdonatemi, tu Simone per il primo. Hai un cuore tanto paterno. Sono un orfano io pure».

«SĂŹ, sĂŹ, ti perdono. Per favore, non parlarne piĂč. Siamo fratelli
 e non mi piacciono questi alti e bassi di perdoni chiesti e di ricadute fatte. Avviliscono chi li fa e chi li dĂ . Ecco GesĂč. Vai da Lui. E basta».

Giuda va mentre Pietro, non potendo fare altro, si dà a spezzare con foga delle legna secche


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EMR 206

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : Il soggiorno a Betania si conclude con due parabole sul Regno dei Cieli.

Data della visione: domenica 1° luglio 1945.

Calendario: mercoledĂŹ 5 aprile 28 (23 Nissan 3788)

Luogo (mappa) : Betania

Ciclo: Apostolato in Giudea

Riassunto: GesĂč fa una parabola per calmare la paura di alcuni: sarĂ  dolce per quelli di buona volontĂ , amara per gli altri, ma essi hanno i mezzi per correggersi. Cristo fa la parabola delle dieci vergini. Si preparano e vanno nel vestibolo della casa dello sposo: parlano, raccontano belle storie, ma la serata si trascina. Alla fine tacciono e si addormentano. Poi, verso mezzanotte, arriva il corteo nuziale, cosĂŹ si alzano per andare a prendere le loro lampade. Cinque di loro sono saggi e hanno giĂ  messo l'olio in anticipo, ma gli altri cinque non l'hanno fatto e sono addirittura a corto di olio. Chiedono alle compagne di darne un po', ma le compagne fanno notare che ne hanno bisogno per resistere al vento e all'umiditĂ : le vergini stolte devono quindi andare a prenderne un po' dal mercante. E cosĂŹ fecero. Tuttavia, nel frattempo arriva il corteo, entrano nella casa, la porta viene chiusa e le vergini stolte vengono lasciate indietro.

GesĂč spiega la parabola. Lo Sposo Ăš Dio. La sposa Ăš l'anima di un uomo giusto. Le ancelle sono le anime dei fedeli che cercano di ottenere lo stesso onore della sposa santificandosi. Sono vestite di bianco: devono praticare la giustizia con fermezza. Le loro vesti sono pulite: i loro cuori sono umili e puri. Sono vestiti di fresco, il che significa che hanno il cuore di un bambino. Hanno veli bianchi, che caratterizzano l'umiltĂ . Infine, sono coronate di fiori, il che significa che l'anima deve continuare a compiere atti virtuosi giorno dopo giorno, e hanno le lampade accese, che simboleggiano la fede. CosĂŹ GesĂč esorta tutti a essere vigili.

I contadini partono con il carro preparato da Lazzaro. Li accompagna Giovanni di Endor. GesĂč aveva promesso che avrebbe parlato di nuovo alla gente di Betania, e cosĂŹ fece quella sera. Disse loro che la Parola era povera e voleva rimanere tale. Inoltre, paragona i poveri ai ricchi. I primi custodiscono la Parola di Dio, mentre i secondi possono perderla di vista insieme agli altri tesori.

Il Maestro racconta la parabola del re che sposa suo figlio. Manda i suoi servi a dirlo agli amici, agli alleati e ai grandi notabili del suo regno, ma nessuno viene. Insiste, e i suoi ospiti si giustificano o se la prendono con il servo. Dopo essersi indignato e aver punito gli assassini, il sovrano manda di nuovo i servi a cercare i passanti, i buoni e i cattivi, i ricchi e i poveri. Infine, entra nella sala del banchetto e vede un uomo che non ha indossato gli abiti nuziali, pur avendo dato tutto il necessario. PoichĂ© l'invitato tace, lo fa cacciare e GesĂč gli spiega la parabola. I grandi sono grandi solo di nome e rifiutano la Parola e l'invito del loro Re. Sono duri e malvagi. Il Padre manderĂ  per le strade persone che non sono suoi amici, nĂ© grandi, nĂ© alleati, ma semplicemente persone che camminano fuori, e le renderĂ  pulite per il Regno di Dio.

GesĂč si congeda e chiede a tutti di pregare il Padre Nostro attraverso Pietro. Lazzaro lo saluta e, sebbene sia triste per la sua partenza, Ăš felice di aver visto il Maestro piĂč sereno. In risposta a un'osservazione di Giuda, GesĂč ricorda l'ultima Pasqua, quando era solo uno sconosciuto; quest'anno, invece, ha visto che non Ăš cambiato nulla, e che il Tempio Ăš ancora peggiore, perchĂ© Ăš un luogo dove la gente evoca. GesĂč Ăš severo e parla addirittura della sua morte imminente. Di fronte alla Vergine che piange e a Marziam con lei, incoraggia tutti a non piangere. Infine, fa alcune raccomandazioni a Isacco e a Giovanni di Endor, poi saluta Lazzaro, Massimino e gli abitanti di Betania, che partiranno il giorno dopo.

Contenuto del capitolo: 206,1: GesĂč propone una parabola per calmare i timori di alcune persone. 206,2: La parabola delle vergini: le nozze si prolungano. 206,3: La parabola delle vergini previdenti e di quelle miopi. 206.4 : Il significato della parola contenuta nella parabola. 206.5 : L'atteggiamento e gli attributi delle vergini sagge, applicati alle anime dei fedeli. 206.6 : PerchĂ© hanno le lampade accese. 206.7: La partenza dei contadini di Yokhanan e la promessa di parlare di nuovo a quelli di Betania. 206.8: La sera, GesĂč conduce i discepoli di Betania in un prato. 206.9: La vostra condizione privilegiata. 206.10: I poveri e i ricchi. 206.11: La parabola delle nozze reali. 206.12: Andate per le piazze e le strade. 206.13: Lo stesso sarĂ  fatto al Messia. 206.14: Benedizione e recita pubblica del Padre nostro. 206.15: GesĂč sorridente, Lazzaro felice, Giuda in fuga. 206.16: Ricordo dell'ultima Pasqua. 206.17: Fine del soggiorno a Betania.

Edizione precedente: Volume 3, capitoli 67 e 68

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EMR 206.1.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Alla presenza dei contadini di Giocana, di Isacco e molti discepoli, delle donne fra cui Ăš Maria Ss. e Marta, e molti di Betania, GesĂč parla. Tutti gli apostoli sono presenti. Il bambino, seduto di fronte a GesĂč, non perde una parola. Il discorso deve essere iniziato da poco perchĂ© ancora viene della gente
 Dice GesĂč:

« Ú per questo timore, che sento cosĂŹ vivo in molti, che voglio oggi proporvi una dolce parabola. Dolce per gli uomini di buona volontĂ , amara per gli altri. Ma costoro hanno il modo di abolire questo amaro. Divengano loro pure di buona volontĂ , e il rimprovero, suscitato dalla parabola nella coscienza, cesserĂ  di essere. (...)

[GesĂč racconta la parabola delle dieci vergini.]

Miei cari discepoli, Io non voglio indurvi a tremare di Dio, ma anzi ad avere fede nella sua bontĂ . Sia voi che restate, come voi che andate, pensate che, se farete ciĂČ che fecero le vergini savie, sarete chiamati non solo a fare corteggio allo Sposo, ma, come per la fanciulla Ester, divenuta regina al posto di Vasti, sarete scelti ed eletti a spose, avendo lo Sposo “trovato in voi ogni grazia e favore sopra ogni altro”. Io vi benedico, voi che andate. Portate in voi e ai compagni questa mia parola. La pace del Signore sia sempre con voi».

GesĂč si avvicina ai contadini per salutarli ancora, ma Giovanni di Endor gli sussurra: «Maestro, ormai c’ù Giuda ».

«Non importa. Accompagnali al carro e fa’ ciĂČ che ti ho detto di fare».

L’assemblea si scioglie lentamente. Molti parlano a Lazzaro
 E questo si volge a GesĂč che, lasciati i contadini, viene in quel senso e dice: «Maestro, prima che Tu ci lasci, parlaci ancora
 Questo vogliono i cuori di Betania».

«La sera scende. Ma Ăš placida e serena. Se volete riunirvi sui fieni falciati, Io vi parlerĂČ prima di lasciare questo paese amico. Oppure domani, all’aurora. PerchĂ© Ăš giunta l’ora del commiato».

«PiĂč tardi! Questa sera!», urlano tutti.

«Come voi volete. Andate ora. Alla metĂ  della prima vigilia vi parlerĂČ» 

Annotazione

Se vi comporterete come vergini sagge, non solo sarete chiamate ad accompagnare lo Sposo, ma, come la giovane Ester, che divenne regina al posto di Vashti, sarete scelte ed elette come spose. Vashti - Vashti significa "amata" in persiano. Prima moglie di Assuero (= Serse, 486-465), re di Persia, che la ripudiĂČ perchĂ© si rifiutĂČ di partecipare a un banchetto (Ester 2, 1-18). Ester Ăš citata anche in EMV 136,2 e EMV 414,1.

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EMR 206.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Occorre con l’umiltĂ  tenere sempre netta la veste. Tanto facile Ăš offuscare la purezza del cuore. E chi non Ăš mondo di cuore non puĂČ vedere Dio. L’umiltĂ  Ăš come acqua che lava. L’umile si accorge subito, perchĂ© ha occhio non offuscato da fumi di orgoglio, di essersi offuscata la veste e corre dal suo Signore e dice: “Ho levato la nettezza a questo mio cuore. Io piango per mondarmi, ai tuoi piedi piango. E tu, mio Sole, imbianca dei tuoi benigni perdoni, dei tuoi paterni amori, la veste mia!”.

Dettaglio

GesĂč racconta la parabola delle dieci vergini e sottolinea che hanno vestiti puliti.

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