Note del tema

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Comfort di lettura

EMR 196.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

La mattina del sabato ù stata occupata, per la maggior parte del tempo, in ristoro dei corpi stanchi e delle vesti polverose e sgualcite dal viaggio. Nelle ampie cisterne del Getsemani, che l’acqua piovana ha fatto colme, e nel Cedron che fa tutto una sinfonia sui sassi, spumoso, pieno, per le acquate degli ultimi giorni, vi ù tant’acqua che ù un vero invito. E l’uno dopo l’altro i pellegrini, sfidando la frescura, scendono a tuffarvisi e poi, rivestiti a nuovo da capo a piedi, con ancora i capelli un poco stesi dagli spruzzi del torrente, attingono acqua alle cisterne per riversarla in capaci vasche dove sono le vesti, colore per colore.

«Oh! bene!», dice Pietro contento. «LĂŹ si purgheranno e Maria le laverĂ  con minor fatica» (suppongo che sia la donna che Ăš al Getsemani). «Solo tu, piccolino, non ti puoi mutare. Ma domani ». Infatti ha una vesticciola pulita il fanciullo, tratta dal sacchettino suo, un sacchettino che potrebbe bastare ad una bambola tanto Ăš piccino. Ma la vesticciola Ăš ancor piĂč stinta e lacera dell’altra, e Pietro la guarda con apprensione, mormorando: «Come faccio a portarlo in cittĂ ? Quasi farei in due un mio mantello, perchĂ© con un mantello
 si coprirebbe tutto».

GesĂč, che sente questo soliloquio paterno, dice: «È meglio farlo riposare ora. Questa sera andremo a Betania ».

«Ma io voglio comperargli la veste. Gliel’ho promesso ».

«Lo farai certamente. Ma Ăš meglio consigliarsi con la Madre. Sai
 le donne
 hanno piĂč capacitĂ  di noi negli acquisti
 e ne sarĂ  felice di occuparsi di un bambino
 Andrete insieme!».

L’idea di andare con Maria a fare gli acquisti rapisce al settimo cielo l’apostolo. Non so se GesĂč esprima tutto il suo pensiero o se ne trattenga una parte, ossia quella che avrebbe detto come sua Madre ha un gusto piĂč fino che salva da accozzi di colori atroci. Fatto Ăš che ottiene lo scopo senza mortificare il suo Pietro.

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EMR 196.2-9 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

GesĂč passeggia osservando JabĂ© che giuoca allegro con Giovanni e con i piĂč giovani. Anche l’Iscariota, passata la sua stizza di ieri, Ăš allegro e giuoca. I piĂč anziani osservano e sorridono.

«Cosa dirà tua Madre di questo fanciullo?», chiede Bartolomeo.

«Io dico che dirĂ : “È molto esile”», dice Tommaso.

«Oh! no! DirĂ : “Povero fanciullo!”», risponde Pietro.

«Ti dirĂ  invece: “Sono contenta che tu lo ami”», obbietta Filippo.

«La Madre non ne avrebbe mai dubitato. Ma io credo che non parlerà. Se lo prenderà sul cuore», dice lo Zelote.

«E Tu, Maestro, che dici che dirà?».

«FarĂ  quello che voi dite. Ma molte cose, tutte anzi, le penserĂ  e le dirĂ  nel suo cuore, e nel baciarlo dirĂ  solo: “Che tu sia benedetto!”, e lo curerĂ  come fosse un uccellino caduto dal nido.

196.3

Un giorno, udite, mi raccontava di quando era una fanciullina. Non aveva ancora tre anni perchĂ© ancora non era nel Tempio, e il cuore le si frangeva d’amore dando, come fiore e uliva pigiati e franti nel torchio, tutti i suoi oli e i suoi profumi. E in un delirio d’amore diceva alla madre sua che voleva esser vergine per piacere di piĂč al Salvatore, ma che avrebbe voluto essere peccatrice per potere essere salvata, e quasi piangeva perchĂ© la madre non la capiva e non sapeva dirle come si puĂČ fare ad essere la “pura” e la “peccatrice” insieme. Le dette pace suo padre portandole un piccolo passero che egli aveva salvato mentre pericolava sull’orlo di una fontana. Le fece la parabola dell’uccellino[1], dicendo che Dio l’aveva salvata in anticipo e che perciĂČ Lei lo doveva benedire due volte. E la piccola Vergine di Dio, la grandissima Vergine Maria, esercitĂČ la sua prima maternitĂ  spirituale su quel nidiace che Ella rese al volo quando fu forte, ma che non lasciĂČ mai piĂč l’orto di Nazaret, consolando coi suoi voli e coi suoi cinguettii la triste casa e i tristi cuori di Anna e Gioacchino dopo che Maria fu nel Tempio. MorĂŹ poco prima che spirasse Anna
 Aveva finito il suo compito


196.4

Mia Madre si era votata alla verginitĂ  per l’amore. Ma aveva, essendo creatura perfetta, la maternitĂ  nel sangue e nello spirito. PerchĂ© la donna Ăš fatta per essere madre, ed Ăš aberrazione quando Ăš sorda a questo sentimento, che Ăš amore di seconda potenza ».

Si sono accostati anche gli altri, piano piano.

«Cosa vuoi dire, Maestro, dicendo amore di seconda potenza?», chiede Giuda Taddeo.

«Fratello mio, vi sono molti amori e di diverse potenze. Vi Ăš l’amore di prima potenza: quello che si dĂ  a Dio. Poi l’amore di seconda potenza: quello materno o paterno, perchĂ© se il primo Ăš tutto spirituale, questo Ăš per due parti spirituale e per una sola carnale. Vi si mescola, sĂŹ, il sentimento affettivo umano, ma vi predomina il superiore, perchĂ© un padre e una madre, sanamente e santamente tali, non danno solo cibo e carezze alla carne del figlio, ma anche nutrimento e amore alla mente e allo spirito della loro creatura. E tanto Ăš vero ciĂČ che dico, che chi si vota all’infanzia, anche se unicamente per istruirla, finisce ad amarla come fosse sua carne».

«Io li amavo infatti molto i miei discepoli», dice Giovanni di Endor.

«Ho compreso che dovevi essere un buon maestro vedendo come ti comporti con Jabé».

L’uomo di Endor si china e bacia la mano di GesĂč senza parlare.

«Continua, ti prego, la tua classificazione degli amori», prega lo Zelote.

«Vi Ăš l’amore per la compagna: amore di terza potenza perchĂ© fatto per metĂ  – parlo sempre dei sani e santi amori – di spirito e per metĂ  di carne. L’uomo per la sposa Ăš un maestro e un padre, oltre che sposo; e la donna per lo sposo Ăš un angelo e una madre oltre che sposa. Questi sono i tre amori piĂč elevati».

196.5

«E l’amore del prossimo? Non sbagli? O lo hai dimenticato?», chiede l’Iscariota.

Gli altri lo guardano stupiti e
 feroci per l’osservazione. Ma GesĂč risponde placido:

«No, Giuda. Ma osserva. Dio va amato perchĂ© Ăš Dio, dunque non necessita nessuna spiegazione per persuadere a questo amore. Egli Ăš Colui che Ăš, ossia il Tutto; e l’uomo, il nulla che diviene parte[2] del Tutto per l’anima infusa dall’Eterno – senza quella l’uomo sarebbe uno dei tanti animali bruti che vivono sulla terra o nelle acque o nell’aria – deve adorarlo per dovere e per meritare di sopravvivere nel Tutto, ossia per meritare di divenire parte del popolo santo[3] di Dio in Cielo, cittadino della Gerusalemme che non conoscerĂ  profanazioni e distruzioni in eterno.

L’amore dell’uomo, e specie della donna, alla prole, ha indicazione di comando nelle parole di Dio ad Adamo ed Eva dopo averli benedetti, vedendo di aver fatto “cosa buona”, in un lontano sesto giorno, il primo sesto giorno del creato. Disse loro: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la Terra
”.

Vedo la tua inespressa obbiezione e ti rispondo subito cosĂŹ: posto che nel creato avanti la colpa tutto era regolato e basato sull’amore, questo moltiplicarsi dei figli sarebbe stato amore, santo, puro, potente, perfetto. E Dio lo ha dato per primo comando all’uomo: “Crescete, moltiplicatevi”. “Amate perciĂČ, dopo di Me, i vostri figli”. L’amore quale ora Ăš, il generatore attuale dei figli, allora non era. La malizia non era e con essa non era l’esecrata fame del senso. L’uomo amava la donna e la donna l’uomo, naturalmente, non naturalmente secondo natura quale noi l’intendiamo o, meglio, come voi uomini l’intendete, ma secondo natura di figli di Dio: soprannaturalmente[4].

Dolci, primi giorni d’amore fra i due che erano fratelli, perchĂ© nati da un Padre unico, e che pure erano sposi, e che nell’amarsi si guardavano con gli innocenti occhi di due gemelli nella cuna; e l’uomo provava l’amor di padre per la compagna “osso delle sue ossa e carne della sua carne”, cosĂŹ come Ăš il figlio per un padre; e la donna conosceva la gioia d’esser figlia, ossia protetta da un amore ben alto, perchĂ© sentiva di avere in sĂ© qualcosa di quello splendido uomo che l’amava, con innocenza e angelico ardore, nei bei prati dell’Eden!

Dopo, nell’ordine dei comandi dati da Dio, con un sorriso, ai suoi pargoli diletti, viene quello che lo stesso Adamo, dotato per la Grazia di una intelligenza seconda solo a quella di Dio, decreta, parlando della compagna e di tutte le donne in lei, il decreto del pensiero di Dio, che si rifletteva netto sul terso specchio dello spirito di Adamo e fioriva in pensiero e in parola: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie e i due saranno una carne sola”.

Se non ci fossero stati i tre piloni dei tre amori sopraddetti, avrebbe potuto esserci l’amore di prossimo? No. Non avrebbe potuto esserci. L’amore di Dio fa Dio amico e insegna l’amore. Chi non ama Dio, che Ăš buono, non puĂČ certo amare il prossimo, che in maggioranza Ăš difettoso. Se non ci fossero stati amor coniugale e paternitĂ  nel mondo, non avrebbe potuto esserci prossimo, perchĂ© il prossimo Ăš fatto dei figli nati dagli uomini. Sei persuaso?».

«SÏ, Maestro. Non avevo riflettuto».

«È infatti difficile risalire alle sorgenti. L’uomo Ăš ormai confitto da secoli e millenni nel fango, e quelle sorgenti sono talmente sulle cime! La prima, poi, Ăš una sorgente che viene da un abisso di altezza: Dio
 Ma Io vi prendo per mano e vi conduco alle sorgenti. So dove sono ».

196.6

«E gli altri amori?», chiedono insieme Simone Zelote e l’uomo d’Endor.

«Il primo della seconda serie Ăš quello del prossimo. In realtĂ  Ăš il quarto in potenza. Poi viene l’amore alla scienza. Indi l’amore al lavoro».

«E basta?».

«E basta».

«Ma vi sono molti altri amori!», esclama Giuda Iscariota.

«No. Vi sono altre fami. Ma non sono amori. Sono “disamori”. Negano Dio, negano l’uomo. Non possono perciĂČ essere amori, perchĂ© sono negazioni e la negazione Ăš odio».

«Se io nego di acconsentire al male Ú odio?», chiede ancora Giuda Iscariota.

«Miseri noi! Ma sei piĂč cavilloso di uno scriba! Mi dici che hai? È l’aria fina di Giudea che ti pizzica i nervi come un crampo?», esclama Pietro.

«No. Mi piace istruirmi e avere molte idee, e chiare. Qui Ăš facile parlare per l’appunto con scribi. Non voglio rimanere a corto di argomenti».

«E credi di potere, in quel momento che ti occorre, tirare fuori la filaccia del colore richiesto dal sacco dove zavorri tutti questi cenci?», interroga Pietro.

«Cenci le parole del Maestro? Tu bestemmi!».

«Non mi fare lo scandalizzato. In bocca a Lui non sono cenci, ma una volta che vengono malmenate da noi lo divengono. Prova tu a dare un bisso prezioso in mano di un bambino
 Dopo poco Ăš uno sbrendolo sporco e lacerato. Quello che succede a noi
 Ora se tu pretendi di pescare al momento buono il brandellino che ti serve, fra che Ăš brandellino e fra che Ăš sporco
 uhm! non so che combinerai».

«Tu non ci pensare. Sono affari miei».

«Oh! sta’ certo che non ci penso! Ne ho basta dei miei. E poi!
 Mi contento che tu non faccia danno al Maestro. PerchĂ©, in questo caso, penserei anche agli affari tuoi ».

«Quando farĂČ male lo farai. Ma non sarĂ  mai, perchĂ© io so fare
 Non sono un ignorante io ».

«Lo sono io, lo so. Ma, appunto perchĂ© lo so, non zavorro nulla per sventolarlo poi al momento buono. Ma mi raccomando a Dio, e Dio mi aiuterĂ  per amore del suo Messia di cui io sono il servo piĂč infimo e piĂč fedele».

«Fedeli siamo tutti!», ribatte arrogante Giuda.

«Oh! cattivo! Perché offendi il padre mio? È vecchio, Ú buono. Non devi. Sei un cattivo uomo e mi fai paura», dice Jabé severo, rompendo il silenzio attento in cui era.

«E due!», esclama a bassa voce Giacomo di Zebedeo urtando col gomito Andrea. Ha parlato piano, ma l’Iscariota ha sentito.

«Vedi, Maestro, se le parole dello stolto bambino di Magdala hanno lasciato un segno?», dice Giuda acceso di stizza.

196.7

«Ma non sarebbe piĂč bello continuare la lezione del Maestro anzichĂ© sembrare tanti capretti imbizziti?», chiede il pacifico Tommaso.

«Ma sĂŹ, Maestro. Parlaci ancora di tua Madre. È cosĂŹ luminosa la sua infanzia! Ci fa l’anima vergine per riflesso, ed io, povero peccatore, ne ho tanto bisogno!», esclama Matteo.

«Che vi devo dire? Sono tanti episodi, uno piĂč dolce dell’altro ».

«Lei te li ha narrati?».

«Qualcuno. Ma molti di piĂč Giuseppe, come il piĂč bel racconto a Me fanciullo, e anche Alfeo di Sara che, essendo di pochi anni piĂč vecchio di mia Madre, le fu amico nei brevi anni che Lei fu a Nazaret».

«Oh! racconta », prega Giovanni.

Sono tutti in cerchio, seduti all’ombra degli ulivi, con JabĂ© al centro che guarda fisso GesĂč come udisse una paradisiaca fiaba.

«Vi dirĂČ la lezione di castitĂ  che diede mia Madre, pochi giorni avanti l’entrata nel Tempio, al suo piccolo amico e a molti altri.

Si era sposata quel giorno una fanciulla di Nazaret, parente di Sara, e anche Gioacchino ed Anna erano stati invitati alle nozze. Con essi la piccola Maria, che con altri bambini aveva l’incarico di gettare petali sfogliati sul cammino della sposa. Dicono che era bellissima, da piccina, e tutti se la contendevano dopo la festosa entrata della sposa. Era molto difficile vedere Maria perchĂ© Ella viveva molto in casa, amando una grotticella, che Lei chiama tuttora “dei suoi sponsali”, piĂč di ogni luogo. Quando perciĂČ era vista, bionda, rosea e gentile, era accasciata dalle carezze. La chiamavano “il fiore di Nazaret”, oppure “la perla di Galilea”, o anche “la pace di Dio” a ricordo di un arcobaleno enorme venuto improvviso al suo primo vagito. Era ed Ăš infatti tutto questo e piĂč ancora. È il Fiore del Cielo e del creato, Ăš la Perla del Paradiso, Ăš la Pace di Dio
 SĂŹ, la Pace. Io sono il Pacifico perchĂ© sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.

Quel giorno tutti la volevano baciare e prendere in grembo. E Lei, schiva di baci e di contatti, disse con una gravitĂ  gentile: “Ve ne prego. Non mi sgualcite”. Credettero parlasse della sua veste di lino, cinta di una fascia d’azzurro alla vita, ai piccoli polsi, al collo
 oppure della ghirlandetta di fiorellini azzurri di cui Anna l’aveva incoronata per trattenerle a posto i riccioli lievi, e l’assicurarono che non le avrebbero sgualcita nĂ© veste nĂ© ghirlanda. Ma Lei, sicura, piccola donna di tre anni ritta fra un cerchio di adulti, disse seria: “Non penso a ciĂČ che si ripara. Parlo dell’anima mia. È di Dio. E non vuole esser toccata che da Dio”. Le obbiettarono: “Ma noi baciamo te, non la tua anima”. Ed Essa: “Il mio corpo Ăš tempio dell’anima e vi Ăš sacerdote lo Spirito. Il popolo non Ăš ammesso nel recinto sacerdotale. Ve ne prego. Non entrate nel recinto di Dio”.

Alfeo, che aveva allora oltre otto anni e che l’amava molto, fu colpito da questa risposta e il giorno dopo, trovandola presso la sua grotticella, intenta a cogliere fiori, le chiese: “Maria, quando sarai donna mi vorresti per sposo?”. Ancora in lui durava l’effervescenza della festa nuziale a cui aveva assistito. Ed Ella: “Io ti amo molto. Ma non ti vedo come uomo. Ti dico un segreto. Io vedo solo l’anima dei viventi. Quella la amo molto, con tutto il cuore. Ma non vedo altro che Dio come ‘vero Vivente’ a cui potrĂČ dare me stessa”.

Ecco un episodio».

«“Vero Vivente”!!! Ma sai che Ăš parola profonda!», esclama Bartolomeo.

E GesĂč, umilmente e con un sorriso: «Ella era la Madre della Sapienza».

«Era?
 Ma non aveva tre anni?».

«Era. Io vivevo già in Lei, essendo Dio in Lei[5], dal suo concepimento, nella sua Unità e Trinità perfettissima».

196.8

«Ma, scusa se io colpevole oso parlare, ma Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.

«Non lo sapevano».

«E allora come potĂ© dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? CiĂČ non allude al suo privilegio sulla colpa?».

«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime veritĂ  soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. PerchĂ© era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternitĂ . Ed era un umile. Non vi Ăš infatti giustizia dove Ăš superbia. Lui era giusto ed umile. ConsolĂČ la Figlia per amor di padre. L’istruĂŹ per sapienza di sacerdote, chĂ© tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrĂČ come pontefice del titolo piĂč dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrĂ  che un altro canuto pontefice dirĂ  al mondo: “Ella Ăš la Concepita senza Macchia”, e darĂ  al mondo dei credenti questa veritĂ , come articolo di fede non impugnabile, perchĂ© nel mondo d’allora, sempre piĂč sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. PerchĂ© Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».

«Allora Gioacchino era profeta?».

«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciĂČ che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».

196.9

«Quando andiamo da questa Mamma, Signore?», chiede con occhi di desiderio Jabé.

«Questa sera. Che le dirai vedendola?».

«“Ti saluto, Madre del Salvatore”. Va bene cosĂŹ?».

«Molto bene», conferma GesĂč accarezzandolo.

«Ma oggi non andremo al Tempio?», chiede Filippo.

«Prima di partire per Betania vi andremo. E tu starai buono qui. Non Ú vero?».

«SÏ, Signore».

La moglie di Giona, il conduttore dell’uliveto, che si Ăš accostata piano piano, dice: «PerchĂ© non lo porti? Ne ha desiderio il bambino ».

GesĂč la fissa con insistenza senza parlare.

La donna capisce e lo dice: «Ho capito! Ma devo avere ancora un piccolo mantello di Marco. Lo vado a cercare», e corre via lesta.

Jabé tira Giovanni per una manica: «Saranno severi i maestri?».

«Oh! no. Non avere paura. E poi non Ăš per oggi. In pochi giorni, con la Madre, sarai piĂč sapiente di un dottore», lo conforta Giovanni.

Gli altri sentono e sorridono delle apprensioni di Jabé.

«Ma chi lo presenterà come fosse il padre?», chiede Matteo.

«Io. È naturale! A meno
 che lo voglia presentare il Maestro», dice Pietro.

«No, Simone. Io non lo farĂČ. Ti lascio questo onore».

«Grazie, Maestro. Ma
 ci sarai anche Tu?».

«Certamente. Tutti ci saremo. È il “nostro” bambino ».

Torna Maria di Giona con un mantello viola scuro, ancora buono. Ma che colore! Lei stessa lo dice: «Marco non me lo volle mai usare perché non gli piaceva il colore».

Sfido io! È atroce! E il povero JabĂ©, cosĂŹ olivastro come Ăš, sembra un annegato fra quel viola violento. Ma egli non si vede
 e perciĂČ Ăš felice di quel mantello in cui puĂČ drappeggiarsi come un adulto
 «Il pasto Ăš pronto, Maestro. La servente ha levato ora dallo spiedo l’agnello».

«Andiamo, allora».

E, scendendo dal luogo dove sono, entrano nella vasta cucina per il pasto.

Annotazione

Le raccontĂČ la parabola dell'uccellino: si veda il paradosso del "peccatore per amore" espresso dall'Immacolato e la parabola dell'uccellino: cfr. EMV 7.5.

Egli Ăš Colui che Ăš, cioĂš il Tutto; e l'uomo Ăš il nulla che diventa parte del Tutto grazie all'anima infusa in lui dall'Eterno. "Parte" Ăš stato corretto (secondo la spiegazione data nella nota a EMV 167.9) in "partecipante" su una copia dattiloscritta; si aggiunge a fondo pagina: "Se l'anima sa rimanere in stato di grazia, cosĂŹ deificata, non per identitĂ  di sostanza, ma per elevazione all'ordine soprannaturale". "

Nota da EMV 167: "Pacco di Dio" sembra essere stato cambiato in pacco nato da Dio da una correzione poco chiara di Maria Valtorta su una copia dattiloscritta, alla quale ha aggiunto la seguente nota: "Alla parola pacco non si deve dare il significato di "parte di Dio" infusa in noi, ma di "trono", "sede" infusa o "spiritata" (dal "soffio vitale" di cui si parla in Genesi 2,7) da Dio, quindi cosa di Dio venuta da Dio nell'uomo". San Tommaso d'Aquino la chiama "una capacità di Dio" che Dio riempie di sé, affinché tutti possiamo partecipare alla sua vita divina".

Questa spiegazione di Maria Valtorta (e il testo diEMV 10.9) va tenuta presente ogni volta che l'opera parla dell'anima come "parte" o "particella" di Dio.

Essa puĂČ essere collegata alle note di EMV 4.6, EMV 54.5, EMV 165.4, EMV 170.4, EMV 365.16, EMV 444.4, EMV 463.4, EMV 524.7, EMV 537.11.

"Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra...". "Secondo Genesi 1:28.

L'uomo amĂČ la donna e la donna amĂČ l'uomo, naturalmente, non naturalmente secondo la natura come la intendiamo noi, o meglio come la intendete voi uomini, ma secondo la natura dei figli di Dio: soprannaturalmente". "Soprannaturalmente": Maria Valtorta annota su una copia dattiloscritta: senza che il disordine della malizia si unisca o addirittura "si sostituisca" alle leggi ordinate di Dio, insite nella moltiplicazione e nel popolamento della terra. Aggiunge a margine: FinchĂ© l'uomo rimase in questo ordine, non nacque in lui il veleno della triplice concupiscenza che lo rese delirante, poi ribelle, infine decaduto.

L'uomo sentiva l'amore di un padre per il suo compagno "osso delle sue ossa e carne della sua carne", come un figlio per un padre. Secondo Genesi 2, 23.

"L'uomo lascerĂ  suo padre e sua madre e si unirĂ  a sua moglie e i due diventeranno una sola carne". "Secondo Genesi 2, 24.

Libro della Genesi 1, 28

Gn 1, 28: Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e abbiate dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che si muove sulla terra".

Libro della Genesi 2, 23-24

Gn 2, 23-24 : E l'uomo disse: "Questa Ăš osso delle mie ossa e carne della mia carne! Questa sarĂ  chiamata donna, perchĂ© Ăš stata tratta dall'uomo. PerciĂČ l'uomo lascerĂ  suo padre e sua madre e si unirĂ  a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.

Parole chiave

EMR 196.2-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

GesĂč passeggia osservando JabĂ© che giuoca allegro con Giovanni e con i piĂč giovani. Anche l’Iscariota, passata la sua stizza di ieri, Ăš allegro e giuoca. I piĂč anziani osservano e sorridono.

«Cosa dirà tua Madre di questo fanciullo?», chiede Bartolomeo.

«Io dico che dirĂ : “È molto esile”», dice Tommaso.

«Oh! no! DirĂ : “Povero fanciullo!”», risponde Pietro.

«Ti dirĂ  invece: “Sono contenta che tu lo ami”», obbietta Filippo.

«La Madre non ne avrebbe mai dubitato. Ma io credo che non parlerà. Se lo prenderà sul cuore», dice lo Zelote.

«E Tu, Maestro, che dici che dirà?».

«FarĂ  quello che voi dite. Ma molte cose, tutte anzi, le penserĂ  e le dirĂ  nel suo cuore, e nel baciarlo dirĂ  solo: “Che tu sia benedetto!”, e lo curerĂ  come fosse un uccellino caduto dal nido.

Parole chiave

EMR 196.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Un giorno, udite, mi raccontava di quando era una fanciullina. Non aveva ancora tre anni perchĂ© ancora non era nel Tempio, e il cuore le si frangeva d’amore dando, come fiore e uliva pigiati e franti nel torchio, tutti i suoi oli e i suoi profumi. E in un delirio d’amore diceva alla madre sua che voleva esser vergine per piacere di piĂč al Salvatore, ma che avrebbe voluto essere peccatrice per potere essere salvata, e quasi piangeva perchĂ© la madre non la capiva e non sapeva dirle come si puĂČ fare ad essere la “pura” e la “peccatrice” insieme. Le dette pace suo padre portandole un piccolo passero che egli aveva salvato mentre pericolava sull’orlo di una fontana. Le fece la parabola dell’uccellino[1], dicendo che Dio l’aveva salvata in anticipo e che perciĂČ Lei lo doveva benedire due volte. E la piccola Vergine di Dio, la grandissima Vergine Maria, esercitĂČ la sua prima maternitĂ  spirituale su quel nidiace che Ella rese al volo quando fu forte, ma che non lasciĂČ mai piĂč l’orto di Nazaret, consolando coi suoi voli e coi suoi cinguettii la triste casa e i tristi cuori di Anna e Gioacchino dopo che Maria fu nel Tempio. MorĂŹ poco prima che spirasse Anna
 Aveva finito il suo compito


Dettaglio

GesĂč racconta un episodio dell'infanzia della Vergine Maria.

Annotazione

Le raccontĂČ la parabola dell'uccellino: cfr. il paradosso del "peccatore per amore" espresso dall'Immacolato e la parabola dell'uccellino: cfr. EMV 7.5.

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EMR 196.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Mia Madre si era votata alla verginitĂ  per l’amore. Ma aveva, essendo creatura perfetta, la maternitĂ  nel sangue e nello spirito. PerchĂ© la donna Ăš fatta per essere madre, ed Ăš aberrazione quando Ăš sorda a questo sentimento, che Ăš amore di seconda potenza


Annotazione

Sui diversi poteri dell'amore, cfr.EMV 196,4-6.

Parole chiave

EMR 196.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’uomo per la sposa ù un maestro e un padre, oltre che sposo; e la donna per lo sposo ù un angelo e una madre oltre che sposa.

Parole chiave

EMR 196.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’amore di Dio fa Dio amico e insegna l’amore. Chi non ama Dio, che Ăš buono, non puĂČ certo amare il prossimo, che in maggioranza Ăš difettoso.

Parole chiave

EMR 196.7-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Parlaci ancora di tua Madre. È cosĂŹ luminosa la sua infanzia! Ci fa l’anima vergine per riflesso, ed io, povero peccatore, ne ho tanto bisogno!», esclama Matteo.

«Che vi devo dire? Sono tanti episodi, uno piĂč dolce dell’altro ».

«Lei te li ha narrati?».

«Qualcuno. Ma molti di piĂč Giuseppe, come il piĂč bel racconto a Me fanciullo, e anche Alfeo di Sara che, essendo di pochi anni piĂč vecchio di mia Madre, le fu amico nei brevi anni che Lei fu a Nazaret».

«Oh! racconta », prega Giovanni.

Sono tutti in cerchio, seduti all’ombra degli ulivi, con JabĂ© al centro che guarda fisso GesĂč come udisse una paradisiaca fiaba.

«Vi dirĂČ la lezione di castitĂ  che diede mia Madre, pochi giorni avanti l’entrata nel Tempio, al suo piccolo amico e a molti altri.

Si era sposata quel giorno una fanciulla di Nazaret, parente di Sara, e anche Gioacchino ed Anna erano stati invitati alle nozze. Con essi la piccola Maria, che con altri bambini aveva l’incarico di gettare petali sfogliati sul cammino della sposa. Dicono che era bellissima, da piccina, e tutti se la contendevano dopo la festosa entrata della sposa. Era molto difficile vedere Maria perchĂ© Ella viveva molto in casa, amando una grotticella, che Lei chiama tuttora “dei suoi sponsali”, piĂč di ogni luogo. Quando perciĂČ era vista, bionda, rosea e gentile, era accasciata dalle carezze. La chiamavano “il fiore di Nazaret”, oppure “la perla di Galilea”, o anche “la pace di Dio” a ricordo di un arcobaleno enorme venuto improvviso al suo primo vagito. Era ed Ăš infatti tutto questo e piĂč ancora. È il Fiore del Cielo e del creato, Ăš la Perla del Paradiso, Ăš la Pace di Dio
 SĂŹ, la Pace. Io sono il Pacifico perchĂ© sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.

Quel giorno tutti la volevano baciare e prendere in grembo. E Lei, schiva di baci e di contatti, disse con una gravitĂ  gentile: “Ve ne prego. Non mi sgualcite”. Credettero parlasse della sua veste di lino, cinta di una fascia d’azzurro alla vita, ai piccoli polsi, al collo
 oppure della ghirlandetta di fiorellini azzurri di cui Anna l’aveva incoronata per trattenerle a posto i riccioli lievi, e l’assicurarono che non le avrebbero sgualcita nĂ© veste nĂ© ghirlanda. Ma Lei, sicura, piccola donna di tre anni ritta fra un cerchio di adulti, disse seria: “Non penso a ciĂČ che si ripara. Parlo dell’anima mia. È di Dio. E non vuole esser toccata che da Dio”. Le obbiettarono: “Ma noi baciamo te, non la tua anima”. Ed Essa: “Il mio corpo Ăš tempio dell’anima e vi Ăš sacerdote lo Spirito. Il popolo non Ăš ammesso nel recinto sacerdotale. Ve ne prego. Non entrate nel recinto di Dio”.

Alfeo, che aveva allora oltre otto anni e che l’amava molto, fu colpito da questa risposta e il giorno dopo, trovandola presso la sua grotticella, intenta a cogliere fiori, le chiese: “Maria, quando sarai donna mi vorresti per sposo?”. Ancora in lui durava l’effervescenza della festa nuziale a cui aveva assistito. Ed Ella: “Io ti amo molto. Ma non ti vedo come uomo. Ti dico un segreto. Io vedo solo l’anima dei viventi. Quella la amo molto, con tutto il cuore. Ma non vedo altro che Dio come ‘vero Vivente’ a cui potrĂČ dare me stessa”.

Ecco un episodio».

«“Vero Vivente”!!! Ma sai che Ăš parola profonda!», esclama Bartolomeo.

E GesĂč, umilmente e con un sorriso: «Ella era la Madre della Sapienza».

«Era?
 Ma non aveva tre anni?».

«Era. Io vivevo già in Lei, essendo Dio in Lei[5], dal suo concepimento, nella sua Unità e Trinità perfettissima».

196.8

«Ma, scusa se io colpevole oso parlare, ma Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.

«Non lo sapevano».

«E allora come potĂ© dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? CiĂČ non allude al suo privilegio sulla colpa?».

«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime veritĂ  soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. PerchĂ© era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternitĂ . Ed era un umile. Non vi Ăš infatti giustizia dove Ăš superbia. Lui era giusto ed umile. ConsolĂČ la Figlia per amor di padre. L’istruĂŹ per sapienza di sacerdote, chĂ© tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrĂČ come pontefice del titolo piĂč dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrĂ  che un altro canuto pontefice dirĂ  al mondo: “Ella Ăš la Concepita senza Macchia”, e darĂ  al mondo dei credenti questa veritĂ , come articolo di fede non impugnabile, perchĂ© nel mondo d’allora, sempre piĂč sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. PerchĂ© Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».

«Allora Gioacchino era profeta?».

«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciĂČ che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».

Dettaglio

Matteo chiede a GesĂč di parlare di sua Madre.

Annotazione

Vi racconterĂČ della lezione di castitĂ  che mia Madre diede, pochi giorni prima di entrare nel Tempio, al suo fidanzato e a molti altri. Probabilmente AlphĂ©e de Sara.

Io ero Dio in lei, fin dal momento del suo concepimento, nella sua UnitĂ  e nella sua perfettissima TrinitĂ . Maria Valtorta annota in una copia dattiloscritta: Maria, santuario perpetuo e purissimo in cui il Dio uno e trino ha fatto la sua perpetua dimora, non fu mai separata dalla Sapienza: il Verbo di Dio era sempre in lei, la vera Arca che porta il Verbo eterno, e nessuna creatura conosceva bene come lei questo Verbo che Ăš la Sapienza divina, che doveva prendere carne in lei, e che doveva ancora e sempre rimanere in lei.

Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX l'8 dicembre 1854 nella bolla Ineffabilis Deus. Era stato oggetto di controversia per secoli e fu uno dei motivi della feroce opposizione della teologia consolidata a Maria de Ágreda, che espresse questa rivelazione nelle sue visioni.

(...) La Tutta Bella di Dio, coronata di stelle, vestita con i raggi della luna meno pura di lei e sostenuta dalle stelle, la Regina del creato e dell'increato; perché nel suo Regno, Dio Re ha Maria come Regina. Cfr. Apocalisse 12, 1-2.

Libro dell'Apocalisse 12, 1-2

Ap 12, 1-2: "Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e i dolori del parto".

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