7.3 Mamma, me ne racconti ancora?âŠÂ».
«Oh! figlia mia! Quale fatto vuoi sapere?».
Maria pensa; seria e raccolta, Ăš da pitturarsi per eternarne lâespressione. Sul visetto infantile si riflettono lâombre dei suoi pensieri. Sorrisi e sospiri, raggi di sole e ombre di nubi, pensando alla storia dâIsraele. Poi sceglie: «Ancora quello di Gabriele a Daniele, in cui Ăš promesso il Cristo».
E ascolta ad occhi chiusi, ripetendo piano le parole che la madre le dice, come per ricordarle meglio. Quando Anna termina, chiede: «Quanto manca ancora ad aver lâEmmanuele?».
«Trentâanni circa, diletta».
«Quanto ancora! E io sarĂČ nel Tempio⊠Dimmi, se io pregassi tanto, tanto, tanto, giorno e notte, notte e giorno, e volessi esser solo di Dio, per tutta la vita, per questo scopo, lâEterno mi farebbe grazia di dare prima il Messia al suo popolo?».
«Non lo so, cara. Il Profeta dice: âSettanta settimaneâ. Credo che profezia non erri. Ma Ăš tanto buono il Signore», si affretta ad aggiungere Anna, vedendo imperlarsi di un pianto le ciglia dâoro della sua bambina, «che io credo che se tu pregherai tanto, tanto, tanto, Egli ti esaudirà ».
Il sorriso torna sul visetto che Ăš lievemente alzato verso la madre, e un occhiellino di sole che passa fra due pampini fa brillare le stille del giĂ cessato pianto, come fossero goccioline di rugiada sospese agli steli esilissimi del musco alpino.
7.4 «E allora io pregherĂČ e mi farĂČ vergine per questo».
«Ma sai tu che vuol dire tal cosa?».
«Vuol dire non conoscere amore dâuomo ma solo di Dio. Vuol dire non aver altro pensiero che per il Signore. Vuol dire rimanere bambine nella carne e angeli nel cuore. Vuol dire non avere occhi altro che per guardare Dio, orecchie per udirlo, bocca per lodarlo, mani per offrirsi ostie, piedi per seguirlo veloci, e cuore e vita per darli a Lui».
«Te benedetta! Ma allora non avrai mai bambini, tu che ami tanto i bambini e gli agnellini e le tortorine⊠Sai? Un bambino per una donna Ăš come un agnellino bianco e ricciuto, Ăš come una colombina dalle piume di seta e la bocca di corallo che si possono amare, baciare e sentirsi dire: âMammaâ».
«Non importa. Io sarĂČ di Dio. Nel Tempio pregherĂČ. E forse un giorno vedrĂČ lâEmmanuele. La Vergine che gli deve esser Madre, come dice il gran Profeta, giĂ deve esser nata ed Ăš nel Tempio⊠Io le sarĂČ compagna⊠e ancella⊠Oh! sĂŹ! Se la potessi conoscere, per luce di Dio, la vorrei servire, quella beata! E, dopo, ella mi porterebbe il Figlio, mi porterebbe al suo Figlio, e servirei Lui pure. Pensa, mamma!⊠Servire il Messia!!âŠÂ». Maria Ăš sopraffatta da questo pensiero, che la sublima e la annienta insieme. Con le manine incrociate sul piccolo seno e la testolina un poco curva in avanti e accesa dâemozione, pare una infantile riproduzione dellâAnnunciata che io vidi. Riprende: «Ma me lo permetterĂ il Re dâIsraele, lâUnto di Dio, di servirlo?».
«Non ne aver dubbi. Non dice re Salomone: âSessanta son le regine e ottanta le altre mogli e le fanciulle son senza numeroâ ? Tu vedi che nella reggia del Re saranno senza numero le fanciulle vergini che serviranno il loro Signore».
«Oh! vedi allora che devo esser vergine? Lo devo. Se Egli per madre vuole una vergine, Ăš segno che ama sopra ogni cosa la verginitĂ . Voglio mi ami, me, sua serva, per la verginitĂ che mi farĂ un poco simile alla sua Madre diletta⊠Questo voglioâŠ