Stamane ho avuto un soave risveglio. Ancor fra le nebbie del sopore sentivo una voce purissima cantare dolcemente una lenta ninna-nanna. Pareva una pastorale natalizia tanto era lenta e arcaica. Seguivo quel motivo e quella voce sempre piĂč beandomene e tornando lucida sotto la sua onda. Finalmente lo sono stata e ho capito. Ho detto: «Ti saluto, Maria, piena di grazia!», perchĂ© era la Mamma che cantava. E Lei ha rinforzato la voce dopo avermi detto: «Anche io ti saluto. Vieni e sii felice!».
E lâho vista. Nella casa di Betlemme, nella stanza da Lei occupata, intenta a cullare GesĂč per addormentarlo. Nella stanza era il telaio di Maria e dei lavori di cucito. Sembrava che Maria avesse sospeso il lavoro per dare il latte al Bambino, cambiargli le fasce, meglio, i panni, perchĂ© era giĂ un bambinello di qualche mese. Direi sei o otto al massimo; e che contasse riprendere il lavoro quando il Bambino fosse addormentato.
Lâora era verso sera. Il tramonto, giĂ quasi completamente compiuto, aveva sparso di bioccoli dâoro il cielo sereno. Delle mandre tornavano al chiuso, brucando le ultime erbe di un prato fiorito, e belavano alzando il musetto.
Il Bambino stentava ad addormentarsi. Pareva un poco inquieto come per smania dei denti od altra piccola âbuaâ della puerizia.
33.2 Ho scritto, come ho potuto, nel buio di quellâora appena appena mattinale, il canto su un pezzo di carta, ed ora lo copio qui:
«Nuvolette tutte dâoro â paion greggi del Signore.
Sopra il prato tutto in fiore â un altro gregge sta a guardar.
Ma se avessi tutti i greggi â che ci sono sulla Terra
lâagnellino a me piĂč caro â saresti sempre TuâŠ
Dormi, dormi, dormi, dormiâŠ
Non piangere piĂčâŠ
Mille stelle rilucenti â stan nel cielo a riguardare.
Le soavi tue pupille â non le far piĂč lacrimare.
I tuoi occhi di zaffiro â son le stelle del mio cuore.
Il tuo pianto Ăš il mio dolore! â Oh! non piangere piĂčâŠ
Dormi, dormi, dormi, dormiâŠ
Non piangere piĂčâŠ
Tutti gli angeli splendenti â che ci son nel Paradiso
fan corona a Te, innocente â per bearsi del tuo viso.
Ma Tu piangi. Vuoi la Mamma. â Vuoi la Mamma, Mamma, MaâŠ
qui intorno a farti ânannaâ. â Nanna, nanna, nanna, naâŠ
Dormi, dormi, dormi, dormiâŠ
Non piangere piĂčâŠ
Poi il ciel si farĂ rosa â per lâaurora che ritorna
e la Mamma ancor non posa â per non farti lacrimar.
Ridestato dirai: âMamma!â â âFiglio!â io ti dirĂČ,
e col bacio amore e vita â insieme al latte ti darĂČâŠ
Dormi, dormi, dormi, dormiâŠ
Non piangere piĂčâŠ
Senza Mamma non puoi stare â neppur se sogni il Cielo.
Vieni, vieni! Sotto il velo â io ti farĂČ dormir.
Il mio petto per guanciale â le mie braccia a farti cuna.
Non avere tema alcuna! â Io sono qui con TeâŠ
Dormi, dormi, dormi, dormiâŠ
Non piangere piĂčâŠ
Io con Te ci sarĂČ sempre. â Sei la vita del mio cuoreâŠ
Egli dorme⊠Pare un fiore â posato sopra il senâŠ
Egli dorme⊠Fate piano! â Forse vede il Padre SantoâŠ
Quella vista asciuga il pianto â del dolce mio GesĂčâŠ
Dorme, dorme, dorme, dorme
e non piange piĂčâŠÂ».
33.3 Dire la grazia della scena Ăš impossibile. Non Ăš che una madre che culla un piccino. Ma Ăš quella Madre ed Ăš quel Piccino! PuĂČ pensare perciĂČ che grazia, che amore, che purezza, che Cielo Ăš in questa piccola, grande, soave scena che mi letifica col suo ricordo, di cui resta a conferma la melodia che mi ripeto. Per poterla far sentire anche a lei. Ma io non ho la voce di argento purissimo di Maria, la voce verginale della Vergine!⊠E sembrerĂČ un organetto sfiatato. Non importa. FarĂČ come potrĂČ. Che bella pastorale sarebbe, da cantarsi intorno alla Culla di Natale!
La Mamma prima tentennava lenta la cuna di legno. Poi, vedendo che GesĂč non si chetava, se lo Ăš preso in collo, seduta presso la finestra aperta, con a fianco la cunella, e, ondeggiando lievemente sul ritmo del canto, ha ripetuto la ninna-nanna due volte, fino a che il piccolo GesĂč ha chiuso gli occhietti, ha girato la testolina contro il petto materno e si Ăš addormentato cosĂŹ, con il visetto schiacciato contro il calduccio di quel seno, una manina appoggiata sulla mammella materna, presso la sua guancina rosata, e lâaltra abbandonata nel grembo. Il velo di Maria ombreggiava la Creaturina santa.
Poi Maria si Ăš alzata con infinita cura e ha deposto il suo GesĂč nella cunella, lo ha coperto coi piccoli lini, ha steso un velo a riparo dalle mosche e dallâaria, ed Ăš stata a contemplarsi il suo Tesoro dormente. Teneva una mano sul cuore, una ancora appoggiata alla cuna, pronta ad ondularla se vi fosse minaccia di risveglio, e sorrideva, beata, stando un poco curva, mentre le ombre e il silenzio calavano sulla terra e invadevano la stanzetta verginale.
Che pace! Che bellezza! Ne sono beata!
33.4 Non Ăš una visione grandiosa e forse sarĂ giudicata inutile nella massa delle altre, perchĂ© non rivela nulla di speciale. Lo so. Ma per me Ăš una vera grazia e tale la reputo, perchĂ© mi fa lo spirito placido, puro, amoroso come fosse ricreato dalle mani della Mamma. Penso che anche a lei piacerĂ in tal senso. Siamo âbambiniâ noi. Meglio cosĂŹ! Piacciamo a GesĂč. Gli altri, dotti e complicati, pensino ciĂČ che vogliono e ci dicano pure âpueriliâ. Noi non ce ne occupiamo, vero?