Note della parola chiave

La Vergine Maria

Tema: Parole chiave principali e trasversali 🌟 · Pagina 11 di 32

Comfort di lettura

EMR 32.5-6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

32.5 Vi ù della gente che guarda curiosa. Fra questa si fa largo un vecchietto curvo e arrancante, che si appoggia ad un bastone. Deve essere molto vecchio, direi certo oltre gli ottant’anni. Egli si accosta a Maria e le chiede di dargli per un attimo il Piccino. Maria lo accontenta sorridendo.

Simeone, che io ho sempre creduto appartenesse alla casta sacerdotale e invece Ăš un semplice fedele, almeno a giudicare dalla veste, lo prende, lo bacia. GesĂč gli sorride con la smorfietta incerta dei poppanti. Sembra che lo osservi curioso, perchĂ© il vecchietto piange e ride insieme, e le lacrime fanno tutto un ricamo di luccichii insinuandosi fra le rughe e imperlando la barba lunga e bianca, verso la quale GesĂč tende le manine. È GesĂč, ma Ăš sempre un bambinello, e ciĂČ che gli si muove davanti attira la sua attenzione e gli dĂ  velleitĂ  di afferrare quella cosa per capire meglio cosa Ăš. Maria e Giuseppe sorridono, e anche i presenti, che lodano la bellezza del Piccino.

Sento le parole del santo vecchio e vedo lo sguardo stupito di Giuseppe, quello commosso di Maria, e anche quelli della piccola folla, in parte stupita e commossa e in parte, alle parole del vecchio, presa da ilarità. Fra questi vi sono dei barbuti e tronfi sinedristi, che scuotono il capo, guardando Simeone con compatimento ironico. Lo devono pensare andato fuor di cervello per l’età.

32.6 Il sorriso di Maria si spegne in un piĂč vivo pallore quando Simeone le annuncia il dolore. Per quanto Ella sappia, questa parola le trafigge lo spirito. Si avvicina di piĂč a Giuseppe, Maria, per confortarsi, si stringe con passione il suo Bambino al seno e beve, come anima assetata, le parole di Anna[2], a sua volta sopraggiunta, la quale, donna come Ăš, ha pietĂ  del suo soffrire e le promette che l’Eterno le addolcirĂ  di una forza soprannaturale l’ora del dolore. «Donna, a Chi ha dato il Salvatore al suo popolo non mancherĂ  il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo pianto. Non Ăš mai mancato l’aiuto del Signore alle grandi donne d’Israele, e tu sei ben piĂč di Giuditta e di Giaele. Il nostro Dio ti darĂ  cuore di oro purissimo per resistere al mare di dolore, per cui sarai la piĂč grande Donna della creazione, la Madre. E tu, Bambino, ricordati di me nell’ora della tua missione».

E qui mi cessa la visione.

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EMR 33

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : Ninna nanna della Vergine.

Data della visione: martedĂŹ 28 novembre 1944

Calendario: luglio 2004

Luogo (mappa) : Betlemme

Ciclo: Nascita e infanzia di GesĂč

Sommario: A Betlemme, Maria culla il suo bambino.

Contenuto del capitolo: 33,1: Il bambino, di pochi mesi, tarda ad addormentarsi. 33,2: La ninna nanna di Maria. 33,3: Il bambino GesĂč tra le braccia della madre. 33,4: La grazia della visione.

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EMR 33.1-4

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Stamane ho avuto un soave risveglio. Ancor fra le nebbie del sopore sentivo una voce purissima cantare dolcemente una lenta ninna-nanna. Pareva una pastorale natalizia tanto era lenta e arcaica. Seguivo quel motivo e quella voce sempre piĂč beandomene e tornando lucida sotto la sua onda. Finalmente lo sono stata e ho capito. Ho detto: «Ti saluto, Maria, piena di grazia!», perchĂ© era la Mamma che cantava. E Lei ha rinforzato la voce dopo avermi detto: «Anche io ti saluto. Vieni e sii felice!».

E l’ho vista. Nella casa di Betlemme, nella stanza da Lei occupata, intenta a cullare GesĂč per addormentarlo. Nella stanza era il telaio di Maria e dei lavori di cucito. Sembrava che Maria avesse sospeso il lavoro per dare il latte al Bambino, cambiargli le fasce, meglio, i panni, perchĂ© era giĂ  un bambinello di qualche mese. Direi sei o otto al massimo; e che contasse riprendere il lavoro quando il Bambino fosse addormentato.

L’ora era verso sera. Il tramonto, già quasi completamente compiuto, aveva sparso di bioccoli d’oro il cielo sereno. Delle mandre tornavano al chiuso, brucando le ultime erbe di un prato fiorito, e belavano alzando il musetto.

Il Bambino stentava ad addormentarsi. Pareva un poco inquieto come per smania dei denti od altra piccola “bua” della puerizia.

33.2 Ho scritto, come ho potuto, nel buio di quell’ora appena appena mattinale, il canto su un pezzo di carta, ed ora lo copio qui:

«Nuvolette tutte d’oro — paion greggi del Signore.

Sopra il prato tutto in fiore — un altro gregge sta a guardar.

Ma se avessi tutti i greggi — che ci sono sulla Terra

l’agnellino a me piĂč caro — saresti sempre Tu


Dormi, dormi, dormi, dormi


Non piangere piĂč


Mille stelle rilucenti — stan nel cielo a riguardare.

Le soavi tue pupille — non le far piĂč lacrimare.

I tuoi occhi di zaffiro — son le stelle del mio cuore.

Il tuo pianto Ăš il mio dolore! — Oh! non piangere piĂč


Dormi, dormi, dormi, dormi


Non piangere piĂč


Tutti gli angeli splendenti — che ci son nel Paradiso

fan corona a Te, innocente — per bearsi del tuo viso.

Ma Tu piangi. Vuoi la Mamma. — Vuoi la Mamma, Mamma, Ma


qui intorno a farti “nanna”. — Nanna, nanna, nanna, na


Dormi, dormi, dormi, dormi


Non piangere piĂč


Poi il ciel si farà rosa — per l’aurora che ritorna

e la Mamma ancor non posa — per non farti lacrimar.

Ridestato dirai: “Mamma!” — “Figlio!” io ti dirĂČ,

e col bacio amore e vita — insieme al latte ti darĂČ


Dormi, dormi, dormi, dormi


Non piangere piĂč


Senza Mamma non puoi stare — neppur se sogni il Cielo.

Vieni, vieni! Sotto il velo — io ti farĂČ dormir.

Il mio petto per guanciale — le mie braccia a farti cuna.

Non avere tema alcuna! — Io sono qui con Te


Dormi, dormi, dormi, dormi


Non piangere piĂč


Io con Te ci sarĂČ sempre. — Sei la vita del mio cuore


Egli dorme
 Pare un fiore — posato sopra il sen


Egli dorme
 Fate piano! — Forse vede il Padre Santo


Quella vista asciuga il pianto — del dolce mio GesĂč


Dorme, dorme, dorme, dorme

e non piange piĂč ».

33.3 Dire la grazia della scena Ăš impossibile. Non Ăš che una madre che culla un piccino. Ma Ăš quella Madre ed Ăš quel Piccino! PuĂČ pensare perciĂČ che grazia, che amore, che purezza, che Cielo Ăš in questa piccola, grande, soave scena che mi letifica col suo ricordo, di cui resta a conferma la melodia che mi ripeto. Per poterla far sentire anche a lei. Ma io non ho la voce di argento purissimo di Maria, la voce verginale della Vergine!
 E sembrerĂČ un organetto sfiatato. Non importa. FarĂČ come potrĂČ. Che bella pastorale sarebbe, da cantarsi intorno alla Culla di Natale!

La Mamma prima tentennava lenta la cuna di legno. Poi, vedendo che GesĂč non si chetava, se lo Ăš preso in collo, seduta presso la finestra aperta, con a fianco la cunella, e, ondeggiando lievemente sul ritmo del canto, ha ripetuto la ninna-nanna due volte, fino a che il piccolo GesĂč ha chiuso gli occhietti, ha girato la testolina contro il petto materno e si Ăš addormentato cosĂŹ, con il visetto schiacciato contro il calduccio di quel seno, una manina appoggiata sulla mammella materna, presso la sua guancina rosata, e l’altra abbandonata nel grembo. Il velo di Maria ombreggiava la Creaturina santa.

Poi Maria si Ăš alzata con infinita cura e ha deposto il suo GesĂč nella cunella, lo ha coperto coi piccoli lini, ha steso un velo a riparo dalle mosche e dall’aria, ed Ăš stata a contemplarsi il suo Tesoro dormente. Teneva una mano sul cuore, una ancora appoggiata alla cuna, pronta ad ondularla se vi fosse minaccia di risveglio, e sorrideva, beata, stando un poco curva, mentre le ombre e il silenzio calavano sulla terra e invadevano la stanzetta verginale.

Che pace! Che bellezza! Ne sono beata!

33.4 Non Ăš una visione grandiosa e forse sarĂ  giudicata inutile nella massa delle altre, perchĂ© non rivela nulla di speciale. Lo so. Ma per me Ăš una vera grazia e tale la reputo, perchĂ© mi fa lo spirito placido, puro, amoroso come fosse ricreato dalle mani della Mamma. Penso che anche a lei piacerĂ  in tal senso. Siamo “bambini” noi. Meglio cosĂŹ! Piacciamo a GesĂč. Gli altri, dotti e complicati, pensino ciĂČ che vogliono e ci dicano pure “puerili”. Noi non ce ne occupiamo, vero?

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EMR 34

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : L'adorazione dei Magi. Questo Ăš il "Vangelo della fede".

Data della visione: lunedĂŹ 28 febbraio 1944.

Calendario: ottobre dell'anno 4 a.C.

Luogo (mappa) : Betlemme

Ciclo: Nascita e infanzia di GesĂč

Sintesi: Maria vede Betlemme nel cuore della notte. La cittĂ  Ăš addormentata. Poi vede la stella che guida i Magi, che brilla in modo soprannaturale. La stella si fermĂČ davanti alla locanda dove alloggiava la Sacra Famiglia. I Magi si fermarono con i loro servi e adorarono per la prima volta il Salvatore, inchinandosi a terra. Poi si ritirarono fino al mattino seguente. Per Maria, la visione si interrompe e ricomincia tre ore dopo.

I Magi si erano preparati ed erano vestiti con abiti maestosi. Vengono a salutare rispettosamente il Bambino. Ne approfittarono per raccontare alla Madre il loro viaggio e le offrirono tre doni: l'oro, come si addice a un Re, l'incenso in quanto Dio e la mirra perchĂ© suo Figlio, il Redentore del mondo, avrebbe dovuto morire. Maria impallidĂŹ a questo accenno, ma trattenne la sua sofferenza dietro un sorriso. I tre Magi vollero salutare il Bambino un'ultima volta e se ne andarono. Giuseppe li accompagnĂČ ai loro cavalli.

GesĂč dĂ  poi un dettato per il nostro tempo. Sottolinea la fede dei tre uomini, il loro abbandono a Dio, perchĂ© non hanno dubbi e affidano a lui il loro viaggio, senza fare giri di parole. Il loro cuore trema solo quando arrivano a Gerusalemme e la stella Ăš nascosta, ma la loro coscienza li rassicura. Cristo dichiara cosĂŹ che chi Ăš abituato a meditare e ha una coscienza retta ha imparato a esaminare se stesso, per correggersi alla minima mancanza di condotta.

Anche i Magi sono molto ricchi, ma sono umili e quindi veramente grandi per la loro umiltà. Si considerano polvere davanti all'Altissimo e, quando arrivano in una casa povera, non si dicono: "È impossibile!". La adorano e poi se ne vanno, preparandosi ad andare a trovare il loro Re con dignità. CosÏ indossano i loro abiti migliori, a differenza degli uomini che vanno all'Eucaristia con mille preoccupazioni materiali.

Infine, GesĂč fa due considerazioni. La prima riguarda Giuseppe, che si rallegra dei doni, ma rimane umile. Non si Ăš sentito offeso dal fatto che Maria fosse sotto i riflettori. Anche lui era umile perchĂ© era veramente grande. Il secondo riguarda Maria, che esorta GesĂč a benedire, anche quando Ăš scoraggiato dalle nostre cattive azioni. Bacia la sua mano trafitta e dichiara: "Tu sei il Salvatore. Salva! GesĂč non puĂČ rifiutare sua Madre, ma dobbiamo sforzarci di andare da lei.

Contenuti del capitolo: 34.1: I Vangeli della fede. 34.2: La pianta della cittĂ  di Betlemme. 34.3: Una stella vi crea un incanto. 34.4: I Magi vi si fermano di notte. 34.5: In pieno giorno, portano i loro doni. 34.6: Si inginocchiano davanti al bambino. 34.7: Il piĂč anziano racconta il loro viaggio. 34.8: Il significato dell'oro, dell'incenso e della mirra. 34.9: Partono da casa con rammarico. 34.10: I Magi avevano fede in tutto. 34.11: Non cercavano alcun interesse personale. 34.12: La rettitudine della loro coscienza. 34.13 : La loro umiltĂ  davanti a Dio. 34.14 : La loro pietĂ . 34.15 : Sono umili, generosi, obbedienti e rispettosi gli uni degli altri. 34.16 : Giuseppe Ăš custode e protettore della purezza e della santitĂ , senza usurpare diritti. 34.17 : Maria Ăš la nostra Avvocata. 34.18 : Meditare e imitare.

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EMR 34.3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Con un piĂč vivo raggiare di splendori la stella si ferma sulla piccola casa che Ăš sul lato piĂč stretto della piazzetta. NĂ© i suoi abitanti, nĂ© i betlemmiti la vedono, perchĂ© dormono nelle chiuse case, ma essa accelera i suoi palpiti di luce, e la sua coda vibra e ondeggia piĂč forte tracciando quasi dei semicerchi nel cielo, che si accende tutto per questa rete d’astri che essa trascina, per questa rete piena di preziosi che splendono tingendo dei piĂč vaghi colori le altre stelle, quasi a comunicare loro una parola di gioia.

La casetta ù tutta bagnata da questo fuoco liquido di gemme. Il tetto della breve terrazza, la scaletta di pietra scura, la piccola porta, tutto ù come un blocco di puro argento sparso di polvere di diamanti e perle. Nessuna reggia della Terra ha mai avuto od avrà una scala simile a questa, fatta per ricevere il passo degli angeli, fatta per esser usata dalla Madre che ù Madre di Dio. I suoi piccoli piedi di Vergine Immacolata possono posarsi su quel candido splendore, i suoi piccoli piedi destinati a posarsi sui gradini del trono di Dio. Ma la Vergine non sa. Essa veglia presso la cuna del Figlio e prega. Nell’anima ha splendori che superano gli splendori di cui la stella decora le cose.

Dettaglio

La stella guidĂČ i Magi verso la Sacra Famiglia. Si fermĂČ davanti alla locanda dove alloggiavano la Madre di Dio e suo Figlio. La luce della stella Ăš molto intensa. Maria scrive che "il suo globo assomiglia a un enorme zaffiro, illuminato all'interno da un sole; da esso emerge una scia luminosa in cui predomina un blu celeste, ma in cui si fondono il biondo dei topazi, il verde degli smeraldi, la brillantezza iridescente degli opali, la chiarezza sanguigna dei rubini e il morbido scintillio delle ametiste. Tutte le pietre preziose della terra si ritrovano in questa scia che attraversa il cielo con un movimento rapido e ondulato come se fosse viva. Ma il colore predominante che sembra piovere dal globo della stella Ăš la celeste tonalitĂ  dello zaffiro chiaro che colora di azzurro le case, le strade e il suolo di Betlemme, la culla del Salvatore. "

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EMR 34.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

34.6 Maria Ăš seduta col Bambino in grembo ed ha vicino Giuseppe in piedi. PerĂČ si alza Ella pure e si inchina quando vede entrare i tre Magi. È tutta vestita di bianco. CosĂŹ bella nella sua semplice veste candida che la copre dalla radice del collo ai piedi, dalle spalle ai polsi sottili, cosĂŹ bella nella testina coronata di trecce bionde, nel viso che l’emozione fa piĂč vivamente roseo, negli occhi che sorridono con dolcezza, nella bocca che s’apre al saluto: «Dio sia con voi», che i tre si arrestano un istante colpiti. Poi procedono e le si prostrano ai piedi. E la pregano di sedere.

Essi no, non siedono, per quanto Ella li preghi di farlo. Essi restano in ginocchio, rilassati sui calcagni. Dietro a loro, pure in ginocchio, sono i tre servi. Essi sono subito dopo il limitare. Hanno posato davanti a loro i tre oggetti che portavano, e attendono.

I tre Savi contemplano il Bambino, che mi pare possa avere dai nove mesi ad un anno, tanto ù vispo e robusto. Egli sta seduto in grembo alla Mamma, e sorride e cinguetta con una vocina di uccellino. È vestito tutto di bianco come la Mamma, con sandaletti ai piedini minuscoli. Una vestina molto semplice: una tunichella da cui escono i bei piedini irrequieti, le manine grassottelle che vorrebbero afferrare tutto, e soprattutto la bellissima faccina nella quale splendono gli occhi azzurro cupi, e la bocca fa le fossette ai lati ridendo e scoprendo i primi dentini minuti. I ricciolini sembrano una polvere d’oro tanto sono splendenti e vaporosi.

Dettaglio

I Re Magi incontrano Maria, Giuseppe e GesĂč.

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EMR 34.7-8

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

34.7 Il piĂč vecchio dei Savi parla per tutti. Spiega a Maria che essi hanno visto, una notte del passato dicembre, accendersi una nuova stella nel cielo, di inusitato splendore. Mai le carte del cielo avevano portato quell’astro e parlato di esso. Il suo nome non era conosciuto, perchĂ© essa non aveva nome. Nata allora dal seno di Dio, essa era fiorita per dire agli uomini una veritĂ  benedetta, un segreto di Dio. Ma gli uomini non le avevano fatto caso, perchĂ© avevano l’anima confitta nel fango. Non alzavano lo sguardo a Dio e non sapevano leggere le parole che Egli traccia, ne sia in eterno benedetto, con astri di fuoco sulla volta dei cieli.

Essi l’avevano vista e si erano sforzati a capirne la voce. Perdendo contenti il poco sonno che concedevano alle loro membra, dimenticando il cibo, s’erano sprofondati nello studio dello zodiaco. E le congiunzioni degli astri, il tempo, la stagione, il calcolo delle ore passate e delle combinazioni astronomiche avevano a loro detto il nome e il segreto della stella. Il suo nome: «Messia». Il suo segreto: «Essere il Messia venuto al mondo». E si erano partiti per adorarlo. Ognuno all’insaputa dell’altro. Per monti e deserti, per valli e fiumi, viaggiando la notte, erano venuti verso la Palestina, perchĂ© la stella andava in tal senso. Per ognuno, da tre punti diversi della Terra, andava in tal senso. E si erano trovati poi oltre il mar Morto. Il volere di Dio li aveva riuniti lĂ , ed insieme avevano proceduto, intendendosi, nonostante ognuno parlasse la sua lingua, e intendendo e potendo parlare la lingua del Paese per un miracolo dell’Eterno.

E insieme erano andati a Gerusalemme, poiché il Messia doveva essere il Re di Gerusalemme, il Re dei giudei. Ma la stella si era celata, sul cielo di quella città, ed essi avevano sentito frangersi di dolore il loro cuore e si erano esaminati per sapere se avevano demeritato di Dio. Ma avendoli rassicurati la coscienza, si erano rivolti a re Erode per chiedergli in quale reggia era il nato Re dei giudei che essi erano venuti ad adorare. E il re, convocati i principi dei sacerdoti e gli scribi, aveva chiesto dove poteva nascere il Messia. Ed essi avevano risposto: «A Betlemme di Giuda».

Ed essi erano venuti verso Betlemme e la stella era riapparsa ai loro occhi, lasciata la CittĂ  santa, e la sera avanti aveva aumentato gli splendori — il cielo era tutto un incendio — e poi si era fermata, adunando tutta la luce delle altre stelle nel suo raggio, sopra questa casa. Ed essi avevano compreso esser lĂŹ il Nato divino. Ed ora lo adoravano, offrendo i loro poveri doni e piĂč che altro offrendo il loro cuore, che mai avrebbe cessato di benedire Iddio della grazia concessa e di amare il suo Nato, di cui vedevano la santa UmanitĂ . Dopo sarebbero tornati a riferire al re Erode, perchĂ© egli desiderava adorarlo esso pure.

34.8 «Ecco intanto l’oro come a re si conviene possedere, ecco l’incenso come a Dio si conviene, ed ecco, o Madre, ecco la mirra, poichĂ© il tuo Nato Ăš Uomo oltre che Dio, e della carne e della vita umana conoscerĂ  l’amarezza e la legge inevitabile del morire. Il nostro amore vorrebbe non dirle, queste parole, e pensarlo eterno anche con la carne come eterno Ăš lo Spirito suo. Ma, o Donna, se le nostre carte, e piĂč le nostre anime, non errano, Egli Ăš, il Figlio tuo, il Salvatore, il Cristo di Dio, e perciĂČ dovrĂ , per salvare la Terra, levare su SĂ© il male della Terra, di cui uno dei castighi Ăš la morte. Questa resina Ăš per quell’ora. PerchĂ© le carni, che son sante, non conoscano putredine di corruzione e conservino integritĂ  sino alla loro risurrezione. E per questo nostro dono Egli di noi si ricordi, e salvi i suoi servi dando loro il suo Regno». Per intanto, per esserne santificati, Ella, la Madre, dia il suo Pargolo «al nostro amore. Che baciando i suoi piedi scenda in noi benedizione celeste».

Maria, che ha superato lo sgomento suscitato dalle parole del Sapiente e ha celato la tristezza della funebre evocazione sotto un sorriso, offre il Bambino. Lo pone sulle braccia del piĂč vecchio, che lo bacia e ne Ăš accarezzato, poi lo passa agli altri due.

GesĂč sorride e scherza colle catenelle e le frange dei tre, e guarda curiosamente lo scrigno aperto pieno di una cosa gialla che luccica, e ride vedendo che il sole fa un arcobaleno battendo sul brillante del coperchio della mirra.

Dettaglio

Sommario: I Magi raccontano il loro viaggio.

Matteo 2, 1-12:
GesĂč nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode il Grande. Giunsero a Gerusalemme dei magi dall'Oriente e chiesero: "Dov'Ăš il nuovo nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo".

Quando il re Erode lo seppe, ne fu sconvolto e con lui tutta Gerusalemme. ChiamĂČ a raccolta tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo e chiese loro dove sarebbe nato il Cristo. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perchĂ© cosĂŹ ha scritto il profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei certo l'ultima delle cittĂ  principali di Giuda, perchĂ© da te verrĂ  un capo che sarĂ  il pastore del mio popolo Israele". Allora Erode convocĂČ i magi in segreto per dir loro quando era apparsa la stella; poi li mandĂČ a Betlemme, dicendo loro: "Andate e informatevi sul bambino. E quando l'avrete trovato, venite a dirmelo, perchĂ© anch'io possa andare ad adorarlo". Quando sentirono ciĂČ che il re aveva detto, si misero in cammino.

Ed ecco che la stella che avevano visto a oriente li precedette fino a fermarsi sul luogo dove si trovava il bambino. Quando videro la stella, si rallegrarono con grande gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, cadendo ai suoi piedi, lo adorarono. Aprirono i loro scrigni e gli presentarono doni d'oro, incenso e mirra. Ma, avvertiti in sogno di non tornare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra strada.

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EMR 34.9

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

34.9 Poi i tre rendono a Maria il Bambino e si alzano. Si alza anche Maria. Si inchinano a vicenda, dopo che il piĂč giovane ha dato un ordine al servo, che esce. I tre parlano ancora un poco. Non sanno decidersi a staccarsi da quella casa. Lacrime di emozione sono negli occhi. Infine si dirigono all’uscita, accompagnati da Maria e Giuseppe.

Il Bambino ha voluto scendere e dare la manina al piĂč vecchio dei tre, e cammina cosĂŹ, tenuto per mano da Maria e dal Savio, che si curvano per tenerlo per mano. GesĂč ha il passetto ancora incerto dell’infante e ride picchiando i piedini sulla striscia che il sole fa sul pavimento.

Giunti alla soglia — non si deve dimenticare che la stanza era lunga quanto la casa — i tre si accomiatano inginocchiandosi ancora una volta e baciando i piedini di GesĂč. Maria, curva sul Piccino, gli prende la manina e la guida, facendole fare un gesto di benedizione sul capo di ogni singolo Mago. È giĂ  un segno di croce tracciato dalle ditine di GesĂč, guidate da Maria.

Poi i tre scendono la scala. La carovana ù già lì pronta che attende. Le borchie dei cavalli splendono al sole del tramonto. La gente si ù affollata sulla piazzetta a vedere l’insolito spettacolo.

GesĂč ride battendo le manine. La Mamma lo ha sollevato e appoggiato al largo parapetto che limita il pianerottolo e lo tiene con un braccio contro il suo petto perchĂ© non caschi. Giuseppe Ăš sceso con i tre e regge ad ognuno la staffa mentre salgono sui cavalli e sul cammello.

Ora servi e padroni sono tutti a cavallo. L’ordine di marcia viene dato. I tre si curvano fin sul collo della cavalcatura in un ultimo saluto. Giuseppe si inchina, Maria pure e torna a guidare la manina di GesĂč in un gesto di addio e di benedizione.

Dettaglio

I Re Magi hanno raccontato il loro viaggio, offerto i loro doni e adorato Cristo. Ora stanno per partire.

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EMR 34.17-18

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Ultimo, soave, indicatore insegnamento.

È Maria che prende la mano di GesĂč, che non sa ancora benedire, e la guida nel gesto santo.

È sempre Maria che prende la mano di GesĂč e la guida. Anche ora. Ora GesĂč sa benedire. Ma delle volte la sua mano trafitta cade stanca e sfiduciata, perchĂ© sa che Ăš inutile benedire. Voi distruggete la mia benedizione. Cade anche sdegnata, perchĂ© voi mi maledite. E allora Ăš Maria che leva lo sdegno a questa mano col baciarla. Oh! il bacio di mia Madre! Chi resiste a quel bacio? E poi prende con le sue dita sottili, ma cosĂŹ amorosamente imperiose, il mio polso e mi forza a benedire.

Non posso respingere mia Madre. Ma bisogna andare da Lei per farla Avvocata vostra. Essa ù la mia Regina prima d’esser la vostra, ed il suo amore per voi ha indulgenze che neppure il mio conosce. Ed Essa, anche senza parole ma con le perle del suo pianto e col ricordo della mia Croce, il cui segno mi fa tracciare nell’aria, perora la vostra causa e mi ammonisce: “Sei il Salvatore. Salva”.

34.18 Ecco, figli, il “vangelo della fede” nell’apparizione della scena dei Magi. Meditate e imitate. Per il vostro bene.

Dettaglio

GesĂč parla della visione dei Magi. GesĂč era ancora molto piccolo e Maria dovette guidarlo a compiere un gesto di benedizione.

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EMR 35

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La fuga in Egitto. Insegnamenti sull'ultima visione legata alla venuta di GesĂč.

Data della visione e della dettatura: venerdĂŹ 9 giugno 1944.

Calendario: Fine novembre 4 a.C. Periodo della Festa delle Luci, fine del Kisleu.

Luogo (mappa) :Betlemme

Ciclo: Nascita e infanzia di GesĂč

Sintesi: Giuseppe dorme nella casa di Betlemme. Sembra fare un dolce sogno, poi sembra essere turbato prima di svegliarsi. Dopo essersi vestito, va a trovare la Vergine, che sta pregando accanto al Bambino. Le dice che devono partire immediatamente, perchĂ© un angelo lo ha avvertito di fuggire in Egitto. Maria si adegua immediatamente e prepara le loro cose in modo rapido ma ordinato. Giuseppe tornĂČ a prendere una parte delle loro cose e le disse tristemente che dovevano prendere il piĂč possibile, perchĂ© sarebbero dovuti rimanere lontani per molto tempo. Maria continuĂČ a raccogliere le poche cose rimaste e preparĂČ GesĂč. Quando si addormenta, dopo aver preso il latte, Giuseppe torna e le dice che Erode vuole uccidere il bambino. Questo trafisse il cuore di Maria. Piange e dichiara che sta costando molto a Giuseppe, ma lui le risponde che lo consolerĂ  sempre e che la ricchezza dei Magi li aiuterĂ  nei primi tempi. Entrambi erano tristi di dover partire, di rinunciare a tutto e di non tornare a Nazareth, ma finchĂ© avevano GesĂč, avevano tutto.

I genitori del Salvatore lasciano la casa e, dopo aver salutato il padrone di casa, partono per l'Egitto.

GesĂč fa poi un dettato e sottolinea la semplicitĂ  di questa visione, che non sminuisce in alcun modo l'umanitĂ  di Maria e di GesĂč nĂ© la divinitĂ  di Cristo. Troppo spesso", dice, "ci scoraggiamo pensando che Maria, GesĂč e Giuseppe erano forti e che "erano loro". Ma la sofferenza Ăš sempre stata la loro fedele compagna. Non hanno sperimentato le passioni che sono simili ai vizi, perchĂ© hanno chiuso il loro cuore a Satana. D'altra parte, avevano molte passioni, come l'amore per la patria, i santi affetti per la loro famiglia, ecc. Ma non lasciavano che queste passioni si opponessero quando si trattava di seguire la volontĂ  di Dio.

Anche GesĂč ha sempre seguito la volontĂ  di Dio, anche se questo gli Ăš valso l'odio dei Giudei e l'astio di Giuda. Continua a criticare i grandi uomini di questo mondo e poi si sofferma sulla castitĂ  di Giuseppe e sulla verginitĂ  di Maria, affermandole nero su bianco e riprendendo le parole di Matteo. L'evangelista, infatti, ha preso le sue fonti direttamente da Maria, e la sua verginitĂ  perpetua era una veritĂ  nota fin dai tempi piĂč antichi.

Cristo si sofferma a lungo sulla parola "donna" nella Bibbia, per dimostrare che questo termine non Ăš un linguaggio proibito, infame, impuro. Si Ăš poi soffermato sulle parole di Matteo per dire che Maria era "la vera Madre di GesĂč senza essere la moglie di Giuseppe. RimarrĂ  sempre: la Vergine, moglie di Giuseppe".

Contenuto del capitolo: 35.1: Un sogno fa alzare Giuseppe nel cuore della notte. 35.2: All'alba si fugge. 35.3: Maria si affretta a raccogliere le sue cose. 35.4: Sveglia il bambino e gli dĂ  il seno. 35.5: Abbiamo la ricchezza dei Magi e Dio con noi. 35.6: Partenza con tre cavalli. 35.7: Gli uomini, credendo di fare la cosa giusta, hanno reso irreale ciĂČ che sarebbe stato cosĂŹ bello lasciare reale. 35.8: Le nostre onorevoli passioni umane. 35.9: Non ho cercato la grandezza del mondo. 35.10: La verginitĂ  di Maria e la castitĂ  di Giuseppe. 35.11: Il dolore di Maria per essere stata strappata dalla sua casa.

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