Note della parola chiave

Come perfezionarsi e santificarsi

Tema: Parole chiave principali e trasversali 🌟 · Pagina 15 di 19

Comfort di lettura

EMR 173.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Non vogliate accumulare i vostri tesori sulla Terra, vivendo per essi, essendo crudeli per essi, essendo maledetti dal prossimo e da Dio per essi. Non merita. Sono sempre insicuri quaggiĂč. I ladri possono sempre derubarvi. Il fuoco puĂČ distruggervi le case. Le malattie delle piante o delle mandre sterminarvi greggi e frutteti. Quante cose insidiano i beni! Siano essi immobili e inattaccabili, come le case e l’oro; o siano soggetti ad essere lesi nella loro natura, come tutto quanto vive, come sono i vegetali e gli animali; e persino siano le stoffe preziose, possono essere soggetti a menomazione. Il fulmine sulle case, e le fiamme e le acque; e i ladri, la ruggine, la siccitĂ , i roditori, gli insetti sui campi; il capostorno, le febbri, le scosciature, le morve negli animali; le tignole e i topi nelle stoffe preziose e nei mobili pregiati; l’erosione delle ossidazioni nei vasellami, e lumiere, e cancelli artistici; tutto, tutto Ăš soggetto a menomazione.

Ma se voi di tutto questo bene terreno fate un bene soprannaturale, ecco che esso Ăš salvo da ogni lesione del tempo, degli uomini e delle intemperie. Fatevi delle borse in Cielo, lĂ  dove non entrano ladri e dove non accadono sventure. Lavorate con l’amore misericordioso verso tutte le miserie della Terra. Accarezzate, sĂŹ, le vostre monete, baciatele anche, se volete, giubilate per le messi che prosperano, per i vigneti carichi di grappoli, per gli ulivi che si piegano sotto il peso di infinite ulive, per le pecore dal fecondo seno e dalle turgide mammelle. Fate tutto ciĂČ. Ma non sterilmente. Non umanamente. Fatelo con amore e ammirazione, con godimento e calcolo soprannaturale.

“Grazie, mio Dio, di questa moneta, di queste messi, di queste piante, di queste pecore, di questi commerci! Grazie, pecore, piante, prati, commerci, che mi servite cosĂŹ bene. Siate benedetti tutti, perchĂ© per tua bontĂ , o Eterno, e per vostra bontĂ , o cose, ecco che io posso fare tanto bene a chi ha fame, a chi Ăš ignudo, senza tetto, malato, solo
 Lo scorso anno feci per dieci. Quest’anno – poichĂ©, per quanto io abbia dato molto in elemosina, ho maggior denaro e piĂč pingui sono i raccolti e numerosi i greggi – ecco che io darĂČ due, tre volte, quanto diedi lo scorso anno. PerchĂ© tutti, anche i derelitti di ogni bene loro proprio, godano della mia gioia e benedicano, con me, Te, Signore eterno”. Ecco la preghiera del giusto. Quella preghiera che, unita all’azione, trasporta i vostri beni in Cielo, e non solo ve li conserva eternamente, ma ve li fa trovare aumentati dei frutti santi dell’amore.

Abbiate il vostro tesoro in Cielo per avere lĂ  il vostro cuore al disopra e al di lĂ  del pericolo che non solo l’oro, le case, i campi, le greggi possano subire sventura, ma che sia insidiato il vostro stesso cuore e derubato, corroso, bruciato, ucciso dallo spirito del mondo. Se cosĂŹ farete avrete il vostro tesoro nel vostro cuore perchĂ© avrete Dio in voi fino al giorno beato in cui voi sarete in Lui.

Annotazione

Vangelo di Matteo 6, 19-21

Mt 6, 19-21 : Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarme e vermi li divorano e dove i ladri scassinano i muri per rubare. Ma fatevi dei tesori in cielo, dove non ci sono tarme né vermi che divorano, né ladri che scassinano i muri per rubare. Perché dove Ú il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

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EMR 173.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Per non diminuire il frutto della caritĂ , badate di essere caritatevoli con spirito soprannaturale. Come ho detto per la preghiera e il digiuno, cosĂŹ dico per la beneficenza e di ogni altra opera buona che possiate fare.

Conservate il bene che fate dalla violazione del senso del mondo, conservatelo vergine da umana lode. Non profanate la rosa profumata, vero incensiere di profumi grati al Signore, della vostra carità e del vostro agire buono. Profana il bene lo spirito di superbia, il desiderio di esser notati nel fare il bene e la ricerca della lode. La rosa della carità allora viene sbavata e corrosa dai lumaconi viscidi dell’orgoglio soddisfatto, e nell’incensiere cadono fetide paglie della lettiera su cui il superbo si crogiola come bestia ben pasciuta.

Oh! quelle beneficenze fatte per esser citati! Ma meglio, meglio non farle affatto! Chi non fa pecca di durezza. Chi fa, facendo conoscere e la somma data e il nome di chi l’ha avuta, e mendicando la lode, pecca di superbia col rendere nota l’offerta, ossia dice: “Vedete quanto io posso?”, pecca di anticaritĂ  perchĂ© mortifica il beneficato col rendere noto il suo nome, pecca di avarizia spirituale volendo accumulare lodi umane
 Paglie, paglie, non di piĂč che paglie. Fate che vi lodi Dio coi suoi angeli.

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EMR 173.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Voi, quando fate elemosina, non suonate la tromba davanti a voi per attirare l’attenzione del passante ed essere onorato come gli ipocriti, che vogliono l’applauso degli uomini e perciĂČ fanno elemosina solo lĂ  dove possono essere visti da molti. Anche questi hanno giĂ  avuto la loro mercede e non ne avranno altra da Dio. Voi non incorrete nella stessa colpa e nella stessa presunzione. Ma quando fate elemosina non sappia la vostra sinistra quel che fa la destra, tanto nascosta e pudica Ăš la vostra elemosina, e poi dimenticatevene. Non state a rimirarvi l’atto compiuto, gonfiandovi di esso come fa il rospo, che si rimira coi suoi occhi velati nello stagno e che, posto che vede riflessi nell’acqua ferma le nuvole, gli alberi, il carro fermo presso la riva, e vede lui cosĂŹ piccino rispetto a quelli cosĂŹ grossi, si empie d’aria fino a scoppiare. Anche la vostra caritĂ  Ăš un nulla rispetto all’Infinito che Ăš la CaritĂ  di Dio, e se voleste divenire simili a Lui e rendere la vostra caritĂ  piccina, grossa, grossa, grossa per uguagliare la sua, vi empireste di vento d’orgoglio e finireste per perire.

Dimenticatevene. Dell’atto in se stesso dimenticatevene. Vi resterĂ  sempre presente una luce, una voce, un miele, e vi farĂ  luminoso il giorno, dolce il giorno, beato il giorno. PerchĂ© quella luce sarĂ  il sorriso di Dio, quel miele la pace spirituale che Ăš ancora Dio, quella voce la voce del Padre-Dio che vi dirĂ : “Grazie”. Egli vede il male occulto e vede il bene nascosto, e ve ne darĂ  ricompensa.

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EMR 173.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Perdonate come Io perdono. Perché se perdonerete agli uomini i loro falli, anche il vostro Padre dei Cieli vi perdonerà i vostri peccati. Ma se avrete rancore e non perdonerete agli uomini, nemmeno il Padre vostro vi perdonerà le vostre mancanze. E tutti hanno bisogno di perdono.

Annotazione

Vangelo di Matteo 6, 14-15

Mt 6, 14-15 : Se voi rimetterete agli uomini i loro debiti, anche il Padre vostro celeste ve li rimetterĂ . Ma se non perdonerete agli uomini i loro debiti, neppure il Padre vostro perdonerĂ  i vostri.

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EMR 173.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Io vi dicevo che Dio vi darĂ  ricompensa anche se voi non gli chiedete premio per il bene fatto. Ma voi non fate il bene per avere ricompensa, per avere una mallevadoria per il domani. Non fate il bene misurato e trattenuto dalla tema: “E poi, per me, ne avrĂČ ancora? E se non avrĂČ piĂč nulla chi mi aiuterĂ ? TroverĂČ chi mi fa ciĂČ che ho fatto? E quando non potrĂČ piĂč dare, sarĂČ ancora amato?”. (...) PerciĂČ non temete. Anche se non avrete piĂč potenza di denaro, solo che abbiate amore e santitĂ , potrete beneficare chi Ăš povero, stanco o afflitto.

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EMR 173.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

E perciĂČ vi dico: non siate troppo solleciti per tema di avere poco. Avrete sempre il necessario. Non siate troppo preoccupati pensando al futuro. Nessuno sa quanto futuro ha ancora davanti. Non siate in pensiero per quello che mangerete per sostenervi nella vita, nĂ© di che vi vestirete per tenere caldo il vostro corpo. La vita del vostro spirito Ăš ben piĂč preziosa del ventre e delle membra, vale molto piĂč del cibo e del vestito, cosĂŹ come la vita materiale Ăš piĂč del cibo e il corpo piĂč della veste. E il Padre vostro lo sa. Sappiatelo dunque anche voi. Guardate gli uccelli dell’aria: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, eppure non muoiono di fame perchĂ© il Padre celeste li nutre. Voi uomini, creature predilette del Padre, valete molto piĂč di loro.

Chi di voi, con tutto il suo ingegno, puĂČ aggiungere alla sua statura un sol cubito? Se non riuscite ad alzare la vostra statura neppure di un palmo, come potete pensare di mutare le vostre condizioni future, aumentando le vostre ricchezze per garantirvi una lunga e prospera vecchiaia? Potete dire alla morte: “Tu mi verrai a prendere quando io vorrĂČ”? Non potete. A che, allora, preoccuparvi del domani? E perchĂ© avere tanta pena per tema di rimanere senza vesti? Guardate come crescono i gigli del campo: non faticano, non filano, non vanno dai venditori di panni a fare acquisti. Eppure vi assicuro che nemmeno Salomone con tutta la sua gloria fu mai vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste cosĂŹ l’erba del campo, che oggi Ăš e domani serve a scaldare il forno o a pasturare il gregge e finisce in cenere o in sterco, quanto piĂč provvederĂ  voi, figli suoi.

Non siate gente di poca fede. Non vi angosciate per un futuro incerto, dicendo: “Quando sarĂČ vecchio come mangerĂČ? Che berrĂČ? Come mi vestirĂČ?”. Queste preoccupazioni lasciatele ai gentili che non hanno l’alata certezza della paternitĂ  divina. Voi l’avete e sapete che il Padre sa i vostri bisogni e che vi ama. Fidate dunque in Lui. Cercate prima le cose veramente necessarie: la fede, la bontĂ , la caritĂ , l’umiltĂ , la misericordia, la purezza, la giustizia, la mansuetudine, le tre e le quattro virtĂč principali, e tutte, tutte le altre ancora, di modo da essere amici di Dio e di avere diritto al suo Regno. E vi assicuro che tutto il resto vi sarĂ  dato per giunta senza che neppure lo chiediate. Non vi Ăš ricco piĂč ricco del santo, e sicuro piĂč sicuro di esso. Dio Ăš col santo. Il santo Ăš con Dio. Per il suo corpo non chiede, e Dio lo provvede del necessario. Ma lavora per il suo spirito, ed a questo Dio dĂ  Se stesso, qui, e il Paradiso oltre la vita.

Non mettetevi dunque in pena per ciĂČ che non merita la vostra pena. Affliggetevi di essere imperfetti, non di essere scarsi di beni terreni. Non crucciatevi per il domani. Il domani penserĂ  a se stesso, e voi ad esso penserete quando lo vivrete. PerchĂ© pensarvi da oggi? Non Ăš giĂ  abbastanza piena dei ricordi penosi di ieri, e dei pensieri crucciosi di oggi, la vita, per sentire bisogno di mettervi anche gli incubi dei “che sarĂ ?” del domani? Lasciate ad ogni giorno il suo affanno! Ve ne saranno sempre piĂč di quante ne vorremmo di pene nella vita, senza aggiungere pene presenti a pene future! Dite sempre la grande parola di Dio: “Oggi”. Siete suoi figli, creati secondo la sua somiglianza. Dite dunque con Lui: “Oggi”.

Annotazione

Domani penserĂ  a se stesso. Questo pensiero, divenuto proverbiale, Ăš riportato in Matteo 6,34. È citato nuovamente da GesĂč in EMV 584,15.

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EMR 174.8-10 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«La pace sia con voi.

Quando Io vi spiego le vie del Signore Ăš perchĂ© voi le seguiate. Potreste voi seguire il sentiero che scende da destra e quello che scende da sinistra, insieme? Non potreste. PerchĂ© se prendete uno dovete lasciare l’altro. Neppure se fossero due sentieri vicini potreste durare a camminare sempre con un piede in uno e l’altro nell’altro. Finireste a stancarvi e a sbagliare anche fosse una scommessa. Ma fra il sentiero di Dio e quello di Satana vi Ăš una grande distanza e che sempre piĂč si fa profonda, proprio come quei due sentieri che sboccano qui, ma che man mano che scendono a valle sono sempre piĂč lontani l’uno dall’altro, l’uno andando verso Cafarnao, l’altro verso Tolemaide.

La vita Ăš cosĂŹ, scorre a cavaliere fra il passato e il futuro, fra il male e il bene. Al centro Ăš l’uomo, con la sua volontĂ  e il libero arbitrio; ai termini: da una parte Dio e il suo Cielo, dall’altra Satana e il suo Inferno. L’uomo puĂČ scegliere. Nessuno lo forza.

Non mi si dica: “Ma Satana tenta” a scusa delle discese verso il sentiero basso. Anche Dio tenta col suo amore, ed Ăš ben forte; con le sue parole, e sono ben sante; con le sue promesse, e sono ben seducenti! PerchĂ© allora lasciarsi tentare da uno solo dei due, e da colui che Ăš il piĂč immeritevole di essere ascoltato? Le parole, le promesse, l’amore di Dio non sono sufficienti a neutralizzare il veleno di Satana? Guardate che ciĂČ depone male per voi. Quando uno Ăš fisicamente e fortemente sano non Ăš immune dai contagi, ma li supera con facilitĂ . Mentre, se uno Ăš giĂ  malato e perciĂČ debole, perisce quasi certamente per una nuova infezione e, se sopravvive, Ăš piĂč malato di prima perchĂ© non ha la forza, nel suo sangue, di distruggere i germi infettivi completamente. Lo stesso Ăš per la parte superiore. Se uno Ăš moralmente e spiritualmente sano e forte, credete pure che non Ăš esente da essere tentato, ma il male non attecchisce in lui.

Quando Io sento uno dirmi: “Ho avvicinato questo e quello, ho letto questo e quello, ho cercato di convincere questo e quello al bene, ma in realtĂ  il male che era nella mente e nel cuore loro, il male che era nel libro, Ăš entrato in me”, Io concludo: “Il che dimostra che in te avevi giĂ  creato il terreno favorevole per la penetrazione. Il che dimostra che sei un debole privo di nerbo morale e spirituale. PerchĂ© anche dai nostri nemici noi dobbiamo trarre del bene. Osservando i loro errori dobbiamo imparare a non cadere negli stessi. L’uomo intelligente non diviene zimbello della prima dottrina che sente. L’uomo saturo di una dottrina non puĂČ fare in sĂ© posto per altre. Questo spiega le difficoltĂ  che si incontrano per cercare di persuadere i convinti di altre dottrine a seguire la vera Dottrina. Ma se tu mi confessi che muti pensiero al minimo soffio di vento, Io vedo che tu sei pieno di vuoti, hai la tua fortezza spirituale piena di aperture, le dighe del tuo pensiero sono sfondate in mille punti, ed escono da esse le acque buone e vi entrano le inquinate, e tu sei tanto stolido e apatico che non te ne accorgi neppure e non provvedi. Sei un disgraziato”.

PerciĂČ sappiate, dei due sentieri, scegliere il buono e proseguire su quello resistendo, resistendo, resistendo agli allettamenti del senso, del mondo, della scienza e del demonio. Le mezze fedi, i compromessi, i patti con due, contrari l’uno all’altro, lasciateli agli uomini del mondo. Non dovrebbero essere neppure fra loro, se gli uomini fossero onesti. Ma voi, voi almeno, uomini di Dio, non abbiateli. Con Dio nĂ© con Mammona non potreste averli. Non abbiateli perĂČ neppure con voi stessi, perchĂ© non avrebbero valore. Le vostre azioni, mescolate di buono e di non buono, non avrebbero valore alcuno. Quelle completamente buone verrebbero poi annullate dalle non buone. Quelle malvagie vi porterebbero direttamente in braccio al Nemico. Non fatele perciĂČ. Ma siate leali nel vostro servire. Nessuno puĂČ servire a due padroni di diverso pensiero. O amerĂ  l’uno e odierĂ  l’altro, o viceversa. Non potete essere ugualmente di Dio e di Mammona. Lo spirito di Dio non puĂČ conciliarsi con lo spirito del mondo. L’uno sale, l’altro scende. L’uno santifica, l’altro corrompe. E se siete corrotti come potete agire con purezza? Il senso si accende nei corrotti, e dietro al senso le altre fami.

174.9

Voi giĂ  sapete come si corruppe Eva e come Adamo per lei. Satana baciĂČ[1] l’occhio della donna e lo stregĂČ cosĂŹ, di modo che ogni aspetto, fino allora puro, prese per lei aspetto impuro e svegliĂČ curiositĂ  strane. Poi Satana le baciĂČ le orecchie e le fe ce aperte a parole di una scienza ignota: la sua. Anche la mente di Eva volle conoscere ciĂČ che non era necessario. Poi Satana all’occhio e alla mente svegliati al Male mostrĂČ ciĂČ che prima non avevano visto e capito, e tutto in Eva fu desto e corrotto, e la Donna, andando all’Uomo, rivelĂČ il suo segreto e persuase Adamo a gustare il nuovo frutto, tanto bello a vedersi e cosĂŹ interdetto fino ad ora. E lo baciĂČ e lo guardĂČ con la bocca e le pupille in cui giĂ  era il torbido di Satana. E la corruzione penetrĂČ in Adamo che vide, e attraverso l’occhio appetĂŹ al proibito, e lo morse con la compagna cadendo da tanta altezza al fango.

Quando uno ù corrotto trascina a corruzione, a meno che l’altro non sia un santo nel vero senso della parola.

Attenti allo sguardo, uomini. Allo sguardo dell’occhio e a quello della mente. Corrotti che siano, non possono che corrompere il resto. Lume del corpo Ăš l’occhio. Lume del cuore Ăš il tuo pensiero. Ma se l’occhio tuo non sarĂ  puro – perchĂ© per la soggezione degli organi al pensiero i sensi si corrompono per un pensiero corrotto – tutto in te diverrĂ  offuscato, e nebbie seduttrici creeranno impuri fantasmi in te. Tutto Ăš puro in chi ha pensiero puro che dĂ  puro sguardo, e la luce di Dio scende padrona dove non Ăš ostacolo di sensi. Ma se per mala volontĂ  tu hai educato l’occhio alle torbide visioni, tutto in te diverrĂ  tenebre. Inutilmente guarderai anche le cose piĂč sante. Nel buio non saranno che tenebre e farai opere di tenebre.

174.10

PerciĂČ, figli di Dio, tutelate voi stessi contro voi stessi. Sorvegliatevi attentamente contro tutte le tentazioni. Essere tentati non Ăš male. L’atleta si prepara alla vittoria con la lotta. Ma il male Ăš essere vinti perchĂ© impreparati e disattenti. Lo so che tutto serve a tentare. Lo so che la difesa snerva. Lo so che la lotta stanca. Ma, suvvia, pensate cosa vi acquistano queste cose. E vorreste per un’ora di piacere, di qual che sia genere, perdere un’eternitĂ  di pace? Cosa vi lascia il piacere della carne, dell’oro e del pensiero? Nulla. Cosa vi acquista il ripudiarli? Tutto. Io parlo a peccatori, perchĂ© l’uomo Ăš peccatore. Ebbene, ditemi, in veritĂ : dopo avere appagato il senso, o l’orgoglio, o l’avarizia, vi siete sentiti piĂč freschi, piĂč contenti, piĂč sicuri? Nell’ora che segue all’appagamento, e che Ăš sempre ora di riflessione, avete proprio sinceramente sentito di essere felici? Io non ho gustato questo pane del senso. Ma rispondo per voi: “No. Appassimento, scontento, incertezza, nausea, paura, irrequietezza. Ecco cosa Ăš stato il succo spremuto dall’ora passata”.

PerĂČ, ve ne prego. Mentre vi dico: “Non fate mai ciĂČ”, anche vi dico: “Non siate inesorabili con coloro che sbagliano”. Ricordatevi che siete tutti fratelli, fatti di una carne e di un’anima. Pensate che molte sono le cause per cui uno Ăš indotto a peccare. Siate misericordiosi verso i peccatori e con bontĂ  rialzateli e conduceteli a Dio, mostrando che il sentiero da loro percorso Ăš irto di pericoli per la carne e per la mente e per lo spirito. Fate questo e ne avrete gran premio. PerchĂ© il Padre che Ăš nei Cieli Ăš misericordioso coi buoni e sa dare il centuplo per uno. Onde Io vi dico ».

(E qui GesĂč mi dice che lei mi deve copiare la visione-dettato del 12 agosto 1944, B 961, dalla 35ÂȘ riga della visione fino alla fine della stessa, ossia fino alla partenza della Maddalena, alle parole “e ride di rabbia e di scherno”. Poi continuerĂ  con quanto segue, naturalmente omettendo[2] questa parentesi).

Dettaglio

Questa Ăš la prima predicazione di Cristo nella MTS 174. In tutto sono tre.

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EMR 174.13 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Ho detto d’esser fedeli alla Legge, umili, misericordiosi, di amare non solo i fratelli di sangue ma anche chi vi Ăš fratello sol perchĂ© nato come voi da uomo. Vi ho detto che il perdono Ăš piĂč utile del rancore, che il compatimento Ăš migliore dell’inesorabilitĂ . Ma ora vi dico che non si deve condannare se non si Ăš esenti dal peccato per cui si Ăš portati a condannare. Non fate come scribi e farisei che sono severi con tutti ma non con se stessi. Che chiamano impuro ciĂČ che Ăš esterno, e puĂČ contaminare solo l’esterno, e poi accolgono nel piĂč fondo seno – il cuore – l’impuritĂ .

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EMR 174.20 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

La caritĂ  Ăš giĂ  un’assoluzione. Abbiate la caritĂ  in voi, per tutti e su tutto. Se Dio vi dĂ  tanti aiuti per mantenervi retti, non inorgoglitevene. Ma cercate di salire per quanto Ăš lunga la scala della perfezione e porgete la mano agli stanchi, agli ignari, a coloro che sono preda di subite delusioni. PerchĂ© osservare con tanta attenzione il bruscolo nell’occhio del tuo fratello se prima non ti curi di levare il trave che Ăš nel tuo? Come puoi dire al tuo prossimo: “Lascia che io ti levi dall’occhio questo bruscolo”, mentre la trave che Ăš nel tuo ti accieca? Non essere ipocrita, figlio. Levati prima la trave che hai nel tuo e allora potrai levare il bruscolo al fratello senza rovinarlo del tutto.

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