Note della parola chiave

Lazare

Tema: Sessantasei discepoli · Pagina 1 di 7

Comfort di lettura

EMR 70.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«È molto che sei venuto?».

«No, Maestro. Sono partito da Doco all’alba, insieme a Simone, al quale ho detto ciò che Tu volevi. Poi abbiamo sostato insieme nelle campagne di Betania, spartendo il cibo e parlando di Te a contadini trovati nei campi. Quando il sole ha avuto meno fuoco, ci siamo divisi. Simone è andato da un suo amico, al quale vuole parlare di Te. È il padrone di quasi tutta Betania. Egli lo conosce da prima, da quando erano vivi il padre dell’uno e dell’altro. Ma domani viene qui, Simone. Mi ha detto di dirti che è felice di servirti. È molto capace, Simone. Vorrei essere come lui. Ma sono un ragazzo ignorante».

«No, Giovanni. Anche tu fai molto bene».

«Sei proprio contento del povero tuo Giovanni?».

«Molto contento, Giovanni mio. Molto».

«Oh! Maestro mio!». Giovanni si curva con slancio a prendere la mano di Gesù e la bacia e se la passa sul viso come una carezza.

Dettaglio

Gesù e Giovanni si incontrano di nuovo nell'oliveto del Getsemani e Gesù gli chiede:

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EMR 71.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

71.1 Vedo Gesù con Giuda Iscariota passeggiare su e giù presso una delle porte del recinto del Tempio.

«Sei certo che verrà?», chiede Giuda.

«Ne sono certo. Partiva all’alba da Betania e al Get-Sammì si sarebbe incontrato con il mio primo discepolo…».

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Gesù aspetta Simone lo Zelota.

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EMR 71.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Anche ieri sera ho parlato di Te con uno che è un onesto israelita. Spero che un giorno lo conoscerai. Vorrei essere io a condurti a lui».

«Questo non è impossibile».

(...) Gesù, solo con Simone, gli chiede: «Quella persona di Betania è un vero israelita?».

«Un vero israelita. Sono in lui tutte le idee imperanti, ma però ha anche una vera ansia del Messia. E quando gli ho detto: “Egli è fra noi”, lui ha risposto subito: “Felice me che vivo in quest’ora!”».

«Andremo da lui un giorno a portare benedizione alla sua casa.»

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EMR 77.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.

«Però ti sei affrettato, dopo aver visto il Maestro ed esser guarito, a riprendere possesso dei tuoi beni», risponde ironicamente Giuda.

«È vero. L’ho detto e l’ho fatto. Ma sai perché? Come puoi giudicare se tutto non sai? Il mio agente ha avuto ordini netti. Ora che Simone lo Zelote è guarito — e non possono più i nemici nuocergli col segregarlo, né perseguitarlo perché non è più che di Cristo e non ha sètta: ha Gesù e basta — Simone può disporre dei suoi averi che un onesto, un fedele gli ha conservato. E io, padrone ancor per un’ora, ne ho ordinato il riordino per averne più denaro nella vendita e poter dire… no, questo non lo dico».

«Lo dicono gli angeli per te, Simone, e lo scrivono nel libro eterno», dice Gesù.

Simone guarda Gesù. I due sguardi si allacciano, uno stupito, l’altro benedicente.

Dettaglio

L'uomo d'affari menzionato da Simone lo Zelota è certamente Lazzaro (cfr. EMV 84,4-5), che vive molto vicino a Simone. Se anche l'apostolo recuperò i suoi beni, fu per darli al suo servo anziano, Giuseppe di Betania (cfr. anche EMV 84,4-5).

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EMR 83

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è in campagna. Sta parlando con un contadino che gli confida il bene che gli viene dall'ascolto di Gesù (è esattamente lo stesso per noi che leggiamo l'Opera). Gesù parla della benedizione di Dio e della sofferenza, del fatto che è espiazione e che è grazia. Poi Giovanni parte e Giuda chiede di andare a Gerusalemme per incontrare un amico. Gesù è depresso da Giuda e piange in silenzio in un boschetto. Ha pregato. Infine, viene raggiunto da Simone lo Zelota, che percepisce il suo dolore. Parlano di Giuda... E Simone esprime anche il desiderio che egli incontri Lazzaro.

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EMR 83.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Quando verrai dal mio amico?».

«Domani, Simone. E ben volentieri, perché siamo Io e te, soli. Penso sia uomo colto ed esperto come te».

«E molto sofferente… Nel corpo e più nel cuore. Maestro…

Ti vorrei pregare di una cosa: se non ti parla delle sue tristezze, Tu non interrogarlo sulla sua casa».

«Non lo farò. Io sono per chi soffre, ma non forzo le confidenze. Il pianto ha il suo pudore…».

«Ed io non l’ho rispettato… Ma mi hai fatto tanta pena…».

«Tu sei mio amico e già avevi dato un nome al mio dolore.

Io per il tuo amico sono il Rabbi sconosciuto. Quando mi conoscerà… allora… Andiamo. La notte è venuta. Non facciamo attendere gli ospiti che stanchi sono. Domani all’alba andremo a Betania».

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EMR 83.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Oh! che invero ero Uomo fra gli uomini. Ero l’Uomo. E perciò soffrivo di vedere il traditore e gli ingrati. E perciò gioivo di chi mi amava o a Me si convertiva. E perciò fremevo e piangevo davanti al cadavere spirituale di Giuda. Ho fremuto e pianto davanti al morto amico. Ma sapevo che l’avrei chiamato alla vita e gioivo di vederlo già con lo spirito nel Limbo. Qui… qui avevo di fronte il Demonio. E di più non dico.

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EMR 84

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù arriva a Betania. È il suo primo incontro con Lazzaro. Lazzaro conferma subito di avere fede in Cristo: crede che sia il Messia. Poco dopo, i tre uomini mangiano: Lazzaro dice a Simone che la sua casa è stata comprata da un anonimo (Matteo). Lo Zelota voleva solo che il suo vecchio servo potesse rimanere nella sua casa, e l'acquirente ha accettato. Lazzaro chiede poi al Maestro se usa parole dure o parole di misericordia, e Gesù risponde che usa l'amore. Accenna brevemente all'Olimpo e alle sabbie mobili che intrappolano i colpevoli, ma una parola d'amore può aiutarli a uscire. Lazzaro parla poi delle sue letture, perché legge opere greche e romane per confrontarle con i loro libri ebraici e vedervi la dottrina di Dio. Gesù dice che non c'è nulla di male nel leggere i suoi libri, purché l'idea di Dio non venga alterata in lui. Ci ricorda che ogni azione non è peccaminosa se agiamo in modo santo.

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EMR 84.1-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

84.1 Una chiarissima aurora estiva. Più che aurora, già infanzia di giorno, perché il sole è già fuori da ogni limite d’orizzonte e sale sempre più, ridente alla terra ridente. Non vi è stelo che non rida con un luccichio di rugiade. Pare che gli astri notturni si siano polverizzati divenendo ori e gemme per tutti gli steli, per tutte le fronde; persino per i sassi sparsi al suolo, le cui scagliette silicee, bagnate dalla guazza, paiono cipria di diamanti o polvere d’oro.

Gesù e Simone camminano lungo una stradetta che si allontana facendo un V dalla via maestra. Vanno verso dei magnifici frutteti e campi di lino alto quanto un uomo, già prossimo alla segatura. Altri campi, più lontani, mostrano solo un grande rosseggiare di papaveri fra il giallore delle stoppie.

«Siamo già nei possessi dell’amico mio. Vedi, Maestro, che la distanza stava nella prescrizione della Legge. Mai mi sarei permesso inganno con Te. Dietro quel pometo è la cinta del giardino, in essa è la casa. Ti ho fatto venire da questa scorciatoia appunto per stare nel miglio prescritto».

«È molto ricco il tuo amico!».

«Molto. Ma non felice. La sua casa ha possessi anche altrove».

«È fariseo?».

«Il padre non lo era. Lui… è molto osservante. Ti ho detto: un vero israelita».

Camminano ancora un poco. Ecco un alto muro; poi, oltre questo, piante e piante, dalle quali appena emerge la casa. Il terreno qui fa una piccola elevazione, ma non tale da permettere che l’occhio penetri nel giardino, tanto vasto che noi lo chiameremmo parco.

Girano l’angolo. Il muro prosegue uguale, lasciando cadere dal suo sommo rami scapigliati di rose e gelsomini tutti olezzanti e splendidi nelle loro corolle rugiadose.

84.2 Ecco il cancello pesante di ferro lavorato. Simone batte col pesante battente di bronzo.

«L’ora è molto mattutina per entrare, Simone», obbietta Gesù.

«Oh! il mio amico si alza al primo sole, non trovando conforto che nel suo giardino o fra i libri. La notte è per lui tormento. Non tardare oltre, Maestro, a dargli la tua gioia».

Un servo apre il cancello.

«Aseo, ti saluto. Di’ al tuo padrone che Simone lo Zelote è venuto, col suo Amico».

Il servo parte di corsa, dopo averli fatti entrare dicendo: «Il vostro servo vi saluta. Entrate, ché la casa di Lazzaro è aperta agli amici».

Simone, pratico del luogo, piega non verso il viale centrale, ma verso un sentiero che fra siepi di rose va verso una pergola di gelsomini.

Infatti è da lì che dopo poco si avanza Lazzaro. Sempre magro e pallido, come sempre l’ho visto, alto, dai capelli corti e non folti né ricci, dalla barbetta rada e appena limitata al basso del mento. Veste di lino candidissimo e cammina a fatica, come chi ha male alle gambe.

Quando vede Simone fa un gesto di affettuoso saluto e poi, come può, corre verso Gesù e si getta a ginocchio, curvandosi sino al suolo per baciare l’orlo della veste di Gesù, dicendo: «Io non sono degno di tanto onore. Ma, poi che la tua santità si umilia sino alla mia miseria, vieni, mio Signore, entra, e sii padrone nella mia povera casa».

«Alzati, amico. E ricevi la mia pace».

Lazzaro si alza e bacia le mani di Gesù e lo guarda con venerazione non scevra da curiosità. Camminano verso la casa.

«Quanto ti ho aspettato, Maestro! Ogni alba dicevo: “Oggi verrà”, e ogni sera dicevo: “E anche oggi non l’ho visto!”».

«Perché mi attendevi con tanta ansia?».

«Perché…

84.3 che attendiamo noi di Israele se non Te?».

«E tu credi che Io sia l’Atteso?».

«Simone non ha mai mentito, né è un ragazzo che si esalti per delle nubi menzognere. L’età e il dolore lo hanno fatto maturo come un sapiente. E poi… anche egli non ti avesse conosciuto per la verità del tuo essere, le tue opere avrebbero parlato e ti avrebbero detto “Santo”. Chi fa le opere di Dio deve essere uomo di Dio. E Tu le fai. E le fai in modo che dice quanto Tu sei l’Uomo di Dio. Egli, l’amico mio, è venuto a Te per nomea di miracolo, e miracolo ebbe. E di altri miracoli so che la tua via è segnata. Perché non credere allora che Tu sei l’Atteso? Oh! è così dolce credere ciò che è buono! Tante cose non buone dobbiamo fingere di credere buone, per amor di pace, per inutilità di poterle mutare; tante parole subdole che paiono adulazioni, lodi, benignità, e sono invece sarcasmo e biasimo, veleno coperto di miele, dobbiamo mostrare di credere pur sapendole veleno, biasimo e sarcasmo… dobbiamo farlo perché… non si può fare altrimenti e siamo deboli contro tutto un mondo che è forte, e siamo soli contro tutto un mondo che ci è contro nemico… Perché, allora, aver difficoltà a credere ciò che è buono? Del resto, i tempi sono maturi e i segni dei tempi ci sono. Quanto ancora potrebbe mancare, a fare quadrato il credere e inintaccabile dal dubbio, lo mette la nostra volontà di credere e di placarci il cuore nella certezza che l’attesa è finita e che il Redentore c’è, c’è il Messia… Colui che renderà pace ad Israele e ai figli di Israele, Colui che… ci farà morire senza affanno, sapendoci redenti, e vivere senza quel pungolo di nostalgie per i nostri morti… Oh! i morti! Perché rimpiangerli se non perché, non avendo più i figli, non hanno ancora il Padre e Dio?».

«È molto che ti è morto il padre?».

«Tre anni, e sette che mi è morta la madre… Ma non li rimpiango più da qualche tempo… Anche io vorrei essere dove spero che siano in attesa del Cielo».

«Non avresti allora a ospite il Messia».

«È vero. Ora io sono da più di loro, perché ti ho… e il cuore si placa per questa gioia.

84.4 Entra, Maestro. Concedimi l’onore di fare della mia casa la tua. Oggi è sabato e non posso farti onore convitando amici…».

«Non lo desidero. Oggi sono tutto per l’amico di Simone e mio».

Entrano in una bella sala, dove dei servi sono pronti a riceverli. «Vi prego seguirli», dice Lazzaro. «Vi potrete rinfrescare prima del pasto mattutino». E mentre Gesù e Simone vanno in altro luogo, Lazzaro dà ordini ai servi. Comprendo che la casa è ricca, e signorile oltre che ricca…

…Gesù beve latte che Lazzaro gli vuole assolutamente servire personalmente prima di sedersi per il pasto mattutino.

Sento Lazzaro volgersi a Simone e dirgli: «Ho trovato l’uomo che è disposto ad acquistare i tuoi beni, e al prezzo che il tuo intendente ha fatto come giusto. Non leva una dramma».

«Ma è disposto ad osservare le mie clausole?».

«È disposto. Accetta tutto pur di essere in quelle terre. Ed io ne sono contento, perché almeno so con chi confino. Però, come tu vuoi rimanere assente alla vendita, così pure egli vuole rimanerti sconosciuto. Ed io ti prego di cedere a questo suo desiderio».

«Non vedo motivo di non farlo. Tu, amico mio, mi farai le veci… Tutto sarà bene quello che fai. Mi basta solo che il mio servo fedele non sia messo sulla via… Maestro, io vendo, e per mio conto sono felice di non avere più nulla che mi leghi ad una qualsiasi cosa che non sia il tuo servizio. Ma ho un vecchio servo fedele, l’unico che è rimasto dopo la mia sventura e che, già te l’ho detto, mi ha sempre aiutato nella segregazione, curando i miei beni come i propri, facendoli anzi passare, con l’aiuto di Lazzaro, per propri, per salvarmeli e potermi sovvenire con essi. Ora non sarebbe giusto io lo rendessi senza casa, adesso che vecchio è. Ho deciso che una piccola casa, ai margini dei beni, resti sua, e che parte della somma gli sia data per suo sostentamento futuro. I vecchi, sai? Sono come l’edera. Vissuti sempre in un posto, troppo soffrono ad esserne strappati. Lazzaro lo voleva con lui, perché Lazzaro è buono. Ma ho preferito fare così. Soffrirà meno il vecchio…».

«Anche tu sei buono, Simone.

84.5 Se tutti fossero giusti come te, più facile sarebbe la mia missione…», osserva Gesù.

«Trovi il mondo restio, Maestro?», chiede Lazzaro.

«Il mondo?… No. La forza del mondo: Satana. Se esso non fosse padrone dei cuori e li tenesse in sua possessione, Io non troverei resistenza. Ma il Male è contro al Bene, ed Io devo vincere in ognuno il male per mettervi il bene… e non tutti vogliono…».

«È vero! Non tutti vogliono! Maestro, che parole trovi per chi è colpevole, per convertirlo, per piegarlo? Parole di rampogna severa, come quelle che empiono la storia di Israele verso i colpevoli, e l’ultimo a usarle è il Precursore, oppure parole di pietà?».

«Amore uso, e misericordia. Credi, Lazzaro, che su chi è caduto ha più potere uno sguardo d’amore che una maledizione».

«E se l’amore è deriso?».

«Insistere ancora. Insistere sino all’estremo. Lazzaro, conosci quelle terre in cui il suolo traditore inghiotte gli incauti?».

«Sì. Ho letto, poiché nel mio stato molto leggo, e per passione e per trascorrere le lunghe ore di insonnia, ho letto di esse. So che ve ne sono nella Siria e nell’Egitto, ed altre presso i Caldei. E so che esse sono come ventose. Aspirano quando hanno preso. Un romano dice che sono bocche dell’Inferno, abitate da mostri pagani. È vero?».

«Non è vero. Non sono che speciali formazioni del suolo terrestre. L’Olimpo non c’entra. L’Olimpo cesserà di essere creduto ed esse ci saranno ancora, e il progredire dell’uomo non potrà che dare una più veridica spiegazione del fatto ma non eliminare il fatto. Ora Io ti dico: come hai letto di esse, avrai pure letto come si possa salvare colui che in esse è caduto».

«Sì, con un canapo lanciato, con un palo, anche un ramo.

Talora poca cosa basta a dare a colui che affonda quel minimo per sorreggersi, e più, quel tanto da star calmo, senza dibattersi in attesa di maggiori soccorsi».

«Ebbene. Il colpevole, il posseduto è uno che è assorbito dall’ingannevole suolo coperto di fiori alla superficie e che sotto è mobile fango. Credi tu che, se uno sapesse cosa è mettere anche un atomo di sé in possesso di Satana, lo farebbe? Ma non sa… e dopo… O lo paralizza lo stupore e il veleno del Male, o lo fa impazzire e, per sfuggire al rimorso di essersi perduto, colui si dibatte, si appiglia ad altro fango, suscita pesanti onde col suo moto inconsulto, e queste sempre più affrettano il suo perire. L’amore è il canapo, il filo, il ramo di cui tu parli. Insistere, insistere… finché è afferrato… Una parola… un perdono… un perdono più grande della colpa… tanto per fermare la discesa e attendere il soccorso di Dio… Lazzaro, sai che potere ha il perdono? Porta Dio in aiuto del soccorritore…

84.6 Tu leggi molto?».

«Molto. Né so se faccio bene. Ma la malattia e… e altre cose mi hanno privato di molte delizie dell’uomo… e ora non ho che la passione dei fiori e dei libri… Delle piante e anche dei cavalli… So che mi si critica. Ma posso io andare nei miei possessi, in questo stato (e scopre delle enormi gambe tutte fasciate), a piedi o anche a cavallo di una mula? Devo usare un carro, e rapido anche. Perciò ho preso dei cavalli e mi ci sono affezionato, lo dico. Ma se Tu mi dici che è male… li mando a vendere».

«No, Lazzaro. Non sono queste le cose che corrompono.

Corrompe quello che turba lo spirito e lo allontana da Dio».

«Ecco, Maestro. Questo vorrei sapere. Io leggo molto. Non ho che questo conforto. Mi piace sapere… credo che in fondo sia meglio sapere che fare il male, sia meglio leggere che… che fare altre cose. Ma io non leggo solo le pagine nostre. Mi piace conoscere anche il mondo degli altri, e Roma e Atene mi attirano. Ora io so quanto male venne ad Israele quando si corruppe con gli Assiri e l’Egitto, e quanto male fecero a noi i governi ellenizzanti. Non so se un privato possa fare a sé lo stesso male che Giuda fece a se stesso e a noi suoi figli. Ma Tu che ne pensi? Voglio Tu mi ammaestri. Tu che non sei un rabbi, ma sei il Verbo sapiente e divino».

Gesù lo guarda fissamente, per qualche minuto, uno sguardo penetrante e nello stesso tempo lontano. Pare che, trapassando il corpo opaco di Lazzaro, Egli ne scruti il cuore e, passando oltre ancora, veda chissà che… Parla infine: «Ne hai turbamento, di quello che leggi? Ti stacca da Dio e dalla sua Legge?».

«No, Maestro. Mi spinge invece a confronti fra il nostro vero e la falsità pagana. Confronto e medito le glorie di Israele, i suoi giusti, i patriarchi, i profeti, e le losche figure delle storie altrui. Paragono la nostra filosofia, se così si può chiamare la Sapienza che parla nei testi sacri, con la povera filosofia greca e romana, in cui sono faville di fuoco ma non la sicura fiamma che arde e splende nei libri dei nostri Saggi. E dopo, con ancora maggior venerazione, mi inchino con lo spirito ad adorare il nostro Dio parlante in Israele attraverso atti, persone e scritti nostri».

«E allora continua a leggere… Ti servirà conoscere il mondo pagano… Continua. Puoi continuare. Manca in te il fermento del male e della cancrena spirituale. Perciò puoi leggere e senza paura. L’amore vero che hai al tuo Dio rende sterili i germi profani che la lettura può spargere in te. In tutte le azioni dell’uomo vi è possibilità di bene o di male. A seconda che si compiono. Amare non è peccato se si ama santamente. Lavorare non è peccato se si lavora quando è giusto. Guadagnare non è peccato se ci si accontenta dell’onesto. Istruirsi non è peccato se, per l’istruzione, non si uccide l’idea di Dio in noi. Mentre è peccato anche servire l’altare, se lo si fa per utile proprio. Ne sei persuaso, Lazzaro?».

«Sì, Maestro. Avevo chiesto questo ad altri, e mi hanno finito di sprezzare… Ma Tu mi dài luce e pace. Oh! se tutti ti udissero!… Vieni, Maestro. Fra i gelsomini è rezzo e silenzio. Dolce è riposare in attesa della sera fra le loro fresche ombre».

Escono e tutto ha fine.

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EMR 84.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

[Lazzaro è] "magro e pallido, come sempre l’ho visto, alto, dai capelli corti e non folti né ricci, dalla barbetta rada e appena limitata al basso del mento. Veste di lino candidissimo e cammina a fatica, come chi ha male alle gambe".

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