Mi scuote la voce del mio GesĂč: «Ed eccoci giunti dove volevo». Mi volgo. Lo vedo alle mie spalle, fra Giovanni, Simone e Giuda, presso la costa rocciosa del monte, lĂ dove giunge un sentiero⊠sarebbe meglio dire: lĂ dove un lungo lavoro di acque, nei mesi di pioggia, ha graffiato il calcare scavando nei secoli un canale appena disegnato, che sarĂ scolo alle acque delle cime e che ora Ăš via per le capre selvatiche piĂč che per gli uomini.
GesĂč si guarda intorno e ripete: «SĂŹ, qui vi volevo portare.
Qui il Cristo si Ú preparato alla sua missione».
«Ma qui non câĂš nulla!».
«Non câĂš nulla, lâhai detto».
«Con chi eri?».
«Col mio spirito e col Padre».
«Ah! fu sosta di poche ore!».
«No, Giuda. Non di poche ore. Di molti giorniâŠÂ».
«Ma chi ti serviva? Dove dormisti?».
«Avevo a servi gli onagri che nella notte venivano a dormire nella loro tana⊠in questa, dove Io pure mâero intanato⊠Avevo a serve le aquile che mi dicevano: âĂ giornoâ col loro grido aspro, partendo per la preda. Avevo ad amici le piccole lepri che venivano a rodere le erbe selvagge quasi ai miei piedi⊠Mi era cibo e bevanda ciĂČ che Ăš cibo e bevanda del fiore selvaggio: la rugiada notturna, la luce del sole. Non altro».
«Ma perché?».
«Per prepararmi bene, come tu dici, alla mia missione. Le cose ben preparate riescono bene. Tu lo hai detto. E la mia cosa non era la piccola, inutile cosa di far brillare Me, Servo del Signore, ma di far comprendere agli uomini ciĂČ che Ăš il Signore e, attraverso questa comprensione, farlo amare in spirito di veritĂ . Misero quel servo del Signore che pensa al suo trionfo e non a quello di Dio! Che cerca averne utile, che sogna mettersi in alto su un trono fatto⊠oh! fatto degli interessi di Dio, avviliti sino a toccare il suolo, essi che sono celesti interessi. Non Ăš piĂč servo, costui, anche se ne ha lâaspetto esterno. Ă un mercante, un trafficante, un falso che inganna sĂ©, gli uomini e vorrebbe ingannare Dio⊠uno sciagurato che si crede principe ed Ăš schiavo⊠à del Demonio, il suo re di menzogna. Qui, in questa tana, il Cristo per molti giorni visse di macerazioni e preghiera per prepararsi alla sua missione.
80.3
E dove vorresti fossi andato a prepararmi, Giuda?».
Giuda Ú perplesso, disorientato. Risponde infine: «Ma non saprei⊠Pensavo⊠da qualche rabbi⊠presso gli esseni⊠non so».
«E potevo trovare un rabbi che mi dicesse piĂč di quanto mi diceva la Potenza e la Sapienza di Dio? E potevo Io â Io Verbo eterno del Padre, Io che ero quando il Padre creĂČ lâuomo e so di quale spirito immortale e animato, e di quale potenza di giudizio libero e capace, abbia il Creatore dotato lâuomo â andare ad attingere scienza e capacitĂ da quelli che negano lâimmortalitĂ dellâanima negando la finale risurrezione, e negano la libertĂ dâazione dellâuomo addossando virtĂč e vizi, azioni sante e malvagie, al destino che dicono fatale e non vincibile? Ah! no. (...)
Qui sono venuto. Ho preso la mia anima di Figlio dellâuomo e me la sono lavorata con gli ultimi tocchi, finendo il lavoro di trentâanni di annichilimento e di preparazione per andare perfetto al mio ministero. Ora Io vi chiedo di stare meco qualche giorno, in questa tana. SarĂ sempre meno desolata la sosta, perchĂ© saremo quattro amici che fanno forza contro le tristezze, le paure, le tentazioni, le necessitĂ della carne. Io ero solo. SarĂ sempre meno penosa, perchĂ© ora Ăš estate e qui, in alto, vi Ăš il vento delle cime a temperare il calore. Io vi venni al finir della luna di tebet, e rigido era il vento che scendeva dalle nevi della vetta. SarĂ sempre meno tormentosa, perchĂ© piĂč breve e perchĂ© abbiamo ora quel minimo di cibo che puĂČ dare conforto alla nostra fame, e nelle piccole ghirbe di pelle che vi ho fatto dare dai pastori vi Ăš tantâacqua da bastare per questi giorni di sosta. Io⊠io ho bisogno di strappare due anime a Satana. Non vi Ăš che la penitenza che lo possa. Vi chiedo aiuto. SarĂ formazione anche per voi. Imparerete come si strappano le prede a Mammona. Non tanto con le parole, quanto col sacrificio⊠Le parole!⊠Il frastuono satanico impedisce che siano udite⊠Ogni anima preda del Nemico Ăš avvolta in turbini di voci infernali⊠Volete rimanere con Me? Ma se non volete, andate. Io resto. Ci ritroveremo a Tecua, presso il mercato».
«No, Maestro, io non ti lascio», dice Giovanni; mentre Simone contemporaneamente esclama: «Tu ci elevi volendoci teco in questa redenzione». Giuda⊠non mi pare molto entusiasta. Ma fa buon viso al⊠destino e dice: «Io resto».
«Prendete allora le ghirbe e le sacche e portatele dentro e, prima che il sole arda, spezzate legna e accumulatela presso lo spacco. La notte Ăš rigida anche dâestate, qui, e non tutte le bestie sono buone. Un ramo lo accenderete subito. LĂ , di quella pianta di acacia gommosa. Brucia bene. Guarderemo fra le fessure per cacciare col fuoco aspidi e scorpioni. Andate»âŠ