Note del tema

Parole chiave principali e trasversali 🌟

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Comfort di lettura

EMR 79

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

GesĂč cammina con i suoi discepoli verso Ebron. Sono presenti Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. Il suo obiettivo Ăš raggiungere i pastori, in particolare Levi e Isacco. Giuda brontola sull'incidente di Kerioth, dove Saulo Ăš morto contro il cuore di GesĂč, ma il Signore lo rimprovera. Dice anche che dobbiamo essere fedeli alla Legge e dare l'esempio. Il gruppo apostolico si incontra di nuovo con i pastori ed Elia dice loro che Aglaia gli ha dato i suoi gioielli a Ebron. Discutono su cosa farne, ma Cristo non dĂ  alcun ordine per il momento. Fa una breve parabola su Aglaia e sulle anime che si pentono come lei. Gli apostoli vorrebbero tornare indietro e andare a trovarla, ma GesĂč non vuole e decide che devono partire subito per il Monte delle Tentazioni.

Parole chiave

EMR 79.2

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Non vada mescolato ciĂČ che Ăš dell’uomo con ciĂČ che Ăš di Dio


Parole chiave

EMR 79.3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’operaio ha diritto alla mercede, anche se operaio d’anima
 perchĂ© ancora vi Ăš un corpo da nutrire, come fosse l’asinello che aiuta il padrone.

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EMR 79.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

79.6 «Ma forse quella donna vuole redimersi ed ha bisogno di essere ammaestrata », obbietta ancora Giuda.

«In lei sono giĂ  tante scintille atte a suscitare l’incendio in cui puĂČ ardersi il suo vizio e rimanere l’anima rinverginizzata dal pentimento. Poco fa vi ho parlato di lievito che si sparge per la farina e la fa santo pane. Udite una breve parabola. Quella donna Ăš farina. Una farina in cui il Maligno ha mescolato le sue polveri di inferno. Io sono il lievito. Ossia la mia parola Ăš il lievito. Ma se troppa pula Ăš nella farina, o se sassi e rena vi Ăš mescolata, e cenere con essa, puĂČ farsi il pane anche se il lievito Ăš buono? Non puĂČ farsi. Occorre che pazientemente si levi dalla farina pula, cenere, sassi e rena. La Misericordia passa e offre il crivello
 Il primo: quello fatto da brevi veritĂ  fondamentali. Quali sono necessarie per esser comprese da uno che Ăš nella rete della completa ignoranza, del vizio, del gentilesimo. Se l’anima lo accoglie, comincia la prima purificazione. La seconda avviene col crivello dell’anima stessa, che confronta il suo essere con l’Essere che si Ăš rivelato. E ne ha orrore. E inizia la sua opera. Per una operazione sempre piĂč minuta, dopo i sassi, dopo la rena, dopo la cenere, giunge anche a levare quello che Ăš giĂ  farina, ma con granelli ancor pesanti, troppo pesanti per dare ottimo pane. Ora eccola tutta pronta. Ripassa allora la Misericordia e si immette in quella farina preparata – anche questa Ăš preparazione, Giuda – e la solleva e la fa pane. Ma Ăš operazione lunga e di “volontà” dell’anima. Quella donna
 quella donna ha giĂ  in sĂ© quel minimo che era giusto darle e che le puĂČ servire a compiere il suo lavoro. Lasciamo lo compia, se vorrĂ  farlo, senza turbarla. Tutto turba un’anima che si lavora: la curiositĂ , gli zeli inconsulti, le intransigenze come le eccessive pietà».

Dettaglio

GesĂč fa una parabola su Aglaia.

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EMR 80

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

GesĂč arriva sul luogo delle tentazioni, accompagnato da Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. È un luogo desolato. Giuda pensava di essere lĂŹ solo da poche ore, ma il Signore gli dimostrĂČ che si sbagliava. Gli spiegĂČ che era venuto lĂŹ per prepararsi alla sua Missione. L'Iscariota pensava di essere stato con alcuni maestri e rabbini, ma chi puĂČ insegnare qualcosa alla Parola di Dio?

GesĂč spiegĂČ poi che gli uomini hanno un destino e che devono scegliere tra l'Amico o Satana. Infine, suggerĂŹ agli apostoli di rimanere qui per qualche giorno per insegnare loro il potere della penitenza. Giovanni e Simone lo Zelota accettarono prontamente. Giuda era meno entusiasta, ma non osava andarsene.

Dopo qualche giorno, la visione di Maria continuĂČ. GesĂč spiegĂČ che il suo soggiorno nel deserto era durato quaranta giorni ed era avvenuto durante l'inverno. Spiega il suo battesimo, impartito da Giovanni, e poi la tentazione del diavolo. In particolare, parla della sua natura di Dio-Uomo e risponde anche alla domanda di Giuda se potesse essere tentato o meno. Alla fine del suo discorso, chiede ai discepoli di non dire a Maria dell'ostilitĂ  del mondo verso GesĂč. Avrebbe sofferto troppo...

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EMR 80.2-3.5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Mi scuote la voce del mio GesĂč: «Ed eccoci giunti dove volevo». Mi volgo. Lo vedo alle mie spalle, fra Giovanni, Simone e Giuda, presso la costa rocciosa del monte, lĂ  dove giunge un sentiero
 sarebbe meglio dire: lĂ  dove un lungo lavoro di acque, nei mesi di pioggia, ha graffiato il calcare scavando nei secoli un canale appena disegnato, che sarĂ  scolo alle acque delle cime e che ora Ăš via per le capre selvatiche piĂč che per gli uomini.

GesĂč si guarda intorno e ripete: «SĂŹ, qui vi volevo portare.

Qui il Cristo si Ú preparato alla sua missione».

«Ma qui non c’ù nulla!».

«Non c’ù nulla, l’hai detto».

«Con chi eri?».

«Col mio spirito e col Padre».

«Ah! fu sosta di poche ore!».

«No, Giuda. Non di poche ore. Di molti giorni ».

«Ma chi ti serviva? Dove dormisti?».

«Avevo a servi gli onagri che nella notte venivano a dormire nella loro tana
 in questa, dove Io pure m’ero intanato
 Avevo a serve le aquile che mi dicevano: “È giorno” col loro grido aspro, partendo per la preda. Avevo ad amici le piccole lepri che venivano a rodere le erbe selvagge quasi ai miei piedi
 Mi era cibo e bevanda ciĂČ che Ăš cibo e bevanda del fiore selvaggio: la rugiada notturna, la luce del sole. Non altro».

«Ma perché?».

«Per prepararmi bene, come tu dici, alla mia missione. Le cose ben preparate riescono bene. Tu lo hai detto. E la mia cosa non era la piccola, inutile cosa di far brillare Me, Servo del Signore, ma di far comprendere agli uomini ciĂČ che Ăš il Signore e, attraverso questa comprensione, farlo amare in spirito di veritĂ . Misero quel servo del Signore che pensa al suo trionfo e non a quello di Dio! Che cerca averne utile, che sogna mettersi in alto su un trono fatto
 oh! fatto degli interessi di Dio, avviliti sino a toccare il suolo, essi che sono celesti interessi. Non Ăš piĂč servo, costui, anche se ne ha l’aspetto esterno. È un mercante, un trafficante, un falso che inganna sĂ©, gli uomini e vorrebbe ingannare Dio
 uno sciagurato che si crede principe ed Ăš schiavo
 È del Demonio, il suo re di menzogna. Qui, in questa tana, il Cristo per molti giorni visse di macerazioni e preghiera per prepararsi alla sua missione.

80.3

E dove vorresti fossi andato a prepararmi, Giuda?».

Giuda Ăš perplesso, disorientato. Risponde infine: «Ma non saprei
 Pensavo
 da qualche rabbi
 presso gli esseni
 non so».

«E potevo trovare un rabbi che mi dicesse piĂč di quanto mi diceva la Potenza e la Sapienza di Dio? E potevo Io – Io Verbo eterno del Padre, Io che ero quando il Padre creĂČ l’uomo e so di quale spirito immortale e animato, e di quale potenza di giudizio libero e capace, abbia il Creatore dotato l’uomo – andare ad attingere scienza e capacitĂ  da quelli che negano l’immortalitĂ  dell’anima negando la finale risurrezione, e negano la libertĂ  d’azione dell’uomo addossando virtĂč e vizi, azioni sante e malvagie, al destino che dicono fatale e non vincibile? Ah! no. (...)

Qui sono venuto. Ho preso la mia anima di Figlio dell’uomo e me la sono lavorata con gli ultimi tocchi, finendo il lavoro di trent’anni di annichilimento e di preparazione per andare perfetto al mio ministero. Ora Io vi chiedo di stare meco qualche giorno, in questa tana. SarĂ  sempre meno desolata la sosta, perchĂ© saremo quattro amici che fanno forza contro le tristezze, le paure, le tentazioni, le necessitĂ  della carne. Io ero solo. SarĂ  sempre meno penosa, perchĂ© ora Ăš estate e qui, in alto, vi Ăš il vento delle cime a temperare il calore. Io vi venni al finir della luna di tebet, e rigido era il vento che scendeva dalle nevi della vetta. SarĂ  sempre meno tormentosa, perchĂ© piĂč breve e perchĂ© abbiamo ora quel minimo di cibo che puĂČ dare conforto alla nostra fame, e nelle piccole ghirbe di pelle che vi ho fatto dare dai pastori vi Ăš tant’acqua da bastare per questi giorni di sosta. Io
 io ho bisogno di strappare due anime a Satana. Non vi Ăš che la penitenza che lo possa. Vi chiedo aiuto. SarĂ  formazione anche per voi. Imparerete come si strappano le prede a Mammona. Non tanto con le parole, quanto col sacrificio
 Le parole!
 Il frastuono satanico impedisce che siano udite
 Ogni anima preda del Nemico Ăš avvolta in turbini di voci infernali
 Volete rimanere con Me? Ma se non volete, andate. Io resto. Ci ritroveremo a Tecua, presso il mercato».

«No, Maestro, io non ti lascio», dice Giovanni; mentre Simone contemporaneamente esclama: «Tu ci elevi volendoci teco in questa redenzione». Giuda
 non mi pare molto entusiasta. Ma fa buon viso al
 destino e dice: «Io resto».

«Prendete allora le ghirbe e le sacche e portatele dentro e, prima che il sole arda, spezzate legna e accumulatela presso lo spacco. La notte Ăš rigida anche d’estate, qui, e non tutte le bestie sono buone. Un ramo lo accenderete subito. LĂ , di quella pianta di acacia gommosa. Brucia bene. Guarderemo fra le fessure per cacciare col fuoco aspidi e scorpioni. Andate» 

Dettaglio

Cristo si preparĂČ alla sua missione.

Tebet: mese a cavallo tra dicembre e gennaio.

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EMR 80.3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Avete un destino. Sì. Lo avete. Nella mente di Dio che vi crea ù un destino per voi. Ve lo desidera il Padre. Ed ù destino d’amore, di pace, di gloria: “la santità d’esser suoi figli”. Questo il destino che, presente alla mente divina dal momento nel quale col fango fu fatto Adamo, presente sarà sino all’ultima creazione di anima d’uomo.

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EMR 80.3-4

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Avete un destino. SĂŹ. Lo avete. Nella mente di Dio che vi crea Ăš un destino per voi. Ve lo desidera il Padre. Ed Ăš destino d’amore, di pace, di gloria: “la santitĂ  d’esser suoi figli”. Questo il destino che, presente alla mente divina dal momento nel quale col fango fu fatto Adamo, presente sarĂ  sino all’ultima creazione di anima d’uomo. Ma non vi violenta il Padre nella vostra condizione di re. Il re, se prigione, non Ăš piĂč re, Ăš un reietto. Voi re siete perchĂ© liberi nel vostro piccolo regno individuale. Nell’io. In esso potete fare ciĂČ che volete, come volete.

80.4 Di fronte e ai confini del vostro piccolo regno avete un Re amico e due potenze nemiche. L’Amico vi mostra le regole che Egli ha date per far felici quelli che sono suoi. Ve le mostra. Vi dice: “Eccole. Con queste Ăš sicura l’eterna vittoria”. Ve le mostra, Egli, il Saggio e Santo, perchĂ© voi possiate, se volete farlo, praticarle e averne gloria eterna. Le due potenze nemiche sono Satana e la carne. Nella carne metto la vostra e quella del mondo, ossia le pompe e seduzioni del mondo, ossia la ricchezza, le feste, gli onori, i poteri che dal mondo e nel mondo si hanno e che non sempre si hanno onestamente e meno ancora si sanno usare onestamente se, per un complesso di cause, ad essi l’uomo perviene.

Satana, maestro della carne e del mondo, parla anche per esso e per la carne. Anche lui ha le sue regole
 Oh! se le ha! E poichĂ© l’io Ăš fasciato di carne e la carne tende alla carne come le scaglie di ferro tendono alla calamita, e poichĂ© il canto del Seduttore Ăš piĂč dolce di gorgheggio di usignolo in amore fra raggi di luna e profumo di roseti, piĂč facile Ăš andare verso queste regole, piegare verso queste potenze, dire loro: “Vi considero amiche. Entrate”. Entrate
 Avete mai visto un alleato che resti onesto sempre, senza chiedere il cento per uno per un aiuto dato? CosĂŹ fanno esse. Entrano
 E divengono padroni. Padroni? No, aguzzini. Vi legano, o uomini, al loro banco di galera, vi ci incatenano, non vi lasciano piĂč alzare il collo dal loro giogo, e la loro sferza vi riga a sangue se cercate sfuggir loro. O farsi ferire sino a giungere ad esser un ammasso di carne frantumata, cosĂŹ inutile, come carne, da esser respinta dal loro piede crudele, o morire sotto di loro.

Se sapete darvi quel martirio, darvi quel martirio, ecco allora che passa la Misericordia, l’Unica che puĂČ ancora aver pietĂ  di quella ripugnante miseria della quale il mondo, uno dei padroni, ha ora schifo e sulla quale l’altro padrone, Satana, invia le sue frecce di vendetta. E la Misericordia, l’Unica che passa, si china, la raccoglie, la medica, la risana e le dice: “Vieni. Non temere. Non ti guardare. Le tue piaghe non sono piĂč che cicatrici, ma sono cosĂŹ innumerevoli che ti farebbero orro re, tanto ti deturpano. Ma Io non ti guardo quelle, guardo la tua volontĂ . Per essa volontĂ  buona sei cosĂŹ segnata. PerciĂČ Io ti dico: ti amo. Vieni con Me”, e la porta nel suo Stato. Allora voi capite che Misericordia e Re amico sono una stessa persona. Ritrovate le regole che Egli vi aveva mostrate e che voi non avete voluto seguire. Ora lo volete
 e giungete alla pace della coscienza prima, alla pace di Dio dopo.

Ditemi, allora. Questo destino fu imposto da Un Solo per tutti, o fu individualmente voluto da ognuno per sé?».

«Fu da ognuno voluto».

«Bene giudichi, Simone.»

Dettaglio

Una visione piĂč ampia della creatura, regina del Creato, del destino dell'uomo, della sua libertĂ  e del suo libero arbitrio.

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