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Parole chiave principali e trasversali 🌟

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Comfort di lettura

EMR 66.2

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

(...) Tu hai qui di fronte un mite, un pacifico, un povero che povero vuol rimanere. Io non sono venuto per impormi e per fare guerra. Io non contendo ai forti e ai potenti nessun regno, nessun potere. Io non contendo che a Satana le anime e vengo a spezzare le catene di Satana col fuoco del mio amore. Io vengo per insegnare misericordia, sacrificio, umiltà, continenza. Io ti dico, ed a tutti dico: “Non abbiate sete di umane ricchezze, ma lavorate per le monete eterne”.

Parole chiave

EMR 67

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

GesĂč Ăš solo. Incontra due uomini che stanno litigando e cercano di pugnalarsi a vicenda. Cristo interviene di nuovo, intimando loro di fermarsi; poi, quando non ascoltano, compie un miracolo e le lame si spezzano.

Mentre arrivano i soldati da Roma, GesĂč tiene un breve sermone agli uomini di Israele e poi anche ai pagani presenti, raccomandando loro di amare e sottolineando che non Ăš con la violenza che si vince, ma con la santitĂ . La rabbia Ăš un peccato che puĂČ tagliarci fuori dalla benedizione di Dio, e i figli del Signore devono essere gentili gli uni con gli altri e amarsi a vicenda.

Quando ebbe finito di parlare, gli fu chiesto se fosse il Messia, e GesĂč non lo negĂČ. Gli viene chiesto di nuovo se compie miracoli, e nemmeno lui lo nega, anzi compie miracoli quando gli vengono portati i malati. La folla si rallegra e GesĂč benedice.

Poi arriva Giuda e chiede cosa sia successo. Chiede se rimarrĂ  a Gerusalemme, ma GesĂč gli dice che si recherĂ  in Giudea e promette di andare a Keroth. Infine, entrambi parlano di Giovanni Battista, che Erode ha arrestato. Se GesĂč Ăš la bontĂ , il Precursore Ăš la penitenza. La visione termina qui.

Parole chiave

EMR 67.2-5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

67.2 Due si azzuffano sul serio per causa dell’asino di uno, che si ù servito della magnifica cesta di lattughe dell’altro asino e se ne ù mangiata un bel po’! Forse non ù che un pretesto per sfogare un’antica ruggine. Il fatto ù che da sotto le vesti corte sino ai polpacci vengono tratti due coltellacci corti e larghi come una mano: paiono daghe mozze ma ben pontute e lucono al sole. Urla di donne, vocio d’uomini. Ma nessuno interviene a separare i due che sono pronti al duello rusticano.

GesĂč, che procedeva meditabondo, alza il capo, vede e a passo velocissimo accorre fra i due. «Fermi, in nome di Dio!», ordina.

«No! Voglio farla finita con questo maledetto cane!».

«Anche io! Ci tieni alle frange? Ti farĂČ una frangia con le tue interiora».

I due roteano intorno a GesĂč, urtandolo, insultandolo perchĂ© si levi di mezzo, cercando colpirsi senza riuscirvi, perchĂ© GesĂč con sapienti mosse del manto svia i colpi e ostacola la mira. Ne ha anche il mantello lacerato.

La gente urla: «Vieni via, nazareno, ci andrai di mezzo Tu». Ma Lui non si muove e cerca di indurre alla calma, richiamando la mente a Dio. Inutile! L’ira fa pazzi i due contendenti.

GesĂč sprigiona miracolo. Ordina per un’ultima volta: «Vi comando di smetterla».

«No! Levati! Va’ per la tua strada, can d’un nazareno!».

Allora GesĂč stende le mani, col suo aspetto di potenza sfolgorante. Non dice parola. Ma le lame cadono sbriciolate a terra come fossero state di vetro e avessero urtato contro una rupe.

I due si guardano i manici corti, inutili, rimasti fra le dita. Lo stupore ottunde l’ira. La folla pure urla di stupore.

67.3 «E ora?», chiede GesĂč, severo. «Dove Ăš la vostra forza?».

Anche i soldati di guardia alla porta, accorsi agli ultimi urli, guardano stupiti, ed uno si china a raccattare i frammenti delle lame e li prova sull’unghia, incredulo che fossero acciaio.

«E ora?», ripete GesĂč. «Dove Ăš la forza vostra? Su che fondavate il vostro diritto? Su quei pezzi di metallo che ora sono schegge fra la polvere? Su quei pezzi di metallo che non avevano altra forza di quella del peccato d’ira contro un fratello, levandovi per quel peccato ogni benedizione di Dio e perciĂČ ogni forza? Oh! miseri coloro che si fondano su mezzi umani per vincere, e non sanno che non Ăš violenza ma santitĂ  quello che ci fa vittoriosi sulla Terra e oltre! PerchĂ© Dio Ăš coi giusti.

Udite, tutti o voi d’Israele, e anche voi, soldati di Roma. La Parola di Dio parla per tutti i figli dell’uomo, e non sarà il Figlio dell’uomo quello che la ricusa ai gentili.

Il secondo dei precetti del Signore Ăš precetto di amore verso il prossimo. Dio Ăš buono e nei suoi figli vuole benevolenza. Colui che non Ăš benevolente col prossimo suo, non puĂČ dirsi figlio di Dio e non puĂČ avere Dio con sĂ©. L’uomo non Ăš una bestia senza ragione che si avventa e morde per diritto di preda. L’uomo ha una ragione e un’anima. Per la ragione si deve saper condurre da uomo. Per l’anima si deve saper condurre da santo. Colui che cosĂŹ non fa, si mette al disotto degli animali, scende all’abbraccio coi demoni perchĂ© si indemonia l’anima col peccato d’ira.

Amate. Io non vi dico altro. Amate il prossimo vostro come il Signore Dio d’Israele vuole. Non siate sempre del sangue di Caino. E perchĂ© lo siete? Per poche monete, voi che potevate essere omicidi. Per pochi palmi di terra, altri. Per un posto piĂč buono. Per una donna. Che sono queste cose? Eterne? No. Durano molto meno della vita, la quale dura un attimo di eternitĂ . E che perdete se le seguite? La pace eterna che Ăš promessa ai giusti e che il Messia vi porterĂ  insieme al suo Regno. Venite sulla via della VeritĂ . Seguite la Voce di Dio. Amatevi. Siate onesti. Siate continenti. Siate umili e giusti. Andate e meditate».

67.4 «Chi sei Tu che parli simili parole e spezzi le spade col tuo volere? Uno solo fa queste cose: il Messia. Neppure Giovanni il Battezzatore Ăš da piĂč di Lui. Sei Tu forse il Messia?», chiedono in tre o quattro.

«Io lo sono».

«Tu? Tu quello che guarisci i malati e predichi Dio in Galilea?».

«Io sono».

«Io ho una vecchia madre che muore. Salvala!».

«Ed io, vedi? Sto perdendo le forze per i dolori. Ho dei figli ancor piccoli. Guariscimi!».

«Va’ alla tua casa. Tua madre questa sera ti preparerĂ  la cena; e tu, guarisci. Lo voglio!».

La folla ha un urlo. Poi chiede: «Il tuo Nome! Il tuo Nome!».

«GesĂč di Nazaret!».

«GesĂč! GesĂč! Osanna! Osanna!».

La folla Ăš in tripudio. Gli asini possono fare quel che vogliono, chĂ© nessuno se ne cura piĂč. Delle madri accorrono dall’interno della cittĂ , si capisce che la voce Ăš corsa, e alzano i loro piccini. GesĂč benedice e sorride. E cerca di fendere il cerchio acclamante per entrare in cittĂ  e andare dove vuole. Ma la folla non ne vuole sapere. «Resta con noi! In Giudea! In Giudea! Siamo figli di Abramo anche noi!», grida.

67.5 «Maestro!». Giuda accorre verso di Lui. «Maestro, mi hai preceduto. Ma che avviene?».

«Il Rabbi ha fatto miracolo! In Galilea no; qui, qui con noi lo vogliamo».

«Lo vedi, Maestro? Tutto Israele ti ama. È giusto che Tu resti anche qui. Perché ti sottrai?».

«Non mi sottraggo, Giuda. Sono venuto apposta solo, perchĂ© la rudezza dei discepoli galilei non urti la sottigliezza giudea. Io voglio radunare tutte le pecore d’Israele sotto lo scettro di Dio».

«Per questo ti ho detto: “Prendimi”. Io sono giudeo e so come trattare i miei pari. Resterai dunque a Gerusalemme?».

«Pochi giorni. Per attendere un discepolo, lui pure giudeo. Poi andrĂČ per la Giudea ».

«Oh! io verrĂČ con Te. Ti accompagnerĂČ. Verrai al mio paese. Ti porterĂČ a casa mia. Verrai, Maestro?».

«VerrĂČ »

Dettaglio

Miracoli di lame spezzate.

Parole chiave

EMR 67.3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’uomo non Ăš una bestia senza ragione che si avventa e morde per diritto di preda. L’uomo ha una ragione e un’anima. Per la ragione si deve saper condurre da uomo. Per l’anima si deve saper condurre da santo. Colui che cosĂŹ non fa, si mette al disotto degli animali, scende all’abbraccio coi demoni perchĂ© si indemonia l’anima col peccato d’ira.

Parole chiave

EMR 67.3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Udite, tutti o voi d’Israele, e anche voi, soldati di Roma. La Parola di Dio parla per tutti i figli dell’uomo, e non sarà il Figlio dell’uomo quello che la ricusa ai gentili.

Il secondo dei precetti del Signore Ăš precetto di amore verso il prossimo. Dio Ăš buono e nei suoi figli vuole benevolenza. Colui che non Ăš benevolente col prossimo suo, non puĂČ dirsi figlio di Dio e non puĂČ avere Dio con sĂ©. L’uomo non Ăš una bestia senza ragione che si avventa e morde per diritto di preda. L’uomo ha una ragione e un’anima. Per la ragione si deve saper condurre da uomo. Per l’anima si deve saper condurre da santo. Colui che cosĂŹ non fa, si mette al disotto degli animali, scende all’abbraccio coi demoni perchĂ© si indemonia l’anima col peccato d’ira.

Amate. Io non vi dico altro. Amate il prossimo vostro come il Signore Dio d’Israele vuole. Non siate sempre del sangue di Caino. E perchĂ© lo siete? Per poche monete, voi che potevate essere omicidi. Per pochi palmi di terra, altri. Per un posto piĂč buono. Per una donna. Che sono queste cose? Eterne? No. Durano molto meno della vita, la quale dura un attimo di eternitĂ . E che perdete se le seguite? La pace eterna che Ăš promessa ai giusti e che il Messia vi porterĂ  insieme al suo Regno. Venite sulla via della VeritĂ . Seguite la Voce di Dio. Amatevi. Siate onesti. Siate continenti. Siate umili e giusti. Andate e meditate.

Dettaglio

GesĂč parla alla gente di Gerusalemme e ad alcuni soldati romani, dopo aver interrotto una lite tra due uomini a cui ha spezzato le lame (grazie a un miracolo).

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