55.4 Pietro borbotta qualcosa. GesĂč ode.
«Pietro, che hai? Taci o mormori. Sembri malcontento. Perché?».
«Lo sono. Noi siamo i primi e Tu a noi non regali un miracolo. Noi siamo i primi e Tu ti fai sedere vicino un estraneo. Noi siamo i primi e Tu a lui, e non a noi, dai degli incarichi. Noi siamo i primi e⊠sÏ, proprio, ecco, e sembra che si sia gli ultimi. Perché li attendi sulla via del fiume? Certo per dare a loro qualche missione. Perché a loro e non a noi?».
GesĂč lo guarda. Non Ăš irato. Anzi sorride come si sorride ad un ragazzo. Si alza, va lentamente da Pietro, gli pone la mano sulla spalla e dice sorridendo: «Pietro! Pietro! Sei un grande, un vecchio bambino!», e ad Andrea, seduto presso il fratello, dice: «Vai al mio posto», e si siede a fianco di Pietro cingendolo con un braccio alle spalle e gli parla tenendolo cosĂŹ contro la sua spalla: «Pietro, ti pare che Io faccia ingiustizia, ma non Ăš ingiustizia la mia. Ă anzi prova che so quel che valete. Guarda. Chi ha bisogno di prove? Colui che ancora non Ăš sicuro. Orbene, Io vi sapevo tanto sicuri su Me, che non ho sentito bisogno di darvi prove del mio potere. Qui a Gerusalemme occorrono prove, qui dove vizio, irreligione, politiche, tante cose del mondo offuscano gli spiriti al punto che essi non possono vedere la Luce che passa. Ma lĂ , sul nostro bel lago, cosĂŹ puro sotto un cielo puro, lĂ fra gente onesta e vogliosa di bene, non sono necessarie prove. Li avrete i miracoli. A fiumi verserĂČ su voi le grazie. Ma, guarda come vi ho stimato, Io vi ho presi senza esigere prove e senza trovare bisogno di darvene, perchĂ© so chi siete. Cari, tanto cari, e tanto a Me fedeli».
Pietro si rasserena: «Perdonami, GesĂč».
«SĂŹ, ti perdono perchĂ© il tuo broncio Ăš amore. Ma non avere piĂč invidia, Simone di Giona. Sai cosa Ăš il cuore del tuo GesĂč? Hai mai visto il mare, il vero mare? SĂŹ? Ebbene, il mio cuore Ăš ben piĂč vasto del largo mare! E câĂš posto per tutti. Per tutta lâumanitĂ . E il piĂč piccolo ha posto come il piĂč grande. E il peccatore vi trova amore come lâinnocente. A questi do una missione. Sicuro. Mi vuoi vietare di darla? Io vi ho scelto. Non voi. Sono perciĂČ libero di giudicare come impiegarvi. E se questi li lascio qui con una missione â che puĂČ essere anche una prova, come puĂČ essere misericordia il lasso di tempo lasciato allâIscariota â puoi tu rimproverarmene? Sai se a te non ne serbo una piĂč vasta? E non Ăš la piĂč bella quella di sentirti dire: âTu verrai con Meâ?».
«à vero, Ăš vero! Sono una bestia! PerdonoâŠÂ».
«SĂŹ. Tutto, ogni perdono. Oh! Pietro!⊠Ma vi prego tutti: non discutete mai sui meriti e sui posti. Avrei potuto nascere re. Sono nato povero, in una stalla. Avrei potuto esser ricco. Ho vissuto di lavoro e ora di caritĂ . Eppure, credetelo amici, non câĂš alcuno grande agli occhi di Dio piĂč di Me. Di Me che sono qui: servo dellâuomo».
«Servo Tu? Non mai!».
«Perché, Pietro?».
«PerchĂ© io ti servirĂČ».
«Anche tu mi servissi come una madre serve lâinfante, Io sono venuto per servire lâuomo. Per lui sarĂČ Salvatore. Che servizio pari a questo?».
«Oh! Maestro! Tu tutto spieghi. E quel che pareva oscuro si fa subito chiaro!».
«Lieto ora, Pietro? Allora lasciami finire di parlare a Tommaso.»