Note del tema

Parole chiave principali e trasversali 🌟

Pagina 21 di 198

Comfort di lettura

EMR 31.4-5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

31.4 «Nazareth? Ma dovete rimanere qui. Il Messia deve crescere a Betlemme. È la cittĂ  di Davide. L’Altissimo l’ha condotto, attraverso la volontĂ  di Cesare, a nascere nella terra di Davide, la terra santa della Giudea. PerchĂ© portarlo a Nazareth? Voi sapete come presso i giudei sono giudicati i nazareni. Domani questo Bambino dovrĂ  essere il Salvatore del suo popolo. Non bisogna che la cittĂ  capitale sprezzi il suo Re perchĂ© viene da una terra che essa disprezza. Voi sapete quanto me come Ăš cavilloso il Sinedrio e come sprezzanti le tre caste principali
 E poi, qui, vicino ancora a me, potrĂČ aiutarvi alquanto e mettere tutto quanto ho, non tanto di cose materiali ma di doni morali, a servizio di questo Neonato. E quando sarĂ  in etĂ  di capire, sarĂČ beato di essergli maestro come al mio bambino, per ottenere poi che, fatto grande, mi benedica. Dobbiamo pensare che Egli Ăš destinato a tanta sorte e che perciĂČ deve potersi presentare al mondo con tutte le carte per vincere facilmente la sua partita. Egli, certo, possederĂ  la Sapienza. Ma anche solo il fatto che un sacerdote gli sia stato maestro lo renderĂ  piĂč accetto ai difficili farisei e agli scribi e gli spianerĂ  la missione».

31.5 Maria guarda Giuseppe e Giuseppe guarda Maria. Sopra il capo innocente del Bambino, che dorme roseo e ignaro, si intreccia un muto scambio di domande. E sono domande velate di tristezza. Maria pensa alla sua casetta. Giuseppe pensa al suo lavoro. Qui tutto ù da rifare, in un luogo dove solo pochi giorni prima erano degli sconosciuti. Qui non c’ù niente di quelle cose care lasciate là e preparate con tanto amore per il Bambino.

E Maria lo dice: «Ma come facciamo? LĂ  abbiamo lasciato tutto. Giuseppe aveva tanto lavorato per il mio GesĂč, senza risparmio di fatica e di denaro. Aveva lavorato di notte, per poter lavorare per gli altri di giorno e guadagnare cosĂŹ tanto da poter comperare i legni piĂč belli, la lana piĂč soffice, il lino piĂč candido per preparare tutto per GesĂč. Aveva costruito alveari e aveva perfino lavorato da muratore per dare un’altra sistemazione alla casa, perchĂ© la cuna potesse essere nella mia stanza e starvi sinchĂ© GesĂč fosse piĂč grande, e poi potesse dar posto al letto, perchĂ© GesĂč starĂ  con me sinchĂ© non sarĂ  giovinetto».

«Giuseppe puĂČ andare a prendere ciĂČ che avete lasciato».

«E dove metterlo? Tu lo sai, Zaccaria, che noi siamo poveri. Non abbiamo che il lavoro e la casa. Questa e quello ci dĂ nno di che andare avanti senza fame. Ma qui
 lavoro ne troveremo, forse. Ma avremo sempre da pensare ad una casa. Questa buona donna non puĂČ ospitarci continuamente. Ed io non posso sacrificare Giuseppe piĂč di quanto giĂ  non lo sia per me!».

«Oh! io! Per me non Ăš nulla! Penso al dolore di Maria, io. Al dolore di non vivere nella sua casa ».

Maria ha due lacrimoni.

«Penso che quella casa le deve esser cara come il Paradiso, per il prodigio che ivi le si Ăš compito
 Parlo poco, ma capisco tanto. Non fosse per questo, non mi cruccerei. LavorerĂČ il doppio, ecco tutto. Sono forte e giovane per lavorare il doppio di quanto usavo e provvedere a tutto. E se Maria non soffre troppo
 e se tu dici che Ăš bene fare così
 per me
 eccomi. Faccio quello che vi pare piĂč giusto. Basta che a GesĂč ciĂČ sia utile».

«E utile sarà certo. Pensateci e ne vedrete le ragioni».

«Si dice anche che il Messia sarĂ  chiamato Nazareno », obbietta Maria.

«Vero. Ma almeno, sinchĂ© non Ăš adulto, fate che cresca in Giudea. Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la piĂč grande perchĂ© da te uscirĂ  il Salvatore”. Non parla di Nazareth. Forse quell’appellativo gli sarĂ  dato per non sappiamo che motivo. Ma la sua terra Ăš questa».

«Lo dici tu, sacerdote, e noi
 e noi
 con dolore ti ascoltiamo
 e ti diamo retta. Ma che dolore!
 Quando vedrĂČ quella casa dove divenni Madre?». Maria piange piano. E io capisco questo suo pianto. Oh! se lo capisco!

La visione mi cessa su questo pianto di Maria.

Dettaglio

Dopo la NativitĂ , Zaccaria andĂČ a trovare Giuseppe e Maria. Era contrario al ritorno della Sacra Famiglia a Nazareth.

Parole chiave

EMR 31.6-10

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

31.6 Dice, poi, Maria:

«Lo capisci. Lo so. Ma mi vedrai piangere piĂč forte ancora.

Per ora ti sollevo lo spirito mostrandoti la santità di Giuseppe, che era uomo, ossia che non aveva altro aiuto al suo spirito che la sua santità. Io avevo tutti i doni di Dio nella mia condizione di Immacolata. Non sapevo d’esserlo. Ma nell’anima mia essi erano attivi e mi davano spirituali forze. Ma egli non era immacolato. L’umanità era in lui con tutto il suo peso greve, ed egli doveva innalzarsi verso la perfezione con tutto quel peso, a costo della continua fatica di tutte le sue facoltà per volere raggiungere la perfezione ed esser gradito a Dio.

Oh! santo mio sposo! Santo in tutte le cose, anche nelle piĂč umili cose della vita. Santo per la sua castitĂ  d’angelo. Santo per la sua onestĂ  d’uomo. Santo per la sua pazienza, per la sua operositĂ , per la sua serenitĂ  sempre uguale, per la sua modestia, per tutto.

Essa santitĂ  brilla anche in questo avvenimento. Un sacerdote gli dice: “È bene che tu ti stabilisca qui”, ed egli, pur sapendo a quanta maggior fatica va incontro, dice: “Per me non Ăš nulla. Penso al dolore di Maria. Non fosse per questo, non mi cruccerei per me. Basta che ciĂČ sia utile a GesĂč”. GesĂč, Maria: i suoi angelici amori. Non ha amato altro sulla Terra, questo mio santo sposo. E a questo amore ha fatto servo se stesso.

Lo hanno fatto protettore delle famiglie cristiane e dei lavoratori e di tante categorie. Ma non solo degli agonizzanti, degli sposi, degli operai, sibbene anche dei consacrati si dovrebbe farlo. Quale fra i consacrati della Terra, al servizio di Dio, quale che sia, che si sia consacrato come lui al servizio del suo Dio, accettando tutto, rinunciando a tutto, sopportando tutto, compiendo tutto con prontezza, con spirito ilare, con umore costante, come egli fece? No, non ve n’ù.

31.7 E un’altra cosa ti faccio osservare, anzi due.

Zaccaria Ăš un sacerdote. Giuseppe non lo Ăš. Ma pure osserva come colui che non lo Ăš ha lo spirito in Cielo piĂč del sacerdote. Zaccaria pensa umanamente e umanamente interpreta le Scritture perchĂ©, non Ăš la prima volta che lo fa, si fa troppo guidare dal buon senso umano. Ne Ăš stato punito. Ma ci ricasca ancora, benchĂ© meno gravemente. Aveva detto per la nascita di Giovanni: “Come puĂČ avvenire se io sono vecchio e mia moglie Ăš sterile?”. Dice ora: “Per spianarsi la via, il Cristo deve crescere qui” e, con quella radichetta di orgoglio che persiste anche nei migliori, pensa di poter essere lui utile a GesĂč. Non utile come vuol esserlo Giuseppe servendolo, ma utile facendogli da maestro
 Dio lo ha perdonato per la buona intenzione. Ma aveva mai bisogno il “Maestro” di avere maestri?

Io cercai di fargli vedere la luce nelle profezie. Ma egli si sentiva piĂč dotto di me e usava questo suo sentire a suo modo. Avrei potuto insistere e vincere. Ma — ecco la seconda osservazione che ti faccio fare — ma ho rispettato il sacerdote per la sua dignitĂ , non per il suo sapere.

31.8 Il sacerdote Ăš, generalmente, sempre illuminato da Dio. Ho detto “generalmente”. Lo Ăš quando Ăš un vero sacerdote. Non Ăš la veste quella che consacra, Ăš l’anima. Per giudicare se uno Ăš un vero sacerdote bisogna giudicare ciĂČ che esce dalla sua anima. Come ha detto il mio GesĂč, Ăš dall’anima che escono le cose che santificano o che contaminano, quelle che informano tutto il modo di agire di un individuo. Orbene, quando uno Ăš un vero sacerdote, Ăš generalmente sempre ispirato da Dio. Degli altri, che tali non sono, occorre avere soprannaturale caritĂ  e pregare per loro.

Ma mio Figlio ti ha giĂ  messa al servizio di questa redenzione e non dico di piĂč. Sii lieta di soffrire perchĂ© aumentino i veri sacerdoti. E tu riposa sulla parola di chi ti guida. E credi e ubbidisci al suo consiglio.

31.9 Ubbidire salva sempre. Anche se non Ăš in tutto perfetto il consiglio che si riceve.

Tu vedi. Noi ubbidimmo. E fu bene. Vero che Erode si limitĂČ a fare sterminare i bambini di Betlemme e dintorni. Ma Satana non avrebbe potuto spingere e propagare queste onde di livore ben oltre, e persuadere a uguale delitto tutti i potenti di Palestina per far sopprimere il futuro Re dei giudei? Avrebbe potuto. E sarebbe avvenuto nei primi tempi del Cristo, quando il ripetersi dei prodigi aveva destato l’attenzione delle folle e l’occhio dei potenti. Come avremmo potuto, se ciĂČ fosse avvenuto, attraversare tutta la Palestina per venire dalla lontana Nazareth in Egitto, terra ospitale agli ebrei perseguitati, e farlo con un piccolo bambino e mentre infuriava una persecuzione? PiĂč facile la fuga da Betlem, anche se ugualmente dolorosa.

L’ubbidienza salva sempre. Ricordalo.

31.10 E il rispetto al sacerdote Ăš sempre segno di formazione cristiana. Guai — e GesĂč l’ha detto — guai ai sacerdoti che perdono la loro fiamma apostolica! Ma guai anche a chi si crede lecito sprezzarli! PerchĂ© essi consacrano e distribuiscono il Pane vero che dal Cielo discende. E quel contatto li rende santi come un calice sacro, anche se santi non sono. A Dio ne risponderanno. Voi considerateli tali e non vi curate d’altro. Non siate piĂč intransigenti del vostro Signore GesĂč, il quale al loro comando lascia il Cielo e scende per essere elevato dalle loro mani. Imparate da Lui. E se sono ciechi, se sono sordi, dall’anima paralitica e il pensiero malato, se sono lebbrosi di colpe troppo in contrasto con la loro missione, se sono dei Lazzari in un sepolcro, chiamate GesĂč che li risani, che li risusciti.

Chiamatelo col vostro orare e col vostro soffrire, o anime vittime. Salvare un’anima Ăš predestinare al Cielo la propria. Ma salvare un’anima sacerdotale Ăš salvare un numero grande di anime, perchĂ© ogni sacerdote santo Ăš una rete che trascina anime a Dio. E salvare un sacerdote, ossia santificare, risantificare, Ăš creare questa mistica rete. Ogni sua preda Ăš una luce che si aggiunge alla vostra eterna corona.

Va’ in pace».

Dettaglio

Maria ha appena assistito all'incontro tra Zaccaria, Giuseppe e Maria. Il sacerdote consiglia loro di rimanere a Betlemme ed essi obbediscono. La visione termina con le lacrime di Maria che, in seguito, gli detta le istruzioni.

Parole chiave

EMR 31.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Io avevo tutti i doni di Dio nella mia condizione di Immacolata. Non sapevo d’esserlo. Ma nell’anima mia essi erano attivi e mi davano spirituali forze.

Parole chiave

EMR 31.7

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Zaccaria Ăš un sacerdote. Giuseppe non lo Ăš. Ma pure osserva come colui che non lo Ăš ha lo spirito in Cielo piĂč del sacerdote. Zaccaria pensa umanamente e umanamente interpreta le Scritture perchĂ©, non Ăš la prima volta che lo fa, si fa troppo guidare dal buon senso umano. Ne Ăš stato punito. Ma ci ricasca ancora, benchĂ© meno gravemente. Aveva detto per la nascita di Giovanni: “Come puĂČ avvenire se io sono vecchio e mia moglie Ăš sterile?”. Dice ora: “Per spianarsi la via, il Cristo deve crescere qui” e, con quella radichetta di orgoglio che persiste anche nei migliori, pensa di poter essere lui utile a GesĂč. Non utile come vuol esserlo Giuseppe servendolo, ma utile facendogli da maestro
 Dio lo ha perdonato per la buona intenzione. Ma aveva mai bisogno il “Maestro” di avere maestri?

Io cercai di fargli vedere la luce nelle profezie. Ma egli si sentiva piĂč dotto di me e usava questo suo sentire a suo modo. Avrei potuto insistere e vincere. Ma — ecco la seconda osservazione che ti faccio fare — ma ho rispettato il sacerdote per la sua dignitĂ , non per il suo sapere.

Dettaglio

Maria si riferisce alla visione data in EMV 31,1-5.

Parole chiave

EMR 31.7

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Aveva mai bisogno il “Maestro” di avere maestri?

Parole chiave

EMR 31.9

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’ubbidienza salva sempre. Ricordalo.

Parole chiave

EMR 31.10

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Salvare un’anima Ăš predestinare al Cielo la propria. Ma salvare un’anima sacerdotale Ăš salvare un numero grande di anime, perchĂ© ogni sacerdote santo Ăš una rete che trascina anime a Dio. E salvare un sacerdote, ossia santificare, risantificare, Ăš creare questa mistica rete. Ogni sua preda Ăš una luce che si aggiunge alla vostra eterna corona.

Parole chiave