Note del tema

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Comfort di lettura

EMR 185.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

185.5

GesĂč dice poi:

«Non ti commento il Vangelo nel senso con cui tutti lo commentano. Ti illustro l’antefatto del brano evangelico.

Perché Io dormivo? Non sapevo forse che la burrasca stava per venire? SÏ, Io lo sapevo. Io solo lo sapevo. E allora perché dormivo?

Gli apostoli erano uomini, Maria. Animati da buona volontà, ma ancora tanto “uomini”. L’uomo si crede sempre capace di tutto. Quando poi ù realmente capace in una cosa, ù pieno di sussiego e di attaccamento per la sua “capacità”.

Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni erano dei buoni pescatori e perciĂČ si credevano insuperabili nelle manovre marinare. Io per loro ero un grande “rabbi”, ma un nulla come marinaio. PerciĂČ mi giudicavano incapace di aiutarli e, quando salivano in barca per traversare il mare di Galilea, mi pregavano di stare seduto perchĂ© non ero capace di altro. Anche il loro affetto era causa di questo, perchĂ© non volevano impormi fatiche materiali. Ma l’attaccamento alla loro capacitĂ  superava anche l’affetto.

Io non mi impongo che in casi eccezionali, Maria. Generalmente vi lascio liberi e attendo. Quel giorno, stanco e pregato di riposare, ossia di lasciarli fare, loro che erano tanto pratici, mi misi a dormire.

Nel mio sonno era anche mescolata la constatazione del come l’uomo Ăš “uomo” e vuol fare da sĂ© senza sentire che Dio non chiede che di aiutarlo. Vedevo in quei “sordi spirituali”, in quei “ciechi spirituali”, tutti i sordi e ciechi dello spirito, che per secoli e secoli si sarebbero rovinati per “volere fare da sĂ©â€ avendo Me curvo sui loro bisogni in attesa di essere chiamato in aiuto.

Quando Pietro gridĂČ: “Salvaci!”, la mia amarezza cadde come sasso lasciato andare.

Io non sono “uomo”, sono il Dio-Uomo. Non agisco come voi agite. Voi, quando uno ha respinto il vostro consiglio o aiuto e lo vedete negli impicci, se anche non siete tanto cattivi da goderne, lo siete sempre tanto da rimanere sdegnosamente, indifferentemente a guardarlo senza commuovervi al suo grido di aiuto. Col vostro contegno gli significate: “Quando ti volevo aiutare non mi hai voluto? Ora fa’ da te”. Ma Io sono GesĂč. Sono Salvatore. E salvo, Maria. Salvo sempre non appena mi si invoca.

185.6

I poveri uomini potrebbero obbiettare: “E allora perchĂ© permetti alle tempeste singole o collettive di formarsi?”.

Se Io con la mia potenza distruggessi il Male, quale che sia, voi giungereste a credervi autori del Bene, che in realtĂ  sarebbe mio dono, e non vi ricordereste mai piĂč di Me. Mai piĂč.

Avete bisogno, poveri figli, del dolore per ricordarvi che avete un Padre. Come il figliol prodigo che si ricordĂČ di averlo quando ebbe fame. Le sventure servono a farvi persuasi del vostro nulla, della vostra insipienza, causa di tanti errori, e della vostra cattiveria, causa di tanti lutti e dolori, delle vostre colpe, causa di punizione che da voi vi date, e della mia esistenza, della mia potenza, della mia bontĂ .

Ecco quel che vi dice il Vangelo di oggi. Il “vostro” vangelo dell’ora presente, poveri figli. Chiamatemi. GesĂč non dorme che perchĂ© Ăš angosciato di vedersi disamato da voi. Chiamatemi e verrĂČ».

Dettaglio

Maria ha appena visto la tempesta placarsi.

Annotazione

Vangelo di Matteo 8, 23-27

Mt 8, 23-27 : Mentre GesĂč saliva sulla barca, i suoi discepoli lo seguivano. Ed ecco che il mare divenne cosĂŹ agitato che la barca fu coperta dalle onde. Ma egli dormiva. I discepoli andarono da lui e lo svegliarono dicendo: "Signore, salvaci! Siamo perduti! Ma egli disse loro: "PerchĂ© siete cosĂŹ paurosi, uomini di poca fede? Allora GesĂč si alzĂČ e rimproverĂČ i venti e il mare, e ci fu una grande calma. La gente era stupita e diceva: "Chi Ăš costui, che anche i venti e il mare gli obbediscono?

Vangelo di Marco 4, 37-41

Mc 4, 37-41 : Ci fu una violenta tempesta. Le onde si infrangevano contro la barca, che giĂ  si stava riempiendo. Egli dormiva sul cuscino a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, siamo perduti; non ti importa? Svegliatosi, minacciĂČ il vento e disse al mare: "Silenzio, silenzio!". Il vento si placĂČ e ci fu una grande calma. GesĂč disse loro: "PerchĂ© avete tanta paura? Non avete ancora fede? Erano molto spaventati e si dicevano l'un l'altro: "Chi Ăš costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Vangelo di Luca 8, 23-25

Lc 8, 23-25 : Mentre navigavano, GesĂč si addormentĂČ. Sul lago si scatenĂČ una tempesta. Erano sommersi e in grave pericolo. I discepoli andarono da lui e lo svegliarono dicendo: "Maestro, maestro! Siamo perduti! Ed egli si svegliĂČ e rimproverĂČ il vento e le onde agitate. Si calmarono e ci fu pace. Allora GesĂč disse loro: "Dov'Ăš la vostra fede? Pieni di paura, si stupirono e si dissero l'un l'altro: "Chi Ăš costui che comanda anche ai venti e alle onde ed essi gli obbediscono?

Parole chiave

EMR 185.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Io non sono “uomo”, sono il Dio-Uomo. Non agisco come voi agite. Voi, quando uno ha respinto il vostro consiglio o aiuto e lo vedete negli impicci, se anche non siete tanto cattivi da goderne, lo siete sempre tanto da rimanere sdegnosamente, indifferentemente a guardarlo senza commuovervi al suo grido di aiuto. Col vostro contegno gli significate: “Quando ti volevo aiutare non mi hai voluto? Ora fa’ da te”. Ma Io sono GesĂč. Sono Salvatore. E salvo, Maria. Salvo sempre non appena mi si invoca.

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EMR 185.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Io sono GesĂč. Sono Salvatore. E salvo, Maria. Salvo sempre non appena mi si invoca.

Parole chiave

EMR 185.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

I poveri uomini potrebbero obbiettare: “E allora perchĂ© permetti alle tempeste singole o collettive di formarsi?”.

Se Io con la mia potenza distruggessi il Male, quale che sia, voi giungereste a credervi autori del Bene, che in realtĂ  sarebbe mio dono, e non vi ricordereste mai piĂč di Me. Mai piĂč.

Avete bisogno, poveri figli, del dolore per ricordarvi che avete un Padre. Come il figliol prodigo che si ricordĂČ di averlo quando ebbe fame. Le sventure servono a farvi persuasi del vostro nulla, della vostra insipienza, causa di tanti errori, e della vostra cattiveria, causa di tanti lutti e dolori, delle vostre colpe, causa di punizione che da voi vi date, e della mia esistenza, della mia potenza, della mia bontĂ .

Ecco quel che vi dice il Vangelo di oggi. Il “vostro” vangelo dell’ora presente, poveri figli. Chiamatemi. GesĂč non dorme che perchĂ© Ăš angosciato di vedersi disamato da voi. Chiamatemi e verrĂČ».

Dettaglio

Il significato della sfortuna.

Parole chiave

EMR 186

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: I due Geraseni posseduti.

Data della visione: lunedĂŹ 11 giugno 1945

Calendario: giovedĂŹ 16 marzo 28 (5 Nisan 3788)

Luogo (mappa) : Vicino a Gamla (o Gamala) e Ippo (Hippos).

Ciclo: Apostolato in Galilea

Sintesi: GesĂč attraversa il lago e sbarca nei pressi di Ippos. Il gruppo apostolico cammina lungo un sentiero che si arrampica su una roccia. C'Ăš un branco di maiali. I discepoli sono disgustati e parlano dei dintorni, che Simone lo Zelota conosce. Cominciano a parlare del loro disgusto per i maiali e GesĂč fa notare che il peccato Ăš molto piĂč impuro degli animali. Gli apostoli chiedono allora perchĂ© i maiali sono stati dichiarati impuri e GesĂč risponde loro.

Alla fine della spiegazione, arrivano due indemoniati. L'episodio Ăš fedele al racconto evangelico: i demoni parlano, chiedono a GesĂč di mandarli nel bestiame che li circonda e la mandria si getta dalla rupe. I guardiani sono spaventati e chiedono a GesĂč di andarsene. Egli acconsente gentilmente e torna alla loro barca.

Contenuto del capitolo: 186,1: Istruzioni. 186.2: Vicino a Ippona, attraverso un branco di maiali. 186.3: Il panorama dall'alto di una roccia. 186.4: Discorso: perchĂ© l'impuritĂ  dei maiali? 186.5: L'esorcismo dei due posseduti. I loro demoni sono scacciati nei maiali. 186.6: I due miracolati sono storditi. 186.7: Gli abitanti scacciano GesĂč. 186.8: Si torna alle barche. Uno dei miracolati rimane a testimoniare.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 47

Parole chiave

EMR 186.2.5-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

186.2

GesĂč, tagliato il lago in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all’imboccatura di un fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e che sbocca nel lago da una gola aspra e scogliosa, come Ăš tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche – ve ne Ăš uno per ogni barca – e ricevono l’ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.

«E fate i pesci con chi vi interroga», consiglia Pietro. «A chi vi domanda dove Ăš il Maestro rispondete sicuri: “Non lo so”. A chi vuole sapere dove Ăš diretto, lo stesso. Tanto Ăš veritĂ .

Non lo sapete».

Si separano, e GesĂč intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.

«Fetidi animali!», esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare ».

«No. Non ci impediscono. Vi Ăš posto per tutti», risponde calmo GesĂč.

Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.

GesĂč Ăš passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».

I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente piĂč magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».

Il gruppo apostolico si riunisce, ora che puĂČ procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia. (...)

186.5

«Ma cosa Ú questo rovinÏo?». Si scansano tutti dal fianco del monte perché pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e si guardano attorno stupiti.

«Ecco, ecco! Ecco lĂ ! Due
 nudi affatto
 vengono verso noi e gesticolano. Folli ».

«O indemoniati», risponde GesĂč all’Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso GesĂč.

Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il piĂč veloce nella corsa, si precipita verso GesĂč. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di GesĂč gridando: «Qui sei, Padrone del mondo? Che ho a fare con Te, GesĂč, Figlio di Dio altissimo? GiĂ  Ăš venuta l’ora del nostro castigo? PerchĂ© sei venuto prima del tempo a tormentarci?».

L’altro indemoniato, sia perchĂ© fosse legato nella favella, sia perchĂ© posseduto da un demonio che lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte, giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi.

Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo dal potere di GesĂč. Urla: «Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi! Lasciami andare!».

«SĂŹ. Ma fuori di costui. Spirito immondo, esci da costoro e di’ il tuo nome».

«Legione Ăš il mio nome perchĂ© siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e catene, nĂ© c’ù forza d’uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l’uomo sotto la belva per irriderti, e non c’ù lupo, sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido Ăš l’inferno! ».

«Uscite! In nome di GesĂč, uscite!». GesĂč ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.

«Lasciami almeno entrare[2] in quel branco di porci che Tu hai incontrato».

«Andate».

Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell’alta scogliera, non hanno piĂč che l’acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui occhi Ăš il terrore, e infine affogano.

I pastori, urlando, corrono verso la cittĂ .

186.6

Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: «Non se ne Ú salvato uno! Hai reso loro un brutto servizio!».

GesĂč, calmo, risponde: «Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste a costoro. Non possono stare cosÏ».

Lo Zelote apre un sacco e dà una delle sue vesti. Tommaso dà l’altra. I due sono ancora un poco imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi.

«Date loro del cibo. Che tornino a vivere da uomini».

E mentre i due mangiano il pane e ulive che viene loro dato e bevono alla fiasca di Pietro, GesĂč li osserva.

Infine parlano: «Chi sei Tu?», dice uno.

«GesĂč di Nazaret».

«Non ti conosciamo», dice l’altro.

«L’anima vostra mi ha conosciuto. Alzatevi ora e andate alle vostre case».

«Abbiamo molto sofferto, io credo, ma non ricordo bene.

Chi Ú costui?», dice quello che parlava per il demonio, e accenna al compagno.

«Non lo so. Era con te».

«Chi sei? E perché sei qui?», chiede al compagno.

Colui che era come muto, e che Ăš il piĂč inerte ancora, dice:

«Sono Demetrio. Qui Ú Sidone?».

«Sidone Ú sul mare, uomo. Qui sei oltre il lago di Galilea».

«E perché sono qui?».

Nessuno puĂČ dare una risposta.

186.7

Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.

«Quello Ăš Marco di Giosia!
 E quello Ăš il figlio del mercante pagano! ».

«E quello Ú Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perché folli dei demoni entrati in loro», dicono i guardiani delle bestie.

«Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma giĂ  troppo male ci hai fatto! Un danno di molti talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo sprofondare nel lago. Va’ via ».

«Vado. Non mi impongo a nessuno», e GesĂč si rivolge per la via giĂ  fatta, senza discutere.

Lo segue, in coda agli apostoli, l’indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per vedere se parte proprio.

186.8

Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul ciglione a guardare. Il liberato scende dietro GesĂč.

Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora contemplano i corpi che affiorano sempre piĂč numerosi, sempre piĂč gonfi, con le tonde pance all’aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un lardoso vescicone. «Ma che Ăš avvenuto?», chiedono.

«Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo
 Dove, Signore?», dice Pietro.

«Nel golfo di Tarichea».

L’uomo che li ha seguiti, ora che li vede salire nelle barche, supplica: «Prendimi con Te, Signore».

«No. Va’ a casa tua; i tuoi hanno diritto di averti. E parla ad essi delle grandi cose che ti ha fatto il Signore e come ha avuto pietĂ  di te. Questa parte di Terra ha bisogno di credere. Accendi le fiamme della fede per riconoscenza al Signore. Va’. Addio».

«Confortami almeno con la tua benedizione, che il demonio non mi riprenda».

«Non temere. Se non vuoi non verrĂ . Ma ti benedico. Va’ in pace».

Le barche si staccano dalla riva in direzione da est a ovest. Solo allora, mentre fendono i flutti sparsi delle vittime suine, gli abitanti della cittĂ , che non ha voluto il Signore, si ritirano dal ciglione e se ne vanno.

Annotazione

Gli addetti legano le barche - ce n'Ăš una per barca - e viene detto loro di aspettare la sera per il ritorno a Cafarnao. Si tratta di due figure anonime, che evidentemente stanno facendo delle manovre. Senza dubbio erano presenti nella EMV 185.

Lasciami almeno entrare in questa mandria di porci: il testo originale parla qui al singolare: Lasciami. Questa richiesta al singolare Ăš interpretata ingenuamente da Pietro in EMV 203,3.

Vangelo di Matteo 8, 28-34

Mt 8, 28-34 : Mentre GesĂč veniva all'altra riva del fiume, nel paese dei Gadareni, due indemoniati uscirono di mezzo ai sepolcri per andargli incontro; erano cosĂŹ aggressivi che nessuno poteva passare di lĂ . Ed ecco che cominciarono a gridare: "Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto a tormentarci prima del tempo stabilito?". In lontananza c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono GesĂč: "Se hai intenzione di espellerci, mandaci nella mandria di maiali". Egli disse loro: "Andate". Uscirono ed entrarono nel branco di maiali; ed ecco che tutto il branco si precipitĂČ dalla scogliera al mare e i maiali morirono tra le onde. Le sentinelle fuggirono e andarono in cittĂ  a raccontare tutto questo e soprattutto ciĂČ che era accaduto agli indemoniati. Ed ecco che tutta la cittĂ  uscĂŹ incontro a GesĂč; e quando lo videro, la gente lo pregĂČ di lasciare il loro paese.

Vangelo di Marco 5, 1-20

Mc 5, 1-20: E giunsero all'altra riva del mare di Galilea, nel paese dei Geraseni. Mentre GesĂč scendeva dalla barca, subito gli venne incontro un uomo dallo spirito immondo che viveva nei sepolcri e nessuno poteva piĂč legarlo, neppure con una catena; anzi, spesso era stato legato con ferri e catene, ma lui aveva spezzato le catene e i ferri e nessuno poteva trattenerlo. Tutto il giorno e tutta la notte stava tra i sepolcri e sulle colline, gridando e ferendosi con le pietre. Quando vide GesĂč da lontano, gli corse incontro, gli cadde davanti e gridĂČ a gran voce: "Che vuoi da me, GesĂč, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro da parte di Dio, non tormentarmi! GesĂč gli disse: "Spirito immondo, esci da quest'uomo! E gli chiese: "Come ti chiami? L'uomo gli rispose: "Mi chiamo Legione, perchĂ© siamo in molti". E pregarono insistentemente GesĂč di non scacciarli dal paese.

Sulla collina c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. Allora gli spiriti immondi supplicarono GesĂč: "Mandaci da questi maiali e noi entreremo in loro". Egli permise loro di farlo. CosĂŹ uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Erano circa duemila e stavano annegando nel mare. Diffusero la notizia in cittĂ  e in campagna e la gente venne a vedere cosa era successo.

Quando giunsero da GesĂč, videro l'uomo che era stato posseduto seduto, vestito e tornato in sĂ©, colui che aveva avuto la legione di demoni, e furono presi da paura. Quelli che avevano visto tutto questo raccontarono loro la storia dell'indemoniato e quello che era successo ai maiali. Allora cominciarono a supplicare GesĂč di lasciare il loro territorio.

Mentre GesĂč risaliva sulla barca, l'uomo posseduto lo pregĂČ di poter stare con lui. Egli non acconsentĂŹ, ma gli disse: "Va' a casa tua dalla tua famiglia e racconta loro tutto ciĂČ che il Signore ha fatto per te nella sua misericordia". Allora l'uomo partĂŹ e cominciĂČ a proclamare nella regione della Decapoli ciĂČ che GesĂč aveva fatto per lui, e tutti si meravigliavano.

Vangelo di Luca 8, 26-39

Lc 8, 26-39: Giunsero nel paese dei Geraseni, che Ăš di fronte alla Galilea. Mentre GesĂč scendeva a terra, gli venne incontro un indemoniato della cittĂ . Da molto tempo non si era vestito e non viveva in una casa, ma tra le tombe. Quando vide GesĂč, gridĂČ, cadde ai suoi piedi e disse a gran voce: "Cosa vuoi da me, GesĂč, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi". GesĂč, infatti, stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quest'uomo, perchĂ© lo spirito si era impossessato di lui molte volte. Lo tenevano legato in catene con catene ai piedi, ma egli ruppe i legami e il demonio lo trascinĂČ via in luoghi deserti. GesĂč gli chiese: "Come ti chiami? Egli rispose: "Legione". Molti demoni erano entrati in lui. E questi demoni supplicarono GesĂč di non ordinare loro di andare nell'abisso. Ora, sulla collina c'era un bel branco di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono GesĂč di permettere loro di entrare nei maiali, ed egli lo fece. Uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Dalla cima della rupe, la mandria si precipitĂČ nel lago e annegĂČ. Quando i pastori videro l'accaduto, fuggirono; diffusero la notizia in cittĂ  e in campagna e la gente uscĂŹ per vedere cosa fosse successo.

Quando arrivarono da GesĂč, trovarono l'uomo che i demoni avevano lasciato; era seduto ai piedi di GesĂč, vestito e stava tornando in sĂ©. Ed erano terrorizzati. Quelli che lo avevano visto raccontarono come era stato salvato. Allora tutta la gente del territorio dei Geraseni chiese a GesĂč di andarsene, perchĂ© avevano tanta paura. GesĂč risalĂŹ sulla barca e tornĂČ.

L'uomo che i demoni avevano lasciato gli chiese se poteva stare con lui. Ma GesĂč lo mandĂČ via, dicendo: "Torna a casa tua e racconta a tutti quello che Dio ha fatto per te". CosĂŹ l'uomo uscĂŹ e annunciĂČ per tutta la cittĂ  ciĂČ che GesĂč aveva fatto per lui.

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EMR 186.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L'uomo deve ricordarsi della sua dignitĂ , "anche in una azione comune come Ăš il mangiare."

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