Note del tema

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Comfort di lettura

EMR 181.3-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Ancora in questo bel tempo di grani che spigano, Io vi voglio proporre una parabola presa dai grani. Udite.

Il Regno dei Cieli Ăš simile ad un uomo che seminĂČ buon seme nel suo campo. Ma, mentre l’uomo e i suoi servi dormivano, venne un suo nemico e sparse seme di loglio sui solchi e poi se ne andĂČ. Nessuno sul principio si accorse di nulla. Venne l’inverno con le piogge e le brine, venne la fine di tebet e germogliĂČ il grano. Un verde tenero di foglioline appena spuntate. Parevano tutte uguali nella loro infanzia innocente. Venne scebat e poi adar e si formarono le piante e poi granirono le spighe. Si vide allora che il verde non era tutto grano ma anche loglio, ben avviticchiato coi suoi vilucchi sottili e tenaci agli steli del grano.

I servi del padrone andarono alla sua casa e dissero: “Signore, che seme hai seminato? Non era seme eletto, mondo da ogni altro seme che grano non fosse?”.

“Certo che lo era. Io ne ho scelto i chicchi tutti uguali di formazione. E avrei visto se vi fossero stati altri semi”.

“E come allora ù nato tanto loglio fra il tuo grano?”.

Il padrone pensĂČ, poi disse: “Qualche nemico mio mi ha fatto questo per farmi danno”.

I servi chiesero allora: “Vuoi che andiamo fra i solchi e con pazienza liberiamo le spighe dal loglio, strappando quest’ultimo? Ordina e lo faremo”.

Ma il padrone rispose: “No. Potreste nel farlo estirpare anche il grano e quasi sicuramente offendere le spighe ancora tenerelle. Lasciate che l’uno e l’altro stiano insieme fino alla mietitura. Allora io dirĂČ ai mietitori: ‘Falciate tutto insieme; poi, avanti di legare i covoni, ora che il seccume ha fatto friabili i vilucchi del loglio mentre piĂč robuste e dure sono le serrate spighe, scegliete il loglio dal grano e fatene fasci a parte. Li brucerete poi e faranno concime al suolo. Mentre il buon grano lo porterete nei granai e servirĂ  ad ottimo pane con scorno del nemico, che avrĂ  guadagnato solo di esser abbietto a Dio col suo livore’”.

Ora riflettete fra voi quanto sovente avvenga e numerosa sia la semina del Nemico nei vostri cuori. E comprendete come occorra vigilare con pazienza e costanza per fare sĂŹ che poco loglio si mescoli al grano eletto. La sorte del loglio Ăš di ardere. Volete voi ardere o divenire cittadini del Regno? Voi dite che volete essere cittadini del Regno. Ebbene, sappiatelo essere. Il buon Dio vi dĂ  la Parola. Il Nemico vigila per renderla nociva, poichĂ© farina di grano mescolata a farina di loglio dĂ  pane amaro e nocivo al ventre. Sappiate col buon volere, se loglio Ăš nell’anima vostra, sceglierlo per gettarlo onde non essere indegni di Dio.

Andate, figli. La pace sia con voi».

181.4

La gente sfolla lentamente. Nell’orto restano gli otto apostoli piĂč Elia, suo fratello, la madre e il vecchio Isacco, che si pasce l’anima nel guardarsi il suo Salvatore.

«Venitemi intorno e udite. Vi spiego il senso completo della parabola, che ha due aspetti ancora, oltre quello detto alla folla.

Nel senso universale la parabola ha questa applicazione: il campo Ăš il mondo. Il buon seme sono i figli del Regno di Dio, seminati da Dio sul mondo in attesa di giungere al loro limite ed essere recisi dalla Falciatrice e portati al Padrone del mondo, perchĂ© li riponga nei suoi granai. Il loglio sono i figli del Maligno, sparsi a loro volta sul campo di Dio nell’intento di dare pena al Padrone del mondo e di nuocere anche alle spighe di Dio. Il Nemico di Dio li ha, per un sortilegio, seminati apposta, perchĂ© veramente il Diavolo snatura l’uomo fino a farne una sua creatura, e questa semina, per traviare altri che non ha potuto asservire altrimenti. La mietitura, anzi la formazione dei covoni e il trasporto degli stessi ai granai, Ăš la fine del mondo, e coloro che la compiono sono gli angeli. A loro Ăš ordinato di radunare le falciate creature e separare il grano dal loglio e, come nella parabola questo si brucia, cosĂŹ verranno bruciati nel fuoco eterno i dannati, all’Ultimo Giudizio.

Il Figlio dell’uomo manderĂ  a togliere dal suo Regno tutti gli operatori di scandali e di iniquitĂ . PerchĂ© allora il Regno sarĂ  e in Terra e in Cielo, e fra i cittadini del Regno sulla Terra saranno mescolati molti figli del Nemico. Questi raggiungeranno, come Ăš detto[1] anche dai Profeti, la perfezione dello scandalo e dell’abominio in ogni ministero della Terra, e daranno fiera noia ai figli dello spirito. Nel Regno di Dio, nei Cieli, giĂ  saranno stati espulsi i corrotti, perchĂ© corruzione non entra in Cielo. Ora dunque gli angeli del Signore, menando la falce fra le schiere dell’ultimo raccolto, falceranno e separeranno il grano dal loglio e getteranno questo nella fornace ardente dove Ăš pianto e stridor di denti, portando invece i giusti, l’eletto grano, nella Gerusalemme eterna dove essi splenderanno come soli nel Regno del Padre mio e vostro.

181.5

Questo nel senso universale. Ma per voi ve ne Ăš un altro ancora, che risponde alle domande che piĂč volte, e specie da ieri sera, vi fate. Voi vi chiedete: “Ma dunque fra la massa dei discepoli possono essere dei traditori?”, e fremete in cuor vostro di orrore e di paura. Ve ne possono essere. Ve ne sono certo.

Il seminatore sparge il buon seme. In questo caso, piĂč che spargere, si potrebbe dire: “coglie”. PerchĂ© il maestro, sia che sia Io o sia che fosse il Battista, aveva scelto i suoi discepoli. Come allora si sono traviati? No, anzi. Male ho detto dicendo “seme” i discepoli. Voi potreste capire male. DirĂČ allora “campo”. Tanti discepoli tanti campi, scelti dal maestro per costituire l’area del Regno di Dio, i beni di Dio. Su essi il maestro si affatica per coltivarli, acciĂČ diano il cento per cento. Tutte le cure. Tutte. Con pazienza. Con amore. Con sapienza. Con fatica. Con costanza. Vede anche le loro tendenze malvagie. Le loro ariditĂ  e le loro aviditĂ . Vede le loro testardaggini e le loro debolezze. Ma spera, spera sempre e corrobora la sua speranza con la preghiera e la penitenza, perchĂ© li vuole portare alla perfezione.

Ma i campi sono aperti. Non sono un chiuso giardino cinto da mura di fortezza, di cui sia padrone solo il maestro e in cui solo lui possa penetrare. Sono aperti. Messi al centro del mondo, fra il mondo, tutti li possono avvicinare, tutti vi possono penetrare. Tutti e tutto. Oh! non Ú il loglio solo il mal seme seminato! Il loglio potrebbe essere simbolo della leggerezza amara dello spirito del mondo. Ma vi nascono, gettati dal Nemico, tutti gli altri semi. Ecco le ortiche. Ecco le gramigne. Ecco le cuscute. Ecco i vilucchi. Ecco infine le cicute e i tossici. Perché? Perché? Che sono?

Le ortiche: gli spiriti pungenti, indomabili, che feriscono per sovrabbondanza di veleni e danno tanto disagio. Le gramigne: i parassiti che sfiniscono il maestro senza saper fare altro[2] che strisciare e succhiare, godendo del lavoro di lui e nuocendo ai volonterosi, che veramente trarrebbero maggior frutto se il maestro fosse non turbato e distratto dalle cure che esigono le gramigne. I vilucchi inerti che non si alzano da terra che fruendo degli altri. Le cuscute: tormento sulla via già penosa del maestro e tormento ai discepoli fedeli che lo seguono. Si uncinano, si conficcano, lacerano, graffiano, mettono diffidenza e sofferenza. I tossici: i delinquenti fra i discepoli, coloro che giungono a tradire e a spegnere la vita come le cicute e le altre piante tossiche. Avete mai visto come sono belle coi loro fiorellini che poi divengono palline bianche, rosse, celeste-viola? Chi direbbe che quella corolla stellare, candida o appena rosata, col suo cuoricino d’oro, chi che quei coralli multicolori, tanto simili ad altri frutticini che sono la delizia degli uccelli e dei pargoli, possano, giunti a maturazione, dare morte? Nessuno. E gli innocenti ci cascano. Credono tutti buoni come loro
 e ne colgono e muoiono.

Credono tutti buoni come loro! Oh! che veritĂ  che sublima il maestro e che condanna il suo traditore! Come? La bontĂ  non disarma? Non rende il malvolere innocuo? No. Non lo rende tale, perchĂ© l’uomo caduto preda del Nemico Ăš insensibile a tutto ciĂČ che Ăš superiore. E ogni superiore cosa cambia per lui aspetto. La bontĂ  diviene debolezza che Ăš lecito calpestare e acuisce il suo malvolere come acuisce la voglia di sgozzare, in una fiera, il sentire l’odore del sangue. Anche il maestro Ăš sempre un innocente
 e lascia che il suo traditore lo avveleni, perchĂ© non vuole e non puĂČ lasciar pensare agli altri[3] che un uomo giunga ad essere micidiale a chi Ăš innocente.

181.6

Nei discepoli, i campi del maestro, vengono i nemici. Sono tanti. Il primo Ăš Satana. Gli altri i suoi servi, ossia gli uomini, le passioni, il mondo e la carne. Ecco, ecco il discepolo piĂč facile ad essere percosso da essi perchĂ© non sta tutto presso al maestro, ma sta a cavaliere fra il maestro e il mondo. Non sa, non vuole separarsi tutto da ciĂČ che Ăš mondo, carne, passioni e demonio, per essere tutto di chi lo porta a Dio. Su questo spargono i loro semi e mondo e carne, e passioni e demonio. L’oro, il potere, la donna, l’orgoglio, la paura di un mal giudizio del mondo e lo spirito di utilitarismo. “I grandi sono i piĂč forti. Ecco che io li servo per averli amici”. E si diventa delinquenti e dannati per queste misere cose!
 PerchĂ© il maestro, che vede l’imperfezione del discepolo, anche se non vuole arrendersi al pensiero: “Costui sarĂ  il mio uccisore”, non lo estirpa subito dalle sue file? Questo voi vi chiedete.

PerchĂ© Ăš inutile farlo. Se lo facesse non impedirebbe di averlo nemico, doppiamente e piĂč sveltamente nemico per la rabbia o il dolore di essere scoperto o di essere cacciato. Dolore. SĂŹ. PerchĂ© delle volte il cattivo discepolo non si avvede di essere tale. È tanto sottile l’opera demoniaca che egli non l’avverte. Si indemonia senza sospettare di essere soggetto a questa operazione. Rabbia. SĂŹ. Rabbia per essere conosciuto per quello che Ăš, quando egli non Ăš incosciente del lavoro di Satana e dei suoi adepti: gli uomini che tentano il debole nelle sue debolezze per levare dal mondo il santo che li offende, nelle loro malvagitĂ , con il paragone della sua bontĂ .

E allora il santo prega e si abbandona a Dio. “CiĂČ che Tu permetti si faccia, sia fatto”, dice. Solo aggiunge questa clausola: “purchĂ© serva al tuo fine”. Il santo sa che verrĂ  l’ora in cui verranno espulsi dalle sue messi i logli malvagi. Da chi? Da Dio stesso, che non permette oltre di quanto Ăš utile al trionfo della sua volontĂ  d’amore».

181.7

«Ma se Tu ammetti che sempre Ăš Satana, e gli adepti di lui
 mi sembra che la responsabilitĂ  del discepolo scemi», dice Matteo.

«Non te lo pensare. Se il Male esiste, esiste anche il Bene, ed esiste nell’uomo il discernimento e con esso la libertà».

«Tu dici che Dio non permette oltre di quanto Ăš utile al trionfo della sua volontĂ  d’amore[4]. Dunque anche questo errore Ăš utile, se Egli lo permette, e serve ad un trionfo di volontĂ  divina», dice l’Iscariota.

«E tu arguisci, come Matteo, che ciĂČ giustifica il delitto del discepolo. Dio aveva creato il leone senza ferocia e il serpente senza veleno. Ora l’uno Ăš feroce e l’altro Ăš velenoso. Ma Dio li ha separati dall’uomo per ciĂČ. Medita su questo e applica. »

Annotazione

In questo bel periodo dell'anno, quando si formano le spighe di grano, vorrei suggerire una parabola presa in prestito dal chicco di grano. Ascoltatela. La parabola del grano e della zizzania Ăš raccontata brevemente in Matteo 13:24-30 (vedi sotto). In EMV 575,7 GesĂč ricorda a Giovanni e Giacomo questa parabola.

Alla fine del mese di Tebet, il grano germogliĂČ e si vide il verde tenero delle piccole erbacce che cominciavano a crescere. Alla fine del mese di Tebet: inizio di gennaio; Shebat corrisponde a gennaio/febbraio, Adar a febbraio/marzo. Si veda il calendario per i mesi e le spiegazioni qui riportate per l'anno.

Abbiamo poi visto che il verde non era solo il grano, ma che c'erano anche erbacce avvolte strettamente con i loro viticci sottili e tenaci intorno agli steli del grano. Il nome botanico del loglio Ăš Lolium, vicino al Loglio italiano usato da Maria Valtorta. Tuttavia, la Vulgata usa la parola Zizania (da cui deriva l'espressione semer la zizanie). In latino, questo termine puĂČ essere generico e designare un'erbaccia in accordo con il suo significato siriaco (Zizon) da cui deriva. Gli agronomi chiamano queste piante indesiderate e invasive "erbacce". Si veda il commento al capitolo 181 su maria-valtorta.org(Pro e contro Maria Valtorta, La disputa tra Mir et Gregori, pagina 189 e seguenti).

C'erano anche le erbacce che avvolgevano strettamente gli steli di grano, con i loro viticci sottili e tenaci. Tra le "erbacce" che GesĂč menziona in seguito, diverse piante hanno i viticci, come il convolvolo e la dodder, una pianta della Palestina. Comprendiamo che GesĂč ci chiede di non estirparle per paura di estirpare allo stesso tempo il buon grano.

Il nemico sta guardando per renderlo dannoso, perchĂ© la farina di grano mescolata con la farina di rovo fa un pane amaro che Ăš dannoso per l'intestino. (...) Ora tutti gli altri semi sono stati gettati dal nemico e stanno germogliando: ecco le ortiche, la gramigna, la dardana, il convolvolo, la cicuta e le erbe velenose. La robbia ha proprietĂ  lassative e il convolvolo Ăš un blando purgante. La farina di loglio comune, mescolata in piccole quantitĂ  alla farina di grano, impedisce l'azione del lievito. Per quanto riguarda i problemi intestinali menzionati da GesĂč, essi devono essere causati dalla robbia o dal convolvolo, o da un tipo di loglio diverso dal loglio comune, che a volte viene usato come pianta da foraggio.

Questi raggiungeranno, come annunciano i profeti, la perfezione dello scandalo e dell'abominio in tutta la loro attivitĂ  terrena. Per esempio: Deuteronomio 9,27; 11,31.36; 12,11.

Deut 9, 27: Ricordati dei tuoi servi, Abramo, Isacco e Giacobbe; non guardare alla testardaggine di questo popolo, alla sua malvagitĂ  e al suo peccato.

Non abbiamo trovato versetti convincenti negli altri riferimenti indicati.

Ecco dunque il significato universale: GesĂč aveva giĂ  commentato il significato della Parabola nella sua catechesi del 27 ottobre 1943.

Ci si puĂČ chiedere: "Ma possono esserci dei traditori tra i discepoli? "Vedi il capitolo precedente, in EMV 180.8. Il tradimento di uno dei discepoli di Giovanni Battista, che portĂČ all'arresto del profeta, fece molto scalpore.

Tutti gli altri semi sono stati seminati lĂŹ dal nemico: ortiche, gramigna, erba di monte, convolvolo, cicuta ed erbe velenose. La drosera della Palestina (cuscuta palaestina) Ăš un parassita che circonda le piante con numerosi polloni. Vedere le notevoli conoscenze botaniche.

Avete mai visto quanto sono belle, con i loro fiorellini che diventano tante piccole palline bianche, rosse, blu-viola? Palline rosse: agrodolce (Solanum dulcamara). Si ritiene che le sue bacche provochino dolori addominali, vomito e mal di testa. Si trovano nell'Eurasia meridionale.

Palline blu-viola: Ăš il caso della corriera a foglie di mirto (Corriara myrtifolia). I suoi frutti blu-viola sono appetitosi, ma causano avvelenamento da alcol nelle mandrie che li mangiano. In certe condizioni possono essere fatali. Tuttavia, questa pianta Ăš comune solo nel Mediterraneo occidentale. Questo potrebbe essere il caso anche della bryonia dioica (Bryonia dioica). Pianta rampicante con viticci, puĂČ causare dermatiti di vario grado di irritazione a contatto con la pelle. L'ingestione di parti della pianta (bacche, radice) provoca vomito e diarrea e puĂČ avere conseguenze gravi (delirio, crampi, ecc.). Poche decine di bacche dal colore attraente sono sufficienti per uccidere un bambino.

Le persone buone credono che gli altri siano buoni come loro! Ah, che veritĂ  che eleva il maestro e condanna chi lo tradisce! Durante la rilettura del dattiloscritto da parte di padre Migliorini, Maria Valtorta annotĂČ a questo punto: "Lavorare per redimere con bontĂ , lavorare senza speranze nĂ© illusioni, per puro desiderio di fare il proprio dovere fino in fondo, lavorare perchĂ© gli altri non si accorgano che quello Ăš un cattivo, perchĂ© non lo odino... Che lezione divina dĂ  il Divino Maestro alle guide spirituali e a tutti i cristiani!".

"Dio non permette a nessuno di opporsi al trionfo della sua volontĂ  amorosa piĂč di quanto sia utile". Su un foglio inserito nella copia dattiloscritta, Maria Valtorta scrive:

"Dio ha dato all'uomo l'intelletto per capire, la ragione per guidarsi come creatura ragionevole, la coscienza per consigliare, la legge per sapersi regolare, la libertĂ  di meritare ciĂČ che vuole: Dio e la gloria, o l'inferno e la dannazione.

Inoltre, gli ha dato la grazia, o la predestinazione alla grazia, perché sia uno stimolo, o un mezzo, per elevare le cose sotto elencate a un livello capace di dargli un gusto santo per il soprannaturale e per Dio.

Ora, nell'uomo intelligente, ragionevole, cosciente, libero e soprattutto istruito nella Fede, conoscendo il suo ultimo fine e la Legge divina, ci devono essere solo le azioni che la Legge prescrive e la conoscenza del fine ci incita a praticare, anche se la ragione e la coscienza le indicano come buone per tutti, anche per chi non conosce la religione rivelata, al fine diottenere la ricompensa eterna che l'intelletto umano, tanto piĂč se illuminato dalla Grazia, Ăš infinitamente superiore a tutte le concezioni che un credente puĂČ immaginare.

Ma talvolta accade che l'uomo, agendo contro la ragione, trasformi la sua libertĂ  in un giogo della piĂč crudele delle schiavitĂč: quella del diavolo e del peccato, preferendo il Male al Bene.

Anche se Dio permette all'uomo di fare ciĂČ che sceglie di sua spontanea volontĂ , per giudicarlo e confermarlo nella grazia o per giudicare che merita un castigo, nulla diminuisce la colpa dell'uomo. Infatti, se Ăš vero che l'uomo, su suggerimento di Dio o su istigazione di Satana, puĂČ fare il bene o il male, non Ăš meno vero che l'uomo deve seguire solo Dio e i suoi inviti d'amore, perchĂ© Ăš da lui che ha ricevuto tutti quei doni naturali, morali e soprannaturali capaci di renderlo figlio di Dio, erede del Regno".

Vangelo di Matteo 13, 23-30; 36-43

Mt 13, 23-30; Mt 13, 36-43: Colui che ha ricevuto il seme nel terreno buono Ăš colui che ascolta la Parola e la comprende: egli porta frutto in ragione di cento, o sessanta, o trenta a uno". E diede loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli Ăš simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre la gente dormiva, venne il suo nemico, seminĂČ la zizzania in mezzo al grano e se ne andĂČ. Quando lo stelo crebbe e produsse una spiga di grano, apparvero anche le erbacce. I servi del padrone vennero a dirgli: "Signore, non Ăš forse buon grano quello che hai seminato nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Egli rispose loro: "È stato un nemico a fare questo". I servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a toglierla?". Rispose: "No, se togliete la zizzania, rischiate di sradicare anche il grano. Lasciateli crescere insieme fino al tempo della mietitura; e al tempo della mietitura dirĂČ ai mietitori: "Prima togliete la zizzania, legatela in fasci per bruciarla; quanto al grano, raccoglietelo per portarlo nel mio granaio"".

Poi lasciĂČ le folle e tornĂČ a casa. I suoi discepoli vennero da lui e gli dissero: "Spiegaci chiaramente la parabola della zizzania nel campo". Egli rispose loro: "Il Figlio dell'uomo Ăš colui che semina il buon seme; il campo Ăš il mondo; il buon seme sono i figli del Regno; la zizzania sono i figli del Maligno. Il nemico che ha seminato Ăš il diavolo; il raccolto Ăš la fine del mondo; i mietitori sono gli angeli. Come la zizzania viene portata via e gettata nel fuoco, cosĂŹ sarĂ  alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderĂ  i suoi angeli ed essi toglieranno dal suo regno tutti coloro che sono causa di inciampo e tutti coloro che fanno il male e li getteranno nella fornace, dove ci sarĂ  pianto e stridore di denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchio ascolti!

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EMR 181.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Ora riflettete fra voi quanto sovente avvenga e numerosa sia la semina del Nemico nei vostri cuori. E comprendete come occorra vigilare con pazienza e costanza per fare sĂŹ che poco loglio si mescoli al grano eletto. La sorte del loglio Ăš di ardere. Volete voi ardere o divenire cittadini del Regno? Voi dite che volete essere cittadini del Regno. Ebbene, sappiatelo essere. Il buon Dio vi dĂ  la Parola. Il Nemico vigila per renderla nociva, poichĂ© farina di grano mescolata a farina di loglio dĂ  pane amaro e nocivo al ventre. Sappiate col buon volere, se loglio Ăš nell’anima vostra, sceglierlo per gettarlo onde non essere indegni di Dio.

Andate, figli. La pace sia con voi.

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EMR 181.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Il buon Dio vi dĂ  la Parola. Il Nemico vigila per renderla nociva, poichĂ© farina di grano mescolata a farina di loglio dĂ  pane amaro e nocivo al ventre. Sappiate col buon volere, se loglio Ăš nell’anima vostra, sceglierlo per gettarlo onde non essere indegni di Dio.

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EMR 181.5-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Questo nel senso universale. Ma per voi ve ne Ăš un altro ancora, che risponde alle domande che piĂč volte, e specie da ieri sera, vi fate. Voi vi chiedete: “Ma dunque fra la massa dei discepoli possono essere dei traditori?”, e fremete in cuor vostro di orrore e di paura. Ve ne possono essere. Ve ne sono certo.

Il seminatore sparge il buon seme. In questo caso, piĂč che spargere, si potrebbe dire: “coglie”. PerchĂ© il maestro, sia che sia Io o sia che fosse il Battista, aveva scelto i suoi discepoli. Come allora si sono traviati? No, anzi. Male ho detto dicendo “seme” i discepoli. Voi potreste capire male. DirĂČ allora “campo”. Tanti discepoli tanti campi, scelti dal maestro per costituire l’area del Regno di Dio, i beni di Dio. Su essi il maestro si affatica per coltivarli, acciĂČ diano il cento per cento. Tutte le cure. Tutte. Con pazienza. Con amore. Con sapienza. Con fatica. Con costanza. Vede anche le loro tendenze malvagie. Le loro ariditĂ  e le loro aviditĂ . Vede le loro testardaggini e le loro debolezze. Ma spera, spera sempre e corrobora la sua speranza con la preghiera e la penitenza, perchĂ© li vuole portare alla perfezione.

Ma i campi sono aperti. Non sono un chiuso giardino cinto da mura di fortezza, di cui sia padrone solo il maestro e in cui solo lui possa penetrare. Sono aperti. Messi al centro del mondo, fra il mondo, tutti li possono avvicinare, tutti vi possono penetrare. Tutti e tutto. Oh! non Ú il loglio solo il mal seme seminato! Il loglio potrebbe essere simbolo della leggerezza amara dello spirito del mondo. Ma vi nascono, gettati dal Nemico, tutti gli altri semi. Ecco le ortiche. Ecco le gramigne. Ecco le cuscute. Ecco i vilucchi. Ecco infine le cicute e i tossici. Perché? Perché? Che sono?

Le ortiche: gli spiriti pungenti, indomabili, che feriscono per sovrabbondanza di veleni e danno tanto disagio. Le gramigne: i parassiti che sfiniscono il maestro senza saper fare altro[2] che strisciare e succhiare, godendo del lavoro di lui e nuocendo ai volonterosi, che veramente trarrebbero maggior frutto se il maestro fosse non turbato e distratto dalle cure che esigono le gramigne. I vilucchi inerti che non si alzano da terra che fruendo degli altri. Le cuscute: tormento sulla via già penosa del maestro e tormento ai discepoli fedeli che lo seguono. Si uncinano, si conficcano, lacerano, graffiano, mettono diffidenza e sofferenza. I tossici: i delinquenti fra i discepoli, coloro che giungono a tradire e a spegnere la vita come le cicute e le altre piante tossiche. Avete mai visto come sono belle coi loro fiorellini che poi divengono palline bianche, rosse, celeste-viola? Chi direbbe che quella corolla stellare, candida o appena rosata, col suo cuoricino d’oro, chi che quei coralli multicolori, tanto simili ad altri frutticini che sono la delizia degli uccelli e dei pargoli, possano, giunti a maturazione, dare morte? Nessuno. E gli innocenti ci cascano. Credono tutti buoni come loro
 e ne colgono e muoiono.

Credono tutti buoni come loro! Oh! che veritĂ  che sublima il maestro e che condanna il suo traditore! Come? La bontĂ  non disarma? Non rende il malvolere innocuo? No. Non lo rende tale, perchĂ© l’uomo caduto preda del Nemico Ăš insensibile a tutto ciĂČ che Ăš superiore. E ogni superiore cosa cambia per lui aspetto. La bontĂ  diviene debolezza che Ăš lecito calpestare e acuisce il suo malvolere come acuisce la voglia di sgozzare, in una fiera, il sentire l’odore del sangue. Anche il maestro Ăš sempre un innocente
 e lascia che il suo traditore lo avveleni, perchĂ© non vuole e non puĂČ lasciar pensare agli altri[3] che un uomo giunga ad essere micidiale a chi Ăš innocente.

181.6

Nei discepoli, i campi del maestro, vengono i nemici. Sono tanti. Il primo Ăš Satana. Gli altri i suoi servi, ossia gli uomini, le passioni, il mondo e la carne. Ecco, ecco il discepolo piĂč facile ad essere percosso da essi perchĂ© non sta tutto presso al maestro, ma sta a cavaliere fra il maestro e il mondo. Non sa, non vuole separarsi tutto da ciĂČ che Ăš mondo, carne, passioni e demonio, per essere tutto di chi lo porta a Dio. Su questo spargono i loro semi e mondo e carne, e passioni e demonio. L’oro, il potere, la donna, l’orgoglio, la paura di un mal giudizio del mondo e lo spirito di utilitarismo. “I grandi sono i piĂč forti. Ecco che io li servo per averli amici”. E si diventa delinquenti e dannati per queste misere cose!
 PerchĂ© il maestro, che vede l’imperfezione del discepolo, anche se non vuole arrendersi al pensiero: “Costui sarĂ  il mio uccisore”, non lo estirpa subito dalle sue file? Questo voi vi chiedete.

PerchĂ© Ăš inutile farlo. Se lo facesse non impedirebbe di averlo nemico, doppiamente e piĂč sveltamente nemico per la rabbia o il dolore di essere scoperto o di essere cacciato. Dolore. SĂŹ. PerchĂ© delle volte il cattivo discepolo non si avvede di essere tale. È tanto sottile l’opera demoniaca che egli non l’avverte. Si indemonia senza sospettare di essere soggetto a questa operazione. Rabbia. SĂŹ. Rabbia per essere conosciuto per quello che Ăš, quando egli non Ăš incosciente del lavoro di Satana e dei suoi adepti: gli uomini che tentano il debole nelle sue debolezze per levare dal mondo il santo che li offende, nelle loro malvagitĂ , con il paragone della sua bontĂ .

E allora il santo prega e si abbandona a Dio. “CiĂČ che Tu permetti si faccia, sia fatto”, dice. Solo aggiunge questa clausola: “purchĂ© serva al tuo fine”. Il santo sa che verrĂ  l’ora in cui verranno espulsi dalle sue messi i logli malvagi. Da chi? Da Dio stesso, che non permette oltre di quanto Ăš utile al trionfo della sua volontĂ  d’amore».

181.7

«Ma se Tu ammetti che sempre Ăš Satana, e gli adepti di lui
 mi sembra che la responsabilitĂ  del discepolo scemi», dice Matteo.

«Non te lo pensare. Se il Male esiste, esiste anche il Bene, ed esiste nell’uomo il discernimento e con esso la libertà».

«Tu dici che Dio non permette oltre di quanto Ăš utile al trionfo della sua volontĂ  d’amore[4]. Dunque anche questo errore Ăš utile, se Egli lo permette, e serve ad un trionfo di volontĂ  divina», dice l’Iscariota.

«E tu arguisci, come Matteo, che ciĂČ giustifica il delitto del discepolo. Dio aveva creato il leone senza ferocia e il serpente senza veleno. Ora l’uno Ăš feroce e l’altro Ăš velenoso. Ma Dio li ha separati dall’uomo per ciĂČ. Medita su questo e applica. »

Dettaglio

GesĂč ci ha appena presentato la parabola del grano e della zizzania e il suo significato universale. Poi torna sul tradimento di Giovanni Battista da parte di uno dei suoi discepoli.

Annotazione

Ci si puĂČ chiedere: "Ma possono esserci dei traditori tra i discepoli? " Si veda il capitolo precedente, in EMV 180,8. Il tradimento di un discepolo di Giovanni Battista, che portĂČ all'arresto del profeta, fece molto scalpore.

Le persone buone credono che gli altri siano buoni come loro! Ah, che veritĂ  che esalta il maestro e condanna chi lo tradisce! Durante la rilettura del dattiloscritto da parte di padre Migliorini, Maria Valtorta annotĂČ a questo punto: "Lavorare per redimere con bontĂ , lavorare senza speranze nĂ© illusioni, per puro desiderio di fare il proprio dovere fino in fondo, lavorare perchĂ© gli altri non si accorgano che quello Ăš un cattivo, perchĂ© non lo odino... Che lezione divina dĂ  il Divino Maestro alle guide spirituali e a tutti i cristiani!".

"Dio non permette a nessuno di opporsi al trionfo della sua volontĂ  amorosa piĂč di quanto sia utile". Su un foglio inserito nella copia dattiloscritta, Maria Valtorta scrive:

"Dio ha dato all'uomo l'intelletto per capire, la ragione per guidarsi come creatura ragionevole, la coscienza per consigliare, la legge per sapersi regolare, la libertĂ  di meritare ciĂČ che vuole: Dio e la gloria, o l'inferno e la dannazione.

Inoltre, gli ha dato la grazia o la predestinazione alla grazia perché sia uno stimolo o un mezzo, per elevare le cose sotto elencate a un livello capace di dargli un gusto santo per il soprannaturale e per Dio.

Ora, nell'uomo intelligente, ragionevole, cosciente, libero e soprattutto istruito nella Fede, conoscendo il suo ultimo fine e la Legge divina, ci devono essere solo le azioni che la Legge prescrive e la conoscenza del fine ci incita a praticare, anche se la ragione e la coscienza le indicano come buone a tutti, anche a coloro che non conoscono la religione rivelata, in vista dellal'eterna ricompensa che l'intelletto umano, tanto piĂč se illuminato dalla Grazia, Ăš infinitamente superiore a tutte le concezioni che un credente puĂČ immaginare.

Ma talvolta accade che l'uomo, agendo contro la ragione, trasformi la sua libertĂ  in un giogo della piĂč crudele delle schiavitĂč: quella del diavolo e del peccato, preferendo il Male al Bene.

Anche se Dio permette all'uomo di fare ciĂČ che sceglie di sua spontanea volontĂ , per giudicarlo e confermarlo nella grazia o per giudicare che merita un castigo, nulla diminuisce la colpa dell'uomo. Infatti, se Ăš vero che l'uomo, su suggerimento di Dio o su istigazione di Satana, puĂČ fare il bene o il male, non Ăš meno vero che l'uomo deve seguire solo Dio e i suoi inviti d'amore, perchĂ© Ăš da lui che ha ricevuto tutti quei doni naturali, morali e soprannaturali capaci di renderlo figlio di Dio, erede del Regno".

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EMR 181.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

La bontĂ  non disarma? Non rende il malvolere innocuo? No. Non lo rende tale, perchĂ© l’uomo caduto preda del Nemico Ăš insensibile a tutto ciĂČ che Ăš superiore. E ogni superiore cosa cambia per lui aspetto. La bontĂ  diviene debolezza che Ăš lecito calpestare e acuisce il suo malvolere come acuisce la voglia di sgozzare, in una fiera, il sentire l’odore del sangue.

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EMR 182

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Discorso ai pastori, in presenza di Zaccaria, il piccolo orfano.

Data della visione: sabato 9 giugno 1945.

Calendario: venerdĂŹ 3 marzo 28

Luogo (mappa) : A ChorazeĂŻn, poi nella campagna, in direzione di Magdala.

Ciclo: Apostolato in Galilea

Sommario: Pietro torna da Cafarnao e racconta ciĂČ che ha imparato. Probabilmente dietro al complotto ci sono i farisei Elia e Gioacchino, che erano fuori cittĂ . Il fariseo Simone gli parla con discrezione, dando consigli al Maestro, e Pietro va persino a trovare il centurione il cui servo GesĂč aveva guarito. Ottenne la sua protezione, prima di tornare a ChorazeĂŻn. GesĂč si congeda da Elia e riparte con i Dodici.

Camminando per la campagna, incontrarono alcuni pastori, tra cui l'orfano Zaccaria. Zaccaria espresse il suo dolore per la perdita del padre e, poichĂ© i pastori volevano ascoltare il Maestro, GesĂč parlĂČ loro e disse alcune parole. I pastori si rammaricano di essere tagliati fuori da tutto, cosĂŹ GesĂč li esorta a vedere le cose in modo spirituale e spiega loro che in questo modo sono lontani dalla corruzione del mondo. Poi il Signore li incoraggia a essere buoni con questo piccolo bambino, essendo come un padre sostitutivo per lui. Poi il gruppo apostolico riparte...

Contenuti del capitolo: 182,1: Pietro dĂ  una buona notizia da Cafarnao. 182,2: GesĂč parla al giovane Zaccaria, un pastorello sfortunato. 182.3: I pastori cercano di vedere GesĂč. 182.4: Catechesi adatta a coloro che sono tagliati fuori da tutto. 182.5: Aiuto e protezione per il bambino. Addio. 182.6 : Dove andiamo?" chiede l'Iscariota.

Vecchia edizione: Volume 3, capitolo 42.

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