EMR 176.3 · Volume 3
LâEvangelo come mi Ăš stato rivelato
Citazione
Possiamo pregare e possiamo meritare il Cielo in ogni luogo. Lo meritiamo quando facciamo la volontĂ del Padre.
Note del tema
EMR 176.3 · Volume 3
Possiamo pregare e possiamo meritare il Cielo in ogni luogo. Lo meritiamo quando facciamo la volontĂ del Padre.
EMR 176.3 · Volume 3
Ă giusto santificare le feste e lodare il Signore nei luoghi della preghiera. Ma tutto il creato puĂČ essere luogo di preghiera se la creatura sa farlo tale con la sua elevazione al Padre.
EMR 176.3-5 · Volume 3
«La volontĂ di Dio ci ha trattenuti in questo luogo perchĂ© andare oltre, dopo il giĂ fatto cammino, sarebbe stato ledere i precetti e dare scandalo. E ciĂČ mai non sia finchĂ© il nuovo Patto non sarĂ scritto.
Ă giusto santificare le feste e lodare il Signore nei luoghi della preghiera. Ma tutto il creato puĂČ essere luogo di preghiera se la creatura sa farlo tale con la sua elevazione al Padre. Fu luogo di preghiera lâarca di NoĂš alla deriva sui flutti, e luogo di preghiera il ventre della balena di Giona. Fu luogo di preghiera la casa del Faraone quando Giuseppe vi visse[1] e la tenda di Oloferne per la casta Giuditta. E non era tanto sacro al Signore il luogo corrotto dove viveva schiavo il profeta Daniele, sacro per la santitĂ del suo servo che santificava il luogo, da meritare le alte profezie[2] del Cristo e dellâAnticristo, chiave dei tempi dâora e dei tempi ultimi? Con piĂč ragione santo Ăš questo luogo che coi colori, coi profumi, con la purezza dellâaria, la ricchezza dei grani, le perle delle rugiade, parla di Dio Padre e Creatore, e dice: âCredo. E voi vogliate credere perchĂ© noi testimoniamo Iddioâ. Sia dunque la sinagoga di questo sabato, e leggiamovi le pagine eterne sopra le corolle e le spighe, avendo a lampada sacra il sole.
Vi ho nominato Daniele. Vi ho detto: âSia questo luogo la nostra sinagogaâ. CiĂČ richiama il gioioso âbenediciteâ dei tre santi fanciulli fra le fiamme della fornace: âCieli ed acque, rugiade e brine, ghiacci e nevi, fuochi e colori, luci e tenebre, folgori e nuvole, monti e colline, tutte le cose germinate, uccelli, pesci e bestie, lodate e benedite il Signore, insieme agli uomini di umile e santo cuoreâ. Questo il riassunto del cantico santo che tanto insegna agli umili e santi. Possiamo pregare e possiamo meritare il Cielo in ogni luogo. Lo meritiamo quando facciamo la volontĂ del Padre.
176.4
Quando il giorno aveva inizio mi fu fatto osservare che, se tutto viene da volontĂ divina, anche gli errori degli uomini sono voluti da quella. Questo Ăš errore, e errore molto diffuso. PuĂČ mai un padre volere che il figlio si renda riprovevole? Non lo puĂČ. Eppure noi vediamo anche nelle famiglie che alcuni figli si rendono riprovevoli, pur avendo un padre giusto che prospetta loro il bene da farsi e il male da sfuggire. E nessun che sia retto accusa il padre di avere spronato il figlio al male.
Dio Ăš il Padre, gli uomini i figli. Dio indica il bene e dice: âEcco, Io ti metto in questa contingenza per tuo beneâ, oppure anche, quando il Maligno e gli uomini suoi servi procurano sventure agli uomini, Dio dice: âEcco, in questâora penosa, tu agisci cosĂŹ; e cosĂŹ facendo, servirĂ questo male ad un eterno beneâ. Vi consiglia. Ma non vi forza. E allora se uno, pur sapendo ciĂČ che sarebbe la volontĂ di Dio, preferisce fare tutto lâopposto, si puĂČ dire che questo opposto sia volontĂ di Dio? Non si puĂČ.
Amate la volontĂ di Dio. Amatela piĂč della vostra e seguitela contro le seduzioni e le potenze delle forze del mondo, della carne e del demonio. Anche queste cose hanno la loro volontĂ . Ma in veritĂ vi dico che Ăš ben infelice chi ad esse si piega. Voi mi chiamate âMessiaâ e âSignoreâ. Voi dite di amarmi e mi osannate. Voi mi seguite e ciĂČ pare amore. Ma in veritĂ vi dico che non tutti fra voi entreranno meco nel Regno dei Cieli. Anche fra i miei piĂč antichi e prossimi discepoli vi saranno di quelli che non vi entreranno, perchĂ© molti faranno la loro volontĂ o la volontĂ della carne, del mondo e del demonio, ma non quella del Padre mio. Non chi mi dice: âSignore! Signore!â entrerĂ nel Regno dei Cieli, ma coloro che fanno la volontĂ del Padre mio. Questi soli entreranno nel Regno di Dio.
176.5
VerrĂ un giorno in cui Io che vi parlo, dopo essere stato Pastore, sarĂČ Giudice. Non vi lusinghi lâaspetto attuale. Ora il mio vincastro aduna tutte le anime disperse ed Ăš dolce per invitarvi a venire ai pascoli della VeritĂ . Allora il vincastro sarĂ sostituito dallo scettro del Giudice Re e ben altra sarĂ la mia potenza. Non con dolcezza ma con giustizia inesorabile Io allora separerĂČ le pecore pasciute di VeritĂ da quelle che mescolarono VeritĂ ad Errore o si nutrirono solo di Errore. Una prima volta e poi una ancora Io farĂČ questo. E guai a coloro che fra la prima e la seconda apparizione davanti al Giudice non si saranno purgati, non potranno purgarsi dai veleni. La terza categoria non si purgherĂ . Nessuna pena potrebbe purgarla. Ha voluto solo lâErrore e nellâErrore stia.
Eppure allora fra questi vi sarĂ chi gemerĂ : âMa come, Signore? Non abbiamo noi profetato in tuo nome, e in tuo nome cacciato i demoni, e fatto in tuo nome molti prodigi?â. Ed Io allora molto chiaramente dirĂČ ad essi: âSĂŹ. Avete osato rivestirvi del mio Nome per apparire quali non siete. Il vostro satanismo[3] lo avete voluto far passare per vita in GesĂč. Ma il frutto delle vostre opere vi accusa. Dove sono i vostri salvati? Le vostre profezie dove si sono compiute? I vostri esorcismi a che hanno concluso? I vostri prodigi che compare ebbero? Oh! ben egli Ăš potente il Nemico mio! Ma non Ăš da piĂč di Me. Vi ha aiutati ma per fare maggior preda, e per opera vostra il cerchio dei travolti nellâeresia si Ăš allargato. SĂŹ, avete fatto prodigi. Ancor piĂč apparentemente grandi di quelli dei veri servi di Dio, i quali non sono istrioni che sbalordiscono le folle, ma umiltĂ e ubbidienze che sbalordiscono gli angeli. Essi, i miei servi veri, con le loro immolazioni non creano i fantasmi, ma li debellano dai cuori; essi, i miei servi veri, non si impongono agli uomini, ma agli animi degli uomini mostrano Iddio. Essi non fanno che fare la volontĂ del Padre e portano altri a farla, cosĂŹ come lâonda sospinge e attira lâonda che la precede e quella che la segue, senza mettersi su un trono per dire: âGuardateâ. Essi, i miei servi veri, fanno ciĂČ che Io dico, senza pensare che a fare, e le loro opere hanno il mio segno di pace inconfondibile, di mitezza, di ordine. PerciĂČ posso dirvi: questi sono i miei servi; voi non vi conosco. Andatevene lungi da Me voi tutti, operatori di iniquitĂ â.
Questo dirĂČ Io allora. E sarĂ tremenda parola. Badate di non meritarvela e venite per la via sicura, benchĂ© penosa, dellâubbidienza verso la gloria del Regno dei Cieli.
176.6
Ora godetevi il vostro riposo del sabato lodando Dio con tutti voi stessi. La pace sia con tutti voi».
E GesĂč benedice la folla prima che questa si sparga in cerca di ombra, parlando fra gruppo e gruppo, commentando le parole udite.
Presso GesĂč restano gli apostoli e lo scriba Giovanni, che non parla ma medita profondamente, studiando GesĂč in ogni suo atto.
E il ciclo del Monte Ăš finito.
EMR 176.4 · Volume 3
Quando il giorno aveva inizio mi fu fatto osservare che, se tutto viene da volontĂ divina, anche gli errori degli uomini sono voluti da quella. Questo Ăš errore, e errore molto diffuso. PuĂČ mai un padre volere che il figlio si renda riprovevole? Non lo puĂČ. Eppure noi vediamo anche nelle famiglie che alcuni figli si rendono riprovevoli, pur avendo un padre giusto che prospetta loro il bene da farsi e il male da sfuggire. E nessun che sia retto accusa il padre di avere spronato il figlio al male.
Dio Ăš il Padre, gli uomini i figli. Dio indica il bene e dice: âEcco, Io ti metto in questa contingenza per tuo beneâ, oppure anche, quando il Maligno e gli uomini suoi servi procurano sventure agli uomini, Dio dice: âEcco, in questâora penosa, tu agisci cosĂŹ; e cosĂŹ facendo, servirĂ questo male ad un eterno beneâ. Vi consiglia. Ma non vi forza. E allora se uno, pur sapendo ciĂČ che sarebbe la volontĂ di Dio, preferisce fare tutto lâopposto, si puĂČ dire che questo opposto sia volontĂ di Dio? Non si puĂČ.
Amate la volontĂ di Dio. Amatela piĂč della vostra e seguitela contro le seduzioni e le potenze delle forze del mondo, della carne e del demonio. Anche queste cose hanno la loro volontĂ . Ma in veritĂ vi dico che Ăš ben infelice chi ad esse si piega.
EMR 176.4 · Volume 3
Dio Ăš il Padre, gli uomini i figli. Dio indica il bene e dice: âEcco, Io ti metto in questa contingenza per tuo beneâ, oppure anche, quando il Maligno e gli uomini suoi servi procurano sventure agli uomini, Dio dice: âEcco, in questâora penosa, tu agisci cosĂŹ; e cosĂŹ facendo, servirĂ questo male ad un eterno beneâ. Vi consiglia. Ma non vi forza. E allora se uno, pur sapendo ciĂČ che sarebbe la volontĂ di Dio, preferisce fare tutto lâopposto, si puĂČ dire che questo opposto sia volontĂ di Dio? Non si puĂČ.
Amate la volontĂ di Dio. Amatela piĂč della vostra e seguitela contro le seduzioni e le potenze delle forze del mondo, della carne e del demonio. Anche queste cose hanno la loro volontĂ . Ma in veritĂ vi dico che Ăš ben infelice chi ad esse si piega.
EMR 176.4 · Volume 3
Amate la volontĂ di Dio. Amatela piĂč della vostra e seguitela contro le seduzioni e le potenze delle forze del mondo, della carne e del demonio. Anche queste cose hanno la loro volontĂ . Ma in veritĂ vi dico che Ăš ben infelice chi ad esse si piega.
EMR 176.5 · Volume 3
I veri servi di Dio "non sono istrioni che sbalordiscono le folle, ma umiltĂ e ubbidienze che sbalordiscono gli angeli".
EMR 176.5 · Volume 3
Badate di non meritarvela e venite per la via sicura, benchĂ© penosa, dellâubbidienza verso la gloria del Regno dei Cieli.
EMR 176.5 · Volume 3
Oh! ben egli Ăš potente il Nemico mio! Ma non Ăš da piĂč di Me.
EMR 177
Titolo del capitolo : La guarigione del servo del centurione.
Data della visione: sabato 2 giugno 1945.
Calendario: domenica 20 febbraio 28 (7 Adar I 3788).
Luogo (mappa): Cafarnao
Ciclo: Apostolato in Galilea
Riassunto: GesĂč arriva a Cafarnao e incontra il centurione romano. Il romano gli chiede di guarirlo, ma ha una fede tale che GesĂč puĂČ, secondo lui, guarirlo a distanza. I notabili di Cafarnao chiedono al Maestro di esaudire la sua richiesta e GesĂč ripete l'offerta di andare a casa sua. Il centurione confessĂČ che se avesse detto una sola parola, il suo servo sarebbe stato guarito. Tutto accadde come egli aveva desiderato: GesĂč compĂŹ il miracolo e dichiarĂČ ai Giudei che tutte le nazioni sarebbero venute a lui, come aveva profetizzato Isaia. Meglio ancora, i pagani avrebbero superato Israele. GesĂč partĂŹ quindi per la sua casa di Cafarnao.
Capitolo contenuto: 177,1: Il centurione romano si avvicina a GesĂč, che ha sentito predicare. 177,2: chiede la guarigione di un servo. 177,3: I notabili del luogo apprezzano questo romano. GesĂč guarisce il servo da lontano. 177,4: Discorso: verranno le nazioni. 177,5: Qualcuno va dal centurione per verificare la guarigione.
Edizione precedente: Volume 3, capitolo 37