Note del tema

Parole chiave principali e trasversali 🌟

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Comfort di lettura

EMR 174.16 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’Iscariota Ăš rimasto pensieroso in un angolo. GesĂč lo chiama. Tre volte, perchĂ© non sente. Infine si volge. «Mi vuoi, Maestro?», chiede.

«SĂŹ. Va’ tu pure a prendere il tuo cibo e ad aiutare i compagni».

«Non ho fame. E neppure Tu».

«Neppure Io. Ma per opposti motivi. Sei turbato, Giuda?».

«No, Maestro. Stanco ».

«Ora andiamo sul lago e poi in Giudea, Giuda. E da tua madre. Te l’ho promesso ».

Giuda si rianima. «Vieni proprio con me solo?».

«Ma certo. Voglimi bene, Giuda. Io vorrei che il mio amore fosse in te al punto da preservarti da ogni male».

«Maestro
 sono uomo. Non sono angelo. Ho attimi di stanchezza. È peccato aver bisogno di dormire?».

«No, se tu dormi sul mio petto. Guarda lĂ  la gente come Ăš felice e come Ăš lieto il paesaggio da qui. PerĂČ deve essere molto bella anche la Giudea, in primavera».

«Bellissima, Maestro. Solo lĂ , sulle montagne, che sono piĂč alte di qui, Ăš piĂč tardiva. Ma vi sono fiori bellissimi. I pometi sono uno splendore. Il mio, cura particolare della mamma, Ăš uno dei piĂč belli. E quando ella vi cammina, coi colombi che le corrono dietro per avere grano, credi che Ăš una vista che placa il cuore».

«Lo credo. Se mia Madre non sarà troppo stanca mi piacerebbe portarla dalla tua. Si amerebbero perché sono due buone».

Giuda, sedotto da questa idea, torna sereno e, dimenticandosi di «non aver fame e di essere stanco», corre dai compagni ridendo allegro e, alto come Ăš, slaccia i nodi piĂč alti senza fatica e si mangia il suo pane e ulive, allegro come un fanciullo.

GesĂč lo guarda con compassione e poi si avvia verso gli apostoli.

Dettaglio

Maria Maddalena irrompe sul Monte delle Beatitudini. A quel tempo era una grande peccatrice. Dopo che GesĂč le ebbe parlato, se ne andĂČ infuriata. Dopo il suo discorso, GesĂč andĂČ a trovare Giuda.

Annotazione

Te l'ho promesso: richiamo alla promessa fatta a Giuda in EMV 139,1.

Solo che laggiĂč sulle montagne, che sono piĂč alte di qui, la primavera arriva piĂč tardi. Esattamente: la differenza Ăš di 3 o 4 settimane.

Se mia madre non Ăš troppo stanca, sarei felice di portarla da voi. Si amerebbero, perchĂ© sono entrambe brave persone. GesĂč vuole associare le due madri che dovranno soffrire tanto.

Parole chiave

EMR 174.18-22 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

GesĂč sorride e comincia a parlare.

«Avete udito che fu detto in antico: “Non commettere adulterio”. Chi fra voi mi ha giĂ  udito in altri luoghi sa che piĂč volte Io ho parlato su questo peccato. PerchĂ©, guardate, per Me Ăš peccato non solo per uno ma per due e tre persone. E mi spiego. L’adultero pecca per sĂ©, pecca per la sua complice, pecca portando a peccare la moglie o il marito tradito, il quale o la quale possono giungere a disperazione o a delitto. Questo per il peccato consumato. Ma Io dico di piĂč. Io dico: “Non solo il peccato consumato ma il desiderio di consumarlo Ăš giĂ  peccato”.

Cosa ù l’adulterio? È il desiderare febbrilmente colui che non ù nostro, o colei che non ù nostra. Si comincia a peccare col desiderio, si continua con la seduzione, si completa con la persuasione, si corona con l’atto.

Come si incomincia? Generalmente con uno sguardo impuro. E ciĂČ si ricollega a quanto dicevo prima. L’occhio impuro vede ciĂČ che Ăš nascosto ai puri e per l’occhio entra la sete nelle fauci, la fame nel corpo, la febbre nel sangue. Sete, fame, febbre carnale. Ha inizio il delirio. Se l’altro, il guardato, Ăš un onesto, ecco che il delirante resta solo a rivoltolarsi sui suoi carboni ardenti, oppure giunge a denigrare per vendetta. Se Ăš disonesto anche il guardato, ecco che risponde allo sguardo ed ha inizio la discesa nel peccato.

PerciĂČ Io vi dico: “Chi ha guardato una donna con concupiscenza ha giĂ  commesso adulterio su lei perchĂ© il suo pensiero ha giĂ  commesso l’atto del suo desiderio”. Piuttosto che questo, se il tuo occhio destro ti Ăš stato cagione di scandalo cĂ vatelo e gettalo lungi da te. Meglio per te che tu sia senza un occhio che sprofondare nelle tenebre infernali per sempre. E se la tua mano destra ha peccato mozzala e gettala via. Meglio per te essere senza un membro piuttosto che essere tutto dell’inferno. È vero che Ăš detto[4] che i deformi non possono piĂč servire Dio nel Tempio. Ma oltre la vita i deformi per nascita, che siano santi, o i deformi per virtĂč, diverranno belli piĂč degli angeli e serviranno Dio, amandolo nella gioia del Cielo.

174.19

Vi Ăš anche stato detto: “Chiunque rimanda la propria moglie le dia libello di divorzio”. Ma questo va riprovato. Non viene da Dio. Dio disse ad Adamo: “Questa Ăš la compagna che ti ho fatto. Crescete e moltiplicatevi sulla Terra, riempitela e fatela a voi soggetta”. E Adamo, pieno di intelligenza superiore perchĂ© ancora il peccato non aveva offuscato la sua ragione uscita perfetta da Dio, esclamĂČ: “Ecco finalmente l’osso delle mie ossa e la carne della mia carne. Questa sarĂ  chiamata Virago, ossia altro me, perchĂ© tratta dall’uomo. PerciĂČ l’uomo lascerĂ  suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne”. E in un accresciuto splendere di luci l’eterna Luce approvĂČ con un sorriso il detto d’Adamo, che diventĂČ la prima, incancellabile legge. Ora, se per la sempre crescente durezza dell’uomo, l’uomo legislatore dovette mettere un nuovo codice; se per la sempre crescente volubilitĂ  dell’uomo dovette mettere un freno e dire: “Se perĂČ l’hai ripudiata non la puoi piĂč riprendere”, questo non cancella la prima, genuina legge, nata nel Paradiso terrestre e approvata da Dio.

Io vi dico: “Chiunque rimanda la propria moglie, eccetto il caso di provata fornicazione, l’espone all’adulterio”. PerchĂ©, infatti, che farĂ  nel novanta per cento dei casi la donna ripudiata? PasserĂ  ad altre nozze. Con quali conseguenze? Oh! su questo quanto ci sarebbe da dire! Non sapete che potete provocare incesti involontari con questo sistema? Quante lacrime sparse per una lussuria! SĂŹ. Lussuria. Non ha altro nome. Siate schietti. Tutto si puĂČ superare quando lo spirito Ăš retto. Ma tutto si presta a motivo per soddisfare il senso quando lo spirito Ăš lussurioso. FrigiditĂ  femminile, pesantezza di lei, incapacitĂ  relativa alle faccende, lingua bisbetica, amore al lusso, tutto si supera, anche le malattie, anche le irascibilitĂ , se si ama santamente. Ma siccome dopo qualche tempo non si ama piĂč come il primo giorno, ecco che allora si vede impossibile ciĂČ che Ăš piĂč che possibile, e si getta una povera donna sulla via e verso la perdizione. Fa adulterio chi la respinge. Fa adulterio chi la sposa dopo il ripudio.

Solo la morte rompe il matrimonio. Ricordatevelo. E se avete fatto una scelta infelice, portatene le conseguenze come una croce, essendo due infelici, ma santi, e senza fare maggiori infelici nei figli, che sono gli innocenti che piĂč soffrono di queste disgraziate situazioni. L’amore dei figli dovrebbe farvi meditare cento volte e cento, anche nel caso di una morte di coniuge. Oh! se sapeste accontentarvi di quanto avete avuto e al quale Dio ha detto: “Basta”! Se sapeste, voi vedovi e voi vedove, vedere nella morte non una menomazione ma una elevazione ad una perfezione di procreatori! Esser madre anche per la madre estinta. Esser padre anche per il padre estinto. Esser due anime in una, raccogliere l’amore per le creature sul labbro gelato del morente e dire: “Va’ in pace, senza paura per quelli che da te sono venuti. Io continuerĂČ ad amarli, per te e per me, amarli due volte, sarĂČ padre e madre, e l’infelicitĂ  dell’orfano non peserĂ  su loro e neppure sentiranno la innata gelosia del figlio di coniuge risposato per colui o colei che prende il posto sacro alla madre, al padre, da Dio chiamati ad altra dimora”.

174.20

Figli, il mio dire si volge alla fine, come sta per volgersi alla fine il giorno che giĂ  declina, col sole, verso occidente. Di questo ritrovo sul monte Io voglio ricordiate le parole. Scolpitevele nei cuori. Rileggetele spesso. Vi siano guida perenne. E soprattutto siate buoni con chi Ăš debole. Non giudicate per non essere giudicati. Ricordate che potrebbe venire il momento in cui Dio vi ricordasse: “CosĂŹ hai giudicato. PerciĂČ sapevi che ciĂČ era male. Hai dunque, con coscienza di quanto facevi, commesso peccato. Sconta ora la tua pena”.

La caritĂ  Ăš giĂ  un’assoluzione. Abbiate la caritĂ  in voi, per tutti e su tutto. Se Dio vi dĂ  tanti aiuti per mantenervi retti, non inorgoglitevene. Ma cercate di salire per quanto Ăš lunga la scala della perfezione e porgete la mano agli stanchi, agli ignari, a coloro che sono preda di subite delusioni. PerchĂ© osservare con tanta attenzione il bruscolo nell’occhio del tuo fratello se prima non ti curi di levare il trave che Ăš nel tuo? Come puoi dire al tuo prossimo: “Lascia che io ti levi dall’occhio questo bruscolo”, mentre la trave che Ăš nel tuo ti accieca? Non essere ipocrita, figlio. Levati prima la trave che hai nel tuo e allora potrai levare il bruscolo al fratello senza rovinarlo del tutto.

Ugualmente all’anticaritĂ  non abbiate l’imprudenza. Io vi ho detto: “Porgete la mano agli stanchi, agli ignari, a coloro che sono preda di improvvise delusioni”. Ma se Ăš caritĂ  istruire gli ignari, animare gli stanchi, dare nuove ali a quelli che per molte cose le hanno spezzate, Ăš imprudenza rivelare le veritĂ  eterne agli infetti di satanismo, i quali se ne appropriano per fingersi profeti, insinuarsi fra i semplici, corrompere, traviare, sporcare sacrilegamente le cose di Dio. Rispetto assoluto, saper parlare e saper tacere, saper riflettere e saper agire, ecco le virtĂč del vero discepolo per fare dei proseliti e per servire Iddio. Avete una ragione, e se sarete giusti Dio vi darĂ  tutte le sue luci per guidare ancora meglio la vostra ragione. Pensate che le veritĂ  eterne sono simili a perle, e mai si Ăš visto buttare le margarite ai porci, che preferiscono ghiande e broda fetida alle preziose perle e le pesterebbero senza pietĂ  sotto i piedi per poi, con la furia di chi Ăš stato schernito, rivolgersi a sbranarvi. Non date le cose sante ai cani. Questo per ora e per poi.

174.21

Molto vi ho detto, figli miei. Ascoltate le mie parole; chi le ascolta e le mette in pratica Ăš paragonabile ad un uomo riflessivo che, volendo costruire una casa, scelse un luogo roccioso. Certo faticĂČ a costruire le basi. Dovette lavorare di piccone e scalpello, incallirsi le mani e stancarsi le reni. Ma poi potĂ© colare le sue calcine negli spacchi della roccia e mettervi i mattoni serrati come in una muraglia di fortezza, e la casa crebbe solida come un monte. Vennero le intemperie, i nubifragi, le piogge fecero traboccare i fiumi, i venti fischiarono, le onde percossero, ma la casa resistette a tutto. CosĂŹ Ăš colui che ha una ben fondata fede. Invece chi ascolta con superficialitĂ  e non si sforza di incidersi nel cuore le mie parole, perchĂ© sa che per fare ciĂČ dovrebbe fare fatica, provare dolore, estirpare troppe cose, Ăš simile a chi per pigrizia e stoltezza edifica la sua casa sulla rena. Non appena vengono le intemperie, la casa, presto costruita, presto cade, e lo stolto si guarda desolato le sue macerie e la rovina del suo capitale. E qui Ăš piĂč che una rovina, riparabile ancora con spesa e fatica. Qui, crollato l’edificio mal costruito di uno spirito, nulla piĂč vi resta per riedificarlo. Nell’altra vita non si edifica. Guai a presentarsi lĂ  con delle macerie!

174.22

Ho finito. Ora Io scendo verso il lago e vi benedico nel nome di Dio uno e trino. La mia pace sia con voi».

Dettaglio

Questa Ăš la terza predicazione di Cristo nell'EMV 174.

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EMR 174.18 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

L’adultero pecca per sĂ©, pecca per la sua complice, pecca portando a peccare la moglie o il marito tradito, il quale o la quale possono giungere a disperazione o a delitto. Questo per il peccato consumato. Ma Io dico di piĂč. Io dico: “Non solo il peccato consumato ma il desiderio di consumarlo Ăš giĂ  peccato”.

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EMR 174.18 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Cosa ù l’adulterio? È il desiderare febbrilmente colui che non ù nostro, o colei che non ù nostra. Si comincia a peccare col desiderio, si continua con la seduzione, si completa con la persuasione, si corona con l’atto.

Parole chiave

EMR 174.18 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

È vero che Ăš detto che i deformi non possono piĂč servire Dio nel Tempio. Ma oltre la vita i deformi per nascita, che siano santi, o i deformi per virtĂč, diverranno belli piĂč degli angeli e serviranno Dio, amandolo nella gioia del Cielo.

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EMR 174.19 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Tutto si puĂČ superare quando lo spirito Ăš retto. Ma tutto si presta a motivo per soddisfare il senso quando lo spirito Ăš lussurioso. FrigiditĂ  femminile, pesantezza di lei, incapacitĂ  relativa alle faccende, lingua bisbetica, amore al lusso, tutto si supera, anche le malattie, anche le irascibilitĂ , se si ama santamente.

Parole chiave

EMR 174.19 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Solo la morte rompe il matrimonio. Ricordatevelo. E se avete fatto una scelta infelice, portatene le conseguenze come una croce, essendo due infelici, ma santi, e senza fare maggiori infelici nei figli, che sono gli innocenti che piĂč soffrono di queste disgraziate situazioni.

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EMR 174.20 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

La caritĂ  Ăš giĂ  un’assoluzione. Abbiate la caritĂ  in voi, per tutti e su tutto. Se Dio vi dĂ  tanti aiuti per mantenervi retti, non inorgoglitevene. Ma cercate di salire per quanto Ăš lunga la scala della perfezione e porgete la mano agli stanchi, agli ignari, a coloro che sono preda di subite delusioni. PerchĂ© osservare con tanta attenzione il bruscolo nell’occhio del tuo fratello se prima non ti curi di levare il trave che Ăš nel tuo? Come puoi dire al tuo prossimo: “Lascia che io ti levi dall’occhio questo bruscolo”, mentre la trave che Ăš nel tuo ti accieca? Non essere ipocrita, figlio. Levati prima la trave che hai nel tuo e allora potrai levare il bruscolo al fratello senza rovinarlo del tutto.

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EMR 174.20 · Volume 3

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Siate buoni con chi Ăš debole. Non giudicate per non essere giudicati. Ricordate che potrebbe venire il momento in cui Dio vi ricordasse: “CosĂŹ hai giudicato. PerciĂČ sapevi che ciĂČ era male. Hai dunque, con coscienza di quanto facevi, commesso peccato. Sconta ora la tua pena”.

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