Note della parola chiave

Lezioni e insegnamenti agli apostoli

Tema: Parole chiave principali e trasversali 🌟 · Pagina 2 di 6

Comfort di lettura

EMR 79.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

79.6 «Ma forse quella donna vuole redimersi ed ha bisogno di essere ammaestrata », obbietta ancora Giuda.

«In lei sono giĂ  tante scintille atte a suscitare l’incendio in cui puĂČ ardersi il suo vizio e rimanere l’anima rinverginizzata dal pentimento. Poco fa vi ho parlato di lievito che si sparge per la farina e la fa santo pane. Udite una breve parabola. Quella donna Ăš farina. Una farina in cui il Maligno ha mescolato le sue polveri di inferno. Io sono il lievito. Ossia la mia parola Ăš il lievito. Ma se troppa pula Ăš nella farina, o se sassi e rena vi Ăš mescolata, e cenere con essa, puĂČ farsi il pane anche se il lievito Ăš buono? Non puĂČ farsi. Occorre che pazientemente si levi dalla farina pula, cenere, sassi e rena. La Misericordia passa e offre il crivello
 Il primo: quello fatto da brevi veritĂ  fondamentali. Quali sono necessarie per esser comprese da uno che Ăš nella rete della completa ignoranza, del vizio, del gentilesimo. Se l’anima lo accoglie, comincia la prima purificazione. La seconda avviene col crivello dell’anima stessa, che confronta il suo essere con l’Essere che si Ăš rivelato. E ne ha orrore. E inizia la sua opera. Per una operazione sempre piĂč minuta, dopo i sassi, dopo la rena, dopo la cenere, giunge anche a levare quello che Ăš giĂ  farina, ma con granelli ancor pesanti, troppo pesanti per dare ottimo pane. Ora eccola tutta pronta. Ripassa allora la Misericordia e si immette in quella farina preparata – anche questa Ăš preparazione, Giuda – e la solleva e la fa pane. Ma Ăš operazione lunga e di “volontà” dell’anima. Quella donna
 quella donna ha giĂ  in sĂ© quel minimo che era giusto darle e che le puĂČ servire a compiere il suo lavoro. Lasciamo lo compia, se vorrĂ  farlo, senza turbarla. Tutto turba un’anima che si lavora: la curiositĂ , gli zeli inconsulti, le intransigenze come le eccessive pietà».

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GesĂč fa una parabola su Aglaia.

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EMR 80.2-3.5

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

Mi scuote la voce del mio GesĂč: «Ed eccoci giunti dove volevo». Mi volgo. Lo vedo alle mie spalle, fra Giovanni, Simone e Giuda, presso la costa rocciosa del monte, lĂ  dove giunge un sentiero
 sarebbe meglio dire: lĂ  dove un lungo lavoro di acque, nei mesi di pioggia, ha graffiato il calcare scavando nei secoli un canale appena disegnato, che sarĂ  scolo alle acque delle cime e che ora Ăš via per le capre selvatiche piĂč che per gli uomini.

GesĂč si guarda intorno e ripete: «SĂŹ, qui vi volevo portare.

Qui il Cristo si Ú preparato alla sua missione».

«Ma qui non c’ù nulla!».

«Non c’ù nulla, l’hai detto».

«Con chi eri?».

«Col mio spirito e col Padre».

«Ah! fu sosta di poche ore!».

«No, Giuda. Non di poche ore. Di molti giorni ».

«Ma chi ti serviva? Dove dormisti?».

«Avevo a servi gli onagri che nella notte venivano a dormire nella loro tana
 in questa, dove Io pure m’ero intanato
 Avevo a serve le aquile che mi dicevano: “È giorno” col loro grido aspro, partendo per la preda. Avevo ad amici le piccole lepri che venivano a rodere le erbe selvagge quasi ai miei piedi
 Mi era cibo e bevanda ciĂČ che Ăš cibo e bevanda del fiore selvaggio: la rugiada notturna, la luce del sole. Non altro».

«Ma perché?».

«Per prepararmi bene, come tu dici, alla mia missione. Le cose ben preparate riescono bene. Tu lo hai detto. E la mia cosa non era la piccola, inutile cosa di far brillare Me, Servo del Signore, ma di far comprendere agli uomini ciĂČ che Ăš il Signore e, attraverso questa comprensione, farlo amare in spirito di veritĂ . Misero quel servo del Signore che pensa al suo trionfo e non a quello di Dio! Che cerca averne utile, che sogna mettersi in alto su un trono fatto
 oh! fatto degli interessi di Dio, avviliti sino a toccare il suolo, essi che sono celesti interessi. Non Ăš piĂč servo, costui, anche se ne ha l’aspetto esterno. È un mercante, un trafficante, un falso che inganna sĂ©, gli uomini e vorrebbe ingannare Dio
 uno sciagurato che si crede principe ed Ăš schiavo
 È del Demonio, il suo re di menzogna. Qui, in questa tana, il Cristo per molti giorni visse di macerazioni e preghiera per prepararsi alla sua missione.

80.3

E dove vorresti fossi andato a prepararmi, Giuda?».

Giuda Ăš perplesso, disorientato. Risponde infine: «Ma non saprei
 Pensavo
 da qualche rabbi
 presso gli esseni
 non so».

«E potevo trovare un rabbi che mi dicesse piĂč di quanto mi diceva la Potenza e la Sapienza di Dio? E potevo Io – Io Verbo eterno del Padre, Io che ero quando il Padre creĂČ l’uomo e so di quale spirito immortale e animato, e di quale potenza di giudizio libero e capace, abbia il Creatore dotato l’uomo – andare ad attingere scienza e capacitĂ  da quelli che negano l’immortalitĂ  dell’anima negando la finale risurrezione, e negano la libertĂ  d’azione dell’uomo addossando virtĂč e vizi, azioni sante e malvagie, al destino che dicono fatale e non vincibile? Ah! no. (...)

Qui sono venuto. Ho preso la mia anima di Figlio dell’uomo e me la sono lavorata con gli ultimi tocchi, finendo il lavoro di trent’anni di annichilimento e di preparazione per andare perfetto al mio ministero. Ora Io vi chiedo di stare meco qualche giorno, in questa tana. SarĂ  sempre meno desolata la sosta, perchĂ© saremo quattro amici che fanno forza contro le tristezze, le paure, le tentazioni, le necessitĂ  della carne. Io ero solo. SarĂ  sempre meno penosa, perchĂ© ora Ăš estate e qui, in alto, vi Ăš il vento delle cime a temperare il calore. Io vi venni al finir della luna di tebet, e rigido era il vento che scendeva dalle nevi della vetta. SarĂ  sempre meno tormentosa, perchĂ© piĂč breve e perchĂ© abbiamo ora quel minimo di cibo che puĂČ dare conforto alla nostra fame, e nelle piccole ghirbe di pelle che vi ho fatto dare dai pastori vi Ăš tant’acqua da bastare per questi giorni di sosta. Io
 io ho bisogno di strappare due anime a Satana. Non vi Ăš che la penitenza che lo possa. Vi chiedo aiuto. SarĂ  formazione anche per voi. Imparerete come si strappano le prede a Mammona. Non tanto con le parole, quanto col sacrificio
 Le parole!
 Il frastuono satanico impedisce che siano udite
 Ogni anima preda del Nemico Ăš avvolta in turbini di voci infernali
 Volete rimanere con Me? Ma se non volete, andate. Io resto. Ci ritroveremo a Tecua, presso il mercato».

«No, Maestro, io non ti lascio», dice Giovanni; mentre Simone contemporaneamente esclama: «Tu ci elevi volendoci teco in questa redenzione». Giuda
 non mi pare molto entusiasta. Ma fa buon viso al
 destino e dice: «Io resto».

«Prendete allora le ghirbe e le sacche e portatele dentro e, prima che il sole arda, spezzate legna e accumulatela presso lo spacco. La notte Ăš rigida anche d’estate, qui, e non tutte le bestie sono buone. Un ramo lo accenderete subito. LĂ , di quella pianta di acacia gommosa. Brucia bene. Guarderemo fra le fessure per cacciare col fuoco aspidi e scorpioni. Andate» 

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Cristo si preparĂČ alla sua missione.

Tebet: mese a cavallo tra dicembre e gennaio.

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EMR 80.3-4

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Avete un destino. SĂŹ. Lo avete. Nella mente di Dio che vi crea Ăš un destino per voi. Ve lo desidera il Padre. Ed Ăš destino d’amore, di pace, di gloria: “la santitĂ  d’esser suoi figli”. Questo il destino che, presente alla mente divina dal momento nel quale col fango fu fatto Adamo, presente sarĂ  sino all’ultima creazione di anima d’uomo. Ma non vi violenta il Padre nella vostra condizione di re. Il re, se prigione, non Ăš piĂč re, Ăš un reietto. Voi re siete perchĂ© liberi nel vostro piccolo regno individuale. Nell’io. In esso potete fare ciĂČ che volete, come volete.

80.4 Di fronte e ai confini del vostro piccolo regno avete un Re amico e due potenze nemiche. L’Amico vi mostra le regole che Egli ha date per far felici quelli che sono suoi. Ve le mostra. Vi dice: “Eccole. Con queste Ăš sicura l’eterna vittoria”. Ve le mostra, Egli, il Saggio e Santo, perchĂ© voi possiate, se volete farlo, praticarle e averne gloria eterna. Le due potenze nemiche sono Satana e la carne. Nella carne metto la vostra e quella del mondo, ossia le pompe e seduzioni del mondo, ossia la ricchezza, le feste, gli onori, i poteri che dal mondo e nel mondo si hanno e che non sempre si hanno onestamente e meno ancora si sanno usare onestamente se, per un complesso di cause, ad essi l’uomo perviene.

Satana, maestro della carne e del mondo, parla anche per esso e per la carne. Anche lui ha le sue regole
 Oh! se le ha! E poichĂ© l’io Ăš fasciato di carne e la carne tende alla carne come le scaglie di ferro tendono alla calamita, e poichĂ© il canto del Seduttore Ăš piĂč dolce di gorgheggio di usignolo in amore fra raggi di luna e profumo di roseti, piĂč facile Ăš andare verso queste regole, piegare verso queste potenze, dire loro: “Vi considero amiche. Entrate”. Entrate
 Avete mai visto un alleato che resti onesto sempre, senza chiedere il cento per uno per un aiuto dato? CosĂŹ fanno esse. Entrano
 E divengono padroni. Padroni? No, aguzzini. Vi legano, o uomini, al loro banco di galera, vi ci incatenano, non vi lasciano piĂč alzare il collo dal loro giogo, e la loro sferza vi riga a sangue se cercate sfuggir loro. O farsi ferire sino a giungere ad esser un ammasso di carne frantumata, cosĂŹ inutile, come carne, da esser respinta dal loro piede crudele, o morire sotto di loro.

Se sapete darvi quel martirio, darvi quel martirio, ecco allora che passa la Misericordia, l’Unica che puĂČ ancora aver pietĂ  di quella ripugnante miseria della quale il mondo, uno dei padroni, ha ora schifo e sulla quale l’altro padrone, Satana, invia le sue frecce di vendetta. E la Misericordia, l’Unica che passa, si china, la raccoglie, la medica, la risana e le dice: “Vieni. Non temere. Non ti guardare. Le tue piaghe non sono piĂč che cicatrici, ma sono cosĂŹ innumerevoli che ti farebbero orro re, tanto ti deturpano. Ma Io non ti guardo quelle, guardo la tua volontĂ . Per essa volontĂ  buona sei cosĂŹ segnata. PerciĂČ Io ti dico: ti amo. Vieni con Me”, e la porta nel suo Stato. Allora voi capite che Misericordia e Re amico sono una stessa persona. Ritrovate le regole che Egli vi aveva mostrate e che voi non avete voluto seguire. Ora lo volete
 e giungete alla pace della coscienza prima, alla pace di Dio dopo.

Ditemi, allora. Questo destino fu imposto da Un Solo per tutti, o fu individualmente voluto da ognuno per sé?».

«Fu da ognuno voluto».

«Bene giudichi, Simone.»

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Una visione piĂč ampia della creatura, regina del Creato, del destino dell'uomo, della sua libertĂ  e del suo libero arbitrio.

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EMR 80.6

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

La sosta Ăš finita. Questa sosta. L’altra volta durĂČ quaranta giorni
 E vi dico ancora: era ancora inverno su questi pendii
 e non avevo cibo. Un poco piĂč difficile di questa volta, non Ăš vero? So che avete sofferto anche ora. Il poco che avevamo e che vi davo era nulla, specie per la fame dei giovani. Era sufficiente solo a non farvi cadere languenti. L’acqua ancor meno. Il calore Ăš torrido nel giorno. E voi direte che ciĂČ non c’era nell’inverno. Ma allora c’era un vento secco, che scendeva bruciando i polmoni da quella cima e saliva da quella bassura carico di polvere desertica e asciugava piĂč ancora di questo calore estivo, a cui puĂČ dare sollievo succhiare questi aciduli frutti che quasi son maturi. Allora il monte non dava che vento ed erbe bruciate dal gelo intorno alle acacie scheletrite. Non vi ho dato tutto, perchĂ© ho serbato gli ultimi pani e l’ultimo formaggio con l’ultima ghirba per il ritorno
 Io so cosa fu il ritorno, esausto come ero, nella solitudine del deserto
 Raccogliamo le nostre cose e andiamo. La notte Ăš ancor piĂč chiara di quella che qui ci condusse. Non vi Ăš luna. Ma il cielo piove luce. Andiamo. Ricordatevi questo posto. Sappiate ricordare come si preparĂČ Cristo e come si preparano gli apostoli. Come Io insegno si preparino gli apostoli.

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GesĂč rimase alcuni giorni con Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota nel deserto, dove fu tentato dal Diavolo. CiĂČ conferma che il suo soggiorno, dopo il Battesimo, durĂČ 40 giorni.

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EMR 80.8-11

L’Evangelo come mi ù stato rivelato

Citazione

«Udite. Una volta ci fu uno, un uomo, che mi chiese se ero mai stato tentato. Che mi chiese se non avevo mai peccato. Che mi chiese se, nella tentazione, non avevo mai ceduto. E che si stupĂŹ perchĂ© Io, il Messia, ho chiesto, per resistere, l’aiuto del Padre dicendo: “Padre, non mi indurre in tentazione”».

GesĂč parla piano, calmo, come narrasse un fatto a tutti ignoto
 Giuda china il capo come impacciato. Ma gli altri sono tanto intenti a guardare GesĂč che non lo vedono.

GesĂč continua: «Ora voi, miei amici, potete sapere ciĂČ che solo lievemente seppe quell’uomo. Dopo il battesimo – ero mondo, ma non si Ăš mai mondi abbastanza rispetto all’Altissimo, e l’umiltĂ  di dire “sono uomo e peccatore” Ăš giĂ  battesimo che fa mondo il cuore – sono venuto qui. Ero stato chiamato “l’Agnello di Dio” da colui che, santo e profeta, vedeva la VeritĂ  e vedeva scendere lo Spirito sul Verbo e farlo Unto del suo crisma d’amore, mentre la voce del Padre empiva i cieli del suo suono dicendo: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tu, Giovanni, eri presente quando il Battista ha ripetuto le parole
 Dopo il battesimo, benchĂ© mondo per natura e mondo per figura, volli “prepararmi”. SĂŹ, Giuda. Guardami. Il mio occhio ti dica ciĂČ che ancor tace la bocca. Guardami, Giuda. Guarda il tuo Maestro che non si Ăš sentito superiore all’uomo per essere il Messia e che anzi, sapendo di esser l’Uomo, ha voluto esserlo in tutto, fuorchĂ© nel condiscendere al male. Ecco, cosÏ».

Ora Giuda ha alzato il viso e guarda GesĂč che ha di fronte. La luce delle stelle fa brillare gli occhi di GesĂč come fossero due stelle fisse in un pallido volto.

80.9 «Per prepararsi ad essere maestri bisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza mi poteva anche fare capire le lotte dell’uomo, per potere intellettivo e intellettualmente. Ma un giorno qualche mio povero amico, qualche mio povero figlio, avrebbe potuto dire e dirmi: “Tu non sai cosa Ăš esser uomo e avere senso e passioni”. Sarebbe stato rimprovero giusto. Sono venuto qui, anzi lĂ , su quel monte, per prepararmi
 non solo alla missione
 ma alla tentazione. Vedete? Qui dove voi siete, Io fui tentato. Da chi? Da un mortale? No. Troppo lieve sarebbe stato il suo potere. Sono stato tentato da Satana, direttamente.

Ero sfinito. Da quaranta giorni non mangiavo
 Ma, finchĂ© ero stato perso nell’orazione, tutto si era annullato nella gioia del parlare con Dio, piĂč che annullato: reso sopportabile. Lo sentivo come un disagio della materia, circoscritto alla materia sola
 Poi sono tornato nel mondo
 sulle vie del mondo
 e ho sentito i bisogni di chi Ăš sul mondo. Ho avuto fame. Ho avuto sete. Ho sentito il freddo pungente della notte desertica. Ho sentito il corpo affranto dalla mancanza del riposo, del letto, e dal lungo cammino fatto in condizioni di spossatezza tale che mi impedivano di andare oltre


PerchĂ© ho una carne anche Io, amici. Una vera carne. Ed essa Ăš soggetta alle stesse debolezze che hanno tutte le carni. E con la carne ho un cuore. SĂŹ. Dell’uomo ho preso la prima e la seconda delle tre parti che fanno l’uomo. Ho preso la materia con le sue esigenze e il morale con le sue passioni. E, se per mia volontĂ  ho piegato in sul nascere tutte le passioni non buone, ho lasciato crescessero potenti come cedri secolari le sante passioni dell’amore filiale, dell’amore patrio, delle amicizie, del lavoro, di tutto quanto Ăš ottimo e santo. E qui ho sentito nostalgia della Mamma lontana, qui ho sentito bisogno delle sue cure sulla mia fralezza umana, qui ho sentito rinnovarsi il dolore di essermi staccato dall’Unica che mi amasse perfettamente, qui ho presentito il dolore che mi Ăš serbato e il dolore del suo dolore, povera Mamma, che non avrĂ  piĂč lacrime, tante ne dovrĂ  spargere per il suo Figlio e per opera degli uomini. E qui ho sentito la stanchezza dell’eroe e dell’asceta, che in un’ora di premonizione si rende cognito dell’inutilitĂ  del suo sforzo
 Ho pianto
 La tristezza
 richiamo magico per Satana. Non Ăš peccato esser tristi se l’ora Ăš penosa. È peccato cedere oltre alla tristezza e cadere in inerzia o in disperazione. Ma Satana subito viene quando vede uno caduto in languore di spirito.

È venuto. In veste di benigno viandante. Prende sempre aspetti benigni
 Avevo fame
 e avevo i trent’anni nel sangue. Mi ha offerto il suo aiuto. E prima mi ha detto: “Di’ a queste pietre che divengano pane”. Ma prima ancora
 sì
 prima ancora mi aveva parlato della donna
 Oh! egli ne sa parlare. La conosce a fondo. L’ha corrotta per il primo, per farne sua alleata di corruzione. Non sono solo il Figlio di Dio. Sono GesĂč, l’operaio di Nazaret. Ho detto a quell’uomo che mi parlava allora, chiedendomi se conoscevo tentazione, e quasi mi accusava di esser ingiustamente beato per non aver peccato: “L’atto placa nel soddisfacimento. La tentazione respinta non cade ma si fa piĂč forte, anche perchĂ© Satana l’aizza”. Ho respinto la tentazione e della fame della donna e della fame del pane. E sappiate che Satana mi prospettava la prima, nĂ© aveva torto, umanamente giudicando, come la migliore alleata per affermarsi nel mondo.

La Tentazione, non vinta dal mio: “Non di solo senso vive l’uomo”, mi parlĂČ allora della mia missione. Voleva sedurre il Messia dopo aver tentato il Giovane. E mi spronĂČ ad annichilire gli indegni ministri del Tempio con un miracolo
 Non si piega il miracolo, fiamma di Cielo, a farne cerchio di vimini per incoronarsi di esso
 E non si tenta Dio chiedendo miracoli a fini umani. Questo voleva Satana. Il motivo presentato era il pretesto; la veritĂ  era: “Gloriati d’esser il Messia”, per portarmi all’altra concupiscenza: quella dell’orgoglio.

Non vinto dal mio: “Non tenterai il Signore Dio tuo”, mi circuĂŹ con la terza forza della sua natura: l’oro. Oh! l’oro! Grande cosa il pane e piĂč grande la donna per chi ha bramosia di cibo o di piacere. Grandissima cosa l’acclamazione delle folle per l’uomo
 Per queste tre cose quanti delitti si fanno! Ma l’oro
 Ma l’oro
 Chiave che apre, cerchio che salda, esso Ăš l’alfa e l’omega di novantanove su cento delle azioni umane. Per il pane e la donna l’uomo diviene ladro. Per il potere anche omicida. Ma per l’oro diviene idolatra. Il re dell’oro, Satana, mi ha offerto il suo oro purchĂ© lo adorassi
 L’ho trapassato con le parole eterne: “Adorerai solo il Signore Iddio tuo”.

Qui. Qui Ú avvenuto questo».

80.10 GesĂč si Ăš alzato. Pare piĂč alto del solito nella piatta natura che lo circonda, nella luce lievemente fosforescente che piove dalle stelle. Anche i discepoli si alzano. GesĂč continua a parlare fissando intensamente Giuda.

«Allora sono venuti gli angeli del Signore
 L’Uomo aveva vinto la triplice battaglia. L’Uomo sapeva cosa voleva dire essere uomo e aveva vinto. Era esausto. La lotta era stata piĂč esauriente del lungo digiuno
 Ma lo spirito giganteggiava
 Io credo che ne hanno trasalito i Cieli a questo mio completamento di creatura dotata di cognizione. Io credo che da quel momento Ăš venuto in Me il potere di miracolo. Ero stato Dio. Ero divenuto l’Uomo. Ora, vincendo l’animale che era connesso alla natura dell’uomo, ecco Io ero l’Uomo-Dio. Lo sono. E come Dio tutto posso. E come Uomo tutto conosco. Fate anche voi come Me, se vorrete fare ciĂČ che Io faccio. E fatelo in memoria di Me.

Quell’uomo si stupiva che avessi chiesto l’aiuto del Padre. E l’avessi pregato di non indurmi in tentazione. Di non lasciarmi cioĂš in balĂŹa della Tentazione oltre le mie forze. Credo che quell’uomo, ora che sa, non se ne stupirĂ  piĂč. Fate anche voi cosĂŹ, in memoria di Me e per vincere come Me, e non dubitate mai, vedendomi forte in tutte le tentazioni della vita, vittorioso nelle battaglie dei cinque sensi, e del senso e del sentimento, sulla mia natura di vero Uomo oltre che di Dio. Ricordatevi di tutto ciĂČ.

80.11 Vi avevo promesso di portarvi là dove avreste potuto conoscere il Maestro
 dall’alba del suo giorno, un’alba pura come questa che sorge, al meriggio della sua vita. Quello da cui mi sono partito per andare incontro alla mia umana sera
 Ho detto a un di voi: “Anche Io mi sono preparato”. Lo vedete che era vero. Vi ringrazio di avermi fatto compagnia in questo ritorno nel luogo natale e nel luogo penitenziale. I primi contatti col mondo mi avevano già nauseato e sconfortato. È troppo brutto. Ora la mia anima si ù nutrita del midollo del leone: della fusione col Padre nell’orazione e nella solitudine. E posso tornare nel mondo per riprendere la mia croce, la mia prima croce di Redentore: quella del contatto col mondo. Col mondo, nel quale troppo poche sono le anime che han nome Maria, che han nome Giovanni


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Sommario: Lezione sulla tentazione di Cristo. Si parla di Satana, della tentazione del Signore, del fatto che Egli Ăš l'Uomo-Dio e quindi il Figlio dell'Uomo...

Annotazione

Matteo 3, 13-17 e 4, 1-11: Allora apparve GesĂč. Era venuto dalla Galilea al Giordano da Giovanni, per essere battezzato da lui. Giovanni voleva impedirglielo e diceva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e sei tu che vieni da me!». Ma GesĂč gli rispose: «Lascia fare per ora, perchĂ© Ăš giusto che adempiamo cosĂŹ ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciĂČ fare. Non appena GesĂč fu battezzato, uscĂŹ dall’acqua, ed ecco che i cieli si aprirono: vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. E dai cieli una voce diceva: «Questi Ăš il mio Figlio prediletto, in cui mi compiaccio».

Allora GesĂč fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

Il tentatore gli si avvicinĂČ e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pane». Ma GesĂč rispose: «Sta scritto: L’uomo non vive solo di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

Allora il diavolo lo portĂČ nella CittĂ  Santa, lo pose in cima al Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giĂč; poichĂ© sta scritto: Egli darĂ  ordine ai suoi angeli riguardo a te, e: Ti porteranno sulle loro mani, perchĂ© il tuo piede non urti contro una pietra». GesĂč gli disse: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».

Il diavolo lo portĂČ ancora su un monte altissimo e gli mostrĂČ tutti i regni del mondo e la loro gloria. Gli disse: «Tutto questo te lo darĂČ, se, cadendo ai miei piedi, ti prostrerai davanti a me. Allora GesĂč gli disse: «Vattene, Satana! PerchĂ© sta scritto: “Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciĂČ. Ed ecco che gli angeli si avvicinarono e lo servivano.

Marco 1, 9-13

In quei giorni, GesĂč venne da Nazaret, cittĂ  della Galilea, e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E subito, uscendo dall’acqua, vide i cieli aprirsi e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. E una voce dal cielo disse: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te mi compiaccio». » Subito lo Spirito condusse GesĂč nel deserto e lĂ  rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Viveva tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Luca 3, 21-22 e 4,1-13: Mentre tutto il popolo si faceva battezzare e, dopo essere stato battezzato anche lui, GesĂč pregava, il cielo si aprĂŹ. Lo Spirito Santo, sotto forma corporea, come una colomba, discese su GesĂč, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te trovo la mia gioia».

GesĂč, pieno di Spirito Santo, lasciĂČ le rive del Giordano; nello Spirito fu condotto nel deserto, dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiĂČ nulla in quei giorni e, quando quel tempo fu trascorso, ebbe fame.

Allora il diavolo gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina a questa pietra di diventare pane». GesĂč rispose: «Sta scritto: L'uomo non vive solo di pane».

Allora il diavolo lo portĂČ in alto e gli mostrĂČ in un istante tutti i regni della terra. Gli disse: «Ti darĂČ tutto questo potere e la gloria di questi regni, perchĂ© mi Ăš stato dato e lo do a chi voglio. Tu dunque, se ti prostrerai davanti a me, avrai tutto questo». GesĂč gli rispose: «Sta scritto: “Al Signore tuo Dio ti prostrerai, a lui solo renderai culto”».

Poi il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose in cima al tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giĂč da qui; poichĂ© sta scritto: Egli comanderĂ  ai suoi angeli di custodirti; e ancora: Ti porteranno sulle loro mani, perchĂ© il tuo piede non urti contro una pietra». GesĂč gli rispose: «Sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo».

Avendo cosĂŹ esaurito ogni forma di tentazione, il diavolo si allontanĂČ da GesĂč fino al momento stabilito.

Giovanni 1, 29-34: Il giorno seguente, vedendo GesĂč venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo; Ăš di lui che ho detto: “L’uomo che viene dopo di me mi ha preceduto, perchĂ© era prima di me”. E io non lo conoscevo; ma, se sono venuto a battezzare con l’acqua, Ăš perchĂ© fosse manifestato a Israele». Allora Giovanni rese questa testimonianza: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e rimanere su di lui. E io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare nell’acqua mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e rimanere, quello battezza nello Spirito Santo”. Io ho visto e rendo testimonianza: questi Ăš il Figlio di Dio».

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