«Udite. Una volta ci fu uno, un uomo, che mi chiese se ero mai stato tentato. Che mi chiese se non avevo mai peccato. Che mi chiese se, nella tentazione, non avevo mai ceduto. E che si stupĂŹ perchĂ© Io, il Messia, ho chiesto, per resistere, lâaiuto del Padre dicendo: âPadre, non mi indurre in tentazioneâ».
GesĂč parla piano, calmo, come narrasse un fatto a tutti ignoto⊠Giuda china il capo come impacciato. Ma gli altri sono tanto intenti a guardare GesĂč che non lo vedono.
GesĂč continua: «Ora voi, miei amici, potete sapere ciĂČ che solo lievemente seppe quellâuomo. Dopo il battesimo â ero mondo, ma non si Ăš mai mondi abbastanza rispetto allâAltissimo, e lâumiltĂ di dire âsono uomo e peccatoreâ Ăš giĂ battesimo che fa mondo il cuore â sono venuto qui. Ero stato chiamato âlâAgnello di Dioâ da colui che, santo e profeta, vedeva la VeritĂ e vedeva scendere lo Spirito sul Verbo e farlo Unto del suo crisma dâamore, mentre la voce del Padre empiva i cieli del suo suono dicendo: âEcco il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciutoâ. Tu, Giovanni, eri presente quando il Battista ha ripetuto le parole⊠Dopo il battesimo, benchĂ© mondo per natura e mondo per figura, volli âprepararmiâ. SĂŹ, Giuda. Guardami. Il mio occhio ti dica ciĂČ che ancor tace la bocca. Guardami, Giuda. Guarda il tuo Maestro che non si Ăš sentito superiore allâuomo per essere il Messia e che anzi, sapendo di esser lâUomo, ha voluto esserlo in tutto, fuorchĂ© nel condiscendere al male. Ecco, cosÏ».
Ora Giuda ha alzato il viso e guarda GesĂč che ha di fronte. La luce delle stelle fa brillare gli occhi di GesĂč come fossero due stelle fisse in un pallido volto.
80.9 «Per prepararsi ad essere maestri bisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza mi poteva anche fare capire le lotte dellâuomo, per potere intellettivo e intellettualmente. Ma un giorno qualche mio povero amico, qualche mio povero figlio, avrebbe potuto dire e dirmi: âTu non sai cosa Ăš esser uomo e avere senso e passioniâ. Sarebbe stato rimprovero giusto. Sono venuto qui, anzi lĂ , su quel monte, per prepararmi⊠non solo alla missione⊠ma alla tentazione. Vedete? Qui dove voi siete, Io fui tentato. Da chi? Da un mortale? No. Troppo lieve sarebbe stato il suo potere. Sono stato tentato da Satana, direttamente.
Ero sfinito. Da quaranta giorni non mangiavo⊠Ma, finchĂ© ero stato perso nellâorazione, tutto si era annullato nella gioia del parlare con Dio, piĂč che annullato: reso sopportabile. Lo sentivo come un disagio della materia, circoscritto alla materia sola⊠Poi sono tornato nel mondo⊠sulle vie del mondo⊠e ho sentito i bisogni di chi Ăš sul mondo. Ho avuto fame. Ho avuto sete. Ho sentito il freddo pungente della notte desertica. Ho sentito il corpo affranto dalla mancanza del riposo, del letto, e dal lungo cammino fatto in condizioni di spossatezza tale che mi impedivano di andare oltreâŠ
PerchĂ© ho una carne anche Io, amici. Una vera carne. Ed essa Ăš soggetta alle stesse debolezze che hanno tutte le carni. E con la carne ho un cuore. SĂŹ. Dellâuomo ho preso la prima e la seconda delle tre parti che fanno lâuomo. Ho preso la materia con le sue esigenze e il morale con le sue passioni. E, se per mia volontĂ ho piegato in sul nascere tutte le passioni non buone, ho lasciato crescessero potenti come cedri secolari le sante passioni dellâamore filiale, dellâamore patrio, delle amicizie, del lavoro, di tutto quanto Ăš ottimo e santo. E qui ho sentito nostalgia della Mamma lontana, qui ho sentito bisogno delle sue cure sulla mia fralezza umana, qui ho sentito rinnovarsi il dolore di essermi staccato dallâUnica che mi amasse perfettamente, qui ho presentito il dolore che mi Ăš serbato e il dolore del suo dolore, povera Mamma, che non avrĂ piĂč lacrime, tante ne dovrĂ spargere per il suo Figlio e per opera degli uomini. E qui ho sentito la stanchezza dellâeroe e dellâasceta, che in unâora di premonizione si rende cognito dellâinutilitĂ del suo sforzo⊠Ho pianto⊠La tristezza⊠richiamo magico per Satana. Non Ăš peccato esser tristi se lâora Ăš penosa. Ă peccato cedere oltre alla tristezza e cadere in inerzia o in disperazione. Ma Satana subito viene quando vede uno caduto in languore di spirito.
Ă venuto. In veste di benigno viandante. Prende sempre aspetti benigni⊠Avevo fame⊠e avevo i trentâanni nel sangue. Mi ha offerto il suo aiuto. E prima mi ha detto: âDiâ a queste pietre che divengano paneâ. Ma prima ancora⊠sÏ⊠prima ancora mi aveva parlato della donna⊠Oh! egli ne sa parlare. La conosce a fondo. Lâha corrotta per il primo, per farne sua alleata di corruzione. Non sono solo il Figlio di Dio. Sono GesĂč, lâoperaio di Nazaret. Ho detto a quellâuomo che mi parlava allora, chiedendomi se conoscevo tentazione, e quasi mi accusava di esser ingiustamente beato per non aver peccato: âLâatto placa nel soddisfacimento. La tentazione respinta non cade ma si fa piĂč forte, anche perchĂ© Satana lâaizzaâ. Ho respinto la tentazione e della fame della donna e della fame del pane. E sappiate che Satana mi prospettava la prima, nĂ© aveva torto, umanamente giudicando, come la migliore alleata per affermarsi nel mondo.
La Tentazione, non vinta dal mio: âNon di solo senso vive lâuomoâ, mi parlĂČ allora della mia missione. Voleva sedurre il Messia dopo aver tentato il Giovane. E mi spronĂČ ad annichilire gli indegni ministri del Tempio con un miracolo⊠Non si piega il miracolo, fiamma di Cielo, a farne cerchio di vimini per incoronarsi di esso⊠E non si tenta Dio chiedendo miracoli a fini umani. Questo voleva Satana. Il motivo presentato era il pretesto; la veritĂ era: âGloriati dâesser il Messiaâ, per portarmi allâaltra concupiscenza: quella dellâorgoglio.
Non vinto dal mio: âNon tenterai il Signore Dio tuoâ, mi circuĂŹ con la terza forza della sua natura: lâoro. Oh! lâoro! Grande cosa il pane e piĂč grande la donna per chi ha bramosia di cibo o di piacere. Grandissima cosa lâacclamazione delle folle per lâuomo⊠Per queste tre cose quanti delitti si fanno! Ma lâoro⊠Ma lâoro⊠Chiave che apre, cerchio che salda, esso Ăš lâalfa e lâomega di novantanove su cento delle azioni umane. Per il pane e la donna lâuomo diviene ladro. Per il potere anche omicida. Ma per lâoro diviene idolatra. Il re dellâoro, Satana, mi ha offerto il suo oro purchĂ© lo adorassi⊠Lâho trapassato con le parole eterne: âAdorerai solo il Signore Iddio tuoâ.
Qui. Qui Ú avvenuto questo».
80.10 GesĂč si Ăš alzato. Pare piĂč alto del solito nella piatta natura che lo circonda, nella luce lievemente fosforescente che piove dalle stelle. Anche i discepoli si alzano. GesĂč continua a parlare fissando intensamente Giuda.
«Allora sono venuti gli angeli del Signore⊠LâUomo aveva vinto la triplice battaglia. LâUomo sapeva cosa voleva dire essere uomo e aveva vinto. Era esausto. La lotta era stata piĂč esauriente del lungo digiuno⊠Ma lo spirito giganteggiava⊠Io credo che ne hanno trasalito i Cieli a questo mio completamento di creatura dotata di cognizione. Io credo che da quel momento Ăš venuto in Me il potere di miracolo. Ero stato Dio. Ero divenuto lâUomo. Ora, vincendo lâanimale che era connesso alla natura dellâuomo, ecco Io ero lâUomo-Dio. Lo sono. E come Dio tutto posso. E come Uomo tutto conosco. Fate anche voi come Me, se vorrete fare ciĂČ che Io faccio. E fatelo in memoria di Me.
Quellâuomo si stupiva che avessi chiesto lâaiuto del Padre. E lâavessi pregato di non indurmi in tentazione. Di non lasciarmi cioĂš in balĂŹa della Tentazione oltre le mie forze. Credo che quellâuomo, ora che sa, non se ne stupirĂ piĂč. Fate anche voi cosĂŹ, in memoria di Me e per vincere come Me, e non dubitate mai, vedendomi forte in tutte le tentazioni della vita, vittorioso nelle battaglie dei cinque sensi, e del senso e del sentimento, sulla mia natura di vero Uomo oltre che di Dio. Ricordatevi di tutto ciĂČ.
80.11 Vi avevo promesso di portarvi lĂ dove avreste potuto conoscere il Maestro⊠dallâalba del suo giorno, unâalba pura come questa che sorge, al meriggio della sua vita. Quello da cui mi sono partito per andare incontro alla mia umana sera⊠Ho detto a un di voi: âAnche Io mi sono preparatoâ. Lo vedete che era vero. Vi ringrazio di avermi fatto compagnia in questo ritorno nel luogo natale e nel luogo penitenziale. I primi contatti col mondo mi avevano giĂ nauseato e sconfortato. Ă troppo brutto. Ora la mia anima si Ăš nutrita del midollo del leone: della fusione col Padre nellâorazione e nella solitudine. E posso tornare nel mondo per riprendere la mia croce, la mia prima croce di Redentore: quella del contatto col mondo. Col mondo, nel quale troppo poche sono le anime che han nome Maria, che han nome GiovanniâŠ